I post di Halloween più divertenti (e spaventosi) dei grandi brand sui social


Halloween è arrivato e, se hai seguito i nostri consigli su come affrontarlo sui social, di certo non sarai rimasto con le mani in mano. Avrai inventato e progettato qualcosa di di divertente, accattivante e spaventoso per i tuoi fan.

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Ma adesso è il momento di svelare le immagini social che i grandi brand hanno sfoggiato quest’anno. Cosa si saranno inventati? Grafiche accattivanti, gif, video social e chi più ne ha più ne metta.

Ma non perdiamoci in chiacchiere e iniziamo con la carrellata.

Burger King

Un panino verde che provoca incubi? Sì, proprio così: è l’idea di Burger King che ha realizzato uno spot molto originale.

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Ecco la gif che ha pubblicato sui vari social per l’occasione.

Nutella

Nutella ci prova con una simpatica gif animata, ma ammette di non riuscirci proprio a terrorizzare i suoi fan.

Kinder

Kinder non poteva rinunciare, anche quest’anno ad un’idea tutta dedicata ai più piccoli. Un video tutorial molto particolare per un Halloween da ricordare.

Tic Tac

Il confetto alla menta più amato di tutti opta, quest’anno, per una grafica dai colori cupi e, in primo piano, una “manina” che spunta dal terreno e afferra un pacchetto di Tic Tac.

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Red Bull

Streghe in fila pronte per volare. Ovviamente, grazie a Red Bull. Il breve video social di Red Bull riprende l’ormai ben noto e tanto amato tormentone: “Red Bull ti mette le aaali”.

E lo fa soprattutto ad Halloween.

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San Carlo

La patatina più amata di tutte s’ispira ad un tipico horror da riguardare ad Halloween e pubblica un video con un sottofondo terrificante.

Kinder Bueno

Spunta un’altra manina nell’immagine del marchio di dolciumi. Niente scherzetti per Kinder Bueno, sempre meglio un dolcetto.

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Fiorucci

Sempre molto attivo sui social, Fiorucci non delude neanche ad Halloween.

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Girella Motta

Completamente a tema Halloween la pagina Facebook di Girella Motta, dall’immagine di copertina ai vari post, il brand si avvale anche dell’aiuto del noto influencer Gordon per girare dei veri e propri spot social.

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Mulino Bianco

Una crostatina o una spaventosa zucca? Ecco la trovata social del Mulino Bianco per questo Halloween.





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3 consigli per migliorare la presenza del tuo brand su Instagram (e avere più follower)


Smarties Candy è riuscita a crescere di 1.000 followers a settimana su Instagram. Vi sembra strano? Come se dietro ci fosse qualche trucco? E invece è tutto vero.

Il brand, che ormai ha più di 80 anni (è nato nel 1937), ha ridisegnato completamente la sua presenza sul canale e sembra che la nuova strategia abbia avuto successo, aumentando notevolmente l’interazione e il coinvolgimento dei fan.

Ma come ha fatto il marchio di caramelle a trovare la strada giusta? Innanzitutto si è focalizzato su ciò che Instagram premia maggiormente, ossia l’attenzione all’estetica, all’impatto visivo e alla cura delle immagini.

Smarties ha fatto proprio bene i compiti. E di seguito possiamo analizzare insieme le tre lezioni da imparare da questo caso, per farne tesoro e trovare la giusta ispirazione anche per il nostro brand!

Il caso smarties

1. Usa i colori per caratterizzare il brand

L’uso di uno schema colori caratterizza la personalità del brand: insieme ad un team di artisti e designer, Smarties ha rivisto completamente la sua immagine, partendo proprio dall’utilizzo dei colori. Ha curato il suo look creando intorno a sé un’atmosfera divertente.

Questo non solo ha migliorato il coinvolgimento, ma ha generato anche un senso di simpatia nei confronti delle caramelle.

LEGGI ANCHE: Consigli per la scelta della palette colori in un concetto di design

Smarties non si limita a postare foto con le proprie simpatiche caramelle, ma si lascia ispirare anche da foto generate dagli utenti (UCG), colorate e accattivanti, in linea con l’immagine che il brand vuole dare. Come, ad esempio, questa foto di palloncini colorati.

Anche quando il prodotto viene introdotto nei post, non sembra mai un’immagine promozionale e il focus non è mai sulle caramelle. Queste vengono accompagnate nel contesto in modo divertente, dando forza all’identità giocosa del marchio.

Ne puoi vedere un esempio nella composizione qui sotto.

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Candy is always a smart idea! 😝⚡ #smartART

Un post condiviso da Smarties Candy Company (@smarties) in data:

Instagram è diventato un canale in cui i marchi possono rafforzare la propria personalità grazie all’utilizzo di visual che parlano da soli. Quando un nuovo utente atterra sul profilo (quasi sempre da mobile), non ha molto tempo o spazio, per essere disturbato da copy o altre informazioni, è l’immagine che parla prima di tutto.

Avere composizioni che facciano parlare la nostra gallery conferisce immediatamente un’identità al profilo. In un colpo d’occhio.

Un consiglio? Pensa sempre ‘macro’ immaginando e disegnando la tua gallery con più post e non ragionare per singola pubblicazione. Potrai costruire il tuo schema colori e lavorare sull’estetica e la composizione dei post per conferire al profilo un’immagine unica e armoniosa, che lo caratterizzerà e distinguerà dagli altri.

Per chi ha l’opportunità di giocare coi colori questo è ancora più facile. Parola d’ordine: creatività!

LEGGI ANCHE: 7 consigli per pubblicare annunci vincenti nelle Stories su Instagram

2. Lancia campagne per generare nuovi contenuti

Smarties per dare spazio alla creatività di artisti, Influencer e persone comuni ha dato vita ad una campagna identificata con l’hashtag #smartART: ha invitato tutti a postare ‘opere d’arte’ create con caramelle, dolci colorati e a prova di like su Instagram.

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These delectable treats by @hol_fox are almost too cute to eat!! 😆🍬Which one is your favorite? 🍉🍊🍍

Un post condiviso da Smarties Candy Company (@smarties) in data:

Ha inoltre commissionato un lavoro all’artista Alexis Jesup di Colors Collective, che ha creato una serie di immagini sul tema, solo per Smarties.

Diventando popolare con l’utilizzo di hashtag correlati e aumentando la popolarità del proprio, Smarties ha iniziato a vedere crescere considerevolmente le proprie interazioni e i propri follower. Ha inoltre fornito l’ispirazione giusta agli utenti per essere più creativi e postare contenuti con le caramelle, nelle Stories e nei post.

Infine, con questa campagna ha anche sensibilizzato le persone sulle donazioni in favore di Donor Choose, associazione che si occupa di supportare scuole e studenti bisognosi negli Stati Uniti, dando un ulteriore valore connotativo al brand, quello educativo.

Il consiglio? Se vuoi lanciare una campagna, cerca un tema in linea con il brand che faccia da cassa di risonanza e permetta di aumentare le interazioni con un’audience coerente.

LEGGI ANCHE: Come far crescere il tuo account Instagram senza advertising

3. Raggruppa le Stories e mettile in evidenza con icone accattivanti

Molti dei visitatori che arrivano sul tuo profilo, ancora non sono follower e devono farsi in poco tempo un’idea di cosa fai e chi sei, per decidere se sono interessati a cliccare su ‘Segui’ oppure no.

La parte dedicata alle Stories in evidenza è un chiaro aiuto per raccogliere i contenuti che ti identificano e dargli visibilità.

Molti brand dividono le Stories in categorie e ad ogni categoria viene assegnata una copertina per identificarle.

Le copertine sono più utili se personalizzate: puoi usare delle icone che spieghino in modo intuitivo cosa il brand racconta in quella raccolta di Stories e sotto scrivere dei titoli corti e che possano essere facilmente ricordati.

Guardate come ha fatto Smarties: chiaro, creativo, divertente.

LEGGI ANCHE: Come creare copertine personalizzate per i contenuti in evidenza delle Instagram Stories

Il caso Smarties





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Netflix testa le pubblicità fra gli episodi e gli iscritti si scatenano


Migliaia di “binger” di tutto il mondo hanno protestato fragorosamente dopo che le notizie su Netflix, che starebbe testando un sistema per introdurre advertising tra i video della piattaforma, hanno iniziato a diffondersi a macchia d’olio.

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Netflix vanta oltre 130 milioni di abbonati attivi in tutto il mondo e, probabilmente, non intende affatto peggiorare l’esperienza della visione degli spettatori, che per molti ha già tracciato un solco invalicabile tra la piattaforma di House of Cards e la fruizione classica dei programmi televisivi.

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Le ondate di protesta, tutte on line, potrebbero quindi essere ingiustificate perché le persone non hanno la minima idea di come funzionerà il sistema, in che modo verranno posizionati e proposti gli annunci e se possano, contrariamente a quanto pensiamo, arricchire la nostra esperienza utente.

Le polemiche su Netflix

La notizia dell’introduzione degli annunci tra un episodio e l’altro ha spinto molte persone a trarre conclusioni affrettate sull’avidità della compagnia.

Siamo bombardati da ogni lato da annunci pubblicitari, è vero, e le persone ormai “vanno in trigger” davanti a parole come annuncio o pubblicità.

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Netflix li userà per raccomandare altri spettacoli attinenti a quello che si sta seguendo (i classici articoli correlati che vediamo alla fine di ogni contenuto, anche sui giornali online).

LEGGI ANCHE: Basta Netflix, lo strano caso dei manifesti comparsi a Milano

Come funziona l’advertising di Netflix

Il sistema di proposta degli annunci su Netflix si basa su sofisticati algoritmi di targeting comportamentale e segmentazione del pubblico; nulla a che fare, quindi, con le classiche interruzioni pubblicitarie all’interno di uno show.

Non c’è quindi bisogno di disperarsi per l’introduzione delle pubblicità su Netflix per i seguenti motivi:

  • Puoi “skippare” e ignorare le pubblicità
  • Le promozioni di altri contenuti durano solo 30 secondi
  • Attualmente, gli annunci ancora non ci sono: Netflix è tecnicamente senza pubblicità
  • Potresti non visualizzare nessuna promo
  • Le promozioni sono un test, potrebbero non diventare una caratteristica permanente
  • Se non hai accettato di partecipare a test di nuove funzionalità, probabilmente non vedrai gli annunci
  • La pubblicità potrebbe farti un favore e suggerirti una serie che ti piace.

Ha effettivamente senso proporre contenuti aderenti ai gusti di chi guarda Netflix: la pubblicità si trasforma in un miglioramento dell’esperienza.

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Un portavoce di Netflix ha affermato che le promozioni dovrebbero “ridurre significativamente il tempo che i membri trascorrono a navigare e aiutarli a trovare qualcosa che gli piacerebbe guardare, ancora più velocemente”.





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5 consigli per aumentare le conversazioni con il tuo Chatbot su Facebook Messenger


I chatbot all’interno di Facebook Messenger sono una modalità molto efficace ed efficiente per migliorare l’assistenza al cliente e lo sviluppo dell’acquisition.

Su Facebook Messenger possiamo analizzare casi molto interessanti di aziende che hanno costruito un assistente virtuale vicino al loro stile comunicativo, come Fissan, Lancaster, Mirafiori Outlet e – uno dei più utili per le pause pranzo – Alfonsino!

Ma come promuovere un chatbot all’interno di Facebook? Ecco cinque consigli per aumentare le conversazioni attraverso l’assistente virtuale.

LEGGI ANCHE: Come scegliere il chatbot giusto (perché i chatbot non sono tutti uguali)

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1. Aggiungi il pulsante Messenger sul sito web

Uno dei modi più semplici per aumentare le conversazioni su Facebook Messenger è integrare la chat di Messenger sul sito attraverso un pulsante social per indirizzare i visitatori a chiedere informazioni e assistenza al Chatbot.

Per integrare il pulsante “Apri Messenger” basta copiare e incollare i codici di incorporamento da Facebook all’interno dell’HTML della pagina di destinazione o utilizzare un apposito plugin.
Ma non solo. Dalla pagina Facebook è possibile aggiungere un pulsante “Invia messaggio” appena si accede come call to action generale di pagina.

chatbot

2. Evita lo SPAM: invia notifiche quanto basta

Le push notification sono un ottimo strumento per aumentare le performance delle conversioni attraverso il chatbot. Se utilizzate male possono diventare però un boomerang, portando gli utenti a bloccare la conversazione con il brand, quindi è necessario definire una strategia di invio e delle linee guida.

Facebook Messenger è oggi – dopo WhatsApp – il canale di messaggistica più utilizzato al mondo. Le persone controllano frequentemente le notifiche, è quindi importante scegliere con cura la selezione di contenuti da inviare.

LEGGI ANCHE: Chatbot: l’incrocio tra tech e comunicazione che sta rivoluzionando la Customer Experience

3. Utilizza gli annunci Click-to-Messenger

Gli annunci Click-to-Messenger sono una tipologia di format di advertising che mette a disposizione Facebook per indirizzare potenziali clienti a chiedere informazioni tramite Messenger.

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L’annuncio apre la conversazione direttamente con il tuo chatbot e invita le persone a dialogare con lui. Possono essere indirizzati all’audience che desideri come qualsiasi annuncio Facebook e sono in grado di aumentare il numero di conversazioni mettendo un adeguato budget a supporto.

Come per ogni annuncio a pagamento, sarà necessario creare un visual convincente e pertinente per indirizzare strategicamente le comunicazioni.

4. Collega il chatbot alla firma email

Un ottimo modo per aumentare le conversioni con il chatbot è inserire nella firma email un collegamento al chatbot. Nel caso si utilizzasse un template email per l’invio di DEM (Direct Email Marketing) potrebbe essere molto efficace inserire un nuovo elemento in chiusura che avrà come obiettivo l’invito ad approfondire con l’assistente virtuale.

analytics intrattenimento

5. Monitora costantemente le performance della campagna

Come ogni campagna digitale è importante tracciare ogni annuncio realizzato per monitorare l’andamento generale e capire – eventualmente – dove intervenire.

Per monitorare l’efficacia della campagna promozionale, ogni link al chatbot dovrà essere tracciato attraverso un codice UTM o anche semplicemente utilizzando un servizio di abbreviazione URL come bit.ly per tenere traccia di quante persone cliccano su Facebook Messenger e da quali canali arrivano.

L’ideale è avere dei report settimanali delle conversazioni per poter decidere come e dove intervenire.





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4 tattiche (basate sui dati) per capire se per il tuo sito web è meglio la SEO o il PPC


Il panorama dei motori di ricerca è cambiato notevolmente negli ultimi decenni. Ti ricordi che aspetto aveva la SERP di Google 20 anni fa? C’è un trucchetto nascosto che rivela come appariva graficamente il motore di ricerca quando vide la luce per la prima volta. Digita “Google nel 1998” nel campo di ricerca e viaggerai letteralmente nel tempo. Il motore di ricerca acquisirà il design che aveva nel 1998 quando fu lanciato.

SEO o PPC come scegliere

E questo è quello che si vede adesso se cerchi, per esempio, “iPhone X”.

SEO o PPC come scegliere 2

Guardare questa SERP “preistorica” e l’attuale SERP di Google è come paragonare un vecchio cellulare, con funzioni e memoria limitate, ad un elegante smartphone multifunzione, pieno zeppo di app.

I risultati di ricerca sono diventati molto più dinamici e personalizzati. Di conseguenza, ritagliarsi un posticino nella SERP di Google è diventato più difficile che mai. Se prima Google era principalmente composto da 10 link blu, oggi la sua pagina dei risultati di ricerca è costituita da più elementi, maggiore vitalità e più contesti anticipati.

Man mano che il motore di ricerca si evolve, anche i professionisti dell’inbound marketing e della SEO si evolvono, combinando strategie SEO (search engine optimization) e PPC (pay per click): non ci si concentra più solo sull’essere il numero uno, ma piuttosto si cerca di conquistare più caselle nella prima pagina di Google. Sia SEO che PPC, dunque, aiutano i proprietari di siti web ad incrementare la loro visibilità sulla SERP.

Ma come scegliere la giusta strategia adatta al tuo sito? Come trovare e mantenere il giusto equilibrio tra tattiche organiche e retribuite?

Per abbracciare tutti questi cambiamenti e adattarsi a loro, è più che mai importante capire come si presentino le SERP nel nostro specifico settore. In questo post, scopriremo insieme come esplorare il mercato e valutare il panorama di ricerca competitivo nella nostra nicchia in modo da scegliere la strategia giusta, che funzioni al meglio per il nostro business e ci aiuti a superare i nostri diretti concorrenti.

1. Esplora la concorrenza locale nel SEO e nel PPC

Sia PPC che SEO possono essere un’arma potente per indirizzare il traffico mirato al nostro sito web. Ma su quale di queste strategie dovresti concentrarti per prima?

Per un approccio basato sui dati, ad esempio, puoi utilizzare il nuovo strumento CPC Map di SEMrush. Si tratta di una mappa che mostra il costo medio per clic in una particolare regione per una determinata nicchia. Con il suo aiuto puoi analizzare i costi pubblicitari in diversi stati e confrontare sia il CPC medio che il volume di ricerca medio in 17 differenti settori.

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2. Scopri le funzionalità della SERP utili nella tua nicchia

Oltre alle normali inserzioni organiche, le pagine dei risultati di ricerca possono contenere altre varianti di contenuto, come le funzionalità SERP. Queste funzionalità sono elementi speciali che aggiungono più informazioni e vanno oltre i risultati di ricerca standard.

Di seguito sono solo alcune delle più popolari funzionalità di Google SERP:

  • Featured Snippet. Un tipo speciale di risultati di ricerca che mirano a rispondere alla domanda dell’utente. Questo frammento viene visualizzato in una casella sopra i risultati organici, offrendo alla tua pagina una maggiore visibilità e aumentando la tua autorevolezza come esperto del settore, il che può generare molto traffico sul tuo sito. In genere, gli “snippet” in primo piano rappresentano un’opportunità per le pagine che si collocano nelle prime cinque posizioni.

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  • Local Pack. Questa funzione offre un coinvolgimento dell’utente e un CTR significativamente elevati. Il local pack è un insieme di tre risultati locali sotto una mappa di Google con segnaposto che indicano la posizione dell’attività. Quando si tratta di aziende fisiche, questa funzione non può essere ignorata.

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  • Sitelinks. Collegamenti a singole pagine del tuo sito web sotto il principale risultato di ricerca organica. I sitelink si basano sulla struttura del tuo sito. Questi elementi aiutano le persone a trovare rapidamente ciò che stanno cercando e quindi a creare un CTR migliore rispetto agli elenchi standard.

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  • Recensioni. Osserva le stelle che a volte vengono visualizzate per prodotti, ricette e altri elementi pertinenti. Le recensioni arricchiscono gli snippet standard con stelle gialle sotto l’URL, rendendo i risultati di ricerca abituali più evidenti e aiutano la tua attività a catturare l’attenzione di un utente.

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Quindi se non stai capitalizzando sulle SERP feature che sono rilevanti per il tuo sito web, potresti perdere una buona opportunità per avere più spazio su Google. Anche se il sito web si classifica nei risultati di ricerca a pagamento, vale la pena provare a raggiungere quella posizione zero che può aiutarti a migliorare la tua visibilità e credibilità agli occhi degli utenti.

3. Scopri quanto sono popolari gli annunci PLA nel tuo settore

I Product Listing Ads (PLA) vengono visualizzati in un blocco speciale di annunci Google progettato per vendere direttamente i prodotti. Questi risultati vengono visualizzati con informazioni dettagliate, come un nome di dominio, un link che indirizza alla pagina del prodotto, il prezzo e l’immagine dello stesso prodotto. I risultati della ricerca shopping sono posizionamenti a pagamento, ma rispetto ai normali frammenti di annunci Google, sono decisamente più accattivanti.

I risultati di Google Shopping ti consentono di posizionare i tuoi prodotti sotto i riflettori — in alto o in alto a destra di una SERP sopra i normali frammenti di annunci Google – e come  risultati in primo piano aiutano a spingere i consumatori ad acquistare i tuoi prodotti.

Gli annunci di Google Shopping di solito portano a percentuali di clic più elevate rispetto agli annunci di testo normali. D’altra parte, mentre il traffico aumenta, più clic significano spendere più budget nella pubblicità. Quindi, come decidere se utilizzare i PLA o attenersi alla strategia organica e potenziarla con annunci Google standard?

Prima di tutto, vale la pena di ricercare l’uso dei PLA tra i tuoi concorrenti per capire meglio come gli altri eCommerce player della tua nicchia preparino il loro percorso verso il successo.

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Se il tuo settore è poco competitivo in Google Shopping e c’è un piccolo numero di aziende che utilizzano i PLA, forse ha senso cogliere l’opportunità di indirizzare il traffico al tuo sito attraverso questo canale. In questo caso, gli annunci di Google Shopping potrebbero essere meno costosi per conversione rispetto ai risultati di ricerca a pagamento e agli annunci visualizzati.

Tuttavia, i PLA funzionano solo per le attività degli eCommerce che utilizzano Google Merchant Center. Innanzitutto, devi specificare i dati prodotto nell’account Google Merchant e configurare i tuoi PLA.

D’altra parte, se operate in una nicchia con molti concorrenti che utilizzano i PLA, ridistribuire il tuo budget ad altri canali può essere una buona idea, soprattutto se possiedi un’attività di eCommerce di ridotte dimensioni. Non c’è praticamente alcun vantaggio per le piccole aziende con budget limitati nel competere con gli squali dell’eCommerce su Google Shopping.

4. Analizza le strategie dei tuoi concorrenti, a pagamento e organiche, in riferimento alle branded keywords

In genere si tende ad utilizzare le cosiddette branded keywords solo nelle loro strategie di ricerca organica: perché spendere soldi per mostrare il nome della tua azienda, se i termini inclusi nel marchio sono già attivi nei risultati organici?

D’altra parte, se non stai posizionando il nome del tuo prodotto potresti perdere alcune opportunità eccezionali per il tuo sito web quando gli utenti cercano direttamente il brand. Anche per un’azienda con un budget limitato, ha senso investire almeno una piccola cifra in branded keywords. Ecco perché:

  1. per dominare la tua SERP e costruire la tua credibilità. Se il brand compare a sia nei risultati di ricerca organici che in quelli a pagamento, aumenterai naturalmente la tua visibilità nella SERP. Inoltre, questo ti aiuterà a mostrare alle persone che sei un player importante nella tua attività. Adidas, per esempio, domina la metà superiore della SERP, creando maggiore credibilità e fiducia nel marchio.

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  1. I tuoi rivali potrebbero rubarti da sotto il naso i termini collegati al tuo brand. Ci sono state molte discussioni riguardo a questa pratica. Ad ogni modo, alcune aziende usano efficacemente la strategia di puntare sui termini di marca dei loro concorrenti. Quindi è meglio assicurarti di avere il controllo delle parole chiave legate al tuo marchio per salvare la tua posizione in SERP e scoraggiare i click verso il sito web dei concorrenti.
  2. Puoi avere più opportunità per creare il tuo messaggio. Gli annunci ti offrono un buon mezzo per essere creativo e conquistare il cuore dei tuoi clienti con un messaggio accattivante che li convincerà a dirigersi verso il tuo sito. Inoltre, puoi indirizzarli alle tue migliori landing page tramite meccanismi di ricerca a pagamento.

Se non sei sicuro di voler provare questa strategia, inizia con la ricerca per scoprire quale tattica è più popolare nella tua nicchia specifica usando ad esempio Keyword Gap.

Per confrontare le parole chiave a pagamento e quelle organiche del tuo competitor, inserisci due volte lo stesso dominio, seleziona le parole chiave organiche e a pagamento e clicca su “Parole chiave comuni” come tipo di intersezione. Nei risultati puoi vedere quali strategie sono più usate tra i concorrenti.

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Come conciliare SEO e PPC

Come abbiamo visto, la visibilità in SERP oggi è una scienza molto più complessa del 1998. La diversità delle SERP è diventata la naturale evoluzione di Google e l’aspetto effettivo di una pagina dei risultati di ricerca dipende in larga misura dal settore in cui lavori. Ciò significa che la ricerca della tua nicchia specifica continua ad essere di fondamentale importanza per il tuo successo.

Guarda quali pratiche usano i tuoi concorrenti e se quelle tattiche funzionano. Scopri quali feauture della SERP sono più rilevanti nel tuo settore e quali trucchi usano gli altri siti per raggiungere i risultati desiderati. Utilizza questa miniera d’oro di dati e osserva i risultati da ogni prospettiva per avere un’idea esatta di ciò che sia meglio per il tuo sito web. Assicurati, infine, che le tue strategie organiche e a pagamento non interferiscano l’una con l’altra, ma si completino a vicenda e cerca di determinare il mix ottimale di SEO e PPC per il tuo brand.





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Affiliate Marketing, come funziona e perché sempre più gruppi editoriali lo usano


12 ore.

È questo il tempo che l’utente medio dedica ogni giorno alla fruizione di contenuti. Un tempo destinato ad aumentare di soli 18 minuti nei prossimi 5 anni, il che significa che l’attenzione umana, già praticamente satura, è il nuovo terreno di competizione per tutti i player, fuori e dentro la rete.

Per descrivere il fenomeno in USA si è arrivato a parlare addirittura di “peak media”.

Il digitale è ovviamente il mezzo più usato per la fruizione del contenuto: un cambiamento reso possibile dall’ascesa di internet, che ha costretto non solo i merchant e i service provider ma anche i gruppi editoriali a ripensare il proprio modo di fare business.

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Perché quindi l’affiliate marketing?

Il fatturato pubblicitario derivante dalla stampa è infatti in calo costante dal 2012 e il duopolio di Facebook e Google ha reso necessario trovare strategie pubblicitarie alternative.

Ecco quindi perché sono sempre di più i gruppi editoriali che potremmo definire “tradizionali” che si stanno rivolgendo all’affiliazione, un business in continua crescita che vale oggi 13 miliardi di euro a livello globale (fonte: The Awin Report 2017/2018), per aumentare le entrate. Una scelta fatta anche per compensare l’inefficienza e la mancanza di risultati di altri metodi di monetizzazione standard, quali ad esempio gli annunci display, e in grado di arginare anche il crescente utilizzo degli ad blocker da parte degli utenti.

Tutto questo grazie a un semplice principio: la non invasività. Il lettore è sempre al primo posto e quello che gli si offre è un vero e proprio servizio; una lettura non solo interessante ma anche utile grazie a review di prodotto, gallerie di immagini e link ai siti dei brand che vendono l’oggetto del desiderio (il 43% delle vendite è influenzato da consigli e promozioni). L’obiettivo è trovare i prodotti giusti per i propri clienti, non viceversa. Lettori soddisfatti si trasformano in clienti felici e in una vittoria sia per il merchant che per il publisher. Grazie a tecnologie di tracciamento, il sito che ha originato il click dell’utente, l’editore appunto, riceverà una commissione commisurata alla vendita che ha generato.

Importante è ovviamente piena trasparenza e dichiarare quindi la finalità commerciale dietro questa attività, all’inizio o alla fine dell’articolo in questione: a differenza di quanto si pensa, gli utenti non hanno alcun problema a riguardo e anzi apprezzano contenuti ben fatti che aiutano a rimuovere quell’alone di incertezza che aleggia tutti gli acquisti effettuati online (“il prodotto che ho ordinato sarà come quello della foto? E se fosse di scarsa qualità?”). Il lettore saprà cosa compra ancora prima di ricevere il prodotto davanti alla porta di casa.

Gli stessi influencer d’altronde ci stanno abituando ormai agli hashtag #ad, #adv e #advertising all’interno di post e story.

All’estero troviamo tanti importanti nomi dell’editoria che già lavorano con network d’affiliazione come il Time, Telegraph, DailyMail, Independent e Business Insider. Grazie all’expertise acquisita sul mercato USA e UK infatti, da sempre precursori delle tendenze del digitale europeo, il network di affiliazione internazionale Awin ha già raccolto interessanti insight e best practice.

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 I dati dell’affiliazione

I gruppi editoriali che hanno iniziato a lavorare con l’affiliate marketing hanno registrato un aumento del 31% del traffico e una crescita del 53% delle vendite che hanno contribuito a generare tra gennaio – aprile 2017 vs. gennaio – aprile 2018. Un altro fattore rilevante è come l’utilizzo dei codici sconto all’interno dei propri contenuti aumenti notevolmente i tassi di conversione, che hanno raggiunto il 2,28%, a differenza di una media di settore dell’1% -2%. Interessante anche notare come lo share delle vendite effettuate via desktop e mobile sia praticamente 50-50 (con rispettivamente il 54% vs. il 46%), che aiuta a contestualizzare come vengono fruiti digitalmente i contenuti dei grandi editori. Per finire, i contenuti non conoscono limiti di tempo: gli articoli contribuiscono a generare revenue fino a 33 mesi dopo la loro pubblicazione, e senza costi aggiuntivi (SEO, baby!).

Anche in Italia ci si prepara a seguire queste orme e sono già attive le partnership con ViviMilano, Notizie.it, Consigli.it, Today.it e Il Post. Proprio con Il Post ad esempio è stato realizzato un articolo in occasione del Black Friday 2017, che ha coinvolto, tra gli altri, alcuni clienti del network Awin (Unieuro, eDreams, Euronics, La Feltrinelli), che hanno registrato un AOV di 131 euro.

Grazie all’expertise del gruppo, Awin fornisce consulenza a tutte le realtà che desiderano avvicinarsi al mondo della pubblicità personalizzata, aiutandoli a stabilire che tipo di contenuto scegliere e quali strumenti utilizzare per rendere più efficace l’attività di promozione.





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The Digital Box lancia ADA X, la nuova piattaforma per il Mobile Marketing


«ADA, quante visualizzazioni ha avuto l’ultima campagna? E le conversioni, sono disponibili per area geografica?». E ADA in pochi istanti risponde con dati e grafici. Un sogno? No, è tutto concentrato nella potenza di ADA X la nuova versione di ADA, la piattaforma All-in-One per il Mobile Marketing nata per supportare la creatività dei Marketers.

Il linguaggio: la nuova interfaccia naturale

Dopo tastiera e mouse dei primi Pc, il tap dei device mobili la tecnologia è pronta per la nuova interfaccia naturale: il linguaggio. Alla più innovativa piattaforma esistente sul mercato europeo per l’engagement da mobile, mancava di fatto soltanto la parola. Ma qualcuno ha immaginato persino di darci un volto. Se in passato esistevano le interfacce grafiche, per poi arrivare a quelle vocali (Siri, Google Assistant), con il Virtual Marketing Assistant integrato nella piattaforma ADA X (dove X sta per experience, quella del marketer), oggi è possibile utilizzare anche avatar 3D potenziati dall’Intelligenza Artificiale (AI) e con sembianze umane, meglio definita “Digital Human Interface”.

Soluzioni a supporto del marketing

E’ la rivoluzione del marketing moderno e la sfida frutto della convergenza digitale tra Social, Mobile e e AI lanciata da The Digital Box (TheDB), società pugliese con sedi in Italia tra Campania, Toscana, Lombardia e internazionali tra Barcellona e Palo Alto in California, che punta a diventare un’eccellenza tecnologica nell’ambito delle soluzioni a supporto del marketing, della comunicazione e del service aziendale.  

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Special event a Barcellona

Per presentare tutte le novità di ADA X, il 3 e 4 Ottobre al MACBA – Museu d’Art Contemporanea di Barcellona, si svolgerà il “The Digital Box Special Event”,  un evento dedicato all’Intelligenza Artificiale applicata al Marketing, che coinvolgerà le agenzie partner, italiane ed estere (Spagna, UK e Francia).

Tre sono le novità principali della nuova piattaforma ADA X, che in TheDB hanno battezzato come “The Next Level of Experience”: 1) Builder Landing Page Google AMP; 2) Digital Performance Index e Digital Perfomance App e 3) il Virtual Marketing Assistant (Digital Human Interface). 

  1. Il nuovo builder (sistema per la creazione di contenuti) presente in ADA X, consente di realizzare landing page con tecnologia Google AMP. Con il progetto AMP, Google ha introdotto una nuova generazione di pagine che si caratterizzano per tempi di caricamento molto rapidi. L’applicazione di questa tecnologia permette al marketing di creare con molta semplicità pagine web e offre inoltre piena libertà di azione al creativo (blank canvas – tela bianca) per la possibilità di integrare elementi distinti all’interno delle landing page e finalizzare il contenuto agli obiettivi dell’azione di marketing. Ad esempio inserire un form per la generazione di contatti, integrarla con un sondaggio (survey) o con un prodotto in vendita (deal). Le API consentiranno a programmatori e sviluppatori di integrare applicazioni e software di terze parti. 
  1. Il Digital Performance Index è un indice compreso tra 1 e 100 che permette, già a colpo d’occhio e senza essere marketer esperti, di conoscere lo stato di salute della presenza digitale del brand. ADA X traduce le principali informazioni di visibilità (Visualizzazioni, Visualizzazioni uniche, Interazioni, Conversioni) in informazioni, dirette e immediate, a vantaggio di chi deve verificare e controllare l’andamento delle campagne. Il cliente finale potrà ricevere più semplicemente e in tempo reale informazioni di dettaglio sull’andamento delle campagne dalla propria agenzia, anche attraverso un’app per smartphone, senza dover interpretare report e complessi grafici sulle campagne ADV.
  2. Con ADA Virtual Marketing Assistant, TheDB vuole realizzare il primo Assistente Virtuale al marketing,  frutto di tecniche di Intelligenza Artificiale e grafiche (Digital Human Interface). Una vera guida per il lavoro quotidiano delle agenzie di comunicazione, capace di fornire informazioni e suggerimenti sul migliore utilizzo della piattaforma, analizzare i dati delle campagne e suggerire la migliore strategia da intraprendere. Ciascuno potrà infine personalizzare a proprio piacimento il collaboratore virtuale.

Creatività e potenza di calcolo

Intelligenza Artificiale e cuore umano”: è questo il senso della sfida lanciata da The Digital Box che vuol ribadire la logica secondo cui creatività dell’uomo e potenza di calcolo delle macchine non sono in contrapposizione ma in piena e reciproca collaborazione nell’ottimizzare i risultati delle campagne di comunicazione; garantire un maggiore ritorno degli investimenti e consentire con maggiore rapidità lo svolgimento delle operazioni con risparmio di costi.  

Le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale

« Con ADA X i creativi potranno, in modo pratico, sfruttare le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale o Aumentata, per finalizzare le proprie campagne – spiega Roberto Calculli, Ceo e Founder The Digita Box – dando per certo che ancora per molto tempo le macchine non sostituiranno la creatività umana, semmai la aiuteranno, anche attraverso un approccio predictive, ad ottimizzare tempi e centrare gli obiettivi. AI-driven Media Agency è l’evoluzione naturale che immaginiamo per la tradizionale agenzia di comunicazione».

Condividere il Digital Performance Index

Inoltre con l’app che TheDB sta sviluppando sarà possibile condividere il Digital Performance Index con i clienti finali, offrendo la possibilità di conoscere immediatamente l’andamento delle campagne pubblicitarie, interrogare il collaboratore virtuale su dati e informazioni utili in tempo reale. 

A Barcellona, il 3 e 4 ottobre, TheDB presenterà le nuove tecnologiche di ADA X e organizzerà un appuntamento di formazione rivolto ai marketers delle agenzie partner con l’ADA Academy.

Gli obiettivi e i numeri

L’ex startup pugliese The Digital Box, fondata nel 2013, nel frattempo diventata Società per Azioni, continua a crescere e punta a raggiungere, già quest’anno, i 9 milioni di euro di fatturato. Con le sue piattaforme di mobile marketing ed assistenti virtuali (chatbots) capaci di rivoluzionare il marketing convenzionale, e con i suoi 100 tra dipendenti e collaboratori distribuiti nelle cinque sedi della società, The Digital Box è già presente in 21 paesi del mondo in 5 continenti, con oltre 300 Agenzie Partner e più di 10.000 account attivi, tra cui alcuni clienti finali importanti come BMW, Mercedes, Divani&Divani, Bata e McDonald’s.





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La differenza tra branded content e content marketing spiegata attraverso un esempio concreto


Informazione, intrattenimento, pubblicità sembrano concetti distanti, ma la realtà è che nell’ecosistema dei contenuti il confine diventa estremamente labile. Scopriamo perché.

“Adblock attivo”, “Salta l’annuncio”, “Cambio canale che c’è la pubblicità”, “Da quanti anni è l’ultimo giorno della promozione sui Materassi?”, “I banner pubblicitari mi ostacolano la lettura e sono estremamente fastidiosi”, “Scopri come vincere l’ultimo telefono…”.

Vi risultano familiari queste frasi?

Sicuramente ai brand non sono sfuggite e non ne sono stati poi troppo contenti.  Siamo letteralmente bombardati dalla pubblicità e le persone hanno iniziato da qualche anno a ignorare questa massa informe di “Promozioni”, “Clicca qui”, “Siamo la migliore azienda”, “Ultimo giorno per …”. Pensa per esempio alla banner blindness, ossia il fenomeno secondo il quale i visitatori di un sito web finiscono per ignorare in maniera più o meno conscia banner pubblicitari e annunci simili.

Cosa hanno fatto i brand per aggirare la “cecità pubblicitaria”?

I brand si sono mimetizzati tra i contenuti di valore, le forme di intrattenimento, le sponsorship, il product placement, il native advertising, il branded content. Lo scopo è comunicare senza essere invasivi quelli che sono i valori e la mission del marchio, costruire la propria reputazione, una rapporto di fiducia con la community in modo coerente e allo stesso tempo originale e differenziante. Tutto con dati alla mano per analizzare, validare ed eventualmente modificare una comunicazione a misura di utente.

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Branded content e content marketing

Precisiamolo fin da subito, branded content e content marketing non sono diretti discendenti. Il branded content è un format pubblicitario, il content marketing una specializzazione del marketing con lo scopo di creare contenuti e media di tipo editoriale principalmente informativi (ma non solo) per generare traffico su siti web e social e aumentare reputazione e autorevolezza.

analytics intrattenimento

Content marketing e branded content non sono quindi la stessa cosa, ma c’è chi erroneamente definisce il primo contenuto “per l’audience”, il secondo contenuto “per il business”. In realtà non è proprio così, per esempio la campagna Dove “The Real Beauty” si basava proprio su uno studio reale condotto su donne e faceva emergere in modo emozionale un’insicurezza dell’universo femminile. Il content marketing d’altra parte è anche per il business, risponde ai bisogni dell’audience ma con lo scopo di portare traffico.

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I tempi sono diversi, il branded content si basa su campagne limitate, il content marketing è potenzialmente una costante. Anche le forme differiscono (ma non sempre).

Il branded content è principalmente video e immagini, il content marketing più legato a testo, infografiche, white paper. Il Content Marketing Institute nel video qui di seguito definisce il branded content come Product as Content, mentre il content marketing come Content as Product, il focus quindi è invertito.

Che siano però due mondi diversi, questo non possiamo proprio dirlo. Il content marketing e il branded content condividono lo stesso sostantivo “contenuto” (di valore), sono entrambi customer-centric (o almeno ce lo auguriamo), si basano sui dati, non sono invasivi, più che una logica push seguono una logica pull, è quindi l’utente che li cerca. Il contenuto trattato in entrambi i casi deve essere in linea con il brand: tone of voice, mission, valori.

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Sia nel branded content che nel content marketing il brand quindi si mimetizza, ad esempio il sito web del brand è contenitore ma il brand può non essere mai citato nei post, o la web series è prodotta dal brand ma non è mai presente il marchio all’interno del video.

Tra questo mimetizzarsi nei contenuti di valore per accaparrarsi l’attenzione degli utenti, sorge indirettamente una domanda…

Qual è il confine tra informazione, pubblicità e intrattenimento?

Partiamo dalle definizioni e poi analizziamo un caso studio pratico dove i tre aspetti si riuniscono in un unico ecosistema di contenuti: la Redbull Media House.

Informazione. Notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere. In senso più generale, anche la trasmissione dei dati e l’insieme delle strutture che la consentono.

Intratteniménto s. m. [der. di intrattenere]. – L’intrattenere piacevolmente; in senso più concr., passatempo, divertimento

Pubblicità. Divulgazione, diffusione tra il pubblico. In particolare, l’insieme di tutti i mezzi e modi usati allo scopo di segnalare l’esistenza e far conoscere le caratteristiche di prodotti, servizi, prestazioni di vario genere predisponendo i messaggi ritenuti più idonei per il tipo di mercato verso cui sono indirizzati.

intrattenimento, informazione, pubblicità

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Già dalle definizioni appare chiaro come il contenuto si manifesti in diversi aspetti non contrastanti tra loro: conoscenza, divertimento, diffusione tra il pubblico. D’altra parte cercare di distinguere oggi un contenuto unicamente come informazione, intrattenimento e pubblicità non è poi così semplice.

Red Bull Media House

Il caso della Red Bull Media House è un ottimo esempio di realizzazione di contenuti per intrattenimento, informazione e pubblicità (indiretta) allo stesso tempo.

Nella sua descrizione, la Red Bull Media House si definisce una Media Company con la mission di ispirare gli utenti con storie “al di fuori dell’ordinario”. Redbull Media House propone contenuti su sport, cultura e lifestyle in diverse modalità: TV, mobile, digital e stampa. Inoltre produce e autorizza la trasmissione di eventi live e programmi o persino film con storie coinvolgenti e motivanti.

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Nessuna pubblicità diretta al prodotto. Chiaramente nel naming così come nel visual capiamo che si tratta di Red Bull, ma soprattutto capiamo quelli che sono mission e valori del brand. La Red Bull Media House svolge quindi principalmente una funzione di Brand Awarness.

Nella Redbull Media House intrattenimento, informazione e pubblicità (indiretta) si mescolano tra i documentari, i magazine, le storie, gli articoli, difficile definire dove inizia uno e finisce l’altro. Il mix funziona. I Brand hanno infatti bisogno di differenziarsi, uscire dalla massa, e questo è possibile partendo da una grande mission e forti valori, comunicarli e creare un rapporto di fiducia con le persone.

Anche in questo caso Content is King.





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Come migliorare le tue campagne di Facebook Advertising


Secondo stime recenti, il 93% dei marketer gestisce regolarmente campagne di advertising su Facebook. Circa 3 milioni di aziende sono presenti su questa piattaforma per promuovere il loro business: il 70% di queste si trova al di fuori degli Stati Uniti, a testimonianza della pervasività ormai globale di Facebook Advertising.

Le inserzioni su Facebook riescono a connettere in tempo reale e costante imprese, brand e organizzazioni di qualsiasi dimensione con audience qualificate. Eppure, non tutte le campagne Facebook brillano per ottimi risultati. I criteri di profilazione, il budget o altre decisioni possono sminuirne portata, efficacia ed efficienza.

Trattandosi inoltre di una piattaforma in perenne evoluzione, è assolutamente decisivo restare aggiornati su nuove funzionalità e conoscere le tecniche di gestione avanzata che consentono di imprimere una svolta nella campagna e massimizzare il ritorno sull’investimento.

Per orientarti in maniera pratica tra custom audience, retargeting e lookalike, raggiungi i docenti del Corso Social Media Power durante la diretta di mercoledì 17 ottobre dalle ore 13 alle ore 14. Filippo Giotto, Luca La Mesa e Veronica Gentili svolgeranno una panoramica avanzata sulle funzioni più utili, ma magari meno conosciute di Facebook Advertising.

 

>>> ISCRIVITI ALLA FREE MASTERCLASS “Facebook Advertising: da 0 a Ninja”

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Cosa imparerai durante la Free Masterclass

La maggior parte degli utenti conoscono e utilizzano solo alcune funzioni base per le loro campagne advertising su Facebook, tralasciando elementi fondamentali per il successo e per centrare il target giusto.

Dopo la Free Masterclass, invece, saprai:

  • Migliorare l’andamento e i risultati dei tuoi annunci su Facebook
  • Scoprire nuovi insight interpretando i risultati delle campagne Facebook
  • Intervenire in tempo reale per ottimizzare le tue attività paid su Facebook
 Iscriviti subito alla Free Masterclass, i posti per la diretta sono limitati! Ma se proprio non ce la fai a seguire la lezione del 17 ottobre, potrai sempre riguardare la lezione on demand a distanza di pochi giorni nella tua area utente su Ninja Academy.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS

Corso Social Media Power

Mercoledì 17 ottobre 2018 dalle ore 13 alle ore 14

“Facebook Advertising: da 0 a Ninja”
con
Filippo Giotto, Luca La Mesa e Veronica Gentili

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

E tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!
BE NINJA





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Insta Novels e le Nonne di Stofa, due esempi di contaminazione creativa in pubblicità


Ci sono campagne che ci conquistano per la qualità dell’output creativo; altre ci fanno riflettere grazie alla loro strategia pianificata fino al minimo dettaglio; altre ancora raggiungono ottimi risultati e ci spingono a interrogarci sugli elementi del loro successo.

E poi ce ne sono altre che attirano la nostra attenzione per un motivo particolare, che magari racchiude tutti quelli già citati ma che riesce ad andare oltre. Sono quelle operazioni in cui a dare valore aggiunto è la scelta di comunicare collegando e facendo interagire realtà che sembrano avere davvero poco in comune. In cui due mondi diversi – spesso opposti – si incontrano e vanno a creare un risultato più grande della somma delle loro parti.

Vediamo allora due case history che ci raccontano questo approccio creativo e strategico in grado di generare un risultato interessante.

LEGGI ANCHE: Occasione, rilevanza, ironia: due esempi di instant di successo

La New York Public Library invita alla lettura su Instagram

Sappiamo tutti che per la lettura sono tempi duri. In un mondo continuamente ricco di stimoli, in cui la nostra soglia d’attenzione si accorcia sempre di più, sfogliare le pagine di un libro e perdersi nella narrazione non è fra i passatempi più popolari, soprattutto in alcune fasce di pubblico; e infatti ricerche e statistiche segnalano in varie parti del mondo un calo continuo nel numero di individui che scelgono di leggere per piacere.

D’altronde nella società moderna, la lettura ha un avversario temibile nella lotta per l’attenzione delle persone: si tratta ovviamente dei social network, che nella maggior parte dei casi offrono una forma di intrattenimento percepito come meno “impegnativo”.

Ma perché non trovare un modo per far incontrare queste due realtà, apparentemente tanto lontane, e rendere i libri accattivanti per un target più ampio?

È stata questa l’idea che ha fatto nascere il progetto Insta Novels della New York Public Library: una serie di grandi classici da fruire su Instagram – nello specifico attraverso le Stories, un formato che fin dal suo lancio si è mostrato versatile e adatto a utilizzi molto creativi, e che oggi dà l’opportunità di creare la biblioteca perfetta per l’era dei social.

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La prima opera che ha ricevuto il “trattamento Instagram” è stata Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Il romanzo è stato diviso in tante pagine virtuali, ciascuna rappresentata da una delle Stories, ed è stato illustrato grazie a una collaborazione con il designer Magoz.

Tutta la user experience è stata costruita in modo da essere quanto più fluida possibile e comoda per l’utente: in basso a destra è previsto addirittura uno spazio in cui posare un dito mentre si legge, per evitare che le Stories proseguano prima di aver completato la pagina. Il simbolo con cui viene segnalato questo spazio, peraltro, si evolve con lo sfogliare delle pagine, richiamando sempre elementi significativi della trama. Per lo sfondo è stata inoltre scelta una tonalità di bianco calda, che affatica meno gli occhi rispetto a quella classica degli schermi degli smartphone.

Anche un limite tecnico, la scomparsa delle Stories dopo 24 ore, è stato trasformato in un punto di forza attraverso gli Highlight, la funzione che permette di salvarle sul proprio profilo. In questo modo si creerà una vera e propria biblioteca in versione Instagram, che andrà ad arricchirsi via via che nuove opere saranno realizzate e caricate: è già prevista nei prossimi mesi la pubblicazione in questo formato di altri due libri, La carta da parati gialla di Charlotte Perkins e La metamorfosi di Franz Kafka.

Come dichiarato dalla NYPL e da Mother, l’agenzia che si è occupata del progetto, lo scopo dell’operazione è di “rendere alcuni dei più grandi classici letterari del mondo più accessibili alle masse”. Obiettivo che sembra essere stato raggiunto, se a pochi giorni dal lancio dell’iniziativa 40.000 persone avevano visualizzato tutte le Stories fino alla fine della narrazione e 21.000 nuovi utenti avevano iniziato a seguire il profilo della biblioteca.

Un’idea creativa interessante, dunque, nella sua stupefacente immediatezza: scegliere di utilizzare un canale social per avvicinare le persone alla lettura dimostra senz’altro ampie vedute e lungimiranza da parte della NYPL, che ha saputo comunicare con un target potenziale in maniera unconventional.

La forza di un’iniziativa del genere risiede proprio nell’inserimento di una componente di gamification nel contesto di un’attività poco popolare in certi pubblici come la lettura. Grazie agli elementi stilistici e soprattutto alla modalità di fruizione delle Stories, le Insta Novels centrano l’obiettivo di catturare l’attenzione dell’utente e arrivare a una conversione più semplice.

Viene da dire allora che forse è questa la strada per arrivare davvero a cuore e testa degli utenti: arricchire di significato l’esperienza delle Stories (e dei social in generale), per passare da un tapping spesso superficiale e vuoto a un momento significativo per l’arricchimento personale di ciascuno, producendo vero valore.

LEGGI ANCHE: Le possibilità infinite di creatività nel digital e la capacità di trovare quella giusta

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Le nonne di Stofa per la sicurezza sul web

Parliamo dell’incontro fra due universi molto distanti anche per la nostra seconda case history: Stofa, azienda svedese che produce software antivirus per la sicurezza del pc, ha reclutato alcune tenere nonnine per una campagna singolare.

L’azienda ha infatti deciso di dimostrare a tutti l’importanza di navigare su internet con attenzione e criterio attraverso un esperimento sociale, che ha reso evidente il rischio di subire un attacco hacker sul proprio dispositivo. E per farlo, ha chiesto di calarsi nei panni di pericolosi pirati informatici proprio alle cinque dolci anziane.

Per prepararle sono bastate dieci ore di corso accelerato: passo per passo, hanno scoperto tutti i “segreti del mestiere” e hanno spedito le loro email con malware. I destinatari? I loro stessi nipoti, che sono caduti nel tranello e, mentre navigavano ignari di tutto, hanno improvvisamente visto comparire la propria nonna dall’altra parte dello schermo, pronta a rimproverarli per la loro scarsa prudenza.

Questo esperimento di hacking è stato raccontato con un video digital e un piano editoriale a tema. Canali diversi che hanno contribuito a raggiungere un obiettivo comune: raccontare in maniera leggera e divertente che subire un attacco di questo tipo è più semplice di quanto possa sembrare.

L’approccio creativo è stato funzionale a comunicare in modo efficace il messaggio, sia per la sua immediatezza che per il tone of voice dell’operazione. Quando si tratta di argomenti delicati – come l’hacking, appunto – c’è sempre il rischio di utilizzare toni troppo allarmistici e allontanare il target, risultando troppo concentrati su rischi e minacce. Scegliere come testimonial di una campagna di sensibilizzazione delle figure che sono intuitivamente distantissime dall’argomento in questione rende invece possibile impostare tutta la comunicazione su un piano positivo, leggero e soprattutto non intimidatorio per il target.

Nel momento in cui strappa un sorriso, una campagna è già sulla buona strada per avviare il processo di conversione. Riuscire a stimolare la curiosità dei consumatori è un requisito imprescindibile: così, si genereranno le condizioni che li porteranno a voler approfondire i temi di un progetto come questo e, di conseguenza, ad avvicinarsi al brand.

Ed è per questo che l’hacking a prova di nonna è un ottimo esempio di operazione nata dall’incontro fra mondi lontani. Grazie alle sue cinque complici di grande esperienza, Stofa è riuscita a sottolineare un valore centrale come quello della sicurezza in maniera del tutto inaspettata e distintiva.

Da un incontro possono nascere grandi cose

Lo abbiamo visto: la creatività trova il modo di esprimersi con punte di eccellenza quando mette in relazione contesti a prima vista lontanissimi. Il loro dialogo produce significati nuovi e riesce ad allargare le prospettive del target, a livello di consumo ma anche valoriale.

Ed è proprio qui che sta la chiave per far scattare la conversione. Generare lo stimolo perché il consumatore scelga di dedicare tempo ed attenzione a un’operazione è un primo, fondamentale passo per attivare il processo che lo porterà sempre più vicino al brand.





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