Come creare una community online in 5 step


Fin dai tempi antichi, gli esseri umani hanno organizzato la loro vita in gruppi più o meno grandi: famiglia, lavoro, chiesa, scuole. Nasciamo tutti all’interno di community con le quali condividiamo status sociali, interessi o legami affettivi. Le community fanno parte quindi della nostra natura organizzativa.

Oggi, con la diffusione della rete e dei social media, le community hanno assunto una fisionomia differente, più fluida, meno compatta e allo stesso tempo più immediata. È ormai da diversi anni che i brand hanno intuito le opportunità offerte da questo fenomeno e hanno lavorato per costruire community di fan e di clienti.

Ma quali sono le tecniche o le attività da svolgere per creare una community online? Vediamo insieme cinque step da poter applicare in qualsiasi contesto.

community online

Credits: Depositphotos #5351619

1. Definire obiettivi e strategia

Così come per ogni progetto online, anche per sviluppare una community è importante definire prima gli obiettivi.

Ma come possiamo definire un obiettivo da attribuire alla community? Ovviamente in base al progetto da sviluppare possiamo utilizzare diverse modalità di definizione: se dobbiamo sviluppare una community per un brand che commercializza, ad esempio, prodotti per sport estremi, l’obiettivo sarà differente rispetto ad una community per un brand di prodotti alimentari per bambini.

Nel primo caso un obiettivo valido potrebbe essere “creare la community online di appassionati di sport estremi più grande d’Italia” (vedi Red Bull), nel secondo caso invece un obiettivo potrebbe essere “creare la community online di mamme interessate alla salute dei più piccoli”.

Definito l’obiettivo (o gli obiettivi) possiamo procedere con lo sviluppo della strategia, ovvero possiamo definire una serie di azioni da mettere in campo con un timing ben preciso.

Una delle attività da svolgere in questa prima fase, sempre quindi in relazione alla strategia, è la definizione di un classico funnel di marketing che consente di stabilire una serie di azioni da compiere in relazione alla posizione del cliente/fan rispetto al brand (notorietà, interesse, desiderio, azione).

Funnel di marketing per community online

Il funnel di marketing per community online, spiegato in una slide del Corso Ninja Academy

2. Definire la natura della community online

Un altro step di fondamentale importanza, riguarda la definizione della natura della community: dovrà essere interna o esterna? Ovvero dovrà coinvolgere interlocutori esterni all’azienda (fan, clienti) o interni (dipendenti, collaboratori)?
Definire la natura della community consente di:

  • sviluppare un’adeguata strategia
  • selezionare correttamente i canali o sviluppare la giusta piattaforma
  • definire la giusta governance con relative policy e netiquette.

Quasi tutte le aziende oggi hanno sviluppato una community esterna online (pensiamo alle migliaia di aziende presenti sui canali social), ma soltanto poche hanno puntato sullo sviluppo di comunità interne. In realtà questa tipologia di community offre tantissime opportunità soprattutto alle aziende di grandi dimensioni, pensiamo alle banche o a quei brand che hanno dipendenti in giro per il mondo.

3. Costruire il giusto team e definire i ruoli

Lo sviluppo e la gestione di una community, soprattutto se è di grandi dimensioni, richiedono competenze ed attitudini specifiche.

Ad esempio per lo sviluppo di una community sui canali social, in linea generale abbiamo bisogno di:

  • un Community Manager e Content Creator
  • un Social Advertiser
  • un Analista
  • un Creativo
  • un Graphic/motion Designer

Il discorso cambia se invece parliamo di community interne.

Risulta quindi di fondamentale importanza scegliere le giuste figure professionali perché da ciò dipenderà il successo o meno della community.

community online

Credits: Depositphotos #123167646

4. Definire governance e netiquette

In base alla tipologia di community, dobbiamo definire la cosiddetta governance.

La governance è “l’insieme dei principi, delle regole e delle procedure che riguardano la gestione e il governo di una società, di un’istituzione, di un fenomeno collettivo” (fonte Wikipedia), come appunto una community.

La governance è quindi data da una serie di strumenti che regolano la vita della comunità. In particolare uno degli strumenti più importanti è la cosiddetta netiquette, ovvero quell’insieme di regole che definiscono quello che è possibile fare e quello che invece è assolutamente vietato.

La stesura della netiquette è un compito molto importante che deve coinvolgere non solo il Community Manager, ma anche i vari reparti dell’azienda.

Una volta preparata la netiquette, dobbiamo inserirla in un documento facilmente accessibile a tutti i membri della community di modo che possano essere sempre informati sulle norme.

Non dimentichiamo che molto spesso a definire lo stato di salute di una community sono proprio le norme che la regolano.

5. Usare la creatività per creare coinvolgimento

Una community è tale quando è attiva, ovvero quando il maggior numero di membri prende parte alle iniziative definite dagli amministratori.

Chi fa il Community Manager, sa quanto è complicato riuscire a coinvolgere i membri. Bisogna progettare sempre qualcosa di nuovo e coinvolgente, in linea con le esigenze del brand e dei vari interlocutori (fan o clienti).

Per questo la creatività, ovvero la capacità di sviluppare idee efficaci, è oggi più che mai un valore importantissimo nello sviluppo delle community (e di qualsiasi progetto online).

Molto spesso sono gli stessi membri della community a dare spunti creativi, per questo è importantissimo ascoltare i feedback e trasformali in insight utili per lo sviluppo delle iniziative.

Conclusioni

Tenendo conto del contesto digitale nel quale operiamo oggi, risulta di fondamentale importanza conoscere le dinamiche che regolano lo sviluppo di una community.

Ci sono tantissimi casi di aziende che hanno avuto successo grazie alla loro capacità di aver creato una community (o tribù per dirla con Seth Godin) intorno al proprio brand.

Oltre alla capacità di sviluppare prodotti e servizi apprezzabili, le aziende oggi per avere successo devono saper dare una propria visione del mondo fatta di valori, passioni, interessi e idee che possano coinvolgere un certo numero di persone, una community appunto.

Vuoi saperne di più su come costruire e gestire community online? Scopri il Corso in Community Management di Ninja Academy.





Source link

Come nascono le community sui social e perché tutti ci identifichiamo in un gruppo Facebook


Partiamo da un presupposto: il web è un mondo meraviglioso.

Siamo dunque, questa volta, dalla parte dell’epic, di tutto quello che l’online ci regala di bello. E sì, perché in fondo non bisogna sempre e solo pensare a quanto sia dannoso l’uso dei social e via discorrendo: quante volte parte una sana e spassionata risata da quello che leggiamo?

In particolar modo sui social come Facebook, Twitter e ora anche su Instagram, sono tante le pagine che offrono uno spaccato della disparità generazionale tra i vari utenti e che, inevitabilmente, fanno in qualche modo sorridere.

L’approccio ai social è stato, dapprima, essenzialmente giovanile: solo chi era cresciuto con un Nokia tra le mani aveva la giusta confidenza con questi canali da smartphone, mentre oggi, in un modo o nell’altro, sia i più piccoli che i più grandi hanno gli occhi puntati sullo schermo.

Le mamme social

Ninja_mamme_uno

Quante volte, per esempio, vostra madre ha provato a scrivervi un messaggino usando una terminologia non propriamente corretta e vi ha inviato un’emoticon non coerente con il contenuto?

È qui, che – non puramente casuale – scatta il riferimento ad una grande community che fa sorridere tutti, Mamme che scrivono messaggi su WhatsApp  (con oltre un milione di follower). 

Il format è semplice: prendete una madre/un padre/una nonna/un gruppo di famiglia, poi prendete un figlio/un nipote/una sorella qualsiasi e metteteli insieme. Alla prima gaffe, ecco che scatta lo screenshot e la pubblicazione sui canali social. Non è divertente? Secondo noi sì.

community social

Cosa rende questa pagina così popolare? La semplicità e la realtà dei fatti: sfidiamo ogni lettore a non aver avuto mai un’esperienza di questo tipo.

Vicinanza, realtà, semplicità sono gli ingredienti perfetti per questa storia di successo.

LEGGI ANCHE: Facebook testa i gruppi in abbonamento e pagherà gli amministratori per la creazione di contenuti esclusivi

Il valore della community

Il valore aggiunto è rappresentato dall’idea di community e dal senso di appartenenza che queste innescano. Non è un caso infatti che gli utenti siano individuati secondo identikit precisi: se da un lato abbiamo le mamme o i papà poco smanettoni, dall’altro si apre un mondo immenso sull’approccio generale degli ‘over’ (e non solo) rispetto al mondo del web.

Buongiornissimo, kafffèèèèè, sono tutte parole facilmente riconducibili a una fascia d’età precisa.

ninja_community

Avete mai visto un ventenne scrivere kafffèèèèè se non per prendersi gioco degli adulti?

Ebbene sì, i social definiscono in maniera tacita usi e costumi, modi di dire e di approcciarsi completamente differenti tra generazioni. Delle volte si tratta di un’autodeterminazione, delle altre di adesioni volontarie a community.

Ed è così che viene fuori un evento a catena: giovani che prendono in giro i cinquantenni, che a loro volta si prendono in giro e piangono/sorridono in altri gruppi.

E poi, diciamolo chiaramente, in questo angolo di mondo ci rispecchiamo, siamo anche noi che ci divertiamo a definire questa community e la differenza dell’approccio, quel noi sappiamo farlo meglio di loro.

LEGGI ANCHE: Il profilo Facebook fa parte dell’eredità digitale, lo dice un giudice tedesco

Generazioni a confronto

Su Facebook il mondo (italiano) sembra diviso in due macro categorie: under 35 e over 35. Stop.

Sapendo che la media degli utenti della piattaforma cresce sempre di più negli ultimi anni e che i giovanissimi – già attratti da Snapchat e ora sempre di più da Instagram – abbandonano Facebook, ormai sembra esserci una divisione generazionale tra approcci e modalità.

Premettendo che quello delle community è sempre un aspetto molto caro a Zuckerberg, per ogni categoria vi è un corrispettivo esatto, come ad esempio Lo studente in crisi per i giovani universitari in lotta con gli esami o tutte quelle dedicate alle mammine pancine e così via.

È questo anche il caso de I trentenni che molti di noi avranno incrociato e che magari avranno già condiviso sui social.

Ecco, solo chi è in questa fascia di età può capire:

Approcci con le rughe, il russare, la musica anni ’90 che emoziona più di quella di oggi: se anche voi vi sentite coinvolti da queste parole, allora entrate di diritto nella fascia de I trentenni e nella fascia generazionale social di riferimento.

Come nasce l’idea di creare community generazionali?

Abbiamo chiesto a Stefano Nisticò della community Mamme che scrivono su WhatsApp come nasce l’idea di creare una community “generazionale”: «L’idea è venuta proprio grazie a uno dei tanti messaggi di mia mamma. Dopo aver ricevuto l’ennesimo messaggio con errori e frasi improbabili e, a volte, esilaranti mi sono chiesto: “Possibile che solo mia madre abbia questo problema con lo smartphone e Whatsapp?”. Ho iniziato pubblicando i primi screenshot sul mio profilo e poi decidendo di pubblicare gli altri sulla pagina facebook appena creata».

trentenni

Anche Silvia Rossi de I Trentenni ci ha dato il suo punto di vista: «L’idea nasce a seguito di un aperitivo mio e di Ilaria sui Navigli durante il quale c’è stato uno sfogo reciproco sulle tipiche sfighe di chi fa un lavoro autonomo, freelance e precario, come il nostro,  lei architetto ed io giornalista.

Quando eravamo piccole a quest’età pensavamo di essere già sposate, con figli, con il lavoro dei nostri sogni e la casa dei nostri sogni. Però guardando noi stesse, e intorno a noi, ci siamo dette che qualcosa non andava nel verso giusto, sdrammatizzando e prendendo in giro il tutto.

In realtà la generazione dei trentenni è molto ironica e determinata a cambiare le cose e prende il tutto molto seriamente, però senza dimenticarsi il lato ironico. Quindi Ilaria mi ha detto “Ma perché non ti metti davanti alla telecamera per raccontare la generazione dei trentenni con tutto quello che comporta esserlo oggi? Le bollette da pagare, i fidanzati, i mariti, i matrimoni, i figli che arrivano o non arrivano, il lavoro precario, le prime rughe. Insomma tutto quello che comporta avere 30 anni. Ne abbiamo parlato anche con Stefania e abbiamo visto che online non c’era un punto di riferimento per i trentenni, così abbiamo aperto il sito trentenni.com».

Quando avete capito che la strada era quella giusta?

«Abbiamo chiesto a tutte le nostre amiche cosa comportasse avere quest’età e pian piano il progetto è cresciuto, tant’è vero che quando il sito è andato in crash, con l’articolo di Stefania Trentenni sposati vs Trentenni Single, abbiamo capito che stavamo facendo la cosa giusta.

Abbiamo aperto prima il sito per fare le interviste. I contenuti crescevano e la community cresceva perché raccontavamo con due parole chiave quello che ci capitava: ironia e verità. Da subito c’è stata immedesimazione da parte di utenti e l’effetto Amarcord in quelli che sono nati anni 80 e cresciuti nei 90.

L’effetto Amarcord lo abbiamo creato pubblicando foto dei nostri giochi iconici di un tempo, cartoni animati e serie tv, film che hanno segnato la nostra infanzia, canzoni, tutto quello che ci ricordava i meravigliosi anni ’90, ovvero la nostra adolescenza, i nostri anni migliori».

Si parla di trentenni, quindi il pubblico principale contempla questa fascia di età?

«Sì, il nostro target principale sono i trentenni ma in base al canale utilizzato varia. Diciamo che il target ha maggiormente 25-34 anni, ma abbiamo scoperto che anche le quindicenni ci seguono e che siamo amate dai ragazzini che hanno fratelli, sorelle e/o zie che sono cresciuti come noi, e per questo apprezzano i nostri riferimenti.

Una ragazzina ieri mi ha detto “Non vedo l’ora di avere 30 anni” , quindi il nostro pubblico è cambiato con il passare del tempo, con i numeri che crescevano. Quando abbiamo fatto l’intervista doppia 20 anni vs 30, che attualmente è il nostro video più visto (quasi 3mln di view su Facebook),  c’è stato il boom. Ci hanno iniziato a contattare diverse agenzie, ma noi abbiamo scelto di investire personalmente sul progetto.

C’è stata una bella crescita e anche le nostre vite sono cambiate. Io grazie a I Trentenni ho avuto diverse possibilità, Sky si è accorto di me e da due anni lavoro per il programma di Alessandro Cattelan. È stato proprio a lui a chiedermi di fare un intervento con lui sugli anni ’90 su Radio Deejay e ora, tappa fondamentale di questo percorso, è il libro edito Rizzoli che uscirà a settembre che proprio in questi giorni stiamo ultimando io e Stefania.

Una storia di amicizia, ricordi e contemporaneità. Bisogna darsi da fare chi si ferma è perduto. La nostra generazione è consapevole, determinata, perché ci siamo trovati ad affrontare un periodo difficile, con tanti cambiamenti e rivoluzioni».

facebook

30 vs 50

Una cosa sola è certa: i trentenni il kaafffèèè lo prendono in tazzoni da latte e non fanno in tempo a scriverlo che sono già al quinto della giornata. Non sbagliano di certo emoji, sanno come si scrive WhatsApp e si preoccupano troppo delle rughe che ci sono.

Serve davvero sbandierare il decadimento a destra e a manca e rincuorarsi a suon di ‘mal comune’, o prendere in giro i 50enni? Occhio, che vent’anni passano in fretta!

Insomma, non importa l’età, sul web ce n’è per tutti. Basta solo capire in che numero stare, per il resto è sempre un buongiornissimo.



Source link

show