La regola delle 8W per pianificare campagne Pay Per Click di successo


Fare le giuste domande prima di impostare una campagna Pay Per Click è importante tanto quanto conoscere approfonditamente la piattaforma che ti appresti ad usare.

Ecco perché nel corso del tempo mi sono creato un piccolo questionario di pianificazione per essere sicuro di non perdere informazioni importanti per impostare la miglior struttura di annunci possibile.

Se avessi iniziato a seguire questo schema fin dai primi anni della mia carriera professionale nel PPC, avrei evitato molte incomprensioni e problemi che ho poi dovuto risolvere in corso d’opera (sprecando un sacco di tempo ed energie).

L’ho chiamata la regola delle 8W del PPC, visto che si basa sui seguenti 8 macro-argomenti da approfondire:

  1. WHY: perché, ovvero, quali sono gli obiettivi primari e secondari della campagna?
  2. WHO: chi è responsabile del progetto?
  3. WHAT: cosa si deve promuovere (prodotti, servizi, attività non profit ecc.)?
  4. TO WHOM: a chi ci rivolgiamo (utenti target ideali)?
  5. WHICH WAY: quali canali/reti possiamo utilizzare (ricerca, shopping, display, video o un mix di tutto)?
  6. WHEN: quando (tempistica degli annunci)?
  7. WHERE: dove dovranno essere visibili le campagne?
  8. WITH WHAT BUDGET: con quale budget, ossia, quanto si può investire?

Ma vediamo un po’ più nel dettaglio cosa approfondire specificamente per ciascun punto.

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Obiettivi della campagna (Why)

Qual è l’obiettivo principale della promozione? Vendite di e-commerce, lead generation, branding o…

Ci sono obiettivi secondari?Incremento del database di marketing, vendite nei negozi fisici, riconoscimento del marchio ecc.

Project Manager (Who)

Chi ha il potere di decidere cosa deve essere promosso e con quale budget?

Articoli da promuovere (What)

Esiste materiale (online o su carta) che descrive esattamente ciò che dobbiamo promuovere?Esistono gruppi di prodotti / servizi omogenei per classificarli?

Approfondisci bene questa questione, perché la risposta potrebbe darti la struttura iniziale di base delle tue campagne.

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Clienti ideali (to Whom)

Chi sono i gruppi target ideali di clienti (o di acquirenti)?Aziende (dimensione, tipo ecc.); Liberi professionisti (professionisti, artigiani ecc.); Consumatori finali (età, sesso, reddito ecc.).

È disponibile una relazione di mercato per il settore? Questionari sulla soddisfazione dei clienti? Commenti o chat registrati dal sito? Recensioni online? Raccogli tutto il materiale disponibile e dai un’occhiata alle analisi esistenti o lanciane di nuove, potrebbero farti venire delle idee da testare poi nelle campagne.

Quali strumenti/dispositivi stanno utilizzando ora gli utenti online per convertire?

Modalità di promozione (Which way)

Le campagne sono progettate per soddisfare una richiesta specifica del mercato già esistente, stimolare la domanda o aumentare la fidelizzazione?
Nel primo caso dovrai utilizzare principalmente le campagne di ricerca. Nel secondo ti servirà anche la rete display. Per incrementare il tasso di acquisti ripetuti è sicuramente necessario anche il remarketing.

Quali sono le caratteristiche chiave dei beni o servizi da promuovere? Quali sono le ragioni principali per cui i clienti acquistano i nostri e non quelli della concorrenza?
Stai bene attento a queste risposte, perché costituiranno la base di partenza del testo degli annunci.

Chi sono i principali concorrenti?
Non fidarti mai di chi dice che non ci sono concorrenti. Ci sono sempre. Capire chi o cosa sarà in competizione con noi aiuta moltissimo nel definire le strategie da usare.

Cosa accende la “luce dell’interesse” negli occhi dei clienti quando viene menzionato?
Meglio fare questa domanda a chi è in contatto diretto con i clienti finali o ai rappresentanti o al team di assistenza alle vendite.

Esistono delle promozioni specifiche? In cosa consistono? Possiamo crearne qualcuna per le campagne?

Esistono termini specifici del “gergo” di settore che dobbiamo (o possiamo) usare negli annunci?

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Tempi della promozione (When)

Esiste una stagionalità specifica per i prodotti / servizi da promuovere?

Esistono altri motivi che possono influire sulle date di inizio e fine delle campagne?
Eventi di settore, promozioni in atto o da realizzare, azioni promozionali in altri canali, campagne di competitor ecc.

Esiste una pianificazione speciale diurna per gli annunci che potrebbe avere senso per gruppi di clienti target specifici?
Se il target sono aziende strutturate non ha senso far girare gli annunci di sera e nei week end, se sono professionisti, PMI, artigiani o semplici consumatori dovrai valutare la cosa a posteriori guardando le statistiche di conversione.

Aree geografiche di riferimento (Where)

Dove si trovano i destinatari delle campagne e che lingue parlano?

Ci sono negozi / rivenditori da considerare nel targeting geografico delle campagne?

Ci sono aree specifiche che devono essere mirate in modo diverso per qualsiasi motivo?

Investimento (With what budget)

Quando possiamo spendere al massimo in un giorno / mese?

Come deve essere suddiviso il budget tra le categorie di prodotti/servizi, lungo la linea temporale delle promozioni e all’interno delle aree geografiche interessate?

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 Come creare campagne efficaci

In un mondo perfetto dovresti avere almeno alcuni indizi su tutti gli aspetti toccati in questo questionario. Quando ho dovuto impostare le campagne ignorando alcuni di questi dati, di solito mi è stato necessario molto più tempo e sforzi per renderle redditizie, a meno di interventi dovuti alla fortuna (il fattore “C” conta anche in AdWords), o che non avessi già avuto esperienze specifiche nello stesso settore o altri esempi di colleghi affidabili su cui poter contare (che poi è uno dei motivi principali per cui nel 2012 ho creato ADworld Experience).

Spero sinceramente che questa checklist (tratta dal libro “AdWords Agile” appena uscito per Hoepli) ti possa aiutare come ha fatto con me.

Se secondo te mi sono scordato qualcosa di importante non esitare a commentare questo post.

Che il ROI sia con te! 😉

 

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Le cinque campagne dalla FIFA World Cup 2018 che ci sono piaciute di più


La FIFA World Cup costituisce da sempre uno degli appuntamenti più ghiotti in fatto di marketing per i brand di tutto il mondo: pubblico vastissimo, tema ben definito, altissima possibilità di pianificare contenuti e pubblicazioni.

Ecco perché i creativi di tutto il mondo producono ogni quattro anni alcune delle più belle campagne di sempre. La spesa pubblicitaria di quest’anno, secondo le previsione in crescita del 5,2%, arrivando a circa 535 miliardi di dollari, in parte è stata anche dovuta alla Coppa del Mondo.

Il più grande evento sportivo mondiale, insomma, resta ancora un palcoscenico sul quale gli inserzionisti possono esibirsi e mostrare le loro migliori idee.

Per la World Cup che si è appena conclusa, abbiamo selezionato cinque campagne che ci sono piaciute particolarmente, sia per la realizzazione che per le idee innovative o particolarmente divertenti che ci sono alla base del concept. Scopriamole insieme.

1. Caltex ha omaggiato la nazionale australiana

La compagnia petrolifera australiana Caltex ha voluto omaggiare la propria nazionale e in particolare il veterano Tim Cahill, riprogettando le stazioni di servizio, diventate da maggio a giugno “CahillTex”.

Davvero convincente l’iniziativa di ambient marketing, che però ha ricevuto qualche piccola critica: per alcuni l’unico motivo per portare il trentottenne in Russia insieme agli altri Socceroos (così sono chiamati i giocatori della nazionale in Australia) sarebbe stata proprio la mega operazione di marketing alle sue spalle.

2. IKEA non si lascia sfuggire l’occasione dei mondiali

Per IKEA instant e real time marketing non hanno segreti e non poteva certamente lasciarsi sfuggire l’occasione della World Cup per sfoderare la sua migliore arma: unire mobili e umorismo.

Dopo qualche simpatica presa in giro nei confronti della nazionale italiana, fuori proprio a causa della Svezia dai Mondiali 2018, IKEA ha puntato a un pubblico più ampio.

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E se la Coppa del Mondo può dividere completamente il salotto, ecco che è necessario scegliere il divano giusto per guardare comunque tutti insieme le partite.

Il divano Dekajtig consente a un familiare di voltare le spalle al televisore, mentre il divano Vallentuna può separarsi per ospitare fazioni opposte.

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3. AQuest e Foosball World Cup 2018, dalle partite in TV al gaming

La nuova unit Lab di AQuest ha creato un gioco online, Foosball WorldCup 2018, per permettere agli italiani di godersi comunque i Mondiali di calcio, anche se la Nazionale ne è stata esclusa.

Consapevole che per gli italiani il calcio sia “il gioco più bello del mondo”, AQuest ha creato una vera e propria campagna innovativa e interattiva, basata tra l’altro sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Il gioco è stato realizzato utilizzando una grafica 3D “low poly”, in un ambiente in cui giocatori, pallone in movimento e confini dello stadio vengono illuminati da una luce neon dinamica, e con un’inquadratura capace di seguire ogni movimento dei giocatori e le traiettorie della palla, rendendo le azioni realistiche ed avvincenti.

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Tra i 32 team qualificati ai mondiali (più uno bonus, gli Azzurri), si può scegliere la propria squadra del cuore e, in base ai colori del team selezionato, l’ambiente 3D reagisce e si adatta di conseguenza. La squadra avversaria è scelta in maniera casuale entro cinque secondi, mentre la durata complessiva del gameplay è di tre minuti.

Grazie all’utilizzo dell’AI, basata sulla classifica calcistica reale, infine, le squadre più forti che hanno partecipato al mondiale hanno avuto una prestazione migliore anche nel gioco online. Potenza del tiro, velocità orizzontale dei giocatori e velocità della palla variano a seconda della squadra selezionata.

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Lo scopo di cavalcare in real time l’evento di risonanza internazionale è stato collegato all’effetto nostalgia del tradizionale calcio balilla, ma sperimentando avanzate tecnologie di grafica 3D e template.

Un bell’esempio di come il gaming possa entrare nella comunicazione del brand, creando una campagna marketing ad hoc, con obiettivi precisi di awareness.

4. Carlsberg ha puntato sul luxury trasformando il suo prodotto

Il brand di birra danese Carlsberg ha cercato di conquistare i fan in Europa e in particolare in Russia creando una birra con la consistenza del caviale.

CP + B Copenhagen ha ideato il piano e sviluppato la birra di lusso con l’aiuto di esperti alimentari in Danimarca.

La birra con la consistenza delle uova di pesce più costose al mondo è stata creata per dare la possibilità anche agli appassionati di calcio di assaporare insieme la cultura russa e quella danese.

5. Paddy Power, tutto calcolato

Il sito di bookmaker irlandese Paddy Power cerca di distinguersi durante ogni evento sportivo, dato che le scommesse sono il suo pane quotidiano. Quest’anno si è distinto con una prodezza in favore degli orsi polari, prendendo un po’ in giro la Russia.

Prima ha fatto trapelare un finto filmato “live” su LiveLeak di un orso polare russo veniva dipinto di rosso con una bandiera dell’Inghilterra, annunciando questa trovata anche con un annuncio pubblicato su The Metro.

Il feedback indignato degli animalisti si è subito propagato, per ben due giorni, in rete, contribuendo alla diffusione del caso, fino a che Paddy Power non ha utilizzato un nuovo annuncio su The Metro per rivelare che il filmato era stato orchestrato per attirare l’attenzione sulla difficile situazione dell’orso polare nella Russia artica, una zona off limits per gli studiosi di Polar Bears International, l’unica associazione mondiale che fa ricerca sugli orsi polari selvatici minacciati dal cambiamento climatico.



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Cos’è la brand safety e come puoi difendere il tuo brand

Se ne è parlato a lungo nell’ultimo anno e quello della brand safety è diventato uno degli hot topic sul web, ma cosa si intende davvero quando si parla di sicurezza dei brand?

In breve, per  brand safety si intende l’insieme delle pratiche per una corretta collocazione degli annunci evitando accostamenti a contenuti illegali, inopportuni, offensivi o semplicemente contrari alla vision, ai valori e all’immagine della marca, che possano in qualche modo pregiudicare la reputazione del brand e l’efficacia del messaggio pubblicitario.

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Perché la brand safety è importante?

Il motivo principale per cui la sicurezza del marchio è così importante è semplice: la reputation di un’azienda è qualcosa di molto delicato. Soprattutto sul web basta pochissimo per essere abbattuti da commenti o recensioni negative: mentre la costruzione di una buona web reputation può richiedere anni di strategia e grandi investimenti anche in advertising, la sua distruzione può avvenire in pochi minuti.

Un solo annuncio mal riposto o annunci di bassa qualità pubblicati su un sito famoso o molto seguito, possono immediatamente creare associazioni negative che danneggiano le relazioni con il pubblico, riducendo a loro volta anche lo stesso rendimento pubblicitario.

Per capire meglio cosa si intende per brand safety vediamo insieme cinque esempi pratici di errori nella gestione della sicurezza della marca.

1. Banner in un contesto inadatto

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Si tratta probabilmente di uno dei casi più frequenti nei quali la brand safety viene messa a rischio: capita spesso infatti che gli annunci siano posizionati per parole chiave generiche e quindi il banner risulti alla fine accostato ad un avvenimento di cronaca non troppo positivo.

Ne è un esempio quello che vi mostriamo in alto: il display di un concorso per vincere una vacanza nella “meravigliosa” Grecia, devastata però dalla violenza in strada.

2. L’errore umano di valutazione del contesto e del momento adatto

Un altro errore legato alla brand safety è quello che può derivare dall’intempestività di pubblicazione, ad esempio sui social.

Solo lo scorso anno Mark Zuckerberg ha dovuto scusarsi dopo che un suo video in diretta su Facebook ha sollevato polemiche: il papà di Facebook aveva utilizzato la sua nuova app per la realtà virtuale Spaces per promuoverne l’uso, facendo un tour della città di Porto Rico, attraverso un video a 360° prodotto da NPR. L’avatar di Zuckerberg attirava l’attenzione su vari aspetti della distruzione della città, dopo la devastante tempesta, mentre un altro dirigente di Facebook osservava “è pazzesco trovarsi qui in mezzo!”.

“Vuoi teletrasportarti da qualche altra parte?”, chiedeva l’avatar di Zuckerberg in VR, mentre concludeva la sua conversazione su Porto Rico. “Sì, forse torna in California?” rispondeva l’altro.

Insomma, una leggerezza che non poteva passare inosservata.

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3. Annunci outdoor nei posti sbagliati

Che si tratti di semplice casualità o che ci metta lo zampino anche qualche buontempone, quello dei cartelloni pubblicitari accostati in modo decisamente sbagliato diventa un problema per il brand, soprattutto ora che le foto dei famosi epic fail non tardano ad arrivare.

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Possiamo prendere con un po’ di leggerezza questi errori, che magari ci faranno anche sorridere, ma per i brand si tratta di soldi spesi in modo sbagliato e controproducente.

4. Un messaggio espresso in modo poco chiaro

Lo scorso anno ha suscitato un forte dibattito anche il commercial di McDonald’s UK la cui storia girava intorno alla figura di un ragazzino orfano di padre. Mentre il giovane ragazzo chiede disperatamente a sua madre di suo padre morto, per gli haters l’adv si trasforma facilmente in una sola cosa: sfruttare il lutto per vendere panini, magari gli stessi che con l’eccesso di grassi possono aver provocato la morte del papà.

Per farla breve, il messaggio poco chiaro dello spot che voleva puntare sull’emotività si è rivoltato contro lo stesso brand.

5. Il copy poco adatto al contesto

Anche Adidas ha dovuto scusarsi dopo aver inviato una email davvero poco delicata a chi era riuscito a completare la maratona di Boston, divenuta purtroppo celebre per l’attentato del 2013.

“You Survived” proclamava l’oggetto della mail.

Se completare la maratona di Boston per molti è un’impresa, il testo per congratularsi avrebbe dovuto tenere presente la connotazione di quelle parole.

“Ci scusiamo profondamente per il nostro errore. La maratona di Boston è uno degli eventi sportivi più ispirati al mondo. Ogni anno ci viene ricordata la speranza e la resilienza della comunità che partecipa a questo evento”, recitava il comunicato con cui il brand tentava di riprendersi dopo l’errore.

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Si possono evitare questi errori?

Secondo il 78% dei CMO collegamenti involontari con contenuti inadatti possono diminuire la reputazione del brand. Eppure resta ancora una lacuna tra questa conoscenza e l’implementazione delle necessarie difese, dato che il 22% dei CMO, nello stesso studio, ha visto i propri annunci collocati accanto a contenuti inadeguati.

Il programmatic advertsing ha integrate in sé le tecnologie che consentono di analizzare e filtrare i contenuti accanto ai quali vengono posizionati gli annunci online e lo fa attraverso:

  • Whitelist/Blacklist – Si tratta di liste di inclusione o esclusione di siti che possono essere rischiosi per la reputazione del brand e per il rendimento degli annunci. Spesso però queste liste da sole non bastano e vanno integrate con la tecnologia.
  • Filtri pre-bid Sono filtri di targeting integrati utilizzati nel programmatic advertising a monte dell’acquisto di spazi pubblicitari. Questi filtri permettono di dare un punteggio a ciascun sito/ pagina sulla base di determinati parametri (sito con contenuti per adulti, violenza, linguaggio offensivo, …) e sulla base di un’analisi dei contenti del sito (url, link di entrata e uscita, …). Questo permette di individuare eventuali parole inappropriate o che fanno parte di una sorta di blacklist aziendale, escludendo così il posizionamento dell’adv all’interno di quel sito e pagina. Questi filtri, in pratica, permettono di escludere i siti non in linea con il brand o potenzialmente dannosi nel processo di compra-vendita di spazi, bloccando il sito in real time.

È dunque fondamentale affidare la propria brand identity a professionisti, che sappiano prendersi cura dell’immagine del brand e che sappiano valorizzarla, ma soprattutto che sappiano difenderla da potenziali minacce.

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Daniele Cobianchi è il nuovo CEO di McCann Worldgroup Italia


McCann Worldgroup ha annunciato oggi che Daniele Cobianchi è stato nominato CEO di McCann Worldgroup Italia. Cobianchi, già CEO di McCann (Advertising), estenderà il suo mandato alla supervisione di MRM//McCann (CRM & Digital), Momentum (Eventi) e CRAFT (Produzione), lavorando a stretto contatto con i leader di ciascuna di queste agenzie.

McCann

credits www.facebook.com/McCannWG

Nei network globali di comunicazione

Cobianchi ha cominciato la sua attività in McCann nel febbraio 2014 dopo oltre 15 anni di esperienza maturata in network globali di comunicazione (DENTSU, BBDO, LOWE, HAVAS, OGILVY). Ha ricoperto il ruolo di CEO McCann, e successivamente quelli ulteriori di Vice Presidente e Chief Growth Officer di McCann Worldgroup.

New business e integrazione delle discipline

“In questi anni d’agenzia Daniele ha contribuito in modo significativo allo sviluppo e al consolidamento delle aree chiave del nostro business, spingendo la crescita del gruppo attraverso il new business, la valorizzazione del prodotto strategico-creativo e favorendo l’integrazione delle discipline. McCann Worldgroup Italia ha recentemente ottenuto importanti riconoscimenti come Agenzia Creativa dell’anno dal Golden Drum ed è presenza ormai costante tra vincitori del Cannes Lions. Siamo certi che con la leadership di Daniele, l’agenzia potrà avanzare con successo in una nuova era di crescita e trasformazione” ha commentato Pablo WalkerPresidente McCann Worldgroup Europe.

Una nuova e ambiziosa sfida

Daniele Cobianchi commenta così il suo nuovo ruolo: “Sono onorato che un network straordinario come McCann Worldgroup mi abbia proposto questo nuova e ambiziosa sfida. In un momento di grande trasformazione del nostro settore, questa è una fantastica opportunità per far crescere davvero le nostre capacità in tutte le discipline, interpretare il cambiamento e offrire servizi migliori ai nostri clienti. Grazie al contributo dei nostri team locali e del nostro network globale, continueremo ad aiutare brands e clienti ad avere un ruolo meaningful nella vita delle persone con idee innovative, tecnologia e passione.”



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Il brand di rasoi Billie torna sulla questione donne, peli e femminismo

Siamo abituati a vedere farfalle che scivolano sulle gambe delle donne, così lisce da trasformarsi in un parco divertimenti! Ma la verità qual è? Perché dovremmo comprare dei rasoi se siamo glabre? No, non lo siamo, ma solitamente nelle pubblicità ci mostrano il post-depilazione.

Il marchio di rasoi Billie vuole mostrare la verità poiché negli ultimi 100 anni i marchi di rasoi hanno finto che i peli del corpo non esistessero.

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La campagna Project body hair

Con la campagna Project body hair il brand Billie sottolinea che la depilazione femminile è una scelta: mostra donne con i peli su gambe, ascelle, gambe e bikini perché è questa la realtà benché nessuno l’abbia mai rivelata prima.

Ma non finisce qui. Alle donne è stato chiesto di uploadare una loro foto nel sito partecipando al progetto e utilizzando l’hashtag #projectbodyhair: su Instagram qualcuna ha già postato la propria foto pre-depilazione.

Era proprio necessario?

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L’orgoglio peloso di Morgan Mikenas

Morgan Mikenas, fitness blogger, ha iniziato a sfidare già un anno fa le abitudini culturali smettendo di depilarsi e postando le foto sui social. La sua “battaglia” punta ad essere libera senza i condizionamenti della società e riscuote un grandissimo seguito.

Ci sono moltissime donne in tutto il mondo che hanno scelto di smettere di depilarsi così come ci sono altrettanti uomini che da diversi anni hanno iniziato a farlo.

E se la parità dei sessi ha spesso portato ad una riorganizzazione dei ruoli sempre meno definiti (e sempre più in crisi), forse anche una manciata di peli può fare la differenza.

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i migliori annunci stampa della settimana


La pubblicità diventa spesso un modo per aprire nuove prospettive e affacciarsi su nuovi orizzonti. Lo dimostrano gli annunci stampa che abbiamo selezionato questa settimana, che ci portano a guardare anche ai temi più complessi e controversi attraverso lo sguardo ispiratore della creatività.

Da Barcolana ad EXAME, ecco come il mondo dell’advertising ci racconta la contemporaneità.

EXAME – Tracking the Economy

Il Brasile è un paese noto per la sua difficile politica economica. Investire in una rivista la cui credibilità non è messa in discussione è un risultato enorme. E questo è esattamente ciò che la campagna vuole comunicare valutando la sua eredità nel coprire le principali questioni politiche, economiche, tecnologiche e commerciali degli ultimi 50 anni.

Dopo aver studiato, una per una, oltre 1200 cover e creato una relazione senza tempo dal numero 1, uscito nel 1967, all’ultimo numero, ecco il risultato di una campagne che punta a sottolineare la relazione “Da miliardi di dollari a miliardi di fan: 292 cover”.  Una sorta di linea del tempo, rivisitata attraverso le copertine più emblematiche di questi ultimi 50 anni.

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Advertising Agency: F.biz, São Paulo, Brazil
Chief Creative Oficer: Guilherme Jahara
Executive Creative Director: Fabio Astolpho
Content: Renata Longhi, Thiago Luna
Copywriter: Douglas Spernega
Art Director: Tarso Soares
Art Finalization: Ricardo Martinelli
RTVC: Iara Demartini, Camila Serena, Amanda Costeski
Audio: Max de Castro, Fabricio Modesto, Ricardo Camera, Kiki Eisenbraun, Penélope Jéssica / H.A.M. NYC
Print: Paulo Espinoza
Retouch: Marcio Lima
Review: Eliane Arakaki, Renata Garcia, Ana Zolin
Approval: Andrea Abelleira, Leander Moreira, Carolina Cueto

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TEDx – Syzygy

Una campagna visivamente accattivante quella realizzata dal TEDx Lituania, per mostrare come l’evento sia uno spazio aperto, in cui tutte le opinioni – sia simili che contrarie – si incontrano, si relazionano e agiscono insieme, come in una danza che porta all’allineamento dei pianeti.

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Advertising Agency: Critical, Vilnius, Lithuania
Creative Director: Darius Kisielius
Art Director / Illustrator: Julius Gerdvila
Graphic Designer: Arūnė Kolodzeiskė

International Yoga Day – The world is learning along India

Lo Yoga è una disciplina ormai diffusa in tutto il mondo, per questo per celebrare la Giornata Internazionale dello Yoga, questa campagna ci mostra in maniera leggera ma efficace, alcune delle più note posizioni di Yoga comparate con i più famosi monumenti nazionali di tanti paesi nel mondo.

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Creative: Sushil Kumar Swamy

Siti Networks – World Yoga Day

Siti Networks, uno dei marchi più noti in India, è stato in prima linea nel settore dell’intrattenimento a banda larga. Per il suo un annuncio creativo in occasione dello “World Yoga Day” la rilevanza del brand è stata messa al centro in modo contestuale alla celebrazione: “Connettiti con te stesso” il copy che accompagna l’immagine e che lega così uno dei principi essenziali dello Yoga ad un altro tipo di connessione, ben espressa dal simbolo del wi-fi. Ironica e perfettamente calzante.

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Advertising Agency: DAIKO FHO, New Delhi, India
National Creative Director / Creative Director: Vivek Shinde
Senior Art Director / Illustrator: Sourabh Ahuja
Copywriter: Dev Nair

Barcolana – We are all on the same boat

La Barcolana è una storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste nella seconda domenica di ottobre e per i 50 anni dell’appuntamento gli organizzatori hanno voluto comunicare un messaggio forte – “Siamo tutti nella stessa barca” -, riprendendo una performance di Marina Abramovich.

Nessuno sottotesto, il messaggio qui è molto chiaro!

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Creative Agency: basiq
Art Director: Matteo Bartoli



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Facebook penalizza le tue Ads se non soddisfi i tuoi clienti

“Le brutte esperienze di shopping non piacciono a nessuno. Quando ciò che hai acquistato ci mette più del previsto ad arrivare o non rispetta le tue aspettative, ti può costare tempo e denaro.
E quando ciò accade dopo che hai comprato qualcosa visto in una pubblicità su Facebook, questo può incidere sulla tua opinione di Facebook stesso…”

Così si apre l’annuncio dell’ultima novità introdotta da Facebook che, sempre più attento all’opinione degli utenti e al fatto che abbiano un’esperienza positiva con la piattaforma, non si limiterà più solo a controllare la conformità degli annunci e delle landing page alle quali riportano:

adesso terrà conto anche dei feedback degli utenti circa l’esperienza di acquisto successiva al click.

Non sei soddisfatto della tua esperienza di acquisto? Segnalalo a Facebook


Lo strumento, lanciato su scala mondiale, permette alle persone di recensire le aziende delle quali hanno acquistato prodotti/servizi ed è accessibile direttamente dalla tab Ads Activity; qui si potranno trovare la lista completa delle inserzioni sui cui abbiamo cliccato o che abbiamo salvato nell’ultimo periodo e per ognuna si potranno lasciare il nostri feedback (che non verranno assolutamente condiviso sulla propria bacheca).

Sei soddisfatto dell’esperienza con questo brand? Cosa hai apprezzato di più? Qualità del prodotto, velocità di consegna, Customer Care o che altro?

Facebook condividerà questi feedback (in modo anonimo, immagino) direttamente con le aziende che ne ricevono di grandi volumi e negativi, offrendo loro una guida per rispettare le aspettative del cliente.

Se il feedback delle stesse non migliora nel tempo, il sistema riduce la delivery di quel particolare brand e può arrivare fino al punto di bannare l’advertiser in questione.

Tra utilizzi strumentali e utilità reale del nuovo tool

L’idea di tener conto anche dell’esperienza dell’utente post click è assolutamente apprezzabile, anche perché ciò che accade a seguito di essa incide innegabilmente anche sull’opinione che l’utente ha riguardo alla piattaforma Facebook in termini di affidabilità;

al momento però sembra che sia possibile lasciare feedback su tutte le ads sulle quali si è cliccato o che si sono salvate, senza nessun filtro o sistema che possa dimostrare l’effettivo acquisto avvenuto; come dire, chiunque può lasciare la propria opinione, senza aver realmente usufruito dei prodotti in questione.

Questo può far sì che il tool si presti a utilizzi strumentali, come piogge di recensioni negative create ad hoc dai competitor.

Vedremo nel tempo se e come verrà affinato, resta la consapevolezza importante che il sistema inserzionistico di Facebook non si ferma più al solo controllo degli annunci e delle landing page;

le policy si stanno facendo ogni giorno più stringenti e ormai non basta più saper fare bene advertising o sapersi raccontare bene: anche per Facebook, l’esperienza dell’utente con i prodotti dei propri inserzionisti diventa centrale.

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Come scrivere copy efficaci per le tue campagne sui social


Un aspetto che un Social Media Manager non deve mai sottovalutare è quello del copy. Il successo di una campagna, infatti, dipende sì dalle immagini ma anche e soprattutto dal copy che ne accompagna il contenuto visual.

Nel settore del marketing, il copy è la parte testuale che il pubblico-target legge in un banner pubblicitario o in qualsiasi contenuto cliccabile. Più di tutto, il copy è quello che convince un utente a fare click su un post e per questo motivo, ora più che mai, essere convincenti risulta più che necessario.

Ci sono tanti elementi importanti per scrivere un annuncio efficace: occorre considerare il pubblico, come pensa e di cosa ha bisogno. Per dirla con Ogilvy, “il consumatore deve essere trattato come una moglie”.

Ecco perché il copy perfetto può essere l’alleato giusto nel processo d’acquisto, l’amico stretto che può far preferire il vostro prodotto o la vostra azienda.

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1. Ragionare come il consumatore

Quando un consumatore acquista un prodotto? Quando ne sente il bisogno.

Nel momento in cui si manifesta questa necessità, un vero marketer deve essere pronto a presentare la sua risposta, la soluzione a questa richiesta. Sembrerà scontato ma occorre sempre assicurarsi che il contesto dell’annuncio corrisponda a ciò che veramente si cerca di trasmettere.

Non a caso alcune keyword possono scaturire da convinzioni diverse nella mente del consumatore: ad esempio la parola vendita (o servizi) dà l’idea dell’immediatezza e della disponibilità.

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Il copy deve necessariamente riflettere le aspettative dell’utente: come regola generale, nello scrivere un copy d’effetto bisogna pensare alla percezione dell’utente dopo la fase di acquisto.

2. Esprimere il vantaggio assicurato

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Le cartucce migliori devono essere sparate subito: un consumatore decide se cliccare su un annuncio o meno solo se ne capta un vantaggio effettivo.

La decisione del consumatore dipende da quanto capisce del messaggio; sarà banale ma per fare colpo bisogna assicurarsi che gli utenti capiscano che, cliccandoci, vi sia un effettivo benefit corrispettivo.

LEGGI ANCHE: Copywriting: il lavoro del copywriter. Cos’è, come e dove si impara

3. Essere empatici

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Fare leva sulle emozioni? La via giusta. In fondo, ci siamo tutti dentro, no?

Un noto brand di yogurt invita a “fare l’amore con il sapore” o un’azienda di stampanti punta al “dare vita alle idee” per rendere più attraente il prodotto.

Ad ogni modo, si parla sempre di sentimenti ed emozioni. Rabbia, disgusto, affermazione e paura tendono ad avere il maggiore impatto sulla percezione del brand e sul potenziale acquisto

4. Comunicare l’unicità

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Basta con i copy tutti uguali. Quando ci si approccia a un testo bisogna domandarsi: “Ma dove l’ho già sentito o letto?”.

Un bravo Social Media Manager, Content Creator o Copywriter, deve tenere necessariamente conto di tutta la miriade di pubblicità che esiste.

Essere unici è (forse) impossibile, ma provarci non è poi così assurdo.

Essere troppo estrosi può danneggiare il marchio, per questo motivo si deve puntare su quelle che sono le caratteristiche e i punti di forza del proprio brand. Se avete la più ampia gamma di prodotti del territorio o se i vostri clienti sono felici e soddisfatti dovete gridarlo al mondo intero.

Si tratta di punti di forza che nessuno potrà mettere in dubbio.

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5. Capire il consumatore con i dati

MOZ-SME

Non è poi così strano: per conquistare qualcuno bisogna conoscerlo.

Mai come in questo momento avete bisogno dei dati giusti: come si traduce questo in un copy? Sottolineando che l’azienda pensa a cosa sentono i propri clienti.

Google Analytics è sempre un buon amico per la raccolta dati da riversare anche nelle campagne social; considerare le metriche del sito è dunque fondamentale, senza dimenticare gli insight di pagine e profili social. Quando vi imbattete in una pagina particolarmente visitata o su un pezzo apprezzato, ecco, è lì che dovete insistere.

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Come si crea il copy perfetto per i social?

Se ancora ti stai chiedendo come creare il copy perfetto per le tue campagne social, ricorda che capire il consumatore vuol dire conoscerlo nella sua totalità: più si conosce il proprio cliente ideale e più si può avere successo con il proprio testo pubblicitario.



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Gli step per creare Facebook Ads di successo


Riuscire a creare Facebook Ads di successo è diventato sempre più difficile, non solo perché la piattaforma si fa a ogni aggiornamento più complessa, ma anche perché la competizione è sempre più alta, senza contare che riuscire ad attrarre l’attenzione delle persone si fa di giorno in giorno più difficile, bombardate come sono continuamente da messaggi pubblicitari sia online che online.

Quello che però può fare la differenza tra una Facebook Ads lanciata e “finita male” e una Facebook Ads efficace e che “funziona”, a mio avviso, il metodo.

Se infatti abbiamo chiari gli elementi fondamentali da curare della nostra campagna ancor prima di farla partire, sarà molto più semplice evitare errori grossolani e ottenere risultati concreti.

Vediamo gli step da seguire per impostare la nostra campagna, qualsiasi sia il nostro scopo.

Pronto?

1. Definisci l’obiettivo della tua Facebook Ads

Devi aver prima di tutto chiaro l’obiettivo che vuoi raggiungere con le tue campagne; vedi, non è un caso se questa è la prima cosa che ti chiede Facebook non appena clicchi sul pulsante “Crea inserzione”, perché dalla scelta che farai dipenderanno i formati che ti suggerirà di utilizzare e anche le persone che cercherà di raggiungere.

In base all’obiettivo che selezioni Facebook mostrerà i tuoi annunci alle persone più propense a fare quel tipo di azione (click, visualizzazione del video, interazione, conversione…), va da sé che, quindi, se scegli di ottimizzare per Interazione, ma il tuo vero obiettivo è acquisire contatti o clienti, difficilmente la tua campagna avrà successo.

Scegli quindi l’obiettivo della campagna in base al tuo scopo REALE (non usare Metti in evidenza per tutto!) e ricorda che:

  • Se metti obiettivo “conversione”, devi assicurarti di poter avere almeno 50 conversioni a settimana per dare modo all’algoritmo di ottimizzare le campagne al meglio. Se non riesci a raggiungere questo numero, prova a ottimizzare le campagne per un obiettivo più “low funnel” (es. “view content” o “add to cart”)
  • A meno che tu non venda prodotti low ticket/brand molto conosciuto/nicchie e offerte speciali evita di cercare di vendere “a freddo”; se vuoi aumentare le tue possibilità di successo nel vendere immediatamente, usa i Pubblici Personalizzati

2. Scegli il Pubblico delle tue Facebook Ads

Solo una volta che avrai ben chiaro l’obiettivo delle tue campagne potrai scegliere quale tipologia di pubblico va raggiunta; infatti, se devi generare Brand Awareness, non ha senso puntare su un pubblico di già clienti, come se devi vendere un prodotto di alto prezzo, difficilmente riuscirai a farlo puntando su persone che non hanno mai visto e conosciuto il tuo brand o espresso interesse circa i suoi prodotti/servizi.

In base al tuo scopo:

  • Se devi farti conoscere: punta su un pubblico nuovo, creato per interessi/comportamenti/dati demografici o Lookalike
  • Se devi generare interesse/considerazione: puoi provare su un pubblico nuovo o agire anche sui tuoi fan e lookalike
  • Se devi acquisire contatti: usa i Pubblici Personalizzati, le Lookalike e testa i pubblici creati per interessi/comportamenti/dati demografici o lookalike
  • Se devi vendere: in primis lavora sui Pubblici Personalizzati, in particolare database contatti e visitatori del sito web

3. Definisci la Creatività in base al tuo Pubblico e Obiettivo

Spesso si fa il processo contrario, ovvero quello di scegliere prima la parte creativa dell’annuncio (formato, titolo, didascalia, grafica…) per poi impostare obiettivo e pubblico; niente di più sbagliato.

Non avendo ben chiaro lo scopo ultimo delle mie Facebook Ads, non potrò di certo scegliere il formato corretto (link? video? immagine? Si ok, ma per cosa?), né una creatività coinvolgente ed efficace, se prima non avrò stabilito CHI devo coinvolgere.

Se parlo con qualcuno che non conosce il mio brand, dovrò prima render chiaro chi sono e come rispondo ai suoi bisogni/desideri; se parlo alle donne appassionate di fitness probabilmente utilizzerò immagini/leve differente rispetto a quelle che sceglierei per attirare l’attenzione di uomini 35-45 interessati al body building. Capito cosa intendo?

Una volta completata la parte creativa, prima di lanciare la tua campagna, chiediti:

  • Risponde ai bisogni/desideri della mia buyer persona?
  • La parte visual (immagine o video) risalta nella Sezione Notizie?
  • Sto parlando un linguaggio diretto e chiaro per la tipologia di persona che cerco di coinvolgere?
  • È semplice ed immediato capire cosa l’annuncio richiede di fare?
  • Immagini e video sono ottimizzate per il formato utilizzato?

Riassumendo

Scegli l’Obiettivo della tua campagna, in base a quello il Pubblico e in base a questi ultimi due la parte creativa; chiediti sempre se questi tre aspetti sono coordinati tra loro e, mi raccomando, testa sempre prima di decidere dove allocare gran parte del tuo budget; dopotutto, a volte basta cambiare il Pubblico o l’immagine di anteprima del link per risparmiare anche il 60% sul costo per risultato.

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Facebook Ads Policy, perché alcune inserzioni non vengono approvate?

Può capitare e purtroppo capita sempre più spesso che le Facebook Ads non vengano approvate dal sistema o che passino il controllo, ma dopo un po’ che sono online vengano bloccate.
Se a volte il motivo è abbastanza semplice (quantità incredibili di testo sulle immagini, ad esempio), sovente non si capisce perché l’inserzione non sia stata accettata o comunque le motivazioni date dalla piattaforma sono fumose e poco chiare.
Quali tipologie di Facebook Ads non vengono approvate?
Come evitare di passare ore e ore tra forum, gruppi e centri assistenza per cercare di capire dove si è sbagliato, senza cavare un regno dal buco?
Conoscendo la Facebook Ads Policy. Qui sotto ti ho elencato le regole principali da seguire per aumentare la possibilità che le tue inserzioni vengano approvate e velocemente. Seguile!

Cosa è la Facebook Ads Policy? Cosa viene analizzato?

La Facebook Ads Policy è l’insieme di regole che ogni inserzionista dovrebbe conoscere e che, appunto, regolano il sistema pubblicitario di Facebook.

Se fino a qualche anno fa i principi da seguire non erano molti e tutto sommato poco stringenti (ricordi le inserzioni che promettevano di farti perdere peso magicamente? O quelle che “ti chiamavano per nome o cognome”?), nel tempo si sono moltiplicati e il regolamento si è fatto sempre più complesso al fine di tutelare l’utente da qualsiasi forma di fastidio, shock o disagio;

dopotutto, sono gli utenti la vera benzina di Facebook e mostrare loro o rimandare a contenuti che possano generare reazioni negative e quindi ridurre il loro tempo di permanenza è l’ultima cosa che Facebook vuole.

Ecco perché nel processo di analisi delle campagne il sistema non prende solo in considerazione l’annuncio in sé, ma anche la landing page al quale rimanda ed eventuali link contenuti al suo interno; tienilo presente se e quando troverai annunci non approvati.

Vediamo adesso gli errori, argomenti e contenuti da evitare se vogliamo vedere le nostre inserzioni attive, dando per scontato il famoso limite sulla quantità di testo, sempre da tenere a mente.

Quali contenuti vengono bloccati da Facebook?

Tra ciò che non è possibile sponsorizzare troviamo:

  • Prodotti o servizi illegali
  • Prodotti e accessori legati al tabacco
  • Droghe illegali o con obbligo di ricetta (ma va?)
  • Integratori di dubbia sicurezza (te lo dico per esperienza, se fai campagne su integratori alimentari può capitare che ti vengano bloccate anche senza motivo, compila il modulo per richiedere il controllo manuale)
  • Armi, munizioni ed esplosivi
  • Servizi per adulti (in particolar modo immagini esplicite o che mettono in mostra specifiche parti del corpo)
  • Contenuti che violano i diritti di terze parti (se promuovi Contenuti Brandizzati usa lo strumento apposito per non aver problemi)
  • Contenuti scioccanti o dai toni sensazionalistici, contenuti fuorvianti
  • Contenuti che sfruttano questioni sociali o politici per trarre profitto
  • Immagini di “prima e dopo” o che mostrano risultati improbabili (con buona pace di chi promuove programmi dimagranti incredibili o floride capigliature cresciute da zero)
  • Testi che possono suscitare un’immagine negativa di sé (es. Ti senti grasso? Sei obeso? Senti dolore?); in generale le inserzioni che riguardano l’ambito della salute e del dimagrimento devono essere indirizzate a persone maggiorenni
  • Anticipo contanti o prestiti a breve termine
  • Aste a pagamento, marketing multilivello
  • Attrezzature di sorveglianza nascoste, prodotti e servizi finanziari vietati (es. criptovalute)
  • Riferimenti alle caratteristiche fisiche del soggetto come razza, origini etniche, religione, credo, età, orientamento o pratiche sessuali etc. (es. “Trova amici cattolici intorno a te” o “Se sei single e musulmano…”)

Quali contenuti è possibile sponsorizzare con dei limiti?

  • Alcol: si possono promuovere inserzioni con riferimento agli alcolici, ma rispettando le leggi vigenti nel paese di sponsorizzazione e tenendo presenti che in alcuni paesi è vietato (es.Emirati Arabi Uniti, Russia…)
  • Incontri, farmacie online e scommesse: solo previa autorizzazione scritta da parte di Facebook
  • Integratori: solo a persone dai 18 anni in su
  • Servizi in abbonamento e finanziari: si possono promuovere, ma con le dovute restrizioni

Quali sono i limiti delle Lead Ads?

Le Lead Ads sono un formato specifico per fare Lead Generation su Facebook in modo semplice e intuitivo, ma hanno una serie di limitazioni per la raccolta dei dati.

In particolare non è possibile richiedere:

  • numeri di conto
  • precedenti penali
  • dati identificativi ufficiali (es. codice fiscale, numero di passaporto) senza autorizzazione di Facebook
  • orientamento politico, razza, etnia, religione, orientamento sessuale
  • nome e password

Altre cose importanti da sapere

  • Facebook si riserva il diritto non solo di bloccare le tue inserzioni per qualsiasi motivo a propria discrezione, ma anche di aggiungere o togliere specifiche al suo regolamento in qualsiasi momento; ti consiglio quindi di buttarci un occhio ogni tanto, se non capisci perché alcune campagne ti vengono bloccate
  • Capita spesso che il sistema prenda lucciole per lanterne e vada a bloccare un’inserzione (talvolta un account intero) senza un valido motivo: in questo caso ti consiglio di appellarti direttamente a Facebook e richiedere la revisione manuale 
  • Certe agenzie (amatoriali, lasciatemelo dire) creano un singolo account pubblicitario con il quale gestiscono tutte le campagne pubblicitarie dei clienti. Oltre a essere poco professionale e poco etico, va contro il regolamento di Facebook che recita “Se le inserzioni vengono gestite per conto di altri inserzionisti, ogni inserzionista o cliente deve essere gestito usando account pubblicitari diversi. Non è consentito modificare l’inserzionista o il cliente associato a un account pubblicitario già stabilito; in questo caso, è necessario configurare un nuovo account. L’inserzionista è responsabile della conformità alle Normative pubblicitarie da parte di ogni altro inserzionista.”

Tenendo anche conto dei recenti scandali di Cambridge Analytica è molto probabile che le norme pubblicitarie si facciano ancora più stringenti. Resta aggiornato sui vari cambiamenti e cerca di evitare di cercare di manipolare il sistema per promuovere prodotti/contenuti non autorizzati; a volte funziona, ma spesso Facebook ti becca e fa chiudere tutto alla velocità della luce 😉

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