Google voleva negoziare su Android già nel 2017, ma era troppo tardi per l’UE


A pochi giorni dalla multa comminata a Google da 4,34 miliardi per aver violato le regole della concorrenza, alcune fonti rivelano altri particolari sulla vicenda.

Google è stata multata per aver “imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete mobile al fine di consolidare la propria posizione dominante nella ricerca generale su Internet”.

GDPR

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Fonti di Bloomberg hanno affermato che la realtà potrebbe essere un poco diversa: Google avrebbe infatti proposto di apportare modifiche alla situazione dei produttori con Android già ad agosto 2017, non molto tempo dopo aver ricevuto la prima sanzione dell’antitrust dell’Unione Europea. Sebbene Google non avesse fornito particolari indicazioni, si sarebbe offerto, già nello scorso anno, di “allentare le restrizioni” che obbligavano i produttori a legarsi ad Android e avrebbe anche dichiarato l’intenzione di distribuire le proprie app diversamente da come accade oggi.

L’UE non ha voluto contrattare (secondo Bloomberg)

Nulla da fare: secondo l’UE era già troppo tardi. L’accordo, infatti, non rientrava più tra le opzioni previste. Nonostante la presunta buona volontà per l’azienda, secondo gli informatori, Google avrebbe cercato di risolvere la situazione molto prima di questa seconda sanzione e sostengono che la finestra per negoziare sia stata troppo stretta.

Le rivelazioni, anche se accurate, non cambiano la situazione: l’azienda si troverà ad affrontare un decisivo cambio di strategia se il ricorso che ha già annunciato non avrà successo. A quanto sembra, la sanzione si sarebbe potuta evitare con un maggior dialogo degli interlocutori (europei, suggerisce Bloomberg) e le modifiche sarebbero state effettive in pochi mesi, senza affrontare le problematiche e i tempi di un ricorso.





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Cosa fanno e quali canali usano le banche sui social secondo il report di ABI


Sono lontani i tempi in cui le persone si recavano nelle filiali bancarie per richiedere informazioni sul proprio conto corrente o ritirare l’estratto conto. Le banche si stanno muovendo sempre di più verso una visione ominchannel, cambiando radicalmente l’approccio relazionale tra banca-cliente.

Il settore bancario ha superato di gran lunga l’epoca preistorica per arrivare ad un nuovo umanesimo, nel quale al centro ci sono i bisogni e le esigenze delle persone. Nonostante i numerosi vincoli tecnologici, legali e di compliance, oggi le banche stanno cambiando: a dimostrarlo è ad esempio la velocità con cui oggi possiamo inviare denaro grazie a sistemi come Apple Pay o Samsung Pay con cui molte banche si sono già integrate o stanno lavorando per farlo.

Ma l’aspetto importante del cambio di relazione è dato anche dal tipo di comunicazione che hanno intrapreso le banche; l’Associazione Bancaria Italiani – ABI – anche per il 2018 ha analizzato un campione di 13 gruppi di banche presenti all’interno dell’Osservatorio ABI Social & Web, da cui emergono spunti molto interessanti.

Cosa fanno le banche sui social?

Secondo il report l’impegno delle banche sui social è molto elevato: quasi tutte le tipologie di attività registrano un forte sviluppo. Il 92% del campione dichiara di essere presente su almeno un canale social e di aver intrapreso attività di customer care, analisi delle informazioni e iniziative di comunicazione per rafforzare immagine e reputazione del brand.

digitaledu

Nella fase attuale, i social media ricoprono per le banche un importante ruolo per la copertura di queste attività:

  • customer Care;
  • rafforzamento dell’immagine e della reputazione del brand;
  • pianificazione d’iniziative di marketing a sostegno del business;
  • sostegno all’educazione finanziaria;
  • raccolta di informazioni e dati.

Tre quarti delle realtà usa in modo rilevante i social anche per la selezione del personale, mentre le attività di coinvolgimento delle community e soprattutto quelle di sviluppo di operatività e nuove forme di business sono ancora in fase progettuale o sperimentale.

Nel futuro l’indagine vede un forte sviluppo delle attività di analisi ed uso delle informazioni e anche per le attività di recruiting.

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Di che cosa parlano?

Social Report

Dal report ABIBanche e social media 2018″ le banche parlano di una varietà di temi, sia finanziari sia del contesto culturale e territoriale sia di intrattenimento.

In particolare, offrono informazioni sui propri prodotti e servizi, mettono a disposizione un customer care online, informano su iniziative sul territorio, tecnologia e arte, cultura e spettacoli.

L’engagement è una prerogativa importante per le diverse banche intervistate: il 92% organizza concorsi e preferisce postare contenuti interattivi come infografiche e video.

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La metà delle banche inizia a valorizzare la capacità dei social media di coinvolgere il pubblico anche con istantaneità di specifici momenti attraverso dirette e streaming e promuovendo e organizzando eventi ad hoc.

banche social

Rapporto ABI 2018 | Strumenti di engagement

I social diventano per le banche uno spazio aperto al dialogo, allo scambio e al confronto diretto con il cliente: l’83% delle banche dichiara di interagire direttamente con le persone sui social. Il servizio di caring è un plus che viene riconosciuto dagli utenti e rafforza positivamente le dinamiche di coinvolgimento individuale (engagement one-to-one).

Mobile Banking And Mobile Payment. Money transaction. Money transfer. Vector Illustration.

Gli scenari futuri tra social e fintech

Il settore bancario, insomma, continua nel suo complesso ad investire in progetti e crescita sui servizi digitali. Nel mentre, ci sono i colossi digital come Amazon e Facebook che continuano ad investire per crescere nei servizi finanziari. Sarà interessante capire come il fintech e le nuove tecnologie finanziarie trasformeranno le nostre abitudini.





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perché Microsoft, Facebook, Google e Twitter ora vogliono unire le forze


Google, Facebook, Microsoft e Twitter hanno annunciato una nuova iniziativa comune: si chiama Data Transfer Project ed è un progetto che vuole aiutare gli utenti a spostare i propri dati tra i fornitori di servizi: oggi, infatti, se si vuole passare da un servizio online ad un altro, non c’è un modo semplice per farlo.

Data Transfer Project

Portabilità diretta dei dati

Nella maggior parte dei casi bisogna scaricare i dati dal vecchio servizio per poi caricarli in quello nuovo. Ecco, le quattro Big hanno deciso di unire le forze per dare alle persone uno strumento che faciliti il passaggio dei dati da un servizio all’altro. Questo progetto open source creerà nuove funzionalità per la portabilità diretta dei dati tra i fornitori di servizi. L’obiettivo del progetto finale del progetto è insomma consentire agli utenti di trasferire direttamente i loro dati da un qualsiasi fornitore di servizi ad un altro.

Cloud

Per Microsoft, Facebook, Google e Twitter la portabilità e l’interoperabilità sono fondamentali per l’innovazione e la concorrenza nel cloud, per consentire alle persone che desiderano passare ad un altro prodotto o servizio di farlo nel modo più semplice possibile. Un servizio che risulterà ancora più utile per tutte quelle persone che dispongono di scarsa connettività e non possono scaricare grandi quantità di dati.

Come funziona

Il progetto Data Transfer utilizza le API esistenti dei servizi e i meccanismi di autorizzazione per accedere ai dati. Quindi utilizza adattatori specifici per il servizio per trasferire tali dati in un formato comune e quindi di nuovo nell’API del nuovo servizio.

Casi d’uso

Esistono molti casi d’uso per gli utenti che effettuano il porting dei dati direttamente tra i servizi. Ad esempio per provare un nuovo servizio, lasciare un servizio, il backup dei propri dati.

Open Source

Il Data Transfer Project è un progetto open source ed è aperto a quelli che vogliono partecipare. Nel libro bianco dell’iniziativa , Microsoft, Facebook, Google e Twitter hanno identificato una serie di principi chiave da seguire per l’interoperabilità e la portabilità dei dati.

Il futuro della portabilità dovrà essere più inclusivo, flessibile e aperto. La nostra speranza per questo progetto è che consentirà una connessione tra due interfacce di prodotto rivolte al pubblico per l’importazione e l’esportazione diretta dei dati

 #1. Strumenti aperti e interoperabili

Innanzitutto, gli strumenti di portabilità dei dati devono essere aperti e interoperabili con gli standard del settore e facili da trovare, intuitivi da usare e prontamente disponibili per gli utenti per trasferire facilmente i dati tra servizi o per scaricarli per i propri scopi.

#2. Solide misure di protezione della privacy

I fornitori dei servizi devono disporre di solide misure di protezione della privacy per proteggersi da accessi non autorizzati o da altri tipi di frodi. Agli utenti è necessario comunicare in modo chiaro il modo in cui verranno utilizzati i dati e le pratiche relative alla privacy e alla sicurezza del servizio.

#3. Solo contenuti utili

La portabilità dei dati deve concentrarsi sui dati che hanno utilità per i singoli utenti come i contenuti creati.

#4. Solo info collegate alla persona

La portabilità dei dati dovrebbe concentrarsi solo sulle informazioni direttamente collegate alla persona che richiede il trasferimento. La privacy deve essere sempre rispettata.





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la nuova idea di Daniel Ek


Spotify sta testando una Safety Mode UI, una nuova versione del servizio per mantenere la sicurezza alla guida. La app per lo streaming musicale starebbe infatti lavorando ad una interfaccia che non distolga l’attenzione di chi è al volante. L’interfaccia utilizzerebbe pulsanti di grandi dimensioni con cui è facile interagire e senza possibilità di interazione relativamente a funzionalità extra come la navigazione nelle playlist e simili: solo controlli di base per la riproduzione e informazioni essenziali sulla playlist. La novità, segnalata da un tester della Spotify Community, si attiverebbe automaticamente quando il telefono è collegato a dispositivi Bluetooth. Quindi anche i sistemi per le automobili.

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spotify

Evitare distrazioni

La schermata diffusa dall’utente sarebbe più scarna di quella solita, con solo il nome della playlist e della canzone, l’artista e poche altre opzioni. Insomma, niente menu complicati per evitare possibili distrazioni. Il test sarebbe in corso su circa il 3% degli account attivi, la modalità non può essere disattivata. Secondo indiscrezioni circolate lo scorso aprile, e mai confermate, la piattaforma di Daniel Ek sarebbe anche al lavoro su una specie di altoparlante per i veicoli sprovvisti di sistemi sofisticati.

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Il valore di mercato delle azioni Amazon raggiunge 900 miliardi (e ora minaccia la leadership di Apple)


Il valore di mercato delle azioni di Amazon ha raggiunto i 900 miliardi di dollari per la prima volta, ponendo una pietra miliare nel suo percorso come società quotata in borsa e minacciando la leadership di Apple come “campione” di Wall Street.

Amazon, fondata in un garage da Jeff Bezos come società di vendita di libri online nel 1994, è sopravvissuta alla crisi delle dot-com ed è riuscita a cambiare il mondo dell’eCommerce, con rilevanti ricadute anche sul commercio offline. Dai negozi Amazon Go, al rilevante impatto come marketplace sul lavoro dei piccoli retailer, si può dire che l’azienda abbia nel tempo fatto evolvere il settore, senza dimenticare la vendita di prodotti a marchio e tutti gli altri servizi offerti dalla società.

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amazon azioni

Dal successo del Prime Day al picco verso l’alto in Borsa

Mercoledì scorso, dopo aver annunciato  di aver venduto più di 100 milioni di dollari in prodotti durante il PrimeDay, le azioni della società di Seattle hanno superato di poco un valore di mercato di 900 miliardi. Il valore delle quote è aumentato di oltre il 123.000% da quando Amazon è quotata al Nasdaq.

Amazon si conferma una di quelle aziende tecnologiche, insieme a Netflix e a poche altre, dal peso elevato, che hanno alimentato i flussi di Wall Street negli ultimi anni e diventano fondamentali in qualsiasi portafogli azionario.

Apple, che aveva superato Exxon Mobile alla fine del 2011 come azienda statunitense con il più grande valore in borsa, vede ora il suo primato minacciato dall’azienda di Jeff Bezos.

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amazon vs apple

Amazon intanto prova a espandersi anche nella vendita al dettaglio di generi alimentari attraverso l’acquisizione di Whole Foods Market e man mano che sempre più aziende trasferiscono i loro reparti IT sul cloud, il prezzo delle azioni ha iniziato a salire costantemente.



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Samsung vuole lanciare uno smartphone che si piega a metà


Il nome in codice del progetto è Winner. Il display è singolo e flessibile, e permette di piegare il dispositivo più o meno a metà, come un portafogli. Quando è aperto, lo schermo ha diagonale di 7 pollici, mentre quando è chiuso, la parte esterna include una piccola striscia di display sul fronte, e fotocamere sul retro. Secondo il Wall Street Journal, così Samsung si prepara a lanciare nel 2019 il suo smartphone a schermo pieghevole: prodotto che andrebbe ad affiancare il Galaxy S e il Galaxy Note. Per il quotidiano, il dispositivo pieghevole dovrebbe innovare il settore degli smartphone, che ha chiuso il 2017 con vendite globali in calo dello 0,3%, e contribuire a rilanciare nel lungo periodo il business della compagnia coreana.

Samsung

La possibile strategia di lancio

All’inizio sarebbe commercializzato in mercati specifici, come quello dei videogiocatori, per poi avere un debutto più ampio nella seconda metà dell’anno prossimo. Un copione che Samsung ha già seguito con i device a schermo curvo, che ha rilasciato per la prima volta in quantità limitate nel 2014 prima di lanciarli sul mercato di massa.

samsung

Samsung vuole fare un telefono pieghevole. Una recente applicazione di brevetto Samsung mostra un dispositivo a due schermi che si apre sui cardini – credits www.cnet.com

Una lunga storia…

I device a schermo pieghevole sono stati a lungo oggetto di un’intensa ricerca del settore, con diversi produttori di smartphone che ci stanno lavorando. Anche Samsung, con il progetto Valley. A differenza di un tradizionale telefono cellulare a conchiglia, il dispositivo quando è aperto sarebbe quasi tutto schermo, offrendo un ampio display simile a un tablet, con la portabilità di un telefono che potrebbe adattarsi alla mano, alla tasca o alla borsa di un consumatore.

Quali sono le difficoltà

Il telefonino che si piega avrebbe uno schermo interno di grandi dimensioni, oltre a un secondo visore più piccolo e, con la barra di visualizzazione all’esterno, richiederebbe una batteria più grande, e questo ha sollevato preoccupazioni per la possibilità di surriscaldamenti. Non solo. Il dispositivo richiederebbe anche componenti più potenti, come i chip, aumentando così i costi.

E quanto costerebbe

Secondo il Wall Street Journal, il prezzo del telefono potrebbe facilmente superare i 1500 dollari.



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Dalla ricerca alle startup, cos’è e come funziona il network R2I


Un network che ha l’obiettivo di dare supporto alle iniziative di trasferimento tecnologico, promuovendo lo sviluppo di prodotti innovativi e servizi, a partire dalle tecnologie di frontiera sviluppate nell’ambito della ricerca fondamentale in fisica delle particelle. Si chiama R2I, che sta per Research to Innovation, un progetto nato dall’accordo tra Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e CERN. Fulcro del progetto è rete dei Business Innovation Center, di cui sono già entrati a far parte gli incubatori I3P del Politecnico di Torino, Bioindustry Park di Colleretto Giacosa (Torino), e Cubact dell’Università di Sassari, che ora dovranno individuare le startup interessate alle tecnologie dell’INFN e del CERN, impegnandosi a fornire supporto attraverso finanziamenti, infrastrutture e consulenza per un valore di 40 mila euro.

INFN

A settembre il bando

Il prossimo appuntamento di R2I sarà a settembre, quando sarà pubblicato il primo bando cui potranno aderire le aziende interessate a partecipare al progetto. Tutte le tecnologie e gli aggiornamenti relativi al bando per le aziende saranno pubblicati sul sito del Trasferimento Tecnologico dell’INFN e dei BIC che partecipano alla rete.

Tecnologia a disposizione delle startup

“L’INFN – ha spiegato Ezio Previtali, presidente del Comitato Nazionale per il Trasferimento Tecnologico dell’INFN – sviluppa da sempre tecnologie all’avanguardia per i propri esperimenti di fisica fondamentale che ora con il progetto R2I vengono rese disponibili a startup innovative. La collaborazione tra INFN e CERN garantisce – ha aggiunto – che tutte quelle tecnologie innovative che hanno permesso fondamentali scoperte scientifiche siano ora a disposizione di tutti”. Paola Mogliotti, direttrice generale di I3P, ha spiegato che “con l’adesione a R2I, sarà possibile aumentare il raggio d’azione di I3P, lavorando anche su tecnologie di punta sviluppate dal CERN e dall’INFN, e favorendone il trasferimento anche alle PMI”.



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Ue: multa a Google da 4,3 miliardi. Big G: faremo ricorso


Dopo la multa da 2,4 miliardi imposta lo scorso anno  per creato e mantenuto una posizione dominante nel settore delle ricerche per lo shopping online, a danno della libera concorrenza, la Commissione Europea ha sanzionato Google con una multa record da 4,34 miliardi per aver violato le regole della concorrenza. In particolare Google è stata multata per aver, dal 2011, “imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete mobile al fine di consolidare la propria posizione dominante nella ricerca generale su Internet”. Ora Google, prosegue la Commissione, deve porre fine alla condotta sotto accusa “in modo efficace entro 90 giorni, altrimenti dovrà affrontare le penali fino al 5% del fatturato medio giornaliero giornaliero di Alphabet”. Google ha già annunciato che farà appello. “Android – ha spiegato un portavoce della società – ha creato più scelte per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione”.

Google

Android come veicolo per consolidare il dominio

“Il nostro caso – ha spiegato la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager – riguarda tre tipi di restrizioni imposte da Google ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete per garantire che il traffico su dispositivi Android vada al motore di ricerca di Google. In questo modo, Google ha utilizzato Android come veicolo per consolidare il dominio del suo motore di ricerca. Queste pratiche hanno negato ai concorrenti la possibilità di innovare e competere nel merito. E hanno negato ai consumatori europei i vantaggi di una concorrenza effettiva nell’importante sfera mobile. Tutto ciò è illegale sotto le regole antitrust dell’Ue”.

Il calcolo della multa

La sanzione decisa dalla Commissione, si spiega, da Bruxelles, “tiene conto della durata e della gravità del violazione. La multa è stata calcolata sulla base del valore delle entrate di Google dalla ricerca servizi pubblicitari su dispositivi Android”. La Commissione ha richiesto lo stop delle pratiche illegali entro 90 giorni in maniera efficace. Ciò vuol dire che “come minimo, Google deve interrompere e non impegnarsi nuovamente in nessuno dei tre tipi di pratiche” contestate dalla Commissione. La decisione “richiede inoltre a Google di astenersi da qualsiasi misura che abbia lo stesso oggetto o un oggetto equivalente o effetto simile a queste pratiche”.



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TILT cerca startup da portare al CES 2019 di Las Vegas


TILT, Digital Hub nato dalla collaborazione pubblico-privata fra Teorema Engineering e AREA Science Park di Trieste, ha lanciato un bando per selezionare le startup che faranno parte della spedizione italiana al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas nel 2019, la seconda iniziativa, dopo la prima missione del 2018 “Made in Italy, The Art of Technology”. TILT, in particolare, selezionerà startup provenienti, in prevalenza, dal mondo universitario e attive nei settori Mobility, Smart Transportation e Automotive, Industry 4.0, Biotech e MedTech, FashionTech, AgroTech e FoodTech. Sarà offerta la possibilità di partecipare all’edizione 2019 di CES anche alle startup presenti l’anno scorso e che hanno dimostrato risultati positivi in termini di crescita e consolidamento nel mercato. QUI le info per l’application.

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Un’immagine dal CES 2018 (il padiglione di Intel) – credits www.ces.tech

La roadmap

Ai progetti che passeranno la prima selezione sarà offerto un percorso di formazione e di preparazione all’appuntamento organizzato da TILT Accademy: previsti incontri con gli organizzatori e con le startup italiane di CES 2018 che potranno raccontare la loro esperienza e 5 workshop che riguarderanno il Business Planning, l’Elevator Pitch, come interagire con gli investitori e gestire i vari aspetti relativi alla fiera. I candidati finalisti saranno selezionati in un hackathon il 16 novembre 2018.

Appuntamento fisso

“La continuità di azione è l’unica strada per garantire il successo – ha dichiarato Michele Balbi, Fondatore e Presidente di Teorema Engineering – e siamo orgogliosi di poter offrire alle startup italiane anche quest’anno l’opportunità di essere presenti a Las Vegas. La missione dello scorso anno è stata ben eseguita in tempi strettissimi e rappresenta il preludio a quello che deve diventare un appuntamento fisso. La TILT Accademy rappresenta l’apice dell’impegno di TILT nelle attività di coaching e formazione per giovani startupper, imprenditori che vogliono intraprendere un percorso di crescita e tutti i talenti digitali italiani”. Stefano Casaleggi, Direttore Generale di Area Science Park, ha aggiunto: “Stiamo già lavorando alla realizzazione di un percorso strutturato che possa aiutare le giovani imprese a presentarsi nel modo più adeguato agli investitori stranieri. Entro fine giugno lanceremo la prima call dedicata alle startup universitarie. Per la selezione useremo criteri consolidati a livello europeo”. 

Perché la missione italiana a Las Vegas

L’idea della missione a Las Vegas è nata dalla consapevolezza dei fondatori di TILT, Michele Balbi, Presidente di TeoremaEngineering, e Stefano Casaleggi, Direttore Generale di Area Science Park, dell’assenza di un’Area Italia alla più grande vetrina mondiale della tecnologia e dell’innovazione, dove le startup straniere hanno da sempre una posizione di rilievo. Da qui la promozione nel 2018 dell’iniziativa che ha raccolto il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e la collaborazione con l’Istituto del Commercio Estero (ICE).



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Come scegliere il Digital CRM più adatto alla tua azienda


Il Digital CRM è uno degli strumenti cardine della Digital Transformation, poiché presuppone non solo l’introduzione di una nuova tecnologia in azienda, ma soprattutto una cultura aziendale e una struttura organizzativa volta ad accoglierla.

Il CRM (Customer Relationship Management) nasce nel 1793 con i programmi di loyalty e consiste in un approccio strategico per l’utilizzo dei dati clienti o prospect acquisiti al fine sviluppare con essi una relazione per l’incremento del fatturato e profittabilità. La relazione con il cliente o prospect inizia dalla cessione dei dati (es. attraverso la compilazione di un modulo cartaceo, form digitale, rilascio dati per carta fedeltà, ecc.) e prosegue con una serie di azioni del brand relativamente alle informazioni acquisite.

Digital CRM

Il CRM può essere collaborativo (per gestire il contatto con il cliente integrando metodologie con strumenti di comunicazione), analitico (per analizzare le informazioni su utente, vendite, ecc.) o operativo (per generare attività inbound e outbound).

Le diverse caratteristiche vanno a integrarsi in un solo strumento utilizzato da diverse aree aziendali come Sales, Marketing, Customer Service. Il Digital CRM oltre che gestire una grande quantità dei dati sul cliente, dalle informazioni base al comportamento, può integrarsi con la Marketing Automation e il Customer Service.

LEGGI ANCHE: Cos’è il Digital Customer Relationship Management?

Date quindi le diverse potenzialità dello strumento, un’azienda che intende approcciarsi al Digital CRM, dovrebbe porsi alcune domande relativamente a obiettivi aziendali prestabiliti, come: “Di quali funzionalità ho veramente ho bisogno? Quale valore apporto con tale strumento? Quali aree dell’organizzazione voglio che ne traggano vantaggio? Marketing? Vendite? Customer service?”.

Questa premessa ci è utile a precisare che i Digital CRM sono strumenti validi, ma necessitano di una valutazione strettamente relativa agli obiettivi, strategie e organizzazione aziendale.

Vantaggi e Strumenti di Digital CRM

Il Digital CRM aiuta a migliorare le relazioni commerciali, gestendo le informazioni dei clienti in modo strutturato e sicuro. Si presenta inoltre un valido alleato per le leggi della privacy, in quanto rende individuabile immediatamente l’informazione archiviata sul contatto e la sua gestione. Per un’azienda utilizzare un Digital CRM significa eliminare fogli, file e note sparse a favore di un unico ambiente dove è possibile fare azioni mirate e strategie.

Digital CRM

I vantaggi principali di un Digital CRM sono:

  • organizzazione dei contatti, per gestire i dati cliente, tenere traccia dei contatti avuti, quali informazioni ha richiesto, il grado di interesse;
  • report delle vendite, per  tracciare il raggiungimento delle quote ed estrarre metriche, come numero di email inviate, telefonate, riunioni, accordi chiusi, e per monitorare le performance del team;
  • previsione delle vendite. Il CRM genera funnel di vendita accurati, che permettono facilmente di prevedere le vendite e gestire la distribuzione del team;
  • segmentazione dei clienti, per una strategia e comunicazione personalizzata;
  • replica dei processi di vendita. Un processo di vendita ripetibile è una chiave per testare nuovi movimenti e strategie, tracciando le informazioni che faranno crescere il tuo business.

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Online puoi trovare moltissimi strumenti CRM. Tra i leader di mercato secondo la classifica G2 Crowd ci sono Hubspot, Salesforce e Pipedrive. Hubspot fornisce uno strumento intuitivo e gratuito con funzioni base utilizzabili non solo dai Sales ma anche dal Marketing (es. creazione di form e ads). Salesforce nella versione base (con un contributo mensile di 25€ per utente) fornisce una panoramica completa dei clienti come la cronologia delle attività, i contatti principali, le comunicazioni e inoltre è dotato di un social per la collaborazione tra i team delle vendite. Pipedrive è  semplice da utilizzare ed è possibile integrarlo con Drive, Contacts e Calendar. Il costo parte da 12€ al mese per la versione base.

CRM e Marketing Automation

Un’estensione davvero potente del Digital CRM è quella della Marketing Automation.

Navighi un sito web e lasci i tuoi contatti per accedere a un servizio, poi ricevi una mail e clicchi, visitando nuovamente il sito ti appare una notifica e clicchi di nuovo, scarichi una brochure e ricevi una chiamata dal sales.

Potremmo continuare ancora e ancora: automatizzare queste operazioni che richiederebbero uno sforzo considerevole in capitale umano, è essenziale. Per oggi si utilizzano software che automatizzano azioni di marketing ripetitive come invio di email, messaggi di ringraziamento, SMS, newsletter periodica con un processo standardizzato. La marketing Automation aiuta sia ad attrarre prospect che a generare lead.

La comunicazione attraverso la Marketing Automation può essere altamente personalizzata secondo la qualifica del lead o sue caratteristiche specifiche (es. farò un evento a Bologna e scelgo di indirizzare il mio messaggio solo a lead residenti in Emilia Romagna).

Digital CRM

La Marketing Automation velocizza il raggiungimento degli obiettivi da parte del Marketing, che ha a disposizione un valido alleato per generare lead che successivamente il reparto vendite potrà trasformare in clienti. Inoltre, supporterà in modo efficiente le strategie di Retention Marketing.

Un Digital CRM con Marketing Automation facilita la condivisione di informazioni tra il reparto Marketing e Vendite che vengono automaticamente aggiornati l’uno sull’altro permettendo una collaborazione proficua.

LEGGI ANCHE: Le email piacciono alla gente, ecco perché sono il futuro (e il presente) del marketing

Guardando ancora alla classifica G2crowd, tra i leader di mercato ci sono Hubspot, Pardot, Active Campaign e GetResponse.

Hubspot per la Marketing Automation richiede il pacchetto Professional o Enterprise a partire da 740€ al mese. Ha tra le funzionalità A/B testing, integrazione con Salesforce, creazione Landing Page. Il prezzo potrebbe essere proibitivo per piccole aziende.

Pardot di Salesforce per la Marketing Automation parte dalla versione Growth a partire da 1250€ al mese e propone tra le funzioni un monitoraggio accurato dei lead, il consolidamento di quest’ultimi e creazione di Report sul ROI. Anche Pardot potrebbe avere prezzi proibitivi per piccoli business.

Strumenti più accessibili potrebbero essere invece Active Campaign e Get Response.

Active Campaign permette di scegliere il pacchetto e quindi il prezzo non solo sulle funzionalità a disposizione ma anche sul numero di contatti. A partire da 500 il pacchetto base è di 9€ al mese. Get Response, differentemente dai competitor, offre come funzionalità Webinar a partire dal pacchetto Pro con 39€ al mese per 5000 contatti.

CRM e Customer Service

“Il tempo è oro” e quello perso con il Customer service per i tempi di attesa (magari al telefono con la musichetta in sottofondo), le comunicazioni ripetute, le soluzioni inefficaci proposte o per gli addetti all’assistenza poco esperti, è davvero frustrante per un cliente.

Una Customer Experience unica significa anche offrire aiuto e supporto al cliente quando e come ne ha bisogno.

L’assistenza clienti del resto è un fattore discriminante per la customer retention e una delle strategie migliori per differenziarsi dai propri competitor.

LEGGI ANCHE: Perché una customer experience migliore renderà i tuoi clienti più felici (e fedeli)

Il Digital CRM insieme al Customer Service supporta su diversi canali online il team di assistenza, raccogliendo e gestendo nel database le richieste del cliente e mandando per esempio automaticamente email per avvisarlo dell’avvenuta ricezione della richiesta, i tempi di risoluzione, aggiornamenti di stato o magari per indirizzarlo verso FAQ o risorse online self-service. Il cliente percepirà l’azienda come veloce, efficiente e risolutiva.

Digital CRM

Inoltre, con i CRM è possibile creare email template con le risposte alle domande più frequenti e inviarli direttamente al momento della richiesta senza l’intervento di un operatore o indirizzare la richiesta ricevuta all’operatore “più ferrato” fornendo in questo modo un supporto di qualità al cliente.

Non da ultimo, gli insight del customer service sono uno strumento utile per il business, per esempio su un software può evidenziare quali caratteristiche potenziare, oppure può aiutare i sales e il marketing con feedback ricevuti dai clienti e alimentare la loro soddisfazione generando nuove vendite.

Hubspot propone il customer service a partire da 368€ al mese tra le funzionalità ci sono Live chat, Bot Conversazionali, Feedback del cliente. Salesforce a partire da 25€ al mese per utente ha nella versione Essential tra le funzionalità Chat, autorisponditori email, template, report personalizzati.



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