Iniziati in Colombia i test di Facebook Dating, che cosa sappiamo


Era stato annunciato quattro mesi a maggio fa nel corso dell’F8 dal CEO Mark Zuckerberg in persona, nel corso del keynote di apertura (un vero coniglio dal cilindro, una sorpresa per tutti) e oggi sono aver iniziati i test della piattaforma in Colombia: stiamo parlando di Facebook Dating, la piattaforma per gli incontri del social network, la nuova funzione, insomma, per trovare l’anima gemella.

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Che cosa sappiamo

Come riporta The Verge, a prima vista, Facebook Dating ricorda da vicino il concorrente Hinge . Entrambi partono dal modello a strisciamento reso popolare da Tinder per chiedere agli utenti di rispondere alle domande e avviare conversazioni basate su qualcosa nel profilo di una persona. Ciò che distinguerebbe Facebook Dating è però la sua integrazione con Gruppi ed Eventi (si vogliono) incoraggiare gli utenti a incontrarsi in pubblico.

Facebook Dating, al momento, è disponibile solo all’interno dell’applicazione Mobile. È disponibile per gli utenti di età pari o superiore a 18 anni, è gratuito e non include annunci o funzioni premium per ora. La funzione non sarà invasiva, cioè chi non vorrà utilizzarla non sarà, in alcun modo, inserito. Viceversa, gli interessati dovranno creare un profilo separato che dovrà includere una quantità molto più limitata di informazioni personali. Solo il nome e l’età saranno trasferiti dal proprio profilo originale di Facebook. Il nuovo profilo dovrà includere anche una breve descrizione della propria persona e di che cosa si sta cercando.

Il rapporto tra profilo pubblico e privato

Solo nome ed età vengono presi dal profilo Facebook pubblico. Quando si crea un profilo dating verrà anche chiesto di scrivere una breve introduzione al profilo per descriva chi sei e cosa cerchi.

Come sarà il profilo Dating

Il profilo di Dating, riporta il tech magazine, include foto e una serie di risposte alla maniera di Facebook (tipo “come è la tua giornata perfetta?”). Le foto possono provenire dal tuo archivio dai caricamenti di Facebook o dalle foto di Instagram postate su Facebook. Durante la ricerca delle corrispondenze, Facebook terrà conto di come segnali la tua posizione, dei Mi piace, delle somiglianze tra i profili di Facebook e degli amici comuni. Durante la navigazione, so vedrà una selezione di persone a cui puoi “esprimere interesse” toccando una foto o una risposta a una domanda.

Un’interfaccia per i messaggi dedicata

A differenza di app come Tinder, che richiedono la corrispondenza prima della chat, è possibile inviare un messaggio a chiunque. Se si riceve risposta, si apre un nuovo thread di chat in una parte separata della funzione Incontri. I messaggi sono limitati a testo ed emoji e non ci sono foto o video. Per fare questo, Dating utilizza una propria interfaccia di messaggistica, non Facebook Messenger.

I punti interrogativi

Una volta che Facebook inizierà ad avere un numero significativo di iscritti a Dating, partirà l’algoritmo studiato per creare i match tra profili compatibili. Il social network non ha però fatto sapere quale è il numero minimo di iscritti perché il servizio possa effettivamente prendere vita. Nemmeno è dato sapere quale sia il termine temporale limite per veder funzionare Dating. Stesso discorso vale per quanto riguarda l’apertura del servizio in altri Paesi.





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Che dice il report di Nielsen sulle vendite online e sulla crescita dell’ecommerce


Le vendite globali online di prodotti di largo consumo crescono quattro volte più velocemente delle vendite offline. E’ quanto emerge da Future opportunities in FMCG e-commerce, report di Nielsen. Il report, che esamina in particolare gli attuali fattori di crescita dell’e-grocery (l’e-commerce nel largo consumo) in 34 mercati, ha messo in evidenza il ritmo con cui il canale si espanderà nei prossimi anni (18,4% crescita percentuale media in un anno) con la stima che le vendite globali totali raggiungeranno i 400 miliardi di dollari entro il 2022. Dall’analisi risulta anche che 26% dei consumatori europei utilizza già piattaforme di e-commerce per la consegna a domicilio dei prodotti di largo consumo.

Indicatori sociali precisi

“I Paesi europei dove l’e-grocery è più sviluppato – ha spiegato Romolo de Camillis, Retailer Services Director di Nielsen Italia – sono accomunati da indicatori sociali precisi: alta media della popolazione, stili di vita sempre più frenetici, urbanizzazione. In questi Paesi, inoltre, le grandi aziende hanno investito ingenti somme nel canale online. I servizi di e-commerce che si stanno diffondendo sul continente – ha aggiunto – semplicemente, consentono ai consumatori di risparmiare tempo: renderanno quindi sempre più urgente per i player FMCG la necessità di sviluppare un’offerta omni-canale”.

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I 4 fattori che traineranno la crescita dell’e-commerce

Il report Nielsen individua anche alcuni dei fattori che traineranno la crescita dell’e-commerce nel largo consumo in futuro. Tra questi ci sono le dimensioni del mercato, la penetrazione dei conti correnti bancari, di Internet e degli smartphone, la facilità di fare impresa, la densità di popolazione, l’affidabilità dei servizi postali, la fiducia dei consumatori, la cultura del risparmio. E infine i fattori di crescita legati all’offerta, ovvero la maturità degli operatori dell’e-commerce nel largo consumo.

Italia tra i primi 5 per vendite online

Il Regno Unito è in testa alla classifica delle vendite online (6,3% dei prodotti FMCG venduti sono venduti online), seguito dalla Francia (6,1%). La classifica dei top-5 nell’Europa occidentale continua con Svizzera, Italia e Paesi Bassi (rispettivamente 1,8%, 1,7% e 1,5%).

 La corsa del Portogallo…

In Portogallo, Nielsen stima che la quota dell’e-grocery salirà da meno dell’1% nel 2017 a 1,6% (430 milioni di dollari) entro il 2022. Nei mercati del Nord, precisa il report, oltre un consumatore su quattro (25%) è disposto a fare la spesa online.

…e della Norvegia

Secondo Nielsen, la quota di e-grocery della Norvegia passerà dall’1% del 2017 al 2,2% (678 milioni di dollari) entro il 2022. In Polonia, la recente crescita economica, il miglioramento delle prospettive occupazionali e l’aumento del reddito medio hanno rinvigorito i consumi. Nielsen stima che la quota dell’e-grocery polacco del 2017 (meno dell’1%) salira’ all’1,9% (637 milioni di dollari) entro il 2022.





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sottoscritto il 100% dell’aumento di capitale da 15 milioni


Aggiornamento

Si è chiuso con una sottoscrizione del 100% l’aumento di capitale varato da Satispay lo scorso luglio per 15 milioni di euro. L’aumento aveva visto l’immediata sottoscrizione di 10 milioni da parte di importanti investitori di profilo internazionale, quali Copper Street Capital (in qualità di lead investor), Endeavor Catalyst, e Greyhound Capital, di istituti bancari come Banca Valsabbina e Sparkasse di Bolzano, nonché del Club degli Investitori di Torino. L’aumento di capitale si è chiuso con una sottoscrizione completa dell’intero importo di 15 milioni grazie al supporto di Iccrea Banca, che sostiene il progetto Satispay fin dalla sua nascita, e dal nuovo socio Banca di Piacenza. La raccolta complessiva di Satispay ad oggi sale così a circa 42 milioni di euro, con una valutazione post money di 115 milioni. “Siamo davvero orgogliosi del risultato ottenuto con questo aumento di capitale – ha dichiarato Alberto Dalmasso, co-founder e CEO di Satispay – che, oltre ad aver raggiunto la sottoscrizione del 100% dell’importo, da un lato esprime valore anche in termini di network grazie all’ingresso dei nuovi investitori e, dall’altro, consolida fortemente il rapporto con i precedenti azionisti nella rinnovata fiducia di un vero e proprio partner industriale come Iccrea Banca, decisivo nello sperimentare i benefici reciproci della collaborazione tra noi e sempre più Banche di Credito Cooperativo territoriali, una collaborazione che ha posto le basi per l’ingresso nel capitale anche di numerosi altri Istituti bancari e per altre partnership di distribuzione.

16 LUGLIO 2018

Satispay ha approvato un nuovo aumento di capitale per un massimo 15 milioni di euro. Di questi, 10 milioni sono già interamente sottoscritti da nuovi investitori. La raccolta complessiva a oggi di Satispay sale così a circa 37 milioni di euro e la valutazione supera i 100 milioni. Tra i sottoscrittori della prima tranche di 10 milioni, Copper Street Capital, fondo basato in UK e specializzato in investimenti in servizi finanziari, che ha agito come lead investor. Tra gli internazionali anche Endeavor Catalyst, veicolo di investimento nato per supportare il network di imprenditori Endeavor, di cui Satispay è recentemente entrata a far parte, e Greyhound Capital, società di investimento focalizzata su realtà ad alto potenziale di crescita.

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Satispay

Satispay – Da sinistra Dario Brignone, Samuele Pinta e Alberto Dalmasso

I numeri

Attiva sul mercato da gennaio 2015, Satispay conta oltre 650 mila download dell’applicazione e più di 400 mila utenti attivi (con un tasso giornaliero di crescita di 1000 nuove sottoscrizioni) che quotidianamente si scambiano denaro e spendono, con una media di 8 volte al mese, in 50 mila esercizi commerciali convenzionati in tutta Italia (e che crescono costantemente di circa 120 nuovi al giorno).

Investitori di caratura internazionale

“Satispay – ha spiegato Alberto Dalmasso, co-founder e CEO della società – sta crescendo e, pur essendo per ora operativa solo sul mercato italiano, già da tempo, grazie alla tecnologia e ai numeri che sta registrando ha attirato l’attenzione di operatori esteri”. Dalmasso ha aggiunto: “Anche se il nostro obiettivo era e rimane quello di chiudere, non prima del 2019, un round C dell’ordine di 50 milioni di euro, abbiamo comunque deciso di varare questa operazione per consentire fin da subito l’ingresso nell’azionariato di investitori di caratura internazionale, capaci di re investire e supportarci in termini di network e sinergie industriali”.

Trasformare i servizi di pagamento in Italia

“Satispay – ha aggiunto Jerry del Missier, Founding Partner e Chief Investment Officer di Copper Street Capital – ha già dimostrato di poter trasformare i servizi di pagamento in Italia con importanti prospettive di sviluppo in Europa”.





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I biglietti di Flixbus si pagano anche con Google Pay


FlixBus è il primo operatore di viaggi a lunga percorrenza in Italia a incorporare i servizi di Google Pay nella sua app per Android, per consentire ai propri utenti di acquistare i biglietti in modo più facile e veloce utilizzando i loro portafogli digitali. Google Pay è un sistema di pagamento che, attraverso la digitalizzazione dei portafogli, consente di effettuare acquisti in modo semplice, rapido e sicuro: gli utenti FlixBus potranno prenotare il proprio viaggio con pochi, rapidi passaggi, cliccando sull’icona “Acquista con Google Pay” al momento del check-out. I dettagli della transazione saranno memorizzati nell’account Google dell’utente.

LEGGI ANCHE: Come funziona Google Pay, che sfida Apple (anche in Italia)

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Dopo Google Assistant

L’integrazione di Google Pay tra le funzionalità della app FlixBus segue quella di Google Assistant, l’assistente vocale di Google, avvenuta ad aprile 2018 e finalizzata a consentire ai passeggeri FlixBus di prenotare la propria corsa con un semplice comando vocale. Con questa nuova iniziativa si realizza un’ulteriore sinergia fra l’azienda di Mountain View e il leader europeo dei viaggi in autobus, che dalla sua fondazione si pone l’obiettivo di rendere l’esperienza dei propri passeggeri sempre più completa impiegando un team di oltre 200 sviluppatori che lavorano continuamente per migliorare il prodotto.

Sistema di autenticazione a due fattori

“Integrando nuove funzionalità nella nostra app, puntiamo a migliorare sempre più l’esperienza di viaggio dei nostri passeggeri. Da oggi, con Google Pay sarà ancora più vantaggioso prenotare la propria corsa tramite app grazie al sistema di autenticazione a due fattori, che verifica l’identità dell’utente prima della transazione” ha affermato Daniel Krauss, co-fondatore di FlixBus.





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Facebook non rispetta le regole sui consumatori e rischia una multa dall’UE


L’Unione Europea ha nuovamente nel mirino Facebook. Come anticipato ieri da Reuters, che cita fonti UE, ripreso dal magazine The Verge, non avrebbe adeguato i termini di servizio come previsto dalla normativa a tutela dei consumatori, qualora il social network non dovesse provvedere a modificare i terms of use potrebbe incappare in una sanzione.

Modifiche che invece sarebbero state apportate da Airbnb. “Questa è una buona notizia per i consumatori che beneficeranno ad esempio di una maggiore trasparenza sui prezzi, in modo che possano confrontare le offerte in anticipo” hanno riferito le stesse fonti a Reuters, secondo cui Airbnb ora è più trasparente sui dettagli dei prezzi e ha termini migliori per i consumatori che utilizzano la sua piattaforma nell’UE. “Facebook mi ha assicurato che avrebbe adeguato definitivamente i rimanenti termini di servizio ingannevoli entro dicembre – ha dichiarato in mattinata il commissario per la Tutela dei consumatori e alla giustizia Vera Jourova – la mia pazienza ha raggiunto il limite. Se le modifiche non saranno pienamente attuate entro la fine dell’anno, invito le autorità dei consumatori ad agire rapidamente e sanzionare la società”.

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Non è più tempo di promesse, è tempo di azioni

I nuovi termini di servizio di Facebook conterrebbero una presentazione “ingannevole” delle principali caratteristiche dei servizi del social network. In particolare, secondo Bruxelles, questo “dice ai consumatori che i loro dati e contenuti sono utilizzati solo per migliorare la loro “esperienza” complessiva e non menzionano che l’azienda utilizza questi dati per scopi commerciali”.

Lo scandalo Cambridge Analytica. I nuovi termini di servizio di Facebook risalgono ad aprile. Il mese successivo Mark Zuckerberg, in audizione in Parlamento Europeo, aveva promesso il rispetto delle regole comunitarie dopo lo scandalo Cambridge Analytica, società accusata di aver violato profili degli utenti e averne fatto un uso illecito. Allora era un problema di privacy, che però non sembra aver indotto il popolare sito a rispettare la tutela degli internauti. “Non è più tempo di promesse, è tempo di azioni”, ha avvertito Jourova.

Che cosa sta succedendo

I funzionari dell’Unione Europea insomma non ritengono sufficienti le modifiche apportate a febbraio scorso. “Anche se le ultime proposte di Google sembrano essere in linea con le richieste delle autorità che si occupano della tutela dei consumatori, Facebook ha affrontato solo in parte questioni importanti sulla loro responsabilità e su come gli utenti sono informati sulla possibile rimozione dei contenuti o la risoluzione del contratto”.

Che cosa vuole l’Europa

Le autorità vogliono che Facebook garantisca ulteriori diritti per i consumatori, compresa la possibilità di ritirarsi da un acquisto online o di fare causa alla società in Europa e non in California, dove ha sede la società. L’Unione Europea vorrebbe anche regole più favorevoli ai consumatori in merito alla responsabilità legale della piattaforma nel momento in cui il servizio non rispetta le leggi.





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ecco Sofan, l’Airbnb dei tifosi


Un’app per condividere, insieme al divano di casa, il proprio abbonamento pay tv o streaming con amici e sconosciuti che cercano qualcuno con cui vedere le partite. Si chiama Sofan, è una piattaforma nata da una startup italiana, che consente di condividere il proprio salotto di casa per vedere eventi sportivi in compagnia di altri tifosi.  Per la fase di lancio è stata scelta Milano per via del bacino universitario e del numero sempre maggiore di lavoratori stranieri che si trasferiscono ogni anno. Però sarà possibile anche per i tifosi delle altre città proporsi come Host: Sofan infatti vuole ad estendere il proprio servizio in altre città italiane entro la fine del 2019.

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Una piccola fee per l’ospitalità

Grazie a Sofan gli appassionati in possesso di un abbonamento pay-TV o a piattaforme di streaming, potranno creare degli eventi a cui i Guest potranno registrarsi. Gli Host potranno anche recuperare il costo del proprio abbonamento perché il tifoso ospitato gli riconoscerà una piccola fee per ringraziarlo dell’ospitalità. “La piattaforma tratterrà intorno al 10% dall’importo incassato dagli host per ogni l’evento – spiega uno dei tre founder Antonio Gullotti, 29 anni, con un background nel marketing ed esperienze di lavoro nella comunicazione sportiva e in Borsa Italiana – gli host avranno un limite economico, perché si tratta di un’attività non a scopro di lucro, quindi si tratta di un rimborso spese, non un guadagno”.

Come si diventa Host

Il lancio completo della piattaforma in versione desktop e mobile tramite app IOS e Android non è ancora avvenuto, ma è già possibile compilare il form per chiedere di diventare Host e per i primi 100 è prevista una promozione.

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E’ nata così

Dietro Sofan c’è un team di tre ragazzi, due siciliani di Palermo (Antonio Gullotti e Luciano Monteleone)  un milanese (Federico Torno). I primi, trasferitisi all’estero, avevano trovato difficoltà per assistere alle partite della loro squadra. “Era un periodo in cui studiavo e lavoravo in Olanda con Luciano Monteleone  – racconta sempre Gullotti – da tifosi di una squadra relativamente piccola come il Palermo avevamo difficoltà a trovare un posto dove vedere la partita e da lì è nato il bisogno di trovare una soluzione alternativa, economica, confortevole e familiare”. A questo punto, dopo l’analisi di mercato, “è iniziata la fase di sviluppo. La svolta c’è stata dopo il nostro ritorno in Italia: siamo stati contattati da Federico Torno, un giovane di Milano che stava seguendo lo stesso progetto”.

La fase 1

Hanno unito le forze e hanno ideato una piattaforma che permetterà di contattare chi, nella città dove ci si trova momentaneamente, mette a disposizione uno schermo e un posto sul divano o su una poltrona per guardare una partita, provando a risolvere il bisogno di tanti tifosi fuori sede: trovare una soluzione economica e confortevole dove vedere le partite alternativa al pub. “Abbiamo lanciato la fase 1 – ha spiegato sempre Gullotti –  dove ci concentriamo soprattutto sugli Host di Milano (poi puntiamo ad espanderci anche in altre città e all’estero), quelli che mettono a disposizione la loro living room”.

L’Airbnb dei tifosi

In attesa che la società definisca anche finanziariamente il proprio percorso, c’è già chi la definisce l‘Airbnb dei tifosi. “Sì. E’ una definizione corretta. Vogliamo cavalcare l’onda della sharing economy”.





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Come funziona Google Pay, che sfida Apple (anche in Italia)


E’ un servizio già presente in 20 paesi del mondo che trasforma smartphone e smartwatch in un portafoglio. Si chiama Google Pay, è disponibile da oggi su tutti gli smartphone Android (l’app la si trova sul Play Store) e Mountain View l’ha lanciato ufficialmente questa mattina. Dopo Apple e Samsung, e l’italiana Satispay, anche Google nel mondo dei pagamenti elettronici in Italia. “E’ sufficiente – ha spiegato la società – scaricare l’app Google Pay e aggiungere una carta di credito, di debito o prepagata (Maestro, MasterCard, Visa) emessa da una qualsiasi delle banche supportate. Ci sono Banca Mediolanum, Boon, HYPE, Nexi, N26, Revolut, Widiba “a cui si aggiungeranno nei prossimi mesi anche Iccrea Banca e Poste Italiane. Gli utenti possono attivarlo anche nell’app di mobile banking della propria banca”.

LEGGI ANCHE: E anche Google si è fatta il suo circuito di pagamenti: nasce Google Pay

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credits pay.google.com/intl/it_it/about/

Che fa Google Pay

Il servizio permette di gestire le credito e di debito direttamente nell’account di Big G, consentendo di pagare su app, siti e negozi che supportano i pagamenti contactless. “I dati della carta di credito non vengono memorizzati sul dispositivo tantomeno all’interno dei sistemi del rivenditore – hanno aggiunto dalla Big Tech – quando l’utente effettua un pagamento le transazioni si svolgono usando un numero di carta virtuale, il numero di carta reale resta protetto”.

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Anche offline e come wallet

Il servizio funziona sia nei negozi fisici che online. Nei primi viene utilizzato il contactless: basta appoggiare lo smartphone con NFC sopra un POS (senza l’inserimento del pin di sicurezza sotto ad una certa cifra),  online, invece, sarà utilizzabile alla maniera di PayPal. La piattaforma funziona anche da wallet, nel senso che al suo interno consente di memorizzare le carte fedeltà dei negozi, le carte di imbarco aeree, i biglietti del cinema e tutto il resto.





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Facebook apre a Enlabs (stazione Termini) il suo ufficio per le competenze digitali


LVenture Group e Facebook hanno stretto un accordo per ospitare alla Stazione Termini il nuovo spazio del social network dedicato allo sviluppo delle competenze digitali, chiamato Binario F. L’ufficio avrà sede a Roma, presso la Stazione Termini, nei locali di LUISS Enlabs, l’acceleratore di startup nato nel 2013 da una joint venture tra LVenture Group e l’Università LUISS.

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Gli uffici di LUISS Enlabs a Roma

Gli obiettivi di Binario F

Binario F from Facebook, questo il nome per esteso, vuole diventare il punto di riferimento di imprese, istituzioni e cittadini che vogliono accrescere la propria preparazione sul digital, ma anche confrontarsi sui temi legati all’innovazione e alla tecnologia. Lo spazio offrirà alle persone e alle aziende le competenze digitali necessarie per sviluppare nuova imprenditorialità, creare nuovi posti di lavoro e sostenere le comunità locali.

Potenziare le competenze digitali delle persone e delle aziende

«Siamo orgogliosi di poter accogliere, all’interno del nostro Hub, Facebook, una delle aziende leader nel campo del digital –  ha dichiarato Luigi Capello, CEO di LVenture Group – il nostro ecosistema si arricchisce di un partner strategico, con cui abbiamo un obiettivo comune: potenziare le competenze digitali delle persone e delle aziende che vogliono diventare protagonisti dell’economia del futuro, creando in questo modo nuove imprese di successo e opportunità di lavoro per i giovani talenti italiani».





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Anche Sony punta sull’effetto nostalgia e lancia PlayStation Classic


Nel 1995, è uscita sul mercato giapponese la prima PlayStation: un successo da 100 milioni di pezzi. Per festeggiare, perché a essere precisi è stata messa in vendita il 3 dicembre 1994 (e per arginare il successo di Nintendo, della sua NES Classic Edition e della SNES Classic Edition), Sony ha annunciato questa mattina l’arrivo di PlayStation Classic, una sorta di mini PlayStation (ha il 45% delle dimensioni di quella originale), nei negozi di Giappone, Nord America, Europa, Australia e Nuova Zelanda dal 3 dicembre, appunto, ad un prezzo annunciato di 99,99 euro.

sony

credits blog.eu.playstation.com

100 milioni di pezzi in tutto il mondo

“La PlayStation originale è stata arrivata quasi 25 anni fa – ha scritto Eric LempelSenior Vice President, PlayStation Worldwide Marketing, SIE – sviluppata da Sony Computer Entertainment, è stata la prima console domestica nella storia dei videogiochi a vendere 100 milioni di unità in tutto il mondo, offrendo ai consumatori, per la prima volta, la possibilità di giocare, nelle proprie case, con la grafica 3D in tempo reale. Oggi siamo felici di annunciare che stiamo riproponendo  l’esperienza della PlayStation originale in una nuova versione miniaturizzata: PlayStation Classic”.

Vecchi joypad e nuova HDMI

La console (che potrà connettersi alla tv grazie ad un cavo HDMI) includerà 20 titoli precaricati tra cui Final Fantasy VII, Tekken 3, Jumping Flash, R4 Ridge Racer Type 4 e Wild Arms. Includerà due controller per i titoli multiplayer che replicano il primo joypad della PlayStation originale. I tasti sulla console serviranno per mettere il gioco in sospensione (reset).





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Il piano di Google per portare Android sulle auto di Renault, Nissan e Mitsubishi


Potremo accedere accedere ai servizi di Google come Maps, Assistant e Play Store senza collegare lo smartphone, come invece succede già con Android Auto, ma anche telefonare, inviare messaggi, fare ricerche online e tenere sotto controllo il veicolo, mediante i comandi vocali di Google Assistant. Significa che le persone al volante smetteranno di usare i loro smartphone per ricevere indicazioni sulla rotta da seguire e non solo. E’ quanto prevede l’accordo stretto tra la Renault-Nissan-Mitsubishi Alliance (il piano Alliance 2022) e la controllata di Alphabet:

l’obiettivo è l’integrazione di Android all’interno delle automobili (tramite sistemi di infotainment) che arriveranno sul mercato nel corso del 2021.

E la privacy? I tre produttori (un mega accordo da 10,6 milioni di automobili vendute in tutto il mondo nel 2017, oltre 5,5 milioni nei primi sei mesi del 2018 e previsioni di vendita per 14 milioni di veicoli entro il 2022) garantiscono una connessione sicura, aggiornamenti software OTA e diagnostica remota per i veicoli. In base all’accordo siglato con l’alleanza franco-giapponese, Google avrà accesso sì ai dati generati dalle app usate nelle vetture ma prima di raccogliere quei dati dovrà ottenere il permesso dei consumatori. E per non farsi mancare nulla il sistema basato su Android sarà compatibile anche con i dispositivi Apple con iOS.

LEGGI ANCHE: Il futuro delle automobili in 5 trend inarrestabili

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Veicoli più connessi e intelligenti

“Grazie all’integrazione della piattaforma Android con i nostri sistemi di infotainment – ha spiegato Kal Mos, Alliance Global Vice President for Connected Vehicles – i nostri veicoli saranno più connessi e più intelligenti. Google Assistant, che utilizza la tecnologia avanzata di Google in materia di intelligenza artificiale, diventerà il principale vettore di interazione tra il conducente e il suo veicolo. Google Maps e Google Assistant permetteranno ai nostri clienti di beneficiare delle applicazioni più avanzate sul mercato. Con l’accesso a bordo a Google Play Store, essi disporranno di un ecosistema aperto e sicuro di applicazioni Android specificamente progettate per un utilizzo all’interno del veicolo”.

Ma ognuno svilupperà la propria interfaccia

Le future automobili di Renault, Nissan e Mitsubishi condivideranno la piattaforma Android e integreranno i servizi Google nei sistemi di infotainment e cloud-based, ma ognuno dei produttori avrà la libertà di creare la propria interfaccia e aggiungere specifiche funzionalità. Proprio come già succede con i cellulari.

Sulla via del tramonto

I GPS, già sulla via del tramonto, potrebbero finire definitivamente in soffitta. Non è un caso che ieri il titolo del gruppo olandese TomTom sia crollato (-22% alla borsa di Francoforte).

Gli altri obiettivi di Alliance 2022

Il piano Alliance 2022 prevede, tra gli altri obiettivi, di equipaggiare un numero sempre più elevato di veicoli con servizi di connettività di bordo, il lancio di 12 nuovi modelli 100% elettrici, lo sviluppo di tecnologie di guida autonoma e lo sviluppo dell’Alliance Intelligent Cloud (che assicura ai sistemi di infotainment una connettività sicura tramite una piattaforma che integra la gestione dei dati, i servizi di infotainment, gli aggiornamenti e la diagnostica remota dei veicoli).

Che fanno le altre case automobilistiche

Diversamente dall’Alleanza, le altre case automobilistiche preferiscono sviluppare software proprietari, perché, come ha sottolineato il Wall Street Journal, non vogliono cedere a terzi il controllo sui dati degli utenti.





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