Questa startup vuole ripulire l’oceano dal 50% della plastica in cinque anni


Il problema c’è, lo sappiamo, ne parliamo da anni, abbiamo dati alla mano, lo vediamo ogni giorno, ma c’è sempre chi sminuisce la cosa, chi continua imperterrito e in modo superficiale a sottovalutare la situazione. Cosa si può fare per ripulire il mare?

È questa la domanda che si è posto un giovane olandese, Boyan Slat, mentre faceva un’immersione subacquea in Grecia: come era possibile che, intorno a lui, ci fossero più bottiglie di plastica che pesci? Doveva fare qualcosa, voleva liberare il mare dall’immondizia dell’umanità.

Era ancora uno studente del liceo, quando avviò un progetto scolastico sull’inquinamento causato dalla plastica negli oceani e sul perché fosse ritenuto impossibile ripulirli. Nel 2012 Boyan è riuscito a ideare un sistema passivo, usando la circolazione delle correnti oceaniche, che ha presentato durante una TEDx talk a Delft. L’anno successivo ha creato la fondazione, The Ocean Cleanup, che è diventata poi una startup, riuscendo ad ottenere dei finanziamenti, oltre 2 milioni di dollari e, successivamente, anche il sostegno del governo olandese.

Con l’aiuto di 80 studiosi, tra biologi ed ingegneri, ha brevettato un sistema per ripulire le acque degli oceani da tutta la plastica, una tecnologia nuova, sostenibile e capace di resistere alle correnti del mare.

Come funziona?

La piattaforma sfrutta le correnti dell’acqua che non devono essere viste come un problema, qualcosa da arginare, ma come la soluzione. L’impatto ambientale del macchinario è minimo, perché sfruttando le correnti non necessita di energia.

È composto da un tubo galleggiante lungo 600 metri a cui è collegata una barriera di poliestere profonda 3 metri.

Avete presente Pac-Man, il mangiatore di puntini più famoso del mondo dei videogame? Beh, questa struttura si comporta allo stesso modo, “ingurgita” più plastica possibile, anche oggetti grandi un millimetro, muovendosi velocemente, mossa appunto dalle onde e dal vento, spingendo i rifiuti al centro, verso la barriera galleggiante. E una volta raccolto tutto, che fine farà questo “bottino”? L’idea, ovviamente, è quella di riciclare, dar vita ad oggetti nuovi, senza dover sprecare altro materiale.

La struttura ha lasciato il porto di San Francisco ed è diretta verso l’oceano Pacifico, per raccogliere quanta più spazzatura possibile entro un anno. Ogni sei settimane arriverà una nave a ritirare tutto il carico. L’obiettivo è quello di ripulire l’oceano del 50% in 5 anni, con una riduzione del 90% entro il 2040.

Per raggiungere questi numeri, la flotta deve tirar su circa 14 mila tonnellate l’anno.  Tutta la struttura è circondata di luci, ha un sistema di anti-collisione, telecamere, sensori e satelliti che controlleranno gli spostamenti ed eviteranno possibili scontri con le navi di passaggio.

Idea geniale o possibile flop?

La sfida è ardua, il progetto è grande ed è d’ispirazione per tante persone, considerando che ogni anno vengono riversati 8 milioni di tonnellate di plastica nei nostri mari. Tutti abbiamo dei sogni, e quello di ripulire il nostro pianeta, le nostre acque è qualcosa di nobile. Se tutto dovesse andare secondi i piani, il prossimo step sarà quello di installare sessanta piattaforme galleggianti in varie zone della Terra, entro il 2020.

La creazione del giovane ventiquattrenne è stata inserita tra le migliori invenzioni del 2015 dal Time e lo stesso Boyan è stato definito da Forbes tra i più brillanti “Uder 30” del mondo. Il suo motto è “Possiamo farlo. Dobbiamo farlo. E lo faremo”. Pur essendoci tutti i presupposti per vincere una battaglia che va oltre i sogni di tutti noi, le critiche non sono mancate.

La pulizia degli oceani, per quanto efficace, da sola non può bastare, molti scienziati sono scettici, sia per il possibile impatto sulla vita marina, ma soprattutto perché il progetto ignora la prevenzione, ossia che non si tratta di pulire ma di non sporcare, il che ci riporta a tutto ciò che, negli anni, abbiamo imparato sull’ecologia, l’inquinamento ma soprattutto sull’amor proprio. Lo stesso Boyan ha affermato che qualcuno deve pur ripulire tutti i rifiuti dell’oceano, che sono lì già dagli anni Sessanta, ma è fondamentale prevenire che la plastica continui a finire in mare.





Source link

I rifiuti dagli oceani diventano arte in questi 7 grandiosi esempi di riuso creativo


Cinque tonnellate di plastica raccolte in quattro mesi sulle spiagge hawaiane: ecco di cosa è fatta la balena gigante che salta fuori dal canale del Belgio durante la seconda edizione della Trinennale di Bruges, il cui tema è intitolato “Città liquida”.

L’imponente scultura di plastica chiamata Skyscraper Whale e progettata dallo studio di design Studiokca di Brooklyn, è stata pensata proprio per attirare l’attenzione sull’enorme quantità di rifiuti che produciamo ed immancabilmente abbandoniamo sul pianeta, con risultati devastanti per i nostri oceani (e dei loro abitanti).

Per realizzare la balena che si inarca sulla storica piazza Jan Van Eyck nel centro della città, è stata raccolta, con l’aiuto dell’Hawaii Wildlife Fund, una quantità di plastica pari ad un palazzo di quattro piani, includendo qualsiasi oggetto pervenuto, perfino paraurti di auto e sedili di water.

Il progetto Skyscraper Whale è fino ad oggi il risultato più ambizioso che la società ha realizzato: i 400 mq di rifiuti di plastica sono stati prima ripuliti, smistati e trasportati da Brooklyn a Bruges per essere riassemblati attraverso una rete metallica.

Le sculture di plastica create negli ultimi anni e dislocate in varie parti del mondo dovrebbero far ben sperare in una profonda consapevolezza ambientalista che possa riportare il pianeta ad un ecologico equilibrio. La terra, gli oceani e tutti i loro abitanti hanno urgentemente bisogno del nostro aiuto.

Skyscraper Whale, Bruges 2018

sculture di plastica

Dead Whale, Cavite 2017

La Balena Morta è un urlo alla consapevolezza sull’inquinamento che Greenpeace Filippine ha lanciato nel 2017 insieme all’agenzia creativa filippina-giapponese, Dentsu Jayme Syfu: un’inquietante, per quanto realistica, scultura di una balena spiaggiata, lunga 22 metri e composta di rifiuti plastici.

La campagna si ispira alle 30 balene trovate morte in Europa nel 2016, l’agenzia pubblicitaria per realizzare il progetto è stata supportata da artisti locali nella creazione di ogni dettaglio: sangue e organi che fuoriescono dall’animale sono state realizzate con buste di plastica, resti di contenitori, bottiglie e qualsiasi altro oggetto raccolto nel mare.

sculture di plastica

The Bristol Whales, Bristol 2015

Le Bristol Whales, due balene a grandezza naturale scolpite utilizzando il salice dall’artista Sue Lipscombe, si tuffano in un mare di oltre 100.000 bottiglie di plastica monouso, raccolte durante due competizioni di running: la Bath Half Marathon e la Bristol 10k.

La scultura installata a Millennium Square ha celebrato lo status della città come capitale verde europea del 2015, rappresenta la bellezza e la fragilità dei nostri oceani e le crescenti minacce umane che devono subire ed affrontare.

sculture di plastica

Head in the Clouds, New York 2013

Già nel 2013 un’installazione chiamata Head in the Clouds era stata realizzata da StudioKca, con 53.780 bottiglie riciclate, lo stesso volume di rifiuti generati a New York ogni ora.

La nuvola di plastica è uno spazio in cui i visitatori possono stare con “la testa tra le nuvole”, ammirando la luce ed il colore che filtrano attraverso le bottiglie parzialmente riempite di colorante blu, ovviamente biologico. Questa struttura è stata progettata in collaborazione con i volontari di aziende, scuole e organizzazioni della Grande Mela ed è stata finanziata in parte attraverso una campagna di crowfunding.

sculture di plastica

Rising Moon, Hong Kong 2013

Una spettacolare mezza cupola luminosa intitolata Rising Moon è emersa sul Victoria Park di Hong Kong per il Lantern Wonderland del 2013.

Creata dall’azienda Daydreamers che con migliaia di bottiglie d’acqua riciclate e luci a led ha voluto celebrare lo splendore e la magia della luna piena, richiamando allo stesso tempo l’attenzione sul tema sostenibilità.
La luna di plastica dal diametro di 20 metri, presenta all’interno 2.300 bottiglie pendenti dal soffitto e all’esterno 4.800 bottiglie in policarbonato, illuminate con diversi effetti di luce, proprio per ricreare le diverse fasi lunari.

credits: daydreamers design

credits: daydreamers design

Recicle suas atitudes, Rio de Janeiro 2012

Nel 2012, sulla spiaggia di Botafogo a Rio de Janeiro, sono comparsi tre enormi pesci composti solo di bottiglie. Il cartello accanto ai pesci si può tradurre con: “Ricicla il tuo comportamento”.

Le sculture di plastica sono state ideate per aumentare la consapevolezza sull’ambiente, in occasione di Rio+20, la Conferenza sulla sostenibilità ambientale in cui migliaia di partecipanti provenienti dai governi, dal settore privato, dalle ONG e da altri gruppi, si sono riuniti per promuovere l’equità sociale e garantire una maggiore protezione ambientale, augurandosi di poter progettare un futuro migliore.

sculture di plastica

Anche i brand sostengono l’ambiente con campagne pubblicitarie

È interessante notare come anche le aziende di brand famosi si impegnino a lanciare messaggi di sensibilizzazione nei confronti dell’inquinamento degli oceani: un esempio è il freschissimo brand di birra Corona che per illustrare il problema provocato dalla plastica nei mari, a giugno di quest’anno in occasione del World Oceans Day, ha volutamente modificato il suo slogan da “This is living” a “This is living?, sostituendo le immagini di paradisi tropicali con spiagge inondate dall’inquinamento.

sculture di plastica

“La Wave of Waste” è rappresentata in varie città, tra cui Melbourne, Santiago, Bogotà, Santo Domingo e Lima.

L’Onda di Rifiuti di Londra ritrae l’attore australiano Chis Hemsworth mentre naviga su una massa di plastica raccolta nel Regno Unito; inoltre, i visitatori vengono invitati a lasciare nel sito i propri rifiuti che saranno in seguito aggiunti all’installazione.

Il birrificio ha anche stretto una collaborazione con Parley for the Oceans (l’organizzazione che si occupa di affrontare e risolvere le minacce che colpiscono gli oceani) e creato una serie di camicie hawaiane, in edizione limitata, realizzate con la plastica raccolta da isole, litorali e comunità costiere. I disegni riproducono oggetti di uso quotidiano, come bottiglie e spazzolini da denti all’interno di paesaggi marini. Inoltre nel mese di Maggio, il birrificio ha lanciato “Clean Waves”, una piattaforma di raccolta fondi con l’intento di trasformare la plastica raccolta in accessori di moda e destinare i ricavi alla protezione di 100 isole di tutto il mondo entro il 2020.



Source link

show