Airbnb vuole distribuire quote della società a chi usa il servizio per affittare casa


Airbnb vuole dare ai proprietari di case che contribuiscono ad alimentare il suo servizio l’opportunità di possedere un pezzo della sua attività. Ecco perché, come riportato da Axios, la società valutata 31 miliardi di dollari ha scritto alla SEC (l’ente di controllo della borsa americana) per chiedere se le sue regole sulla sicurezza possono essere riviste.

In particolare, Airbnb sta cercando di modificare la norma 701 della SEC – che disciplina la proprietà del capitale nelle società – per consentire un nuovo tipo di classe azionaria per i lavoratori che partecipano a società di gig economy e ai loro servizi. Anche Uber, per esempio, ha incontrato la SEC per proporre un accordo simile, ma Airbnb sta cercando di fare tutto alla luce del sole e ha esposto le sue ragioni in una lettera, forse anche per stimolare un dibattito pubblico sull’argomento.

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L’iniziativa di Airbnb e i possibili ostacoli

“Nel mercato della sharing economy, Airbnb ha successo quando anche i suoi host hanno successo”, ha scritto l’azienda in un passaggio della lettera. “Riteniamo che consentire alle società private di concedere agli host e ad altri partecipanti alla gig economy l’equity nella società da una fase precedente allineerebbe ulteriormente gli incentivi tra tali società e i loro partecipanti a vantaggio di entrambi”.

Secondo indiscrezioni Airbnb starebbe pianificando la quotazione in borsa per il prossimo anno. Intanto, anche se non è chiaro in che modo un host potrebbe guadagnare equity di Airbnb sarebbe necessaria un’ulteriore modifica delle regole. Attualmente i regolamenti SEC, infatti, richiedono che qualsiasi azienda privata con oltre 2.000 azionisti o 500 o più che non siano investitori accreditati negli Stati Uniti, deve essere registrata.

Questo è chiaramente un problema per Airbnb, che è cresciuto fino a oltre cinque milioni di annunci dalla sua fondazione nel 2008. Resta da vedere quanti di questi proprietari di case potrebbero possedere equity anche se le regole sono state emendate per consentirle.

Poi ci sono ulteriori complicazioni per le aziende che si sono espanse al di fuori del mercato statunitense. La maggior parte degli host di Airbnb si trovano all’estero: il servizio afferma di offrire alloggi in circa 81.000 città in oltre 190 paesi, il che rende difficile distribuire l’equity basata negli Stati Uniti.

Brian Chesky

La relazione con gli host

Tuttavia, questo riconoscimento pubblico dei suoi host e del ruolo cruciale che svolgono è una parte positiva proprio della loro relazione. Mentre spesso nella gig economy i lavoratori sono lasciati senza vantaggi e garanzie in nome della flessibilità, Airbnb cerca in qualche modo di offrire un riscontro anche a questo capitale umano.





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ecco Sofan, l’Airbnb dei tifosi


Un’app per condividere, insieme al divano di casa, il proprio abbonamento pay tv o streaming con amici e sconosciuti che cercano qualcuno con cui vedere le partite. Si chiama Sofan, è una piattaforma nata da una startup italiana, che consente di condividere il proprio salotto di casa per vedere eventi sportivi in compagnia di altri tifosi.  Per la fase di lancio è stata scelta Milano per via del bacino universitario e del numero sempre maggiore di lavoratori stranieri che si trasferiscono ogni anno. Però sarà possibile anche per i tifosi delle altre città proporsi come Host: Sofan infatti vuole ad estendere il proprio servizio in altre città italiane entro la fine del 2019.

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Una piccola fee per l’ospitalità

Grazie a Sofan gli appassionati in possesso di un abbonamento pay-TV o a piattaforme di streaming, potranno creare degli eventi a cui i Guest potranno registrarsi. Gli Host potranno anche recuperare il costo del proprio abbonamento perché il tifoso ospitato gli riconoscerà una piccola fee per ringraziarlo dell’ospitalità. “La piattaforma tratterrà intorno al 10% dall’importo incassato dagli host per ogni l’evento – spiega uno dei tre founder Antonio Gullotti, 29 anni, con un background nel marketing ed esperienze di lavoro nella comunicazione sportiva e in Borsa Italiana – gli host avranno un limite economico, perché si tratta di un’attività non a scopro di lucro, quindi si tratta di un rimborso spese, non un guadagno”.

Come si diventa Host

Il lancio completo della piattaforma in versione desktop e mobile tramite app IOS e Android non è ancora avvenuto, ma è già possibile compilare il form per chiedere di diventare Host e per i primi 100 è prevista una promozione.

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E’ nata così

Dietro Sofan c’è un team di tre ragazzi, due siciliani di Palermo (Antonio Gullotti e Luciano Monteleone)  un milanese (Federico Torno). I primi, trasferitisi all’estero, avevano trovato difficoltà per assistere alle partite della loro squadra. “Era un periodo in cui studiavo e lavoravo in Olanda con Luciano Monteleone  – racconta sempre Gullotti – da tifosi di una squadra relativamente piccola come il Palermo avevamo difficoltà a trovare un posto dove vedere la partita e da lì è nato il bisogno di trovare una soluzione alternativa, economica, confortevole e familiare”. A questo punto, dopo l’analisi di mercato, “è iniziata la fase di sviluppo. La svolta c’è stata dopo il nostro ritorno in Italia: siamo stati contattati da Federico Torno, un giovane di Milano che stava seguendo lo stesso progetto”.

La fase 1

Hanno unito le forze e hanno ideato una piattaforma che permetterà di contattare chi, nella città dove ci si trova momentaneamente, mette a disposizione uno schermo e un posto sul divano o su una poltrona per guardare una partita, provando a risolvere il bisogno di tanti tifosi fuori sede: trovare una soluzione economica e confortevole dove vedere le partite alternativa al pub. “Abbiamo lanciato la fase 1 – ha spiegato sempre Gullotti –  dove ci concentriamo soprattutto sugli Host di Milano (poi puntiamo ad espanderci anche in altre città e all’estero), quelli che mettono a disposizione la loro living room”.

L’Airbnb dei tifosi

In attesa che la società definisca anche finanziariamente il proprio percorso, c’è già chi la definisce l‘Airbnb dei tifosi. “Sì. E’ una definizione corretta. Vogliamo cavalcare l’onda della sharing economy”.





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Con queste startup puoi guadagnare con la tua casa mentre sei in vacanza


Le vacanze sono arrivate e anche quest’anno una quota sempre maggiore di persone che partono per una località o per un’altra non si affidano agli hotel per trascorrere il proprio soggiorno, ma vanno ad abitare nella casa di qualcun’altro. Esatto, in tanti utilizzeremo uno dei portali di affitti brevi che oggi popolano il web, primo fra tutti il colosso americano Airbnb.

Secondo recenti ricerche, i centri storici delle principali città italiane si stanno airbnbizzando: quasi il 20% delle case dentro le mura di Firenze, ad esempio, è in affitto, il 25% a Matera, l’8% a Roma, il 9% a Venezia. Ma come fare ad affittare casa in questo modo senza rinunciare a vivere (o alle proprie vacanze)?

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Il popolo degli affittuari brevi: un nuovo mestiere?

Molte persone che si sono lanciate in questo business hanno investito un gruzzoletto in una casa in buona posizione in cui non vivono, ma che tengono invece solo come fonte di reddito. Altri, i più social, affittano quella stanza in più che non hanno mai usato, ma la maggior parte delle persone usa gli affitti brevi come piccola fonte di guadagno quando non è a casa.

Con qualunque opzione, affittare su Airbnb diventa sempre più un lavoro: bisogna tenere la casa sempre in ordine, cambiare lenzuola e asciugamani, fare le pulizie, ricordarsi chi ha affittato quando e su quale portale (per i più navigati che sfruttano davvero tutte le possibilità di guadagno offerte del web), essere presenti per il check-in e il check-out.

In effetti, la necessità per l’affittuario di essere fisicamente presente nelle fasi iniziali e finali del soggiorno rende spesso difficile per chi vorrebbe affittare farlo nei periodi più remunerativi: quelli delle vacanze. Ad agosto, quando la maggior parte delle città si svuotano dai residenti che fuggono al mare, ad esempio, ma si riempiono di turisti stranieri in cerca di alloggio per qualche giorno. E che si fa? Si rimane in zona solo per poter guadagnare qualche soldo in più anche in questo periodo? O si rinuncia ai ricavi di alta stagione per potersi permettere una vacanza?

È per questo che si sono moltiplicate, nel sottobosco degli affitti brevi, le soluzioni tecnologiche e le startup che offrono servizi a questa nuova categoria di professionisti dell’affitto breve.

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Check in completamente online con Keesy

Il problema più grande per chi decide di affittare casa è quello di essere presente nelle fasi di check-in e check-out degli ospiti. Questi, infatti, possono arrivare a qualunque ora del giorno e della notte, negli orari d’ufficio e soprattutto nei giorni di vacanza, lasciando agli affittuari ben poca libertà. Un grosso svantaggio a cui si deve sottostare per fare qualche soldo in più con gli affitti brevi.

Ma non disperare: la soluzione c’è. A dire il vero, ce ne sono molte, ma una tra tutte ha dato una risposta davvero interessante al problema, creando un’infrastruttura online e offline completamente automatizzata, davvero degna del terzo millennio. Si chiama Keesy, è italianissima e con il suo business delle cassette di sicurezza automatiche sparse nelle principali città sta cambiando il mondo degli affitti brevi.

I Keesy Point sono punti di accoglienza degli ospiti offline gestiti completamente online: sono luoghi fisici sempre aperti e videosorvegliati, dove gli affittuari vanno a consegnare la chiave di casa e gli ospiti a ritirarla, il tutto tramite un codice unico e segreto scambiato attraverso la piattaforma e occupandosi anche delle faccende burocratiche. Chi affitta casa a Firenze (luogo di nascita della startup), Roma, Milano, Cagliari, e da pochissimo anche a Como, Torino e Venezia, può quindi dimenticarsi il caldo dei torridi mesi estivi e andare a godersi i propri guadagni passivi di Airbnb da un’assolata spiaggia caraibica, volendo.

Il tutto per cifre accessibili, facilmente coperte con un paio di affitti al mese e, soprattutto, disponibili anche senza sottoscrivere un abbonamento ma per singola circostanza.

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Cenerentola si prenota con l’app

Ma lo scambio delle chiavi non è il solo momento in cui l’affittuario dovrebbe essere presente durante il soggiorno: c’è anche il problema della gestione delle pulizie e degli eventuali danni.

Di imprese di pulizia online e offline ce ne sono a migliaia, ma come fare a controllare che il lavoro sia di qualità e che gli ospiti non abbiano combinato disastri tra un affitto e l’altro?

Ci pensa Properly e la sua app multimediale che permette di avere delle pulizie davvero personalizzate anche senza essere presenti e con feedback in tempo reale. Grazie alla fotocamera dello smartphone è possibile scattare foto ai diversi ambienti della casa e richiedere attività specifiche al professionista che avrà risposto all’annuncio.

In seguito alle pulizie, poi, si riceve in tempo reale la foto dell’operato o di eventuali danni ulteriori non previsti.

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Molte piattaforme, un unico software

La verità è che per riuscire ad avere dei guadagni con gli affitti brevi, sempre più spesso essere su una sola piattaforma non basta: i portali si sono moltiplicati, Airbnb può essere maggiormente utilizzato tra i clienti italiani e americani, ma i francesi hanno altre preferenze, gli israeliani altre ancora, e così via. E star dietro a tutto sembra impossibile.

Per fortuna c’è Guesty, che con delle commissioni contenute (il 2-5% del prezzo della prenotazione) fornisce un software davvero completo e utile. C’è tutto: ogni canale e piattaforma raccolti in un’unica app, così come la messaggistica con gli ospiti; messaggi automatici, definizione di prezzi dinamici, strumenti per la gestione del personale di pulizia. Insomma, con questo strumento si passa dall’essere dei semplici affittuari occasionali a draghi degli affitti brevi.

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Per chi vuole un guadagno davvero passivo

Tutto questo non ti basta? Vuoi startene sdraiato su una spiaggia alle Maldive tutto l’anno e vedere il tuo conto in banca semplicemente crescere con gli affitti brevi? Be’, auguri!

Anche il mondo degli affitti brevi non è più sede di guadagni facili come lo era un tempo. Sei pronto alla sfida? Vuoi lanciarti veramente in questo business? Allora hai due possibilità: o ti ci dedichi anima e corpo, facendolo diventare il tuo lavoro primario (con tanto di pulizie ad opera tua), oppure affidi completamente la gestione della cosa a una delle tante startup tuttofare sul mercato. E qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

C’è l’italiana CleanBnb, che si occupa di garantire la massima visibilità all’annuncio, di gestire le prenotazioni e l’assistenza, i pagamenti e la burocrazia, ma volendo anche dell’accoglienza, della pulizia, del check-out di persona, per garantire sempre un tocco umano a questi strumenti che, in teoria, erano nati come punto di contatto tra persone.

Come loro ce ne sono tanti altri, da Flatty a BnbSitter, ognuno con le sue specifiche e i suoi costi, che comunque si aggirano sempre intorno al 10-20% del valore dell’affitto, a seconda dei servizi richiesti. Ma in cambio di ciò, tu non dovrai davvero più occuparti di nulla.

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Conveniente o no, vai in vacanza

Bellissimo, no? Ora puoi andare in vacanza tranquillo, e mettere online la tua casa in affitto breve. Attenzione, però, a far bene i conti: al netto delle commissioni richieste da queste startup e considerando anche le spese come acqua, luce e gas, in certi casi può essere quasi più conveniente andarsene semplicemente in vacanza ricordando di staccare la corrente in casa.



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Nutella, Lego e altri brand da seguire su Pinterest per trovare l’ispirazione


Di Pinterest non si parla mai abbastanza. Nato circa otto anni fa e definito da subito come un vero e proprio luogo virtuale e come un motore di ricerca visiva, oggi Pinterest conta circa 200 milioni di utenti nel mondo, 4 milioni di visitatori in Italia.

Più che un social network che connette le persone, Pinterest è sempre stato considerato ed utilizzato come una fonte d’ispirazione, una piattaforma per connettere le idee, farle crescere e concretizzarle.

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Negli ultimi anni, il valore di Pinterest come strumento di marketing sta crescendo notevolmente. Molti brand sono presenti sulla piattaforma e le proprie bacheche sono diventate dei luoghi-non luoghi bellissimi e ricchi di spunti e idee creative da ammirare e da cui partire per generare contenuti veramente di valore.

Scegliere le bacheche migliori è davvero un compito difficile. Vediamone alcune che ci hanno davvero incantato.

Coca-Cola è sempre Coca-Cola

“Discovering moments of happiness, one picture at a time”. Ed è davvero questa la sensazione che si prova quando si scorre tra le bacheche di Coca-Cola.

Una bacheca è interamente dedicata alle vacanze di Natale: chi è che non si emoziona di fronte ad una tavola imbandita, costellata da luci e decorazioni natalizie o non si esalta davanti alla figura di Santa Claus?

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Le case incantate di AirBnb

Le bacheche di Airbnb incanterebbero qualunque utente. Dimore fiabesche, design, case incredibili in una raccolta unica: non si può non rimanerne incantati e non lasciarsi ispirare.

Chi non vorrebbe trascorrere un week end in una meravigliosa casa sull’albero?

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Oreo

Ancora una volta è il food ad incantare e a vincere su tutto.

Qualcosa di incredibile accade sulle bacheche di Oreo. Un tripudio di colori, di forme e d’idee che arriva dritto al cuore degli utenti e dove è impossibile non perdersi in un’esplorazione che lascia senza parole.

Made with Oreo, made with love, insomma.

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Che mondo sarebbe senza Nutella?

Nutella non è da meno. E come potrebbe esserlo?

Felicità è la parola chiave per esplorare la pagina Pinterest di Nutella e le sue bacheche tematiche. Ed è proprio su questo concetto che Nutella punta: non osservare le immagini, esplora la felicità!

Dalla bacheca Play with your food traspare un design unico e una creatività vincente.

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Lego

Tra le bacheche di Lego, Lego Architecture è senza dubbio una delle migliori del brand.

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Immagini semplici, chiare, creative e bellissime. A dimostrazione che, partendo da un minuscolo frammento, è possibile costruire qualsiasi cosa.

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Certamente, non è possibile stilare una lista assoluta delle migliori bacheche dei brand su Pinterest. Di creatività, bellezza e fonti d’ispirazione Pinterest ne è davvero pieno.



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