Che dice il report di Nielsen sulle vendite online e sulla crescita dell’ecommerce


Le vendite globali online di prodotti di largo consumo crescono quattro volte più velocemente delle vendite offline. E’ quanto emerge da Future opportunities in FMCG e-commerce, report di Nielsen. Il report, che esamina in particolare gli attuali fattori di crescita dell’e-grocery (l’e-commerce nel largo consumo) in 34 mercati, ha messo in evidenza il ritmo con cui il canale si espanderà nei prossimi anni (18,4% crescita percentuale media in un anno) con la stima che le vendite globali totali raggiungeranno i 400 miliardi di dollari entro il 2022. Dall’analisi risulta anche che 26% dei consumatori europei utilizza già piattaforme di e-commerce per la consegna a domicilio dei prodotti di largo consumo.

Indicatori sociali precisi

“I Paesi europei dove l’e-grocery è più sviluppato – ha spiegato Romolo de Camillis, Retailer Services Director di Nielsen Italia – sono accomunati da indicatori sociali precisi: alta media della popolazione, stili di vita sempre più frenetici, urbanizzazione. In questi Paesi, inoltre, le grandi aziende hanno investito ingenti somme nel canale online. I servizi di e-commerce che si stanno diffondendo sul continente – ha aggiunto – semplicemente, consentono ai consumatori di risparmiare tempo: renderanno quindi sempre più urgente per i player FMCG la necessità di sviluppare un’offerta omni-canale”.

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I 4 fattori che traineranno la crescita dell’e-commerce

Il report Nielsen individua anche alcuni dei fattori che traineranno la crescita dell’e-commerce nel largo consumo in futuro. Tra questi ci sono le dimensioni del mercato, la penetrazione dei conti correnti bancari, di Internet e degli smartphone, la facilità di fare impresa, la densità di popolazione, l’affidabilità dei servizi postali, la fiducia dei consumatori, la cultura del risparmio. E infine i fattori di crescita legati all’offerta, ovvero la maturità degli operatori dell’e-commerce nel largo consumo.

Italia tra i primi 5 per vendite online

Il Regno Unito è in testa alla classifica delle vendite online (6,3% dei prodotti FMCG venduti sono venduti online), seguito dalla Francia (6,1%). La classifica dei top-5 nell’Europa occidentale continua con Svizzera, Italia e Paesi Bassi (rispettivamente 1,8%, 1,7% e 1,5%).

 La corsa del Portogallo…

In Portogallo, Nielsen stima che la quota dell’e-grocery salirà da meno dell’1% nel 2017 a 1,6% (430 milioni di dollari) entro il 2022. Nei mercati del Nord, precisa il report, oltre un consumatore su quattro (25%) è disposto a fare la spesa online.

…e della Norvegia

Secondo Nielsen, la quota di e-grocery della Norvegia passerà dall’1% del 2017 al 2,2% (678 milioni di dollari) entro il 2022. In Polonia, la recente crescita economica, il miglioramento delle prospettive occupazionali e l’aumento del reddito medio hanno rinvigorito i consumi. Nielsen stima che la quota dell’e-grocery polacco del 2017 (meno dell’1%) salira’ all’1,9% (637 milioni di dollari) entro il 2022.





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sottoscritto il 100% dell’aumento di capitale da 15 milioni


Aggiornamento

Si è chiuso con una sottoscrizione del 100% l’aumento di capitale varato da Satispay lo scorso luglio per 15 milioni di euro. L’aumento aveva visto l’immediata sottoscrizione di 10 milioni da parte di importanti investitori di profilo internazionale, quali Copper Street Capital (in qualità di lead investor), Endeavor Catalyst, e Greyhound Capital, di istituti bancari come Banca Valsabbina e Sparkasse di Bolzano, nonché del Club degli Investitori di Torino. L’aumento di capitale si è chiuso con una sottoscrizione completa dell’intero importo di 15 milioni grazie al supporto di Iccrea Banca, che sostiene il progetto Satispay fin dalla sua nascita, e dal nuovo socio Banca di Piacenza. La raccolta complessiva di Satispay ad oggi sale così a circa 42 milioni di euro, con una valutazione post money di 115 milioni. “Siamo davvero orgogliosi del risultato ottenuto con questo aumento di capitale – ha dichiarato Alberto Dalmasso, co-founder e CEO di Satispay – che, oltre ad aver raggiunto la sottoscrizione del 100% dell’importo, da un lato esprime valore anche in termini di network grazie all’ingresso dei nuovi investitori e, dall’altro, consolida fortemente il rapporto con i precedenti azionisti nella rinnovata fiducia di un vero e proprio partner industriale come Iccrea Banca, decisivo nello sperimentare i benefici reciproci della collaborazione tra noi e sempre più Banche di Credito Cooperativo territoriali, una collaborazione che ha posto le basi per l’ingresso nel capitale anche di numerosi altri Istituti bancari e per altre partnership di distribuzione.

16 LUGLIO 2018

Satispay ha approvato un nuovo aumento di capitale per un massimo 15 milioni di euro. Di questi, 10 milioni sono già interamente sottoscritti da nuovi investitori. La raccolta complessiva a oggi di Satispay sale così a circa 37 milioni di euro e la valutazione supera i 100 milioni. Tra i sottoscrittori della prima tranche di 10 milioni, Copper Street Capital, fondo basato in UK e specializzato in investimenti in servizi finanziari, che ha agito come lead investor. Tra gli internazionali anche Endeavor Catalyst, veicolo di investimento nato per supportare il network di imprenditori Endeavor, di cui Satispay è recentemente entrata a far parte, e Greyhound Capital, società di investimento focalizzata su realtà ad alto potenziale di crescita.

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Satispay

Satispay – Da sinistra Dario Brignone, Samuele Pinta e Alberto Dalmasso

I numeri

Attiva sul mercato da gennaio 2015, Satispay conta oltre 650 mila download dell’applicazione e più di 400 mila utenti attivi (con un tasso giornaliero di crescita di 1000 nuove sottoscrizioni) che quotidianamente si scambiano denaro e spendono, con una media di 8 volte al mese, in 50 mila esercizi commerciali convenzionati in tutta Italia (e che crescono costantemente di circa 120 nuovi al giorno).

Investitori di caratura internazionale

“Satispay – ha spiegato Alberto Dalmasso, co-founder e CEO della società – sta crescendo e, pur essendo per ora operativa solo sul mercato italiano, già da tempo, grazie alla tecnologia e ai numeri che sta registrando ha attirato l’attenzione di operatori esteri”. Dalmasso ha aggiunto: “Anche se il nostro obiettivo era e rimane quello di chiudere, non prima del 2019, un round C dell’ordine di 50 milioni di euro, abbiamo comunque deciso di varare questa operazione per consentire fin da subito l’ingresso nell’azionariato di investitori di caratura internazionale, capaci di re investire e supportarci in termini di network e sinergie industriali”.

Trasformare i servizi di pagamento in Italia

“Satispay – ha aggiunto Jerry del Missier, Founding Partner e Chief Investment Officer di Copper Street Capital – ha già dimostrato di poter trasformare i servizi di pagamento in Italia con importanti prospettive di sviluppo in Europa”.





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I biglietti di Flixbus si pagano anche con Google Pay


FlixBus è il primo operatore di viaggi a lunga percorrenza in Italia a incorporare i servizi di Google Pay nella sua app per Android, per consentire ai propri utenti di acquistare i biglietti in modo più facile e veloce utilizzando i loro portafogli digitali. Google Pay è un sistema di pagamento che, attraverso la digitalizzazione dei portafogli, consente di effettuare acquisti in modo semplice, rapido e sicuro: gli utenti FlixBus potranno prenotare il proprio viaggio con pochi, rapidi passaggi, cliccando sull’icona “Acquista con Google Pay” al momento del check-out. I dettagli della transazione saranno memorizzati nell’account Google dell’utente.

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Dopo Google Assistant

L’integrazione di Google Pay tra le funzionalità della app FlixBus segue quella di Google Assistant, l’assistente vocale di Google, avvenuta ad aprile 2018 e finalizzata a consentire ai passeggeri FlixBus di prenotare la propria corsa con un semplice comando vocale. Con questa nuova iniziativa si realizza un’ulteriore sinergia fra l’azienda di Mountain View e il leader europeo dei viaggi in autobus, che dalla sua fondazione si pone l’obiettivo di rendere l’esperienza dei propri passeggeri sempre più completa impiegando un team di oltre 200 sviluppatori che lavorano continuamente per migliorare il prodotto.

Sistema di autenticazione a due fattori

“Integrando nuove funzionalità nella nostra app, puntiamo a migliorare sempre più l’esperienza di viaggio dei nostri passeggeri. Da oggi, con Google Pay sarà ancora più vantaggioso prenotare la propria corsa tramite app grazie al sistema di autenticazione a due fattori, che verifica l’identità dell’utente prima della transazione” ha affermato Daniel Krauss, co-fondatore di FlixBus.





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Facebook non rispetta le regole sui consumatori e rischia una multa dall’UE


L’Unione Europea ha nuovamente nel mirino Facebook. Come anticipato ieri da Reuters, che cita fonti UE, ripreso dal magazine The Verge, non avrebbe adeguato i termini di servizio come previsto dalla normativa a tutela dei consumatori, qualora il social network non dovesse provvedere a modificare i terms of use potrebbe incappare in una sanzione.

Modifiche che invece sarebbero state apportate da Airbnb. “Questa è una buona notizia per i consumatori che beneficeranno ad esempio di una maggiore trasparenza sui prezzi, in modo che possano confrontare le offerte in anticipo” hanno riferito le stesse fonti a Reuters, secondo cui Airbnb ora è più trasparente sui dettagli dei prezzi e ha termini migliori per i consumatori che utilizzano la sua piattaforma nell’UE. “Facebook mi ha assicurato che avrebbe adeguato definitivamente i rimanenti termini di servizio ingannevoli entro dicembre – ha dichiarato in mattinata il commissario per la Tutela dei consumatori e alla giustizia Vera Jourova – la mia pazienza ha raggiunto il limite. Se le modifiche non saranno pienamente attuate entro la fine dell’anno, invito le autorità dei consumatori ad agire rapidamente e sanzionare la società”.

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Non è più tempo di promesse, è tempo di azioni

I nuovi termini di servizio di Facebook conterrebbero una presentazione “ingannevole” delle principali caratteristiche dei servizi del social network. In particolare, secondo Bruxelles, questo “dice ai consumatori che i loro dati e contenuti sono utilizzati solo per migliorare la loro “esperienza” complessiva e non menzionano che l’azienda utilizza questi dati per scopi commerciali”.

Lo scandalo Cambridge Analytica. I nuovi termini di servizio di Facebook risalgono ad aprile. Il mese successivo Mark Zuckerberg, in audizione in Parlamento Europeo, aveva promesso il rispetto delle regole comunitarie dopo lo scandalo Cambridge Analytica, società accusata di aver violato profili degli utenti e averne fatto un uso illecito. Allora era un problema di privacy, che però non sembra aver indotto il popolare sito a rispettare la tutela degli internauti. “Non è più tempo di promesse, è tempo di azioni”, ha avvertito Jourova.

Che cosa sta succedendo

I funzionari dell’Unione Europea insomma non ritengono sufficienti le modifiche apportate a febbraio scorso. “Anche se le ultime proposte di Google sembrano essere in linea con le richieste delle autorità che si occupano della tutela dei consumatori, Facebook ha affrontato solo in parte questioni importanti sulla loro responsabilità e su come gli utenti sono informati sulla possibile rimozione dei contenuti o la risoluzione del contratto”.

Che cosa vuole l’Europa

Le autorità vogliono che Facebook garantisca ulteriori diritti per i consumatori, compresa la possibilità di ritirarsi da un acquisto online o di fare causa alla società in Europa e non in California, dove ha sede la società. L’Unione Europea vorrebbe anche regole più favorevoli ai consumatori in merito alla responsabilità legale della piattaforma nel momento in cui il servizio non rispetta le leggi.





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Bezos fa sul serio, punta ad aprire 3000 negozi Amazon GO senza cassa


Secondo Bloomberg, l’impero in perenne crescita di Jeff Bezos, Amazon, potrebbe aprire 3.000 nuovi negozi Amazon Go entro il 2021. Sono negozi in cui non è necessaria la presenza di cassa e cassiere, perché il sistema di addebito è automatizzato. Una mossa sorprendente che è potenzialmente una bomba e si prepara a scuotere il mercato azionario ma anche le strategie dei competitor del suo stesso livello e dei negozianti di quartiere.

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Bloomberg riferisce anche che Jeff Bezos ritiene una buona strategia l’eliminazione degli orari di ristoro nelle città densamente popolate. Amazon ha già quasi 500 nuovi punti vendita Whole Foods che può utilizzare come piattaforme di test per nuovi esperimenti sul punto vendita, così come un negozio Amazon Go funzionante già operativo vicino al suo quartier generale a Seattle. E l’azienda ha già in programma di aprire altri negozi di questo tipo.

jeff bezos amazon twitter

 

Un mondo senza contanti

L’audace visione di Bezos per un mondo senza contanti si riflette nell’attuale modello Amazon Go: gli acquirenti utilizzano un’app sullo smartphone per entrare in negozio, prendono cià che gli serve ed escono senza procedere personalmente al pagamento. Una serie di sensori, videocamere tecnologicamente avanzate e algoritmi di elaborazione molto complessi rilevano gli acquirenti e fatturano la spesa senza che il compratore intervenga nella linea di pagamento.

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Bloomberg ventila l’idea che l’espansione di Amazon potrebbe riportare l’azienda a raccogliere fondi tramite round di finanziamento per scommettere sul successo a lungo termine dell’idea di Bezos, sull’esempio di Amazon Web Services, il business ora in rapida crescita che ha perso denaro per anni.
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Aprire 3000 unità aggiungerebbe ad Amazon un altro primato: sarebbe testa a testa con alcuni dei più grandi marchi del mondo come Wallmart, che ha circa 3500 sedi ma tutte posizionate lontano dalle fitte zone urbane e dai clienti di fascia medio-alta che Amazon sta intercettando con Amazon Go.

Nei piani a più breve termine, Amazon dovrebbe aprire altre 10 sedi entro la fine di quest’anno e circa 50 sedi nelle principali aree metropolitane nel 2019.





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L’antitrust europea vuole vederci chiaro su come Amazon utilizza i dati dei rivenditori


La commissione antitrust europea sta indagando su come Amazon utilizza i dati dei rivenditori che utilizzano il marketplace, secondo quanto riporta Reuters.

Il Commissario per la concorrenza Margrethe Vestager ha rivelato le attività di approfondimento oggi durante una conferenza stampa: “Stiamo raccogliendo informazioni sulla questione e abbiamo inviato un numero piuttosto elevato di questionari ai partecipanti al marketplace per comprendere appieno questo problema”.

Si tratta di uno studio solo preliminare e non è stato formalmente aperto un caso, secondo quanto dichiarato dallo stesso Commissario: “Stiamo cercando di assicurarci di avere il quadro completo”.

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Il problema

Sembra che la Commissione stia cercando di determinare se i merchant di terze parti che vendono sulla piattaforma di Amazon vengano svantaggiati rispetto ai prodotti venduti da Amazon, determinando cioè una concorrenza sleale nei confronti degli stessi merchant che utilizzano il marketplace. Le aziende che risultano in violazione delle norme antitrust dell’UE possono essere multate fino al 10% del loro fatturato annuo globale.

Negli ultimi anni il gigante dell’eCommerce ha notevolmente ampliato la gamma di prodotti a marchio che vende attraverso la piattaforma, introducendo, ad esempio, la linee Amazon Elements, che include integratori vitaminici e salviette per neonati, e Amazon Basics, che copre una vasta gamma di articoli di uso quotidiano dalle batterie agli asciugamani.

L’azienda gestisce anche una serie di altri marchi propri, tra cui quelli di abbigliamento per bambini, moda femminile, abbigliamento sportivo, arredamento per la casa e, più recentemente, pannolini, solo per citarne alcuni, ma non tutti riportano il marchio Amazon. Quindi rischia di non essere sempre immediatamente trasparente agli acquirenti.

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L’uso dei dati per le big del Tech

La stessa Vestager segnala ormai da anni come potenziale preoccupazione per l’antitrust l’utilizzo dei big data da parte dei giganti del Tech: “Se l’utilizzo di dati da parte di un’azienda è così negativo per la concorrenza da superarne i benefici, potremmo dover intervenire per ripristinare parità di condizioni” ha dichiarato durante una conferenza nel 2016.

 

Non è ancora chiaro quali aspetti approfondirà l’antitrust europeo in relazione ad Amazon, ma bisogna ricordare che l’UE ha recentemente punito Google con una multa record da quasi 5 miliardi di dollari per aver abusato della proprietà del suo sistema operativo mobile Android, sentenza contro la quale Google sta comunque facendo ricorso.





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ecco Sofan, l’Airbnb dei tifosi


Un’app per condividere, insieme al divano di casa, il proprio abbonamento pay tv o streaming con amici e sconosciuti che cercano qualcuno con cui vedere le partite. Si chiama Sofan, è una piattaforma nata da una startup italiana, che consente di condividere il proprio salotto di casa per vedere eventi sportivi in compagnia di altri tifosi.  Per la fase di lancio è stata scelta Milano per via del bacino universitario e del numero sempre maggiore di lavoratori stranieri che si trasferiscono ogni anno. Però sarà possibile anche per i tifosi delle altre città proporsi come Host: Sofan infatti vuole ad estendere il proprio servizio in altre città italiane entro la fine del 2019.

sofan

Una piccola fee per l’ospitalità

Grazie a Sofan gli appassionati in possesso di un abbonamento pay-TV o a piattaforme di streaming, potranno creare degli eventi a cui i Guest potranno registrarsi. Gli Host potranno anche recuperare il costo del proprio abbonamento perché il tifoso ospitato gli riconoscerà una piccola fee per ringraziarlo dell’ospitalità. “La piattaforma tratterrà intorno al 10% dall’importo incassato dagli host per ogni l’evento – spiega uno dei tre founder Antonio Gullotti, 29 anni, con un background nel marketing ed esperienze di lavoro nella comunicazione sportiva e in Borsa Italiana – gli host avranno un limite economico, perché si tratta di un’attività non a scopro di lucro, quindi si tratta di un rimborso spese, non un guadagno”.

Come si diventa Host

Il lancio completo della piattaforma in versione desktop e mobile tramite app IOS e Android non è ancora avvenuto, ma è già possibile compilare il form per chiedere di diventare Host e per i primi 100 è prevista una promozione.

sofan

E’ nata così

Dietro Sofan c’è un team di tre ragazzi, due siciliani di Palermo (Antonio Gullotti e Luciano Monteleone)  un milanese (Federico Torno). I primi, trasferitisi all’estero, avevano trovato difficoltà per assistere alle partite della loro squadra. “Era un periodo in cui studiavo e lavoravo in Olanda con Luciano Monteleone  – racconta sempre Gullotti – da tifosi di una squadra relativamente piccola come il Palermo avevamo difficoltà a trovare un posto dove vedere la partita e da lì è nato il bisogno di trovare una soluzione alternativa, economica, confortevole e familiare”. A questo punto, dopo l’analisi di mercato, “è iniziata la fase di sviluppo. La svolta c’è stata dopo il nostro ritorno in Italia: siamo stati contattati da Federico Torno, un giovane di Milano che stava seguendo lo stesso progetto”.

La fase 1

Hanno unito le forze e hanno ideato una piattaforma che permetterà di contattare chi, nella città dove ci si trova momentaneamente, mette a disposizione uno schermo e un posto sul divano o su una poltrona per guardare una partita, provando a risolvere il bisogno di tanti tifosi fuori sede: trovare una soluzione economica e confortevole dove vedere le partite alternativa al pub. “Abbiamo lanciato la fase 1 – ha spiegato sempre Gullotti –  dove ci concentriamo soprattutto sugli Host di Milano (poi puntiamo ad espanderci anche in altre città e all’estero), quelli che mettono a disposizione la loro living room”.

L’Airbnb dei tifosi

In attesa che la società definisca anche finanziariamente il proprio percorso, c’è già chi la definisce l‘Airbnb dei tifosi. “Sì. E’ una definizione corretta. Vogliamo cavalcare l’onda della sharing economy”.





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Arriva e-tron, il SUV elettrico di Audi che fa a gara con Tesla


Per Tesla la competizione diventa ogni giorno più dura. Oggi è Audi a monopolizzare l’attenzione di stampa e consumatori, con il lancio del suo primo SUV elettrico, e-tron.

Anche Audi, per cominciare, ha voluto adottare una strategia di prevendita, ma la prenotazione può essere fatta con appena mille dollari e già a metà del prossimo anno i veicoli arriveranno nelle concessionarie del marchio.

Si tratta del primo veicolo elettrico di produzione di Audi, ma probabilmente è uno dei modelli più significativi del settore per le sue caratteristiche: una cabina di guida tecnologicamente avanzata, design e finiture familiari. Forse simile alla ultima Jaguar, la I-Pace, per tecnologia, comfort e prezzo, la e-tron arriva su un mercato con poca concorrenza, in cui le due case automobilistiche “tradizionali” sembrano unire le forze per imporsi rispetto a Tesla.

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Lo stile familiare di e-tron punta a chi ancora non crede nell’elettrico

Il SUV elettrico di Audi possiede un pacco batterie da 95 kWh che alimenta i motori elettrici su ciascun asse, per una trazione integrale di serie che garantisce anche due modi differenti per recuperare l’energia dispersa.

Negli interni, invece, ricorda i SUV a benzina di Audi, con una plancia formata da diversi touchscreen: lo schermo superiore montato sulla parte centrale gestisce l’infotainment e le funzioni di navigazione, mentre la parte inferiore serve per il controllo del clima e l’immissione di messaggi. L’abitacolo è equipaggiato in modo simile alle altre auto della linea Audi, ma nel design la e-tron rivela un linguaggio completamente differente.

Proprio questo stile permetterà ad Audi di attrarre una clientela tradizionale ma alla ricerca di un primo approccio con i veicoli elettrici.  Apparire familiare, in linea con la gamma del brand è la strategia per non spaventare un pubblico ancora diffidente rispetto all’elettrico.

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Le caratteristiche dell’elettrico di Audi

Audi afferma, inoltre, che la batteria di e-tron può essere ricaricata all’80% in 30 minuti utilizzando un caricabatterie da 150 kW e l’e-tron viene fornito con un caricabatterie compatibile anche con prese domestiche da 120 volt. Grazie a una partnership, gli acquirenti avranno la possibilità di utilizzare Amazon Home Services, per preparare le loro case con l’installazione di un caricabatterie domestico.

Un motore elettrico è montato su ciascun motore dell’asse, sebbene entrambi non vengano utilizzati in ogni momento. A velocità moderate, infatti, il motore anteriore viene inibito, risparmiando energia, per essere avviato solo quando il motore posteriore non è più in grado di fornire sufficiente alimentazione.

Come altri veicoli elettrici, la e-tron recupera energia attraverso la frenata e la decelerazione. Ma, stando alle prime recensioni, Audi ha portato l’efficienza di guida ad un livello superiore. Usando i dati di navigazione e radar e quelli della telecamera, e-tron può in modo intuitivo spingere il conducente a rilasciare il pedale dell’acceleratore al momento appropriato. Se il veicolo, cioè, intuisce che il guidatore dovrebbe rallentare, lo indicherà al guidatore in nome dell’efficienza.

La potenza, poi, viene restituita alla batteria da praticamente tutte le situazioni di frenata, sia attraverso la decelerazione naturale quando il conducente rilascia l’acceleratore, sia quando viene innescato il sistema di frenatura per attrito.

La quantità di energia che l’e-tron può recuperare, infine, è selezionabile dal guidatore direttamente tramite un selettore presente sul volante, a tre impostazioni.





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Come funziona Google Pay, che sfida Apple (anche in Italia)


E’ un servizio già presente in 20 paesi del mondo che trasforma smartphone e smartwatch in un portafoglio. Si chiama Google Pay, è disponibile da oggi su tutti gli smartphone Android (l’app la si trova sul Play Store) e Mountain View l’ha lanciato ufficialmente questa mattina. Dopo Apple e Samsung, e l’italiana Satispay, anche Google nel mondo dei pagamenti elettronici in Italia. “E’ sufficiente – ha spiegato la società – scaricare l’app Google Pay e aggiungere una carta di credito, di debito o prepagata (Maestro, MasterCard, Visa) emessa da una qualsiasi delle banche supportate. Ci sono Banca Mediolanum, Boon, HYPE, Nexi, N26, Revolut, Widiba “a cui si aggiungeranno nei prossimi mesi anche Iccrea Banca e Poste Italiane. Gli utenti possono attivarlo anche nell’app di mobile banking della propria banca”.

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Che fa Google Pay

Il servizio permette di gestire le credito e di debito direttamente nell’account di Big G, consentendo di pagare su app, siti e negozi che supportano i pagamenti contactless. “I dati della carta di credito non vengono memorizzati sul dispositivo tantomeno all’interno dei sistemi del rivenditore – hanno aggiunto dalla Big Tech – quando l’utente effettua un pagamento le transazioni si svolgono usando un numero di carta virtuale, il numero di carta reale resta protetto”.

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Anche offline e come wallet

Il servizio funziona sia nei negozi fisici che online. Nei primi viene utilizzato il contactless: basta appoggiare lo smartphone con NFC sopra un POS (senza l’inserimento del pin di sicurezza sotto ad una certa cifra),  online, invece, sarà utilizzabile alla maniera di PayPal. La piattaforma funziona anche da wallet, nel senso che al suo interno consente di memorizzare le carte fedeltà dei negozi, le carte di imbarco aeree, i biglietti del cinema e tutto il resto.





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Facebook apre a Enlabs (stazione Termini) il suo ufficio per le competenze digitali


LVenture Group e Facebook hanno stretto un accordo per ospitare alla Stazione Termini il nuovo spazio del social network dedicato allo sviluppo delle competenze digitali, chiamato Binario F. L’ufficio avrà sede a Roma, presso la Stazione Termini, nei locali di LUISS Enlabs, l’acceleratore di startup nato nel 2013 da una joint venture tra LVenture Group e l’Università LUISS.

Facebook

Gli uffici di LUISS Enlabs a Roma

Gli obiettivi di Binario F

Binario F from Facebook, questo il nome per esteso, vuole diventare il punto di riferimento di imprese, istituzioni e cittadini che vogliono accrescere la propria preparazione sul digital, ma anche confrontarsi sui temi legati all’innovazione e alla tecnologia. Lo spazio offrirà alle persone e alle aziende le competenze digitali necessarie per sviluppare nuova imprenditorialità, creare nuovi posti di lavoro e sostenere le comunità locali.

Potenziare le competenze digitali delle persone e delle aziende

«Siamo orgogliosi di poter accogliere, all’interno del nostro Hub, Facebook, una delle aziende leader nel campo del digital –  ha dichiarato Luigi Capello, CEO di LVenture Group – il nostro ecosistema si arricchisce di un partner strategico, con cui abbiamo un obiettivo comune: potenziare le competenze digitali delle persone e delle aziende che vogliono diventare protagonisti dell’economia del futuro, creando in questo modo nuove imprese di successo e opportunità di lavoro per i giovani talenti italiani».





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