3 lezioni per i marchi del lusso dal boom tecnologico in Cina


Se qualche anno fa avessimo chiesto a un qualsiasi cinese benestante e istruito quale fosse l’azienda per cui avrebbe desiderato lavorare, avrebbe probabilmente pescato una della lista Fortune Global 500.

La stessa domanda, oggi, non darebbe lo stesso risultato: l’attuale generazione sembrerebbe molto più orientata a propendere per piccole startup ad alto potenziale.

La stessa percezione non è cambiata soltanto per i dipendenti, ma anche per i modelli di comportamento e le icone di stile della tecnologia, che hanno radicalmente modificato l’immagine del mondo del lavoro.

Se l’idea di base di una carriera di successo è ormai cambiata (dal lavorare in un grattacielo con vista nel centro città fino a rimboccarsi le maniche in un magazzino trasformato in open space), anche il concetto di lusso (in ambito fashion) è cambiato, accentuando prima il trend del dressing-down e più recentemente l’ascesa della moda streetwear.

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Per i luxury brand tutto si riassume in un approccio pragmatico e snello allo stile che molto riflette il modello new-tech che ha invaso la Cina e il mondo intero.

Siamo nell’era di Google e Amazon, di Tencent e Alibaba, e l’influenza delle società tech può portare grandi cambiamenti nel business dei fashion brand del lusso.

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Imparare dalle startup tech

La febbre per le startup ha ormai contagiato il mondo intero, e soprattutto quelle in ambito tech le sembrano avere maggiori possibilità di successo rispetto a quelle delle industrie tradizionali. La Cina non è stata affatto immune al fenomeno.

L’approccio ROI-driven, diffuso nelle aziende tech, fa sì che raramente si utilizzino strategie troppo costose come endorsement di celebrità o eventi marketing offline tradizionali: le informazioni digitali permettono di quantificare l’impatto di ogni centesimo speso.

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Mantenere è meglio che acquisire è un mantra spesso recitato e applicato sia dalle startup tech che dai marketplace eCommerce (le stesse piattaforme CRM utilizzate da Alibaba si concentrano moltissimo sulle conversioni di vecchi acquirenti).

Questo concetto è stato anche assimilato gradualmente dai fashion brand di lusso che durante eventi chiave come il Single’s Day o il Natale, hanno iniziato una massiccia attività di retargeting su clienti già acquisiti offrendo sconti esclusivi, vendite private e omaggi.

Puntare su partnership (local) vincenti

Seconda grande lezioni per i fashion brand di lusso che vogliono sfondare nel mercato cinese: iniziare il loro percorso creando partnership con piattaforme eCommerce e tech locali.

Da quella di Audemars Piguet con JD.com, in grado di offrire supporto tecnico dall’e-store su WeChat fino a quella più famosa dell’acquisizione di CuriosityChina da parte del colosso fashion Farfetch, le partnership sembrano rappresentare la chiave di volta nel processo verso un innesto di successo nell’ambiente digitale cinese.

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Costruire un personale ecosistema

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Alibaba e Tencent sono famose per aver creato un loro ecosistema a circuito chiuso e, come i due grandi colossi del tech, anche i più piccoli come Xiaomi o Netease’s Yanxuan stanno mettendo in atto lo stesso pattern.

Questi brand tech hanno modificato enormemente il moderno user journey: sia che si tratti di “See now, buy now” o “Social commerce” l’idea dietro entrambe le definizioni è quella di abbattere gli ostacoli attorno a una conversione.

Sistemi CRM, piattaforme data management e strumenti di eCommerce management mirano tutti alla finalità di mantenere l’esperienza di acquisto il più semplice e snella possibile. Almeno per ora, le aziende tech sono maggiormente in grado di creare soluzioni a questa nuova esigenza.





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Alibaba Single’s Day 2018, torna l’evento eCommerce più atteso dell’anno


È iniziato il conto alla rovescia per l’evento web più atteso dell’anno in Cina e nel mondo: manca appena un mese al Single’s Day 2018, l’evento eCommerce istituito da Alibaba nel 2009 che ogni anno riesce a superare qualsiasi record di vendite.

Cosa ci aspettiamo dalla nuova edizione? Quali novità saranno apportate ai sistemi di vendita e quali prodotti andranno per la maggiore? Proviamo a indovinare insieme dando un’occhiata ai trend che hanno caratterizzato questo ultimo anno.

Single’s Day 2018: l’edizione del 2017 ha raccolto cifre da capogiro

Memori del successo del 2017 non possiamo che prevedere (con certezza?) un guadagno ancora più alto per Alibaba che l’anno scorso aveva raccolto 168,2 milioni di RMB (circa 22 miliardi di euro) in sole 24 ore,  una cifra che superava quella dell’anno precedente già del 40%.

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Un altro dato che non si può ignorare riguarda la penetrazione da dispositivo mobile: gli acquisti attraverso telefono hanno toccato il 90% contro l’86% del 2016.

Anche se molto probabilmente non verrà sfiorato il 100% possiamo facilmente prevedere un rialzo di almeno un paio di punti percentuale degli acquisti mobile visto il continuo e costante incremento di servizi per la vendita implementati sui dispositivi cellulari.

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Per il Single’s Day 2018 sarà protagonista il New Retail?

In una lettera ai suoi shareholders all’inizio del 2017 Jack Ma scriveva: «Il commercio come lo conosciamo, sta cambiando di fronte ai nostri occhi. L’eCommerce si sta rapidamente evolvendo nel New Retail. I confini tra il commercio online e offline scompaiono mentre ci concentriamo a soddisfare i bisogni su misura di ogni singolo cliente».

Dalla rivoluzione nel fare la spesa all’acquisto su misura di un’auto, fino al caffè 3.0 di Starbucks, Alibaba tenta di soddisfare i propri clienti integrando l’esperienza online a quella offline con il New Retail.

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AlipayHK, ad esempio, ha messo in mostra il suo AlipayHK Next Store, un temporary store senza commessi di 1200 metri quadrati, aperto fino al 1 ottobre scorso per la vendita di vestiti all’interno di un centro commerciale di Hong Kong.

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Le caratteristiche di questo innovativo store?

  • Smile recognition technology: all’entrata nello store una tecnologia riconosce le espressioni facciali di un cliente generando un QR code. L’e-wallet del cliente scansiona il QR code e apre un RFID;
  • Radio Frequency Identification (RFID): una volta che il cliente ha portato in cassa i prodotti selezionati questo sistema scansiona i prodotti e genera uno scontrino con un QR code che potrà essere, a sua volta, scansionato per attivare il pagamento diretto con Alipay.

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Le IA nuovamente protagoniste del Single’s Day 2018

Già nella passata edizione, le IA sono state grandi protagoniste durante il processo d’acquisto: algoritmi per suggerire prodotti, robot e chatbot in grado di capire e interpretare le emozioni umane; l’intelligenza artificiale prende sempre più il sopravvento nel mondo dell’eCommerce.

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Per esempio con chatbot come Dian Xiomi, il servizio customer service di Alibaba che aiuta a rendere più smart ed efficienti le vendite, soprattutto durante il Single’s Day.

Secondo il colosso dell’eCommerce, il chatbot riesce a comprendere più del 90% delle richieste dei clienti e a servire circa 3,5 milioni di utenti ogni giorno.

Un servizio gratuito per i negozianti che non intende rimpiazzare lo staff deputato al customer service ma che offre un servizio supplementare specialmente nei periodi di grande richiesta di assistenza come durante il Single’s Day.

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Una volta selezionato il prodotto i più fortunati possono riceverlo tramite la preparazione e consegna da parte di robot.

Sono stati circa 200 infatti i veicoli automaticamente guidati che hanno funzionato durante l’evento dell’anno scorso nella nuova warehouse vicino Shenzhen.

Secondo Alibaba questi robot possono insieme processare un milione di ordini al giorno e possono essere più efficienti di un operatore in carne e ossa visto che lavorano per sei ore filate con solo un’ora di ricarica.

Ricapitolando: un grandissimo incremento di tecnologie, soprattutto IA e sempre più integrazione tra commercio offline e online grazie a pagamenti facilitati e esperienze di shopping tailor-made.

Di sicuro Jack Ma troverà qualche altro modo di stupirci, non solo con i guadagni. Basterà attendere ancora un altro mese.





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Alibaba vuole il mercato russo e si allea col gigante Mail.Ru Group


Tutti gli occhi erano puntati sul founder di Alibaba Jack Ma, che la scorsa settimana ha raccolto l’attenzione generale con le sue dimissioni, prima anticipate dal New York Times, poi smentite, poi ancora posticipate di un anno. Nel frattempo, la sua creatura, Alibaba appunto, ha stretto un accordo per il controllo del 10% (valore 484 milioni di dollari) di uno dei principali giganti tecnologici russi, Mail.Ru Group.  La parte interessante è quello che nascerà da questa intesa, grazie alla partnership Alibaba controllerà il 48% in una nuova joint venture da 2 miliardi di dollari nell’ecommerce che sarà chiamata AliExpress Russia e di cui Mail.Ru Group e altre due entità russe controlleranno le quote restanti. L’accordo è stato svelato oggi a Vladivostok, Russia, in occasione dell’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping. “Questo è un grosso passo avanti per il mercato digitale russo” ha detto il presidente di Alibaba, Michael Evans.

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600 milioni di commercianti online

Grazie alla joint venture, Alibaba avrà accesso a 600 milioni di commercianti online. I pagamenti verranno gestiti in Russia mentre la gran parte delle merci scambiate sarà importata dalla Cina.

La piattaforma più grande di Russia

La mossa ha questo obiettivo: costituire la piattaforma di shopping online più grande della Russia. Gli altri due protagonisti della joint venture sono MegaFon, la seconda più grande azienda russa di TLC, e RDIF, fondo sovrano russo. In base alla transazione, Alibaba otterrà da MegaFon la sua quota del 10% in Mail.Ru Group.

Vkontakte

Nato alla fine degli anni Novanta come un servizio di email, Mail.Ru Group è diventato nel tempo un colosso Internet che controlla il social network più popolare nella nazione (Vkontakte). Attraverso questo e altri social media, Mail.Ru Group sostiene di raggiungere il 90% degli utenti internet russi almeno una volta al mese.





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Jack Ma lascerà tra un anno


Dopo le speculazioni sull’imminente ritiro di Jack Ma, Alibaba Group ha annunciato oggi che il suo CEO, Daniel Zhang, succederà a Ma come presidente l’anno prossimo, dopo che Ma avrà presentato le dimissioni come presidente il 10 settembre 2019 (esattamente un anno da oggi).

Ma continuerà a far parte del consiglio fino all’assemblea generale annuale degli azionisti nel 2020.

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Dopodiché, Ma resterà un socio a vita della Alibaba Partnership, un gruppo di 36 partner scelti tra i dirigenti di società e affiliate del gruppo Alibaba che hanno una notevole influenza sulla società.

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L’annuncio di Alibaba segue che il ritiro di Ma dalla società da lui fondata nel 1999 era imminente, con Ma, che aveva dichiarato l’ intenzione di dedicare il suo tempo alla filantropia e all’istruzione. Ha poi minimizzato quelle affrmazioni dichiarando al South China Morning Post (di proprietà di Alibaba) che invece ridurrà gradualmente il suo ruolo nella società attraverso un piano di successione.

Jack Ma lascia Alibaba, anzi no

Ma ha già lasciato il ruolo di CEO nel 2013, consegnando la posizione a Jonathan Lu. Lu è stato sostituito nel 2015 da Zhang, l’ex COO di Alibaba, dopo che Ma ha riferito ai dipendenti che è tempo che la compagnia sia gestita da persone nate negli anni ’70 e dopo (Zhang è nato nel 1972, tre anni dopo Lu).

Jack Ma

In una lettera inviata oggi ai media, Ma ha scritto che Zhang ha “dimostrato il suo talento superbo, il suo senso degli affari e una leadership determinata” da quando ha assunto il ruolo di CEO. Sotto la sua amministrazione, Alibaba ha visto una crescita coerente e sostenibile per 13 trimestri consecutivi. La sua mente analitica è impareggiabile, ha a cuore la nostra missione e visione, abbraccia la responsabilità con passione e ha il coraggio di innovare e sperimentare modelli di business creativi”.

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Ma ha anche ribadito che il suo allontanamento sarà graduale: “Ho dedicato molti pensieri e preparativi a questo piano di successione per 10 anni. Sono lieto di annunciare il piano oggi grazie al supporto di Alibaba Partnership e del nostro consiglio di amministrazione “, ha scritto. “Voglio anche offrire un ringraziamento speciale a tutti i colleghi di Alibaba e alle famiglie, perché la loro fiducia, il sostegno e il nostro obiettivo comune negli ultimi 19 anni ci hanno preparato per questa giornata con fiducia e forza.”

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Ma ha detto che continuerà a contribuire come partner di Alibaba, prima di aggiungere: “Voglio anche tornare a insegnare: mi entusiasma molto perché ed è ciò che amo fare. Il mondo è grande e io sono ancora giovane, quindi voglio provare nuove cose.





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Jack Ma lascia Alibaba (che vale 420 miliardi)


Jack Ma, il founder di Alibaba e fra gli uomini più ricchi della Cina (e al 20°o posto nella classifica mondiale di Forbes del 2017), lascerà la guida del colosso dell’ecommerce il 10 settembre, il giorno del suo 54° compleanno. Lo ha anticipato lui stesso secondo quanto riporta il New York Times, spiegando che darà le dimissioni lunedì prossimo per dedicarsi in futuro solo ad attività filantropiche (resterà però nel consiglio d’amministrazione). La sua creatura vale circa 420 miliardi di dollari. Jack Ma è stato è stato il primo imprenditore della Repubblica popolare cinese ad apparire su una copertina di Forbes (era il 2011, patrimonio netto stimato 36 miliardi).

Non è la fine di un’era ma l’inizio di una nuova, per me. Voglio morire su una spiaggia, non in ufficio

 

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Ex insegnante di inglese

Ex insegnante di inglese, nato il 10 settembre 1964, a Hangzhou, nella provincia dello Zhejiang, Jack Ma nel 1995 ha fondato quella che molti ritengono la prima società Internet con base in Cina, Yellowpages. Quattro anni dopo ha avuto la sua intuizione, quando si è lanciato nell’avventura di fondare una piattaforma di ecommerce rivolta innanzitutto ad un mercato enorme come quello cinese. Alibaba è stata fondata proprio con lo scopo di creare un portale di ecommerce che mettesse in contatto i produttori cinesi con compratori esteri. Sbarcata a Wall Street due ani fa, Alibaba è oggi una delle società più ricche al mondo. Già nel 2013 Ma si era dimesso da CEO lasciando il posto a Daniel Zhang, che ora è il maggior candidato a prendere in tutto e per tutto il suo posto.





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i numeri del Q2 2018 dei colossi cinesi


L’estate volge al termine e con essa, in termini aziendali, anche il “secondo quarto” dell’anno. E visto che a noi piacciono le cifre da capogiro, analizzeremo il Q2 delle più grandi aziende di eCommerce e digital media cinesi, ovvero, Alibaba, JD.com e Tencent. Cosa aspettarci da questi dati? Un bel cambio di rotta che vede protagonista una netta frenata all’incessante crescita degli ultimi anni oppure uno status quo?

Difficile da stabilire con precisione visto che in alcuni business, come quello del lusso ad esempio, il boom del mercato eCommerce cinese sembrava essere un luogo ameno ricco di opportunità in grado di mettere in contatto brand multinazionali con un mercato ancora molto sconosciuto ai più. Tuttavia nel 2018 tali brand sono sempre più restii a intraprendere partnership con i colossi digitali locali e iniziano a optare, piuttosto, per un proprio sito con dominio .cn o un’app mobile.

Il Q2 2018 di Alibaba

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Nel mercato globale Alibaba è ancora molto amato, soprattutto a Wall Street dove di 39 analisti tracciati da FactSet che coprono il titolo, tutti e 39 lo considerano un acquisto. La media del target price è di 234.62,36 dollari, il 36 percento sopra i livelli attuali.

Secondo le previsioni di eMarketer Alibaba si aggiudicherà la più grossa fetta dell’intera torta del mercato eCommerce cinese, ossia circa il 58%, seguita dal 16% di JD.com. A dare credito al colosso eCommerce è l’abnorme quantità di dati posseduta (e che nessun’altra piattaforma è mai riuscita ad accumulare negli anni) a favorire una customer experience molto più mirata e personalizzata.

Il Q2 2018 di Tencent

Nell prima metà di agosto i numeri riportati da Tencent avevano scosso il mercato domestico: in un report redatto dalla compagnia veniva sì indicata una crescita del 30% (rispetto all’anno precedente) favorita principalmente a servizi a pagamento, vendite e iscrizioni a servizi, pubblicità sui social ecc., ma soprattutto a dare nell’occhio è stata la segnalazione di una leggera decrescita dei profitti pari al 2%.

La più grande azienda in ambito social media cinese ha registrato tra aprile e giugno di quest’anno una revenue di circa 17,87 miliardi di RMB (circa 2,26 miliardi di Euro), circa 2 miliardi di RMB in meno rispetto alle previsioni.

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La colpa per questo risultato è stata addossata, in parte, al lento sviluppo del settore gaming a causa dell’avvento di una serie di regolamentazioni governative di marzo scorso che hanno vietato a Tencent la possibilità di monetizzare molti giochi online tra cui PlayerUnknowns’ Battlegrounds (un gioco con più di 400 milioni di utenti in tutto il mondo).

Per quanto riguarda il mercato del lusso Tencent ha puntato tutto sulla partnership con grandi piattaforme eCommerce come VIPshop e JD.com. Partnership che per quanto proficue hanno costretto Tencent a rimuovere il suo flagship store sul Tmall di Alibaba 24 ore dopo il suo lancio. Eppure Tencent ha deciso di schierarsi dal lato opposto di Jack Ma.

Ma non ci sono solo brutte notizie per questo Q2 di Tencent: il più grande successo di questo ultimo anno sembra essere dovuto ai Mini Program con i quali il colosso dei social media cinese sembra aver costruito un vero e proprio ecosistema (con circa 200 milioni di utenti attivi al giorno). Molti brand di lusso come Burberry, Dior, Gucci e Givenchy hanno approfittato dei questa tecnologia già in occasione della festa degli innamorati cinese.

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Secondo il presidente di Tencent Martin Lau “nell’ambito dello smart retail i Mini Program aiutano i marketer a ridurre i tempi di checkout, a facilitare il recapito dell’ordine e a fornire promozioni mirate di prodotti attraverso link collegati agli account ufficiali”.

Il Q2 2018 di JD.com

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I risultati per JD.com in questo secondo quarto sono piuttosto eterogenei: il secondo eCommerce della Cina riporta una crescita annua del 31,2% ma non riesce a soddisfare le stime di consenso di circa 23 miliardi di RMB (fonte 22 analisti Thomson Reuters).

Le vendite di JD.com sono solitamente più alte nel Q2 dell’anno per via dell’evento618” (18 giugno), lo shopping festival di metà anno che quest’anno ha registrato una revenue record di 159,2 miliardi di RMB.

Inoltre, JD.com investe sempre più denaro in logistica per essere in grado di consegnare la merce in tutto il paese in 1-2 giorni, una tempistica di consegna molto appetibile che i suoi competitor faticano a ottenere, specialmente quando si tratta di beni di lusso. Infatti brand come Balenciaga si affidano a JD.com proprio perché il suo servizio di logistica sembra non avere rivali. Ciò significa che anche i suoi partner stranieri Toplife e Farfetch saranno in grado di fornire una quantità significativa di supporto operativo dietro le quinte affinché i brand possano concentrarsi su ciò che sanno fare meglio.





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Groupon è in vendita, si cerca compratore


La decennale storia di Groupon potrebbe avere un epilogo non troppo felice: i dirigenti dell’azienda, così come gli istituti bancari che rappresentano gli interessi della società, durante il mese scorso hanno contattato diversi soggetti tastando il terreno su una eventuale acquisizione del pioniere dei coupon. Secondo Recode, i rappresentanti di Groupon avrebbero provato a suscitare interesse per la vendita della società con sede a Chicago.

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Non si tratta di una novità in senso assoluto: il cattivo stato di salute della società e la disponibilità sul mercato era nota da tempo ma, in quest’ultimo mese, le offerte si sono fatte più insistenti, incentivando l’interesse tra i potenziali acquirenti. Un portavoce di Groupon ha però rifiutato di commentare.

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Il boom di Groupon e il suo declino

Nei primi anni successivi al lancio nel 2008, Groupon è stato un punto di riferimento per le startup, perché aveva introdotto molti meccanismi nuovi presentando al grande pubblico le offerte giornaliere o a scadenza sui prodotti per i consumatori online. Nel 2010, la società rifiutò l’acquisizione da parte di Google per 6 miliardi di dollari e, quando a seguito della quotazione in borsa del 2011 il suo valore crebbe fino a 16 miliardi, la mossa sembrò molto intelligente.

Si trattava però del picco di crescita di Groupon: oggi la compagnia vale 2,4 miliardi, dopo un declino lento e costante. Groupon, tuttavia, ha realizzato un utile operativo nel 2017 per la prima volta dal 2014.

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Dal novembre 2015, alla guida di Groupon è c’è Rich Williams, che aveva ricoperto altri ruoli senior nella società dopo essere arrivato da Amazon nel 2011. Da anni ripete che l’obiettivo dell’azienda è quello di rendere Groupon una “abitudine quotidiana” nella vita dei consumatori. Sicuramente non è ancora successo.



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