perché Microsoft, Facebook, Google e Twitter ora vogliono unire le forze


Google, Facebook, Microsoft e Twitter hanno annunciato una nuova iniziativa comune: si chiama Data Transfer Project ed è un progetto che vuole aiutare gli utenti a spostare i propri dati tra i fornitori di servizi: oggi, infatti, se si vuole passare da un servizio online ad un altro, non c’è un modo semplice per farlo.

Data Transfer Project

Portabilità diretta dei dati

Nella maggior parte dei casi bisogna scaricare i dati dal vecchio servizio per poi caricarli in quello nuovo. Ecco, le quattro Big hanno deciso di unire le forze per dare alle persone uno strumento che faciliti il passaggio dei dati da un servizio all’altro. Questo progetto open source creerà nuove funzionalità per la portabilità diretta dei dati tra i fornitori di servizi. L’obiettivo del progetto finale del progetto è insomma consentire agli utenti di trasferire direttamente i loro dati da un qualsiasi fornitore di servizi ad un altro.

Cloud

Per Microsoft, Facebook, Google e Twitter la portabilità e l’interoperabilità sono fondamentali per l’innovazione e la concorrenza nel cloud, per consentire alle persone che desiderano passare ad un altro prodotto o servizio di farlo nel modo più semplice possibile. Un servizio che risulterà ancora più utile per tutte quelle persone che dispongono di scarsa connettività e non possono scaricare grandi quantità di dati.

Come funziona

Il progetto Data Transfer utilizza le API esistenti dei servizi e i meccanismi di autorizzazione per accedere ai dati. Quindi utilizza adattatori specifici per il servizio per trasferire tali dati in un formato comune e quindi di nuovo nell’API del nuovo servizio.

Casi d’uso

Esistono molti casi d’uso per gli utenti che effettuano il porting dei dati direttamente tra i servizi. Ad esempio per provare un nuovo servizio, lasciare un servizio, il backup dei propri dati.

Open Source

Il Data Transfer Project è un progetto open source ed è aperto a quelli che vogliono partecipare. Nel libro bianco dell’iniziativa , Microsoft, Facebook, Google e Twitter hanno identificato una serie di principi chiave da seguire per l’interoperabilità e la portabilità dei dati.

Il futuro della portabilità dovrà essere più inclusivo, flessibile e aperto. La nostra speranza per questo progetto è che consentirà una connessione tra due interfacce di prodotto rivolte al pubblico per l’importazione e l’esportazione diretta dei dati

 #1. Strumenti aperti e interoperabili

Innanzitutto, gli strumenti di portabilità dei dati devono essere aperti e interoperabili con gli standard del settore e facili da trovare, intuitivi da usare e prontamente disponibili per gli utenti per trasferire facilmente i dati tra servizi o per scaricarli per i propri scopi.

#2. Solide misure di protezione della privacy

I fornitori dei servizi devono disporre di solide misure di protezione della privacy per proteggersi da accessi non autorizzati o da altri tipi di frodi. Agli utenti è necessario comunicare in modo chiaro il modo in cui verranno utilizzati i dati e le pratiche relative alla privacy e alla sicurezza del servizio.

#3. Solo contenuti utili

La portabilità dei dati deve concentrarsi sui dati che hanno utilità per i singoli utenti come i contenuti creati.

#4. Solo info collegate alla persona

La portabilità dei dati dovrebbe concentrarsi solo sulle informazioni direttamente collegate alla persona che richiede il trasferimento. La privacy deve essere sempre rispettata.





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la nuova idea di Daniel Ek


Spotify sta testando una Safety Mode UI, una nuova versione del servizio per mantenere la sicurezza alla guida. La app per lo streaming musicale starebbe infatti lavorando ad una interfaccia che non distolga l’attenzione di chi è al volante. L’interfaccia utilizzerebbe pulsanti di grandi dimensioni con cui è facile interagire e senza possibilità di interazione relativamente a funzionalità extra come la navigazione nelle playlist e simili: solo controlli di base per la riproduzione e informazioni essenziali sulla playlist. La novità, segnalata da un tester della Spotify Community, si attiverebbe automaticamente quando il telefono è collegato a dispositivi Bluetooth. Quindi anche i sistemi per le automobili.

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spotify

Evitare distrazioni

La schermata diffusa dall’utente sarebbe più scarna di quella solita, con solo il nome della playlist e della canzone, l’artista e poche altre opzioni. Insomma, niente menu complicati per evitare possibili distrazioni. Il test sarebbe in corso su circa il 3% degli account attivi, la modalità non può essere disattivata. Secondo indiscrezioni circolate lo scorso aprile, e mai confermate, la piattaforma di Daniel Ek sarebbe anche al lavoro su una specie di altoparlante per i veicoli sprovvisti di sistemi sofisticati.

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Samsung vuole lanciare uno smartphone che si piega a metà


Il nome in codice del progetto è Winner. Il display è singolo e flessibile, e permette di piegare il dispositivo più o meno a metà, come un portafogli. Quando è aperto, lo schermo ha diagonale di 7 pollici, mentre quando è chiuso, la parte esterna include una piccola striscia di display sul fronte, e fotocamere sul retro. Secondo il Wall Street Journal, così Samsung si prepara a lanciare nel 2019 il suo smartphone a schermo pieghevole: prodotto che andrebbe ad affiancare il Galaxy S e il Galaxy Note. Per il quotidiano, il dispositivo pieghevole dovrebbe innovare il settore degli smartphone, che ha chiuso il 2017 con vendite globali in calo dello 0,3%, e contribuire a rilanciare nel lungo periodo il business della compagnia coreana.

Samsung

La possibile strategia di lancio

All’inizio sarebbe commercializzato in mercati specifici, come quello dei videogiocatori, per poi avere un debutto più ampio nella seconda metà dell’anno prossimo. Un copione che Samsung ha già seguito con i device a schermo curvo, che ha rilasciato per la prima volta in quantità limitate nel 2014 prima di lanciarli sul mercato di massa.

samsung

Samsung vuole fare un telefono pieghevole. Una recente applicazione di brevetto Samsung mostra un dispositivo a due schermi che si apre sui cardini – credits www.cnet.com

Una lunga storia…

I device a schermo pieghevole sono stati a lungo oggetto di un’intensa ricerca del settore, con diversi produttori di smartphone che ci stanno lavorando. Anche Samsung, con il progetto Valley. A differenza di un tradizionale telefono cellulare a conchiglia, il dispositivo quando è aperto sarebbe quasi tutto schermo, offrendo un ampio display simile a un tablet, con la portabilità di un telefono che potrebbe adattarsi alla mano, alla tasca o alla borsa di un consumatore.

Quali sono le difficoltà

Il telefonino che si piega avrebbe uno schermo interno di grandi dimensioni, oltre a un secondo visore più piccolo e, con la barra di visualizzazione all’esterno, richiederebbe una batteria più grande, e questo ha sollevato preoccupazioni per la possibilità di surriscaldamenti. Non solo. Il dispositivo richiederebbe anche componenti più potenti, come i chip, aumentando così i costi.

E quanto costerebbe

Secondo il Wall Street Journal, il prezzo del telefono potrebbe facilmente superare i 1500 dollari.



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Dalla ricerca alle startup, cos’è e come funziona il network R2I


Un network che ha l’obiettivo di dare supporto alle iniziative di trasferimento tecnologico, promuovendo lo sviluppo di prodotti innovativi e servizi, a partire dalle tecnologie di frontiera sviluppate nell’ambito della ricerca fondamentale in fisica delle particelle. Si chiama R2I, che sta per Research to Innovation, un progetto nato dall’accordo tra Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e CERN. Fulcro del progetto è rete dei Business Innovation Center, di cui sono già entrati a far parte gli incubatori I3P del Politecnico di Torino, Bioindustry Park di Colleretto Giacosa (Torino), e Cubact dell’Università di Sassari, che ora dovranno individuare le startup interessate alle tecnologie dell’INFN e del CERN, impegnandosi a fornire supporto attraverso finanziamenti, infrastrutture e consulenza per un valore di 40 mila euro.

INFN

A settembre il bando

Il prossimo appuntamento di R2I sarà a settembre, quando sarà pubblicato il primo bando cui potranno aderire le aziende interessate a partecipare al progetto. Tutte le tecnologie e gli aggiornamenti relativi al bando per le aziende saranno pubblicati sul sito del Trasferimento Tecnologico dell’INFN e dei BIC che partecipano alla rete.

Tecnologia a disposizione delle startup

“L’INFN – ha spiegato Ezio Previtali, presidente del Comitato Nazionale per il Trasferimento Tecnologico dell’INFN – sviluppa da sempre tecnologie all’avanguardia per i propri esperimenti di fisica fondamentale che ora con il progetto R2I vengono rese disponibili a startup innovative. La collaborazione tra INFN e CERN garantisce – ha aggiunto – che tutte quelle tecnologie innovative che hanno permesso fondamentali scoperte scientifiche siano ora a disposizione di tutti”. Paola Mogliotti, direttrice generale di I3P, ha spiegato che “con l’adesione a R2I, sarà possibile aumentare il raggio d’azione di I3P, lavorando anche su tecnologie di punta sviluppate dal CERN e dall’INFN, e favorendone il trasferimento anche alle PMI”.



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Ue: multa a Google da 4,3 miliardi. Big G: faremo ricorso


Dopo la multa da 2,4 miliardi imposta lo scorso anno  per creato e mantenuto una posizione dominante nel settore delle ricerche per lo shopping online, a danno della libera concorrenza, la Commissione Europea ha sanzionato Google con una multa record da 4,34 miliardi per aver violato le regole della concorrenza. In particolare Google è stata multata per aver, dal 2011, “imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete mobile al fine di consolidare la propria posizione dominante nella ricerca generale su Internet”. Ora Google, prosegue la Commissione, deve porre fine alla condotta sotto accusa “in modo efficace entro 90 giorni, altrimenti dovrà affrontare le penali fino al 5% del fatturato medio giornaliero giornaliero di Alphabet”. Google ha già annunciato che farà appello. “Android – ha spiegato un portavoce della società – ha creato più scelte per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione”.

Google

Android come veicolo per consolidare il dominio

“Il nostro caso – ha spiegato la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager – riguarda tre tipi di restrizioni imposte da Google ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete per garantire che il traffico su dispositivi Android vada al motore di ricerca di Google. In questo modo, Google ha utilizzato Android come veicolo per consolidare il dominio del suo motore di ricerca. Queste pratiche hanno negato ai concorrenti la possibilità di innovare e competere nel merito. E hanno negato ai consumatori europei i vantaggi di una concorrenza effettiva nell’importante sfera mobile. Tutto ciò è illegale sotto le regole antitrust dell’Ue”.

Il calcolo della multa

La sanzione decisa dalla Commissione, si spiega, da Bruxelles, “tiene conto della durata e della gravità del violazione. La multa è stata calcolata sulla base del valore delle entrate di Google dalla ricerca servizi pubblicitari su dispositivi Android”. La Commissione ha richiesto lo stop delle pratiche illegali entro 90 giorni in maniera efficace. Ciò vuol dire che “come minimo, Google deve interrompere e non impegnarsi nuovamente in nessuno dei tre tipi di pratiche” contestate dalla Commissione. La decisione “richiede inoltre a Google di astenersi da qualsiasi misura che abbia lo stesso oggetto o un oggetto equivalente o effetto simile a queste pratiche”.



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TILT cerca startup da portare al CES 2019 di Las Vegas


TILT, Digital Hub nato dalla collaborazione pubblico-privata fra Teorema Engineering e AREA Science Park di Trieste, ha lanciato un bando per selezionare le startup che faranno parte della spedizione italiana al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas nel 2019, la seconda iniziativa, dopo la prima missione del 2018 “Made in Italy, The Art of Technology”. TILT, in particolare, selezionerà startup provenienti, in prevalenza, dal mondo universitario e attive nei settori Mobility, Smart Transportation e Automotive, Industry 4.0, Biotech e MedTech, FashionTech, AgroTech e FoodTech. Sarà offerta la possibilità di partecipare all’edizione 2019 di CES anche alle startup presenti l’anno scorso e che hanno dimostrato risultati positivi in termini di crescita e consolidamento nel mercato. QUI le info per l’application.

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Un’immagine dal CES 2018 (il padiglione di Intel) – credits www.ces.tech

La roadmap

Ai progetti che passeranno la prima selezione sarà offerto un percorso di formazione e di preparazione all’appuntamento organizzato da TILT Accademy: previsti incontri con gli organizzatori e con le startup italiane di CES 2018 che potranno raccontare la loro esperienza e 5 workshop che riguarderanno il Business Planning, l’Elevator Pitch, come interagire con gli investitori e gestire i vari aspetti relativi alla fiera. I candidati finalisti saranno selezionati in un hackathon il 16 novembre 2018.

Appuntamento fisso

“La continuità di azione è l’unica strada per garantire il successo – ha dichiarato Michele Balbi, Fondatore e Presidente di Teorema Engineering – e siamo orgogliosi di poter offrire alle startup italiane anche quest’anno l’opportunità di essere presenti a Las Vegas. La missione dello scorso anno è stata ben eseguita in tempi strettissimi e rappresenta il preludio a quello che deve diventare un appuntamento fisso. La TILT Accademy rappresenta l’apice dell’impegno di TILT nelle attività di coaching e formazione per giovani startupper, imprenditori che vogliono intraprendere un percorso di crescita e tutti i talenti digitali italiani”. Stefano Casaleggi, Direttore Generale di Area Science Park, ha aggiunto: “Stiamo già lavorando alla realizzazione di un percorso strutturato che possa aiutare le giovani imprese a presentarsi nel modo più adeguato agli investitori stranieri. Entro fine giugno lanceremo la prima call dedicata alle startup universitarie. Per la selezione useremo criteri consolidati a livello europeo”. 

Perché la missione italiana a Las Vegas

L’idea della missione a Las Vegas è nata dalla consapevolezza dei fondatori di TILT, Michele Balbi, Presidente di TeoremaEngineering, e Stefano Casaleggi, Direttore Generale di Area Science Park, dell’assenza di un’Area Italia alla più grande vetrina mondiale della tecnologia e dell’innovazione, dove le startup straniere hanno da sempre una posizione di rilievo. Da qui la promozione nel 2018 dell’iniziativa che ha raccolto il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e la collaborazione con l’Istituto del Commercio Estero (ICE).



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Slack vuole semplificarci il lavoro e si compra Missions


Una piccola startup (meno di 10 dipendenti) che si occupa di software, basata a Denver, che ha sviluppato un’app che consente agli utenti di creare strumenti per automatizzare le routine di lavoro, senza mettere mano al codice. Si chiama Missions, ed è la terza società ad essere acquisita (per un prezzo non dichiarato) da Slack, compagnia che ha sviluppato l’omonimo pacchetto di strumenti di collaborazione aziendale utilizzato per inviare messaggi in modo istantaneo ai membri di un team. Meno di una settimana fa Microsoft ha annunciato una versione gratuita del suo servizio Teams.

slack

credits slackhq.com

Semplifica i processi

A riportarlo questa mattina Fortune, secondo cui la tecnologia di Missions consentirebbe di personalizzare Slack senza dover consultare lo staff IT dell’azienda. La personalizzazione fornita da Missions ha una gamma di potenziali usi. Ad esempio, Slack ha detto che può facilitare i processi di assunzione e secondo Brian Elliott, vice presidente e general manager della piattaforma può semplificare “il processo di inserimento di un nuovo dipendente nella società,  dai documenti fiscali da firmare, alle guide da leggere fino alle persone da incontrare. Il team di Missions – ha aggiunto – si è basato su Slack per un lungo periodo e conosce profondamente il nostro prodotto e le esigenze dei nostri clienti. Insieme, saremo in grado di sbloccare la potenza della piattaforma e aiutare i team a svolgere il lavoro più rapidamente”.

 



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Digital Magics ha aperto a Palermo il LUMSA Digital Hub


E’ nato a Palermo il LUMSA Digital Hub, incubatore di startup, focalizzato su progetti innovativi legati al food, allo spazio, all’agroalimentare, al turismo, e nato dalla collaborazione fra Digital Magics Palermo (sede siciliana di Digital Magics), Università LUMSA, BNL Gruppo BNP Paribas, Sanlorenzo Mercato. L’incubatore sarà operativo in due spazi. Il primo nella sede palermitana dell’ateneo, dove studenti e talenti digitali siciliani seguiranno corsi di formazione sull’innovazione, workshop e seminari su temi come strategie di business e sviluppo, comunicazione e marketing, coding, design, aspetti legali e finanziari. Il secondo spazio, situato all’interno di Sanlorenzo Mercato, è quello proprio dell’incubatore dedicato alle startup innovative digitali, che incentra le sue attività nei settori del FoodTech, AgriTech e TravelTech: uno spazio di coworking.

LUMSA

Favorire lo sviluppo di un ecosistema locale

“Con questa nuova piattaforma vogliamo portare l’innovazione in tre settori chiave per l’economia siciliana e nazionale – ha detto Marco Gay, Amministratore Delegato di Digital Magics – le PMI e l’industria del food, dell’agroalimentare e del turismo rappresentano un patrimonio straordinario del nostro Paese che esportiamo in tutto il mondo. Il nostro obiettivo a Palermo è quello di favorire lo sviluppo di un ecosistema locale ideale per la nascita e la crescita delle startup digitali, come abbiamo già fatto a livello nazionale”. Alessandro Arnetta, Partner di Digital Magics Palermo e CEO di Factory Accademia ha sottolineato come il progetto LUMSA digital Hub “darà una spinta importante per la formazione 4.0 e il futuro dei giovani talenti digitali siciliani e per l’innovazione delle nostre imprese”.

Settori strategici per il Sud

“L’enogastronomia, l’agroalimentare e il turismo sono settori strategici per il Sud, trainanti per l’economia italiana e fiore all’occhiello del Made in Italy nel mondo – ha sottolinato invece Francesco Bonini, Rettore dell’Università LUMSA – Con il LUMSA Digital Hub vogliamo offrire alla città di Palermo e ai nostri tanti brillanti studenti e laureati, nuovi strumenti in grado di mettere in funzione un nuovo motore di sviluppo economico e sociale fortemente incentrato sui giovani, su una generazione che nonostante le difficoltà ha dimostrato più volte di saper e poter innovare”.



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così le macchine vedranno i tumori

Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale le macchine saranno in grado di riconoscere rapidamente i tumori.Questo è l’obiettivo del progetto dei ricercatori dell’Università di Adelaide, in Australia, e in particolare dell’Australian Institute of Machine Learning.  Gli studiosi, guidati dall’epidemiologo genetico Lyle Palmer, stanno usando i dati, anonimizzati, di 320 mila mammografie per insegnare ad una macchina a individuare schemi che possono sfuggire ad un medico. Le diagnosi sono state verificate da un gruppo di radiologi e medici e sono risultate accurate quasi al 100%.

intelligenza artificiale

Deep learning

La tecnologia di deep learning usata per le immagini mediche è la stessa sviluppata per applicazioni fra cui le auto senza conducente e Siri, l’assistente Apple e, scrive Palmer sul sito dell’università, “potrà in seguito consentire di prevedere l’insorgenza di malattie come cardiopatie e cancro”. Prima ancora potrà diagnosticare con accuratezza il cancro più tempestivamente, riducendo il numero di donne che devono essere richiamate per ulteriori test. A breve partirà la sperimentazione.

Al fianco dei medici specialisti

 L’Australian Institute of Machine Learning è uno dei tre maggiori istituti del genere al mondo e il progetto è il primo al mondo a mettere al lavoro l’intelligenza artificiale a fianco dei medici specialisti. E sarà il primo progetto appunto ad essere seguito da sperimentazioni umane. “Anche il migliore medico umano è sostanzialmente meno accurato, e questo rende l’intelligenza artificiale “inequivocabilmente superumana”, ha precisato lo studioso. 

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Netflix continua a crescere (ma non abbastanza). E crolla in borsa

Ricavi sì, ma sotto le attese e utili netti sopra di poco alle previsioni. Nel secondo trimestre dell’anno Netflix non è riuscita a battere le stime del mercato sulla crescita del numero di abbonati e ha presentato conti non del tutto convincenti. Per questo il titolo del gruppo di contenuti video in streaming è crollato cedendo oltre il 14%. Nel trimestre che è terminato il 30 giugno Netflix ha registrato ricavi per 3,91 miliardi di dollari, contro attese per 3,94 miliardi di dollari e in rialzo del 40,3% rispetto ai 2,78 miliardi di dollari dello stesso periodo di un anno fa.

Un milione in meno delle attese

Non bene neanche la crescita degli utenti: a livello globale sono cresciuti di 5,2 milioni contro 6,2 milioni delle attese. Alla fine del secondo trimestre erano in tutto 130 milioni. Per quanto riguarda previsioni per il trimestre in corso: Netflix si attende una crescita di utenti di 5 milioni, contro attese per oltre 6 milioni.

Netflix

Reed Hastings, co-founder, chairman e CEO Netflix

Gli altri servizi

A farsi sentire è l’avanzata di altri servizi e in particolare di Disney, AT&T e Amazon, che stanno ampliando l’offerta. Amazon ha rafforzato la sua offerta di video in streaming, mentre AT&T ha appena acquistato Time Warner. Disney e Comcast invece continuano a essere interessati agli asset di 21st Century Fox. In tutto questo il gruppo continua a investire: entro la fine del 2018 Netflix prevede di spendere 8 miliardi in contenuti originali, creando 700 serie.

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