Google pensa ad un abbonamento per le app Android (tipo Netflix)


La premessa è questa: Mountain View non monetizza abbastanza dai download di Google Play Store, cosa che invece riesce benissimo ad Apple. Una soluzione potrebbe arrivare da un abbonamento mensile che potrebbe chiamarsi Play Pass (un analogo di Netflix per lo streaming tv). Del progetto hanno trovato traccia gli esperti della comunità XDA e lo sviluppatore Kieron Quinn, che hanno scoperto i riferimenti di un servizio di abbonamento per Play Store all’interno di un sondaggio Google Opinion Rewards. Mountain View avrebbe chiesto ad alcuni suoi utenti selezionati: “Immagina che il tuo app store proponga un abbonamento che offre centinaia di dollari di app e giochi a pagamento a fronte di un canone mensile.”Pass”, quanto efficacemente descrive questo servizio?”.

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Play Pass

Il Google Play Pass potrebbe offrire un numero di applicazioni e giochi mensili, in formato gratuito per chi sottoscriverà il Pass stesso. Non è detto però che Google voglia continuare nel progetto. Non è la prima volta che a Mountain View pensano ad una strategia diversa per i suoi downwload: un paio di mesi fa si era anche parlato di un sorta di programma fedeltà che Google vorrebbe lanciare in modo da fidelizzare ulteriormente l’utenza e basato su un sistema di raccolta punti attraverso l’acquisto di app, libri, film, serie tv e musica. 

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WhatsApp vuole inserire anche gli adesivi nei messaggi


WhatsApp offre già la possibilità di inserire GIF ed emoji nei messaggi, ma per alcuni utenti potrebbero non essere sufficienti per riempire il vuoto che si intende per adesivi. Ne sono convinti all’app di messaggistica, che ha annunciato che sta aggiungendo il supporto per adesivi e rilasciando pacchetti di adesivi creati dai propri designer e da una manciata di altri artisti. Per garantire che il suo negozio di adesivi continui a crescere, l’applicazione di proprietà di Facebook ha anche rilasciato API e interfacce che consentiranno ai creatori di terze parti di progettare i propri pacchetti.

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Come si usano gli adesivi

Utilizzare gli adesivi è facile, basta toccare il nuovo pulsante e scegliere quello che si vuole utilizzare. Gli sticker potranno essere messi tra i preferiti o categorizzati per argomento. Inoltre ci sarà la possibilità di scaricare pacchetti extra di adesivi speciali con personaggi dei fumetti, con animaletti o con buffe faccine. Al momento la funzione è stata rilasciata solo per alcuni utenti su Android iscritti alla versione beta di WhatsApp, ma gli sviluppatori dell’applicazione per la messaggistica hanno fatto sapere che a breve gli adesivi verranno rilasciati per tutti, anche su iOS.





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Le app di dating sono più di 500, ecco chi le usa secondo le ricerche


Lacie Pound vive in un mondo in cui, grazie allo smartphone, chiunque può votare la popolarità degli altri con un massimo di cinque stelle. Lacie ha un punteggio di 4.2 ed è ossessionata dall’idea di essere popolare.

Maria ha appena incontrato in un bar un ragazzo che le interessa ma di cui non conosce il nome. Entra su Spotted ed è lì, lo trova tra le persone “appena incontrate”, visita il suo profilo e decide di scrivergli un messaggio.

La prima storia è la trama di un episodio di Black Mirror, la seconda è la realtà.

Si tratta di esperienze simili, facce della stessa medaglia.

E quindi sì, è vero, siamo sulla stessa onda dell’inquietante e geniale serie Netflix che ha cercato di mostrarci come saranno le nostre vite tra qualche anno. Il mondo che Black Mirror ha cercato di anticiparci non è così lontano come crediamo e la verità è che ci spaventa meno di quanto abbiamo immaginato guardandone gli episodi.

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In principio c’era Badoo

C’è chi lo ha utilizzato dopo una rottura, per conoscere persone nuove, passare un po’ di tempo, vivere esperienze senza impegno. Chi, trasferitosi in un posto nuovo, lo ha trovato un buon modo per conoscere qualcuno del posto.

Chi ha sperato di trovarci l’amore, chi l’ha trovato davvero. Chi lo ha fatto per gioco, chi lo ha fatto di nascosto ed è stato scoperto, chi non lo è stato mai.

Lanciato nel maggio 2006, nel 2008 Badoo aveva già 14 milioni di utenti registrati ed era nella classifica dei 1000 siti più visitati al mondo.

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Eppure, se in quegli anni avessimo domandato a qualcuno cosa ne pensasse di Badoo e delle app di incontri in generale, avrebbe risposto che si trattava di qualcosa di patetico, l’ultimo tentativo per i disperati di trovare l’anima gemella o, semplicemente, per passare una serata diversa.

Oggi non è più così: la stigmatizzazione sociale sta via via scomparendo e non si guarda più con diffidenza alle app di dating (e a chi le usa), tanto che anche Facebook, il social più utilizzato in Occidente, ha pensato di lanciare una sua funzionalità per gli incontri. E anzi, proprio l’introduzione da parte della società della sua piattaforma per il dating potrebbe contribuire a rendere ancora più largamente diffuso l’uso di questi strumenti per la ricerca dell’amore in rete.

LEGGI ANCHE: Come evitare i rischi nascosti nell’uso delle dating app

Il valore inestimabile delle app di dating

Complice l’esplosione inarrestabile dei social network e del nuovo modo di comunicare e di relazionarsi che ci hanno proposto e che noi abbiamo accettato di buon grado, oggi gli incontri online sono sempre più gettonati.

Anche quando l’intenzione non è deliberatamente quella di incontrare qualcuno, quasi sempre, la prima interazione avviene online, tramite la chat di Facebook o di Instagram.

LEGGI ANCHE: Come funziona Facebook Dating e cosa ha di diverso rispetto a Tinder

Il comportamento degli utenti segue, quasi sempre, la medesima metodologia: si tasta il terreno per un po’ con qualche like, attirando l’attenzione su di sé, e poi si passa all’attacco con l’invio dei primi messaggi.

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I social network ci hanno dato la possibilità di non dover giocare da subito a carte scoperte. I post, le foto, i video, le manifestazioni di interesse per un evento o i like ad una pagina fungono da link per motivare il contatto con l’altra persona senza dover ammettere la ragione effettiva del messaggio: flirtare.

Un recente sondaggio ha portato alla luce che più del 30% degli utenti statunitensi tra i 19 e i 29 anni utilizza attualmente siti o app di dating, mentre il 31% ammette di averlo fatto. Inoltre, pare che nel 2016 le entrate globali legate a questi servizi equivalgano a 4,6 miliardi di dollari, stimando una crescita di 100 milioni di dollari all’anno fino al 2019, solo negli Stati Uniti.

Mentre, sempre nel segmento degli appuntamenti online, il numero di utenti dovrebbe ammontare a 328,2 milioni entro il 2023, secondo Statista.

Un altro studio, realizzato dal Center for economics and business research e commissionato da Meeting, su sei paesi europei – Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda – ha dimostrato che il giro di affari legato agli incontri online è pari a circa 26 miliardi di euro.

Top view of woman walking in the street using her mobile phone with online dating screen with copyspace. All screen graphics are made up.

E per l’Italia? Nel 2017 gli italiani si sono rivolti a Google circa 153.000 volte al mese, effettuando ricerche come “app incontri” o “siti di incontri”.

Insomma, grandi numeri e altrettanto grandi potenzialità.

Anche a livello di marketing. Proprio la presenza di un numero così elevato di competitor nello stesso mercato, infatti, impone spesso strategie aggressive anche in termini di advertising. “L’acquisto di parole chiave (su Google Ads ndr.) è probabilmente il 65% della spesa totale di marketing, a volte anche più elevata”, ha dichiarato Ruben Buell, presidente e chief technology officer di Ruby Life, casa madre di Ashley Madison (una community di dating online).

Quali e quante sono le app di dating

Esistono davvero tantissimi siti e app di incontri – quasi 500  in tutto – e tutti, più o meno, funzionano allo stesso modo.

Attraverso la geolocalizzazione e gli interessi in comune si entra in contatto con persone simili a noi, ci si scambia qualche messaggio e poi, nel migliore dei casi, si decide di incontrarsi per un caffè.

Questo settore è sempre più dominato da grandi gruppi a cui fanno capo anche più siti di dating online. InterAcritiveCorp (IAC) possiede Meetic – più di 7 milioni di iscritti -, OKCupid30 milioni di iscritti -, Match.com e poi c’è Tinder, lanciato nel 2012, che oggi ha oltre 50 milioni di utenti di tutto il mondo iscritti.

Ci sono poi Lovoo, Twoo, Happn e ancora Once, Feeld, o Adottaunnragazzo.it, in cui gli uomini divisi per categorie – rossi, con la barba, intellettuali – vengono scelti e “messi nel carrello” per l’acquisto.

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Ma non è tutto: una bacheca in cui vengono raggruppate tutte le persone che abbiamo incontrato nel corso della giornata – e che ovviamente usano l’app – dando la possibilità agli utenti di ritrovare chi abbiamo visto in un bar ma a cui non abbiamo avuto il coraggio di avvicinarci.

Ed è così tra un “chi ha visitato il tuo profilo”, match del giorno e messaggi che funziona Spotted, la nuova frontiera delle app di dating che ricorda tanto Black Mirror.

Mashable si è presa la briga di classificare le app di dating sulla base delle persone a cui potrebbero interessare e ci aiuta così a districarci nel mondo degli appuntamenti online.

Match è l’ideale per chi cerca relazioni che non portino necessariamente al matrimonio, Zoosk per chi non sa esattamente cosa vuole, eharmony per chi è in cerca di un impegno a lungo termine, OK Cupid è più indicato per persone fuori dagli schemi, Happn per chi ancora crede all’amore a prima vista. Insomma, non resta che trovare la propria app ideale per cominciare a cercare l’anima  gemella.

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Una relazione su tre nasce online

E mentre c’è chi ancora diffida dagli incontri online, una ricerca universitaria, dal titolo The strenght of absent ties: social integration via online dating, ha dimostrato che una relazione su tre, oggi, nasce online. Il dato sale al 70% quando parliamo di coppie omosessuali.

Ma non è tutto: gli studiosi si sono resi conto che le app di dating hanno aumentato le unioni tra persone di etnie ed ambienti sociali differenti, contribuendo ad abbattere il muro delle divisioni sociali.

Infine, un altro dato sorprendente è che, oltre ogni aspettativa, i matrimoni tra persone che si sono conosciute online tendono a fallire di meno e ad essere più solidi.





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Un buono mytaxi a metà prezzo, la nuova offerta di Trenitalia


Garantire una mobilità integrata door to door, dal primo all’ultimo miglio: è l’obiettivo della partnership fra Trenitalia e mytaxi, che prosegue oggi con una nuova promozione in grado di rendere l’esperienza di viaggio ancora più positiva, oltre che smart, conveniente e digitale.

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Un voucher mytaxi alla metà del prezzo

Per tutto il mese di ottobre, infatti, i clienti Trenitalia che comprano un biglietto del treno da o per Roma, Milano o Torino potranno acquistare anche un voucher mytaxi del valore di 10 euro a soli 5 euro, risparmiando così il 50% del costo totale del buono che, una volta acquistato, sarà valido per una corsa in taxi pagata tramite App fino al 30 giugno 2019.

Come ottenere i buoni mytaxi

Ottenere i buoni mytaxi è semplice e veloce: oltre che richiederli presso le biglietterie e agenzie autorizzate, sarà possibile acquistarli su trenitalia.com, dove i clienti, al momento del pagamento, dovranno scegliere l’opzione mytaxi. Una volta completato l’acquisto del viaggio, il buono mytaxi verrà inviato insieme al biglietto ferroviario, sul titolo di viaggio i clienti troveranno poi il codice da inserire nella App mytaxi.

Il Programma Fedeltà di Trenitalia

mytaxi fa parte del network di aziende partner del Programma Fedeltà offerto da Trenitalia agli oltre 7milioni e 500mila soci CartaFRECCIA, che potranno ottenere un punto fedeltà per ogni 2,5 € spesi a bordo di uno dei 3.500 mytaxi disponibili a Roma, Milano e Torino. Accedendo al proprio profilo nella App mytaxi, sarà visibile una nuova sezione in cui è possibile inserire il proprio codice CartaFRECCIA e iniziare così ad accumulare punti viaggiando in taxi. Tutte le info su: https://it.mytaxi.com/cartafreccia.





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I biglietti di Flixbus si pagano anche con Google Pay


FlixBus è il primo operatore di viaggi a lunga percorrenza in Italia a incorporare i servizi di Google Pay nella sua app per Android, per consentire ai propri utenti di acquistare i biglietti in modo più facile e veloce utilizzando i loro portafogli digitali. Google Pay è un sistema di pagamento che, attraverso la digitalizzazione dei portafogli, consente di effettuare acquisti in modo semplice, rapido e sicuro: gli utenti FlixBus potranno prenotare il proprio viaggio con pochi, rapidi passaggi, cliccando sull’icona “Acquista con Google Pay” al momento del check-out. I dettagli della transazione saranno memorizzati nell’account Google dell’utente.

LEGGI ANCHE: Come funziona Google Pay, che sfida Apple (anche in Italia)

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Dopo Google Assistant

L’integrazione di Google Pay tra le funzionalità della app FlixBus segue quella di Google Assistant, l’assistente vocale di Google, avvenuta ad aprile 2018 e finalizzata a consentire ai passeggeri FlixBus di prenotare la propria corsa con un semplice comando vocale. Con questa nuova iniziativa si realizza un’ulteriore sinergia fra l’azienda di Mountain View e il leader europeo dei viaggi in autobus, che dalla sua fondazione si pone l’obiettivo di rendere l’esperienza dei propri passeggeri sempre più completa impiegando un team di oltre 200 sviluppatori che lavorano continuamente per migliorare il prodotto.

Sistema di autenticazione a due fattori

“Integrando nuove funzionalità nella nostra app, puntiamo a migliorare sempre più l’esperienza di viaggio dei nostri passeggeri. Da oggi, con Google Pay sarà ancora più vantaggioso prenotare la propria corsa tramite app grazie al sistema di autenticazione a due fattori, che verifica l’identità dell’utente prima della transazione” ha affermato Daniel Krauss, co-fondatore di FlixBus.





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ecco Sofan, l’Airbnb dei tifosi


Un’app per condividere, insieme al divano di casa, il proprio abbonamento pay tv o streaming con amici e sconosciuti che cercano qualcuno con cui vedere le partite. Si chiama Sofan, è una piattaforma nata da una startup italiana, che consente di condividere il proprio salotto di casa per vedere eventi sportivi in compagnia di altri tifosi.  Per la fase di lancio è stata scelta Milano per via del bacino universitario e del numero sempre maggiore di lavoratori stranieri che si trasferiscono ogni anno. Però sarà possibile anche per i tifosi delle altre città proporsi come Host: Sofan infatti vuole ad estendere il proprio servizio in altre città italiane entro la fine del 2019.

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Una piccola fee per l’ospitalità

Grazie a Sofan gli appassionati in possesso di un abbonamento pay-TV o a piattaforme di streaming, potranno creare degli eventi a cui i Guest potranno registrarsi. Gli Host potranno anche recuperare il costo del proprio abbonamento perché il tifoso ospitato gli riconoscerà una piccola fee per ringraziarlo dell’ospitalità. “La piattaforma tratterrà intorno al 10% dall’importo incassato dagli host per ogni l’evento – spiega uno dei tre founder Antonio Gullotti, 29 anni, con un background nel marketing ed esperienze di lavoro nella comunicazione sportiva e in Borsa Italiana – gli host avranno un limite economico, perché si tratta di un’attività non a scopro di lucro, quindi si tratta di un rimborso spese, non un guadagno”.

Come si diventa Host

Il lancio completo della piattaforma in versione desktop e mobile tramite app IOS e Android non è ancora avvenuto, ma è già possibile compilare il form per chiedere di diventare Host e per i primi 100 è prevista una promozione.

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E’ nata così

Dietro Sofan c’è un team di tre ragazzi, due siciliani di Palermo (Antonio Gullotti e Luciano Monteleone)  un milanese (Federico Torno). I primi, trasferitisi all’estero, avevano trovato difficoltà per assistere alle partite della loro squadra. “Era un periodo in cui studiavo e lavoravo in Olanda con Luciano Monteleone  – racconta sempre Gullotti – da tifosi di una squadra relativamente piccola come il Palermo avevamo difficoltà a trovare un posto dove vedere la partita e da lì è nato il bisogno di trovare una soluzione alternativa, economica, confortevole e familiare”. A questo punto, dopo l’analisi di mercato, “è iniziata la fase di sviluppo. La svolta c’è stata dopo il nostro ritorno in Italia: siamo stati contattati da Federico Torno, un giovane di Milano che stava seguendo lo stesso progetto”.

La fase 1

Hanno unito le forze e hanno ideato una piattaforma che permetterà di contattare chi, nella città dove ci si trova momentaneamente, mette a disposizione uno schermo e un posto sul divano o su una poltrona per guardare una partita, provando a risolvere il bisogno di tanti tifosi fuori sede: trovare una soluzione economica e confortevole dove vedere le partite alternativa al pub. “Abbiamo lanciato la fase 1 – ha spiegato sempre Gullotti –  dove ci concentriamo soprattutto sugli Host di Milano (poi puntiamo ad espanderci anche in altre città e all’estero), quelli che mettono a disposizione la loro living room”.

L’Airbnb dei tifosi

In attesa che la società definisca anche finanziariamente il proprio percorso, c’è già chi la definisce l‘Airbnb dei tifosi. “Sì. E’ una definizione corretta. Vogliamo cavalcare l’onda della sharing economy”.





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Cosa sono e come funzionano i Mini-Program di WeChat


C’era una volta in Cina un’app. Ricercata, scaricata, utilizzata e in continuo aggiornamento. Poi arrivarono i Mini-Program: una nuovissima funzione sviluppata da Tencent per il suo WeChat (850 milioni di user al mese). Da qui in poi, almeno in Cina, il futuro delle app sembra essere sempre meno chiaro.

Che siate marketer, sviluppatori curiosi o amanti del tech proveniente da oriente, oggi non potete non conoscere questo nuovo strumento ad altissimo potenziale chiamato Mini-Program!

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Cosa sono i Mini-Program di WeChat?

I Mini-Program di WeChat sono delle sub-applicazioni (sembrerebbe che la parola “App” non possa essere utilizzata da Tencent per via di un divieto tassativo di Apple, ndr.) appartenenti all’ecosistema di WeChat.

Il prefisso Mini è indicativo non soltanto del loro piccolo peso ma anche del contesto specifico e mirato per cui vengono sviluppate.

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Ogni Mini-Program nasce come “estensione” di un account ufficiale WeChat con lo scopo di fornire servizi come quello eCommerce, Task Management o di coupon.

La funzione eCommerce è sicuramente la più utilizzata e sfruttata dalle pagine dei marketer che possono vendere direttamente online.

JD.com, ad esempio, ha già sviluppato da tempo un Mini-Program per il suo eCommerce, come anche Mobike ne mette uno a disposizione per la localizzazione, sblocco e blocco delle sue biciclette. Addirittura Tesla ha un Mini-Program che permette ai suoi user di localizzare le stazioni per la ricarica, prenotare un drive-test oppure semplicemente condividere la propria esperienza dopo aver guidato una Tesla.

Quali sono i vantaggi dall’utilizzo dei Mini-Program di WeChat?

WeChat è il luogo dove è riuscita a svilupparsi un’enorme e importante community di Influencer: ciò è dovuto in parte alle caratteristiche del mercato cinese e in parte dal fatto che le sponsorizzate su WeChat non funzionano in maniera mirata ed efficace.

LEGGI ANCHE: Come funziona la SEO su WeChat (in app e sul portale Sogou)

Questi Influencer, come nel resto del mondo, sono diventati punti di riferimento soprattutto nell’ambito fashion e beauty tanto da “influenzare” enormi flussi di vendite tra i consumatori cinesi.

Ma a questo sistema c’era un limite: gli Influencer utilizzavano il loro account ufficiale WeChat con sottoscrizione (un po’ come le pagine ufficiali di Facebook) per inviare notifiche push, ma gli articoli inviati su questi account non potevano contenere hyperlink ed era dunque difficile linkare direttamente all’eCommerce del prodotto sponsorizzato.

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Il Mini-Program ha fondamentalmente risolto questo gap: ha reso possibile il collegamento da un articolo di un account ufficiale a un eCommerce interno a WeChat, facendo incrementare il volume di vendite. Ecco perché moltissimi Influencer hanno fatto sviluppare il proprio personalissimo Mini-Program, una sorta di eCommerce che rende possibili gli acquisti senza far uscire l’utente dalla pagina ufficiale.

E quali sono i limiti?

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Non è tutto oro quel che luccica e anche questo nuovo e inesplorato strumento sembra possedere dei limiti. I Mini-Program, infatti, presentano ancora molte lacune se paragonati alle care vecchie app:

  • non possono inviare notifiche push (a differenza delle pagine degli account ufficiali);
  • non possono essere condivise nella timeline della sezione “Scopri”, ossia la bacheca;
  • fevono essere sviluppati in un linguaggio ad hoc: un framework Javascript sviluppato da Tencent scritto in wxml e wxss invece che in tradizionale html e css;
  • gli aggiornamenti devono essere inseriti e supervisionati da Tencent;
  • funzionano solo all’interno di WeChat.

LEGGI ANCHE: I mini game di WeChat hanno già conquistato mezzo miliardo di cinesi

Un po’ di dati

I Mini-Program possono essere d’aiuto a utenti target con uno specifico potere d’acquisto. In generale generano molte più vendite a basso costo (meno di 200 RMB ossia circa 25 euro) che ad alto costo (oltre i 1000 RMB ossia circa 125 euro) come nel caso del portale Pinduoduo dove gli acquisti sotto i 200 RMB sono circa il 3% in meno rispetto a quelli tramite Mini-Program. In totale controtendenza è la differenza tra gli acquisti che superano i 1000 RMB sulla App ufficiale (37,6%) e quelli all’interno di WeChat (32,4%)

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Curiosi di sapere quali Mini-Program vanno per la maggiore? Eccovi un elenco:

  • Hangzhou Plus – HZPlus
  • I coupon sconto di McDonald’s – 麦当劳优惠券
  • Tencent Surveys – 腾讯投票
  • Mobike – 摩拜单车
  • Sleepy Sounds – 小睡眠





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Hackerata British Airways, rubati i dati di 380 mila passeggeri


La compagnia aerea britannica British Airways ha denunciato un furto di dati dei suoi clienti avvenuto attraverso il proprio sito web e l’applicazione Mobile che ha coinvolto 380 mila carte di credito: sottratti i dati personali e finanziari di passeggeri che hanno effettuato prenotazioni tra il 21 agosto e il 5 settembre, più esattamente dalle 21.58 (23.58 in Italia) del 21 agosto alle 20.45 (22.45 in Italia) del 5 settembre, quando i tecnici di British Airways si sono accorti del data breach. Ad annunciarlo la stessa compagnia di bandiera britannica. “I dettagli personali e finanziari dei passeggeri che hanno effettuato prenotazioni sul nostro sito internet e sulle nostre app sono stati compromessi – ha dichiarato la compagnia, che fa parte del gruppo aeronautico spagnolo-britannico Iag – siamo profondamente dispiaciuti per questo disagio che questa azione criminale ha provocato”.

British Airways

British Airways unveil ‘victoRIOus’ the aircraft bringing Team GB and ParalympicsGB back from Rio. Taken: 15th August 2016. Picture by: Stuart Bailey / British Airways

Indagine urgente

Il presidente e amministratore delegato della compagnia aerea, Alex Cruz, ha assicurato che “proteggere le informazioni personali dei clienti è una questione estremamente seria” per l’azienda. “Ci rammarichiamo profondamente per l’interruzione causata da questa attività criminale”, ha aggiunto. La società ha anche riferito di aver aperto un’indagine “urgente” per chiarire cosa è successo.

Le prenotazioni nel nel mirino

Tra il 21 agosto e il 5 settembre “le informazioni personali e finanziarie” dei clienti che hanno effettuato prenotazioni sul sito web ba.com e sull’applicazione Mobile della compagnia aerea, erano suscettibili di furto, ha dichiarato sempre British Airways. La compagnia ha anche riferito di aver contattato i clienti interessati e ha raccomandato che coloro che credono di essere state vittime di questi furti “contattino le loro banche o i fornitori di carte di credito e seguano le loro raccomandazioni”.





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Facebook blocca l’accesso alla piattaforma a centinaia di migliaia di app


Facebook ha annunciato che sta bloccando l’accesso alla sua interfaccia di programmazione delle applicazioni per centinaia di migliaia di app, più o meno attive.

La piattaforma di sviluppo che consente ai produttori di app di accedere ai dati degli iscritti non sarà più disponibile per tutti quei soggetti che non si sono adeguati alla revisione annunciata a maggio durante la conferenza degli sviluppatori. I termini sono scaduti il 31 luglio; la revisione implicava la firma di nuovi contratti sulla raccolta dei dati degli iscritti e una nuova verifica dell’app.

Bloccare gli accessi per rendere Facebook più sicuro

L’obiettivo è infatti quello di garantire che il software di terze parti su Facebook garantisca l’aderenza alle linee guida della piattaforma, sia in linea con le regole sulla privacy dei dati e rispetti le restrizioni messe in atto dopo lo scandalo di Cambridge Analytica. Il fattaccio riguardava proprio una operazione non consentita di uno sviluppatore di app: ha sottratto dati appartenenti agli iscritti e li ha rivenduti ad altre aziende in aperta violazione dei termini di servizio di Facebook.

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Dopo aver identificato un gran numero di app inattive o carenti degli aggiornamenti facenti riferimento alle nuove disposizioni, Facebook sta chiudendo l’accesso alla piattaforma.

“Incoraggiamo i produttori di app che ancora non hanno presentato la revisione aggiornata a farlo adesso”, scrive Ime Archibong, vice-presidente delle Product Partnership di Facebook, e aggiunge “Nei casi in cui abbiamo bisogno di maggiori informazioni, gli sviluppatori avranno un tempo più limitato per rispondere. Se non riusciamo a risolvere in questo ulteriore lasso di tempo, rimuoveremo l’accesso dell’app alle API”.

Facebook conferma che gli sviluppatori non perderanno il loro accesso API mentre la loro app è in coda per la revisione, o mentre Facebook è in procinto di rivedere l’app, purché il software sia conforme alle sue politiche aggiornate.

 

Sullo scandalo Cambridge Analytica:

✈  Mark Zuckerberg va a Bruxelles a spiegare cosa è successo con Cambridge Analytica

💰  Anche Twitter ha venduto i dati ad Aleksandr Kogan dello scandalo Cambridge Analytica

💪  Il Garante della Privacy: Cambridge Analytica è la punta di un iceberg, ma le democrazie vinceranno

🥅  Cambridge Analytica: Zuckerberg – Congresso 1 a 0. E Wall Street ci mette la firma

👨  Cambridge Analytica, i giorni di Mark Zuckerberg: cosa dirà al Congresso

🤐  Manipolare gusti e opinioni sui social, dopo lo scandalo Cambridge Analytica

🍎  Il CEO di Apple dice la sua su Cambridge Analytica e lo scandalo che ha travolto Facebook

😥  Cambridge Analytica, Zuckerberg rompe il silenzio: sono responsabile di quanto è successo

💸  Terremoto Cambridge Analytica, Facebook perde miliardi in borsa. E Zuckerberg tace



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Ecco il LinkedIn per i talenti di Arya Stark (Game of Thrones)


Maisie Williams, famosa per aver interpretato Arya Stark in Game of Thrones, ha co-fondato (insieme a Dom Santry) una startup chiamata Daisie. La società ha in programma il lancio di un’app il primo agosto: Daisie offrirà un servizio dedicato a cineasti, musicisti, artisti visivi, scrittori e a tutti i  creativi che vogliono mettere in mostra il loro lavoro e trovare collaboratori. 

startup

Curriculum online

A prima vista potrebbe sembrare un altro servizio di social media, ma non ci sono follower. Daisie si basa sull’abilitazione di catene di utenti che non stanno solo visualizzando il tuo profilo, ma possono effettivamente visualizzare i tuoi progetti e contribuire. L’obiettivo è i profili di Daisie delle persone diventino una sorta di curriculum online o un portfolio di opere da mostra che potrebbe aiutare gli utenti a trovare un lavoro.

Nuove opportunità

“Non potrei essere più felice del cambiamento a cui stiamo assistendo attualmente nell’ambiente artistico – ha detto Maisie Williams – voglio che Daisie dia agli altri creativi le stesse opportunità che io ho avuto all’inizio della mia carriera. Daisie ha l’obiettivo di abbattere il divario tra i giovani e il lavoro, dando nuove opportunità alle persone di collaborare, imparare e creare, stabilendo un nuovo modo per la scoperta e l’assunzione di nuovi talenti”. L’azienda è stata fondata insieme al produttore cinematografico Dom Santry, con lo scopo di autopromuoversi con i social media già esistenti, come Facebook: “I social media possono essere un luogo molto solitario, e a volte non favoriscono la collaborazione – ha spiegato Santry – è molto facile per gli artisti perdersi su piattaforme piene di pubblicità e contenuti non importanti. Speriamo di fornire una piattaforma mirata e specifica per il settore”.

In cerca di lavoro

L’app avrà un programma Plus che consentirà l’uso di funzionalità aggiuntive, come la possibilità di attivare o disattivare l’impostazione “in cerca di lavoro”. L’app ha anche un altro vantaggio per Williams e Santry: potrebbe essere una potenziale fucina di nuovi talenti per la loro società di produzione britannica “Daisy Chain Productions”, fondata insieme a Bill Milner. La società, infatti, ha un obiettivo simile a Daisie, e i suoi progetti sono incentrati sullo sviluppo dei giovani e dei talenti.



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