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Facebook Ads, addio al targeting dei fan


Negli anni e in particolar modo negli ultimi mesi, Facebook ha modificato non solo i formati disponibili, dando un particolare rilievo ai video, ma anche i criteri di targeting, quelli che ci permettono di definire a chi mostrare i nostri annunci; l’ultima novità apparsa in sordina, senza al  momento alcun annuncio ufficiale, cambia davvero le carte in tavola e ridefinisce l’importanza di quella che per alcuni (a torto) è una metrica di performance fondamentale:

 

Scoperta grazie a due professionisti molto in gamba che fanno parte della mia community, Florian e Roberta, questa modifica rende di fatto impossibile da ora in poi raggiungere con annunci a pagamento i fan, quelli che hanno messo “like” sulla nostra pagina Facebook, sostituendo questo pubblico con un Pubblico Personalizzato.

Vediamo di cosa si tratta e come cambierà il nostro modo di fare Facebook Advertising.

 

Raggiungere i fan della Pagina Facebook non è più consentito, ma…

Fino a poco tempo fa, se volevamo raggiungere i fan con le Facebook Ads era relativamente semplice: bastava infatti selezionare alla voce “Connessioni” a livello Gruppo Inserzioni le persone collegate (o meno) alla pagina Facebook.

Adesso, se proviamo a raggiungere i fan con i nostri annunci, alla voce connessioni appare questa funzionalità:

Facebook Ads - targeting fan della paginaNon si possono più raggiungere i fan della Pagina o escluderli, ma è possibile:
  • raggiungere chi ha interagito con la pagina Facebook, in pratica viene creato un Pubblico Personalizzato costituito dalle persone che hanno interagito con la nostra pagina (visitato, messo like, reagito, commentato, salvato, cliccato…) negli ultimi 365 giorni
  • escludere chi ha  interagito con la pagina Facebook
  • raggiungere persone simili a chi ha interagito con la nostra pagina Facebook (Lookalike)

Infatti, non appena si selezionano le Connessioni, veniamo accolti da un messaggio di alert:

Now when you select a connection type, a Custom Audience or a lookalike audience will be created and added to this ad set. In addition, Page connections now use Page engagement instead of likes to create your audience.

È quindi ufficiale: con le Connessioni non raggiungi più i fan, ma chi ha in qualche modo espresso un interesse nei confronti del tuo brand per un periodo massimo (dinamico) di un anno, stessa cosa per Eventi e App.

Addio ai like, addio alla possibilità di ricontattare i fan a pagamento, quella community creata negli anni con fatica, sudore e soldi diranno in tanti. Ma è proprio così?

La fine delle Vanity Metrics e l’inizio di un’era più matura del Social Media Marketing

Lì per lì quando l’ho scoperto anch’io sono rimasta un po’ perplessa, ma poi ho “unito” i puntini.

Sono anni che Facebook cerca di svuotare di significato le parole Like e Fan, prima dando meno visibilità a questa voce (in passato molto più “in vista” nella pagina), poi “nascondendo” l’obiettivo che permette di incrementare i fan a pagamento e infine inibendo completamente la possibilità di raggiungerli; questo perché

un fan non conta niente, se non corrisponde a una persona realmente interessata e attiva nei confronti del brand

Se ci pensi infatti, puoi ancora raggiungere i tuoi fan, ma solo quelli che nell’arco degli ultimi 365 hanno mostrato un qualche interesse nei confronti di ciò che scrivi e promuovi…anche perché, quante possibilità ci sono che una persona che ti ha totalmente dimenticato negli ultimi 12 mesi voglia sentire qualcosa da te?

Facebook sta sempre più dando la priorità non solo ai reali obiettivi di business (non è un caso che quando cerchi di promuovere per “interazione” lui ti proponga una campagna di lead generation o messaggi), ma anche al raggiungimento di pubblici significativi, realmente interessati a ciò che i brand hanno da dire; in questo senso, come detto, i fan che non ci hanno considerato per più di un anno, dimostrano di non volerne  sapere di te, probabilmente.

E adesso?

Tanti brand si dovranno trovare a fare i conti grazie a questa funzionalità, in particolar modo quelli che non hanno messo in piedi una strategia paid strutturata, utilizzato in maniera strategica i Pubblici Personalizzati (come spiegavo nel corso dedicato alle Piccole e Medie Imprese) e hanno creato una fan base di scarso valore: a quanto corrisponde la dimensione delle persone che hanno interagito con la pagina nell’ultimo anno, posto che lì dentro ci sono anche i non-fan che comunque vi hanno interagito?

Forse, finalmente, stiamo arrivando a una fase più matura del Social Media Marketing, in cui le metriche di vanità e i fuffa-professionisti che non riescono a strutturare strategie su più step e business-oriented vengono finalmente alla luce. 

Vedremo l’impatto di questa ultima modifica, nel frattempo facciamo pace con un concetto fondamentale: solo con i fan non si va da nessuna parte.

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Il Social Media Marketing si fa (almeno) in due


social media marketing

 

Si, è vero, lì fuori è pieno di Social Media Cialtroni.

Ci sono tantissime web agency che improvvisano reparti specializzati e tante agenzie di comunicazione che dal giorno alla notte cambiano pelle, diventando “esperti in campagne Facebook”.

È vero ed è un fenomeno contro il quale sempre più ci scontreremo, vista la crescente richiesta di mercato per queste figure.

Ma se non fosse sempre colpa del cialtrone di turno?

Se spesso, invece, fosse proprio il committente, il piccolo o grande brand di turno, dopo un mare di promesse e “tranquilli, vi daremo tutto il materiale necessario”, “nomineremo una risorsa interna che vi farà da referente e vi manderà qualsiasi contenuto praticamente-in-tempo-reale”, a diventare sempre meno collaborativo e partecipativo?

Perché, uno degli aspetti cruciali e determinanti in una social media strategy che si rispetti sono proprio i contenuti: originali, unici, in grado di comunicare in modo autentico il brand.

E se l’azienda non partecipa nella creazione degli stessi, diventa un’utile caccia all’aforisma, alla notizia del giorno e ai contenuti riempitivi che difficilmente porteranno risultati.

La sindrome da promesse di matrimonio e i risultati che non arrivano

Spesso succede così; conoscenza, feeling, presentazione del preventivo, grandi promesse ed entusiasmo (“faremo-cose-incredibili-insieme”/”abbiamo-materiale-A-PACCHI-da-darvi”), nomine di referenti interni vari per il reperimento dei materiali e i contatti diretti con l’agenzia/professionista di turno (che nel caso di micro-imprese si traduce in un contatto diretto con il capo, la segretaria o uno dei dipendenti) e poi…non si sa bene cosa succeda.

Proprio come accade a volte nei matrimoni, dopo una serie di promesse e sogni fantastici, la quotidianità si rivela totalmente diversa; tutto il materiale che doveva arrivare s-i-c-u-r-a-m-e-n-t-e per i primi del mese inizia a latitare, quei famosi blog post che dovevano uscire almeno 2 volte a settimana si sono persi nell’aere, quei dipendenti che si erano dichiarati disposti a fare delle mini-video-pillole sono dati per dispersi e, magari, vieni a sapere di un importantissimo evento legato al brand da un giornale locale. Due giorni dopo che si è svolto.

Con i brand più grandi può non essere un problema poiché hanno abbastanza budget da poter delegare esternamente la creazione di tutti i contenuti ritenuti importanti (anche lì, resta comunque fondamentale l’approvazione, l’aggiornamento ed il feedback continuo di un referente interno), ma per le attività medio-piccole, che sono la maggior parte, spesso lo è.

corsi_veronica gentili

Perché se rappresenti una catena di prodotti bio e non mi dai (per tempo!) materiale per raccontare le novità appena arrivate (non 3 settimane dopo), gli eventi che si sono svolti, la filosofia del negozio, le persone che ne sono l’anima, è un problema;

se rappresenti un ente di formazione il cui tratto distintivo sono i docenti e la qualità dei corsi e non mi fornisci pillole di contenuti (che solo TU e i docenti potete conoscere, il Social Media Specialist difficilmente può), articoli, che facciano emergere proprio questo, la vedo dura riuscire ad avere dei risultati;

dopo poco, il Social Media Manager/agency di turno si troverà frustrato, con un sacco di tempo perso a sollecitare il committente con idee cadute nel vuoto e richieste di materiali mai ricevuti ed il committente si sveglierà un giorno con l’idea che “mah, questa agenzia non mi sembra stia facendo un gran lavoro…”, non avendo ben chiaro che QUESTO GRAN LAVORO SI FA IN DUE, sennò non funziona.

La centralità dei contenuti e dell’anima del brand

Vedi, caro imprenditore o responsabile del reparto marketing, il nostro è un lavoro certosino, analitico, di studio continuo, tutto finalizzato al riuscire a raccontare il tuo brand in modo fedele, facendone emergere punti di forza e peculiarità, dando loro una forma variabile a seconda dei tuoi obiettivi di business, siano essi brand awareness, customer retention, lead generation, vendita, eccetera.

E no, non sono chiacchierine fuffose per intortare il cliente in fase conoscitiva (forse non ci siamo mai incontrati, ma sono un tipo terribilmente pragmatico e goal-oriented), si tratta proprio di opportunità;

ognuno di noi (ed i nostri clienti, soprattutto) è ogni giorno sempre più bombardato da messaggi, immagini, aziende che cercano di catturarne l’attenzione. Scoprire qual è la nostra proposizione di valore, i nostri punti di forza e raccontarli costantemente in modo originale è la sola e unica strada che abbiamo per diversificarci, per creare una base fan profilata e attiva, per raggiungere i nostri obiettivi (prova a fare una campagna di lead generation su Facebook parlando di “azienda giovane e dinamica” e “ottimo rapporto qualità/prezzo” e poi fammi sapere quanto converte).

Semplicemente, la fotina striminzita tre volte a settimana non basta più (se è mai bastata).

Il timing: no, tra 3 settimane non va bene

Ora, non dico che tutte le attività vadano raccontate in real time, ma non è nemmeno possibile postare su Facebook i nuovi arrivi 15 giorni dopo o scrivere di un evento solo quando ormai è passato. 

Come avrai notato, dall’avvento dei Live Video alle Stories, il mondo social si sta sempre più muovendo sul qui e ora, per cui non puoi pensare di aggiornare (o far aggiornare) gli account della tua azienda a scoppio ritardato; magari, rifletti sul fatto se, data la tua tipologia di attività (es. basata sugli eventi) non sia il caso di valutare altre opzioni Social Media Management, formare un team interno o prendere un consulente a supporto e gestire internamente le attività.

Ricorda che senza il contributo essenziale di chi conosce il brand, lo vive e lo respira ogni giorno, diventa impossibile fare un buon lavoro, anche al Social Media Specialist più bravo.

Rifletti un attimo con me

Sempre più spesso ci vengono richieste analisi sulle attività che svolgono team interni o agenzie esterne per gli account social di questo o quel brand; prendiamo questo tipo di lavoro con grande serietà e attenzione, poiché criticare il lavoro dei colleghi è maledettamente facile, capire invece se effettivamente potrebbero fare meglio e come, mettendo da parte la voglia di affossare il prossimo e mostrandosi migliori agli occhi del committente, ma fa sentire decisamente in pace con il mondo.

Non è raro che, dopo un’attenta analisi, ci rendiamo conto che in realtà questi poveri colleghi fanno il meglio che possono con il magro materiale che hanno; beh, di certo non puoi fare post super-creativi se non hai il budget per farli, né campagne iper-performanti se è il cliente a fornire la grafica che sembra fatta con Paint da una scimmia bengalese ubriaca, né lanciarsi in mirabolanti progetti di storytelling quando l’unica cosa che ti è stata data sono un paio di video di presentazione dell’azienda targati 2009.

Capisci cosa intendo?

Ricorda sempre, come imprenditore o manager: il Social Media Marketing fatto bene si fa almeno in due.

E se non metti in condizione il tuo Social Media Manager/agency di lavorare al meglio, che la tua azienda sia piccola o grande, non ti stupire dei pochi risultati che avrai.

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Facebook Insights, il mistero della “balena” al contrario


facebook insights balena contrario

Ormai da settimane mi capita di vedere sempre più spesso Social Media Manager disperati a causa di una delle ultime, repentine novità nei Facebook Insights; recandosi infatti in “Post” alla sezione relativa a quando i fan sono online (calcolata sull’ultima settimana di attività), i dati risultano poco credibili, a dir poco folli.

Cosa è successo? Come risolvere il problema?

Quando gli utenti sono online viene basato su un altro fuso orario

facebook insights quando i fan sono online

 

Guardando al grafico, sembrerebbe infatti che una consistente porzione di fan non sia presente in piattaforma durante il pomeriggio, ma sia invece molto attiva quando cala il buio, di notte e nella prima mattinata. È possibile? Per quanto ciò possa accadere per nicchie molto specifiche (probabilmente vampiri), il dato è corretto se contestualizzato.

Come si nota infatti dalla scritta che compare sopra il grafico, la presenza online degli utenti viene mostrata nel fuso orario del Pacifico (-9 ore dall’Italia) e fa quindi sfalzare tutti i dati; raggiunto il Centro Assistenza la risposta è stata appunto che i dati vengono mostrati in questo fuso orario, al momento non si hanno motivazioni in merito, né si  sa se e quando verrà risolto il problema.

Ma siamo sicuri che sia un vero problema?

La soluzione si chiama Facebook Analytics e può essere il tuo migliore amico nel Facebook Marketing

Riflettiamo un attimo:

in un’epoca in cui le persone sono costantemente online in qualsiasi momento del giorno, in un’epoca in cui si controlla la propria Sezione Notizie la mattina mentre si è in metro per andare a lavoro così come la sera davanti alla tv o in fila per entrare in un locale, spesso decine di volte in un giorno (un minuto su 5 di quelli che trascorriamo sul nostro smartphone è su Facebook o Instagram), ha davvero senso basare i nostri orari di pubblicazione su questo dato?

Direi proprio di no, ecco perché il problema dei dati rispetto a quando gli utenti sono online è un falso problema, o quanto meno davvero poco rilevante. Oltretutto, Facebook ci mette a disposizione uno strumento molto più potente, che permette di analizzare le attività della pagina, di Messenger, delle app e del pixel offrendo dati unici: Facebook Analytics.

Basta infatti recarsi qui, attivare gli Analytics, in questo caso per la pagina Facebook, e già nella Panoramica si potrà trovare la tabella con gli utenti attivi, ora per ora, per il periodo di tempo da noi selezionato:

facebook analytics utenti attivi

Sarà quindi possibile vedere non semplicemente quando sono online, ma quando gli utenti si sono mostrati più attivi (hanno quindi interagito con la nostra pagina) e fare scelte o eventuali test ponderati su dati molto più sensati.

Da notare che, ovviamente, i picchi di attività molto probabilmente si registreranno nei momenti in cui avremo pubblicato qualcosa in passato, quindi vale la pena sempre fare dei test per valutare in quali orari e per quali rubriche gli utenti si mostrano più ricettivi.

È inoltre possibile approfondire l’attività cliccando sulla barra del menu alla voce Utenti Attivi:

Qui si possono segmentare per ora, giorno, ma anche genere, fascia di età, città e molto altro; i Facebook Analytics sono uno strumento imprescindibile da conoscere e usare per chiunque voglia fare Facebook Marketing seriamente (ti permettono anche di analizzare l’attività del tuo sito web!), quindi ti consiglio di farci amicizia il prima possibile.

Lascia stare “la balena” come sta e inizia a concentrarti sui dati che contano davvero 😉

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Facebook Messenger, arriva la funzionalità per prendere appuntamenti


facebook-appuntamentiPreannunciata durante l’ultima conferenza dedicata agli sviluppatori, la possibilità per le aziende di prendere appuntamenti direttamente via Messenger è finalmente realtà.

Negli ultimi mesi infatti in molte pagine è apparso l’invito a impostare i Servizi offerti e il proprio calendario, in modo da invogliare gli utenti a programmare un incontro direttamente via Messenger; si tratta di uno strumento fondamentale e assolutamente da testare per brand che lavorano su appuntamento (es. estetiste, parrucchieri, ma anche professionisti di altro tipo e in generale tutte le attività che possono erogare un servizio su appuntamento…anche da remoto!) e che permette di calcolare con sempre maggiore precisione quanti contatti riusciamo ad acquisire tramite le nostre attività su Facebook e Messenger.

Come funzionano le campagne sugli appuntamenti?

E come impostare questa funzionalità per la propria pagina? Te lo spiego qui sotto.

Facebook Ads, come funzionano le campagne per fissare appuntamenti

 

appuntamenti-facebook-messenger

Un esempio di campagna di questo tipo mi è capitata proprio oggi sulla Sezione Notizie; si tratta di un Centro Estetico nella zona in cui vivo (Maremma  Toscana), che ha utilizzato questa funzionalità al fine di acquisire potenziali clienti per un servizio di epilazione laser;

l’invito è quello a prenotare, una volta cliccatovi sopra si può selezionare il Servizio richiesto tra quelli proposti, l’orario di preferenza e inviare la richiesta con la possibilità di inserire un commento e numero di telefono.

Una volta che l’utente ha compilato la Richiesta di Appuntamento, il brand può contattarlo via Messenger per confermare o anche via telefono, se quest’ultimo è stato inserito (è un campo opzionale).

Come attivare e impostare gli Appuntamenti sulla Pagina?

In realtà al momento pare che qualsiasi tipologia di pagina possa attivare questa funzionalità, semplicemente cliccando sul bottone di invito all’azione presente in pagina (devi essere editor o admin per poterlo fare) e scegliendo Prenotazioni con te > Prenota subito (qui la procedura passo passo):

 

prenotazione appuntamenti facebook

Si potrà quindi scegliere di attivare Appuntamenti su Facebook e accedere alle impostazioni della funzionalità, che poi ritroveremo con possibilità di modifica nella sezione omonima della pagina.

 

pannello appuntamenti facebook

In questa fase è molto importante:

  • definire se vogliamo che le persone facciano richiesta per un appuntamento o prenotino in autonomia in fasce orarie da noi selezionate (al momento non pare si possa interfacciare con sistemi di terze parti come Calendly o Google Calendar)
  • attivare la funzionalità che permette di inviare un promemoria automatico via Messenger il giorno prima dell’appuntamento (anche se suggerisco di farsi dare il numero e chiamare o comunque scrivere dopo la prenotazione per sincerarsi dell’effettivo interesse a presentarsi)
  • inserire la lista dei servizi disponibili (con relative immagini, descrizioni, durata e prezzo)

È inoltre possibile visualizzare il proprio calendario, testare la funzionalità e condividere un link diretto alla prenotazione, oltre che salvare in automatico gli appuntamenti fissati sul proprio Google Calendar e creare una campagna orientata agli appuntamenti promuovendo la Call To Action.

Appuntamenti su Facebook Messenger, tra criticità e possibilità

Come detto, si tratta di una funzionalità davvero molto interessante, l’ennesimo strumento di lead generation che Facebook ci mette a disposizione per rendere la nostra presenza su questo social una vera risorsa.

Se porterà risultati o meno dipenderà dall’utilizzo che ne farà ogni singolo brand.

In linea generale e dopo anni di esperienza nell’acquisizione di contatti per brand piccoli, grandi e multinazionali mi sento di consigliare un utilizzo strategico dello strumento;  probabilmente su servizi high ticket –  molto costosi –  la possibilità di ricevere zero prenotazioni o poco qualificate è molto alta, mentre magari su servizi low ticket, su pubblici personalizzati già entrati in contatto con il brand o su attività a costo  zero (es. consulenza gratis, prima prova gratuita, preventivo gratuito…) può essere davvero un tool molto utile per creare un primo contatto da trasformare in acquisto.

Di fatto si conferma sempre più la volontà da parte di Facebook inc. di rendere Messenger una piattaforma sempre più completa e complessa..anche e soprattutto per i brand che ne vogliono fare un alleato di business.

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Hashtag su Facebook, sono utili o no?


hashtag_facebookDa quando sono stati introdotti su Facebook gli hashtag hanno sempre fatto molto discutere: sono realmente utili per la diffusione dei post? L’utente medio li conosce, ma soprattutto, sa a cosa servono e come funzionano? Meglio postare con o senza?
I pensieri in merito si sprecano, personalmente credo gli hashtag su Facebook siano molto sopravvalutati e, per questo, assolutamente abusati nella maggior parte dei casi.
Ma andiamo con ordine.

Quando e perché sono stati attivati gli hashtag su Facebook

Era il lontano 2013, quando Facebook annunciava la lieta notizia: proprio come per Instagram, Tumblr e Pinterest, gli hashtag diventeranno cliccabili e daranno luogo a un flusso in cui verranno raccolti i post di profili e Pagine in cui vengono utilizzati.

Di fatto, la maggior parte dei social hanno introdotto gli hashtag per stimolare e aggregare le conversazioni intorno ad un determinato argomento o evento, poteva forse Facebook essere da meno?

Gli hashtag, dice poi agli inserzionisti, li puoi utilizzare anche nelle campagne, soprattutto per coordinare le iniziative cross-channel.

Insomma: gli hashtag erano ovunque, mancavano solo qui.

Con una piccola differenza, però: che mentre gli altri social, specialmente un Twitter o un Pinterest, vengono visti come spazi prevalentemente pubblici, Facebook è il regno del racconto personale per antonomasia e per questo prevede tante opzioni di privacy. In quanti postano pubblicamente? In quanti attivano e disattivano i post pubblici in base a ciò che condividono? In quanti, invece, condividono i propri pensieri, opinioni, eventi con gli amici e stop?

Eh sì perché i post che vedi nel flusso di un determinato hashtag sono solo quelli pubblici o condivisi con te dai tuoi amici.

Tutto il resto, non partecipa direttamente al dibattito.

Risultato: oggettivamente, quante volte vai a vedere il feed di un determinato hashtag su Facebook? Quanti dei tuoi amici lo fanno? E quanti usano hashtag in aggiornamenti pubblici?

Ma questi hashtag funzionano?

Quello che importa a noi marketer, di fatto, è se questi hashtag migliorano o meno le performance dei nostri post. Puoi e devi ovviamente fare dei test per capire se in base agli obiettivi dei tuoi post e alla tipologia del tuo pubblico hanno più o meno rilevanza, qui ti cito alcune ricerche fatte negli ultimi anni che possono fornirci qualche pista.

La ricerca di Edgerank Checker

Nel 2013, appena 3 mesi dopo l’introduzione degli hashtag su Facebook, una ricerca di Edgerank Checker prende a campione alcuni post con e senza gli stessi, dimostrando che non solo quelli senza hashtag hanno una reach maggiore, ma anche un engagement medio maggiore. Ma sono passati anni, chissà quante cose sono cambiate, giusto?

La ricerca di Socialbakers

Nel 2014 una ricerca di Socialbakers dimostra che l’utilizzo di molti hashtag penalizza l’interazione (come vi dicevo, i trenini di hashtag su Facebook non sono una scelta felice):

molti hashtag su Facebook comportano scarsa interazione

Spesso e volentieri puoi notare che gli hashtag messi assolutamente a caso (es. “per #evitare la #fila usa questi #accorgimenti”), che non danno nessun valore al post, ma creano solo molta confusione. Soprattutto su Facebook, less is more.

La ricerca di Buzzsumo

Siamo nel 2016 e Buzzsumo analizza oltre 1 miliardo di post da oltre 3 miliardi di brand, piccoli e grandi.

La conclusione? I post con gli hashtag generano meno interazioni:

ricerca buzzsumo hashtag su Facebook 2016

Il test di Agorapulse

Nell’Agosto 2017 Agorapulse, celebre tool di social media management, conduce un test per capire se e quanto l’utilizzo di hashtag incida su visibilità e performance dei post su Facebook, ovviamo in riferimento alle pagine. Il risultato è piuttosto interessante; reach organica mediamente maggiore del 4.4% e decisamente più interazioni.

Da allora non si rilevano test o dati di rilievo che penalizzino o incentivino l’utilizzo degli hashtag nel social network blu.

Quindi dovrei usare gli hashtag su Facebook o no?

Come ti dicevo, queste sono solo alcune piste che possono aiutarci a riflettere;

la risposta a questa domanda ce la possono dare solo i nostri test, condotti sul nostro brand, con i suoi contenuti, con le loro specificità e, soprattutto, con il nostro pubblico.

Gli hashtag restano uno strumento molto interessante soprattutto nel caso di campagne cross-channel, di eventi e anche nel caso di nicchie che ne fanno molto uso (pensa a quella dei web marketer) o, magari, per rendere una rubrica riconoscibile a colpo d’occhio (io la uso per le #FacebookNews e i #GliscoTips, ad esempio); tuttavia, direi di evitare di inserirne più di 1 o 2 per post, proprio perché potrebbero generare più che altro confusione.

Scegli l’effettiva parola rilevante nel post e accertati che generi conversazioni pertinenti con il topic che vuoi evidenziare.

In conclusione

Questi sono i dati e le riflessioni emerse a oggi nel 2019.

In generale, sembra che gli hashtag non aggiungano molto ai post su Facebook, a eccezione del test di Agorapulse e, anzi, che abusarne possa essere deleterio.

Tra 6 mesi, tutto potrebbe essere diverso; Facebook potrebbe aver introdotto un qualche tool per stimolare l’uso degli hashtag da parte degli utenti, chissà.

Resta sempre aggiornato, evita il continuo e massivo posting automatico da altri social (specialmente Instagram) e soprattutto…testa tutto.

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il futuro di Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp


f8 2019 facebookSi è tenuto propri in questi giorni il consueto meeting annuale dedicato ai Facebook developer, l’F8, ed è forse stata una delle conferenze più dense di annunci cruciali di sempre; Zuckerberg ha infatti raccontato il futuro di una piattaforma che cambierà pelle (come vedremo a breve, ci saranno cambiamenti sostanziali sia nei contenuti che nella forma!), il lancio di uno di sistemi di messaggistica più veloci e potenti mai esistiti e una serie di novità che vedranno al centro la privacy.

Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger promettono nuovi strumenti per gli utenti e per i marketer, ma soprattutto, logiche di interazione sempre più one-to-one: ecco cosa le novità più importanti che ci riguarderanno nei prossimi mesi.

Il futuro di Facebook è privato

f8 mark zuckerbergQuesta è con ogni probabilità la frase più riportata di tutta la conferenza, che suona quasi come un ossimoro: Facebook, “la piazza” per eccellenza diventa privato?

Ebbene sì e lo chiarisce Mark Zuckerberg nel suo intervento. Gli utenti sono sempre più sensibili al tema della privacy e probabilmente sempre meno interessati alla sovraesposizione delle loro vite e di quelle degli altri; stiamo entrando in una nuova era del Social Networking al cui centro c’è l’intimità, il bisogno di sicurezza, la voglia di sapere che ciò che condividiamo oggi non ci tornerà a tormentare un domani e a metterci in imbarazzo. Ecco che Facebook si trasforma da piazza a soggiorno, per usare le parole di Mark, potenzia i tool che permettono una comunicazione one-to-one e tra pochi e lo rende incredibilmente sicuro (le conversazioni su Messenger diventeranno criptate di default), arricchendo nel contempo gli spazi che ci fanno incontrare con chi condivide con noi interessi e passioni: i Gruppi.

Facebook, con la capacità di interpretare in anticipo e adattarsi al cambiamento che lo ha reso il colosso social più grande di tutti i tempi, si ripromette di rispondere in tutto e per tutto alle nuove esigenze degli utenti con nuovi strumenti, standard di sicurezza sempre più alti.

Ma cosa ci aspetta, in pratica?

Facebook: al centro relazioni e Gruppi

  • Un nuovo design: annunciato come il restyling più significativo degli ultimi 5 anni, il cosiddetto F5 rende l’interfaccia di Facebook più chiara, veloce e pulita, mettendo al centro le community, ovvero i Gruppi e gli Amici. Viene da chiedersi se questo significa che le pagine avranno ancora meno visibilità in questo nuovo ecosistema (ed è altamente probabile), ma per saperlo dovremo attendere gli sviluppi dei prossimi mesi.
  • Un Facebook Gruppo-centrico: come detto, i gruppi avranno maggiore visibilità, ma non solo, saranno aggiunte anche nuove funzionalità. Con decine di milioni di Gruppi attivi sulla piattaforma e 400 milioni di utenti che li frequentano, sarà dato sempre più spazio a questo prezioso strumento, con una Group Tab ridisegnata per far trovare facilmente i Gruppi ai quali potremmo essere interessati e una sezione aggiornamenti dedicata. Non solo, si potranno condividere i post direttamente nei Gruppi e si troveranno raccomandazioni sui Gruppi da seguire in tante sezioni della piattaforma, Marketplace e Watch inclusi. Alcune categorie riceveranno nei prossimi mesi degli importanti update, ad esempio nei gruppi dedicati al lavoro sarà disponibile un nuovo modello per le offerte di lavoro e modalità più semplici per fare le application, mentre nei gruppi di Vendita e Acquisto sarà ancora più facile far domande sui prodotti e fare ordini. 
  • Vendita e spedizioni su Marketplace: per ora attivo solo USA, si potrà acquistare e spedire direttamente su Facebook (non si ravvisano invece notizie circa la possibilità di vendere direttamente attraverso le Vetrine, mai sbarcata in Italia)
  • Una nuova tab Eventi: da questa estate verrà data ancora più visibilità agli eventi con una tab dedicata che conterrà raccomandazioni, gli eventi nelle vicinanze e favorirà l’incontro con gli amici
  • Nuovi modi per trovare l’amore…su Facebook: come già annunciato l’anno scorso, Facebook si sta muovendo anche sul fronte degli appuntamenti amorosi, con la sezione dedicata Facebook Dating. Attraverso il tool Secret Crush (per ora attiva solo in paesi selezionati) sarà possibile attivare una funzionalità che permette di stilare una lista di amici con i quali vorremmo approfondire la conoscenza; se la persona che vi abbiamo inserito ha fatto opt-in in Facebook Dating riceve una notifica che qualcuno prova interesse per lui (crush), se invece anch’esso ti ha aggiunto alla propria lista viene attivato il Secret Crush e quindi il matching (se invece non sei ricambiato tranquillo, nessuno saprà mai che lo hai inserito in lista). Beh, un modo divertente per trovare l’amore sulla piattaforma blu 🙂

Messenger diventa l’applicazione più veloce e leggera di sempre

messenger desktopNon solo l’architettura della popolare app di messaggistica viene completamente stravolta per farla diventare ancora più veloce e leggera, ma la tanto annunciata interoperabilità dei mesi scorsi prende finalmente forma, poiché a breve sarà possibile tramite Messenger contattare gli amici anche su WhatsApp e Instagram, senza uscire dall’app. 

Verso l’autunno vedremo invece il roll out della Messenger App per Desktop, che permetterà di fare call di gruppo e collaborare sia su Windows che MacOs; verranno dati nuovi strumenti agli utenti che avranno la possibilità di guardare video insieme in tempo reale tramite l’app e avranno uno spazio dedicato in cui trovare le Stories e i messaggi dei contatti più vicini.

E per le aziende? I modelli per le Lead Ads verranno integrati nel pannello gestione inserzioni rendendo possibile creare inserzioni che portano gli utenti direttamente a un Q&A tramite Messenger per conoscerli meglio. Non solo, la funzionalità che permette di fissare gli appuntamenti verrà integrata nella piattaforma, in modo che i brand possano fissare direttamente i meeting con clienti e potenziali clienti.

Instagram, tra shopping e test sui like

instagram shopping creatorsQuale sarà il futuro di Instagram?

Beh, un annuncio molto interessante è quello che riguarda un test in corso, sui quali i rumors si rincorrono da mesi: cosa accade se i like ricevuti dai post pubblicati sono noti all’autore, ma non a chi li vede da fuori? Proprio per spingere gli utenti a concentrarsi sui contenuti più che sull’acquisizione di mi piace, è in testing il private like counts in Canada, che prevede “il nascondimento” al pubblico dei like accumulati da un determinato contenuto. Ma non finisce qui, il numero dei follower (un po’ come è successo per i like su Facebook) verrà reso meno prominente sui profili, sempre nell’ottica di dare più importanza ai contenuti che alle vanity metrics.

Tra le altre novità interessanti da conoscere:

  • Shopping from creators: è in testing una funzionalità molto interessante che permette di acquistare direttamente su Instagram i prodotti presentati/indossati dai creatori di contenuti, senza uscire dalla piattaforma. Proprio come avviene con la funzionalità di check-out,  sarà possibile acquistare i prodotti taggati in foto, frutto di una cooperazione tra i brand e gli influencer.
  • Gli sticker per la raccolta fondi: si potranno raccogliere soldi per le no profit direttamente su Instagram, proprio come già avviene su Facebook. Attraverso degli sticker specifici da aggiungere alle Stories, gli utenti potranno attivare le raccolte fondi per le cause che stanno loro a cuore e ovviamente il 100% del guadagno andrà alla no profit prescelta.
  • Una camera migliorata: nelle prossime settimane aspettiamoci miglioramenti anche lato Camera. Verrà introdotto anche il Create Mode che permette di condividere pensieri e contenuti senza che ci sia per forza un’immagine o un video di fondo.

WhatsApp, Portal e Oculus 

In realtà WhatsApp è stato il  social per il quale sono state annunciate meno novità. Si è naturalmente parlato della sua importanza nelle relazioni di tutti i giorni ed è ovviamente sempre più importante lato business (avete già iniziato a usare WhatsApp Business per il vostro brand?) e la novità annunciata consiste nel fatto che sarà possibile da parte dei brand condividere con gli utenti un catalogo prodotti nella chat.

Per quanto invece riguarda Portal, il dispositivo smart per il video calling targato Facebook, si avvia verso la vendita oltre i confini nazionali e si integra di nuove funzionalità; sono inoltre in vendita i nuovi visori AR targati Oculus ed è previsto a breve il rilascio di Oculus for business. Intelligenza Artificiale e Realtà Aumentata restano una priorità per Facebook, che continua in questi campi i propri investimenti.

Brand e social network: cosa aspettarci?

Come detto in apertura, a mio avviso, siamo di fronte a un cambiamento sostanziale nel modo di fare Social Networking, che si sta concretizzando in questi mesi, ma i cui segnali si avevano ormai da tempo; Stories e Messaggi sono i formati driver di questo cambiamento, l’uno per l’impermanenza dei contenuti, l’altro come espressione di un ritorno una forma più intima di comunicazione. Chi vuole continuare a rendere i social una vera risorsa di business deve iniziare a integrare questi formati e a capire come il proprio brand può beneficiare di queste nuove logiche per avvicinare, accompagnare all’acquisto e mantenere i propri clienti.

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Campaign Budget Optimization: cosa è e come funziona


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Da Settembre 2019 diventerà obbligatorio un nuovo strumento per la gestione del budget dell campagne pubblicitarie su Facebook e Instagram, già annunciato a Novembre 2017. A oggi opzionale, il Campaign Budget Optimization sposterà la definizione della spesa da livello Gruppo Inserzioni a livello Campagna, ma non solo: promette una gestione molto più efficace, puntuale e mirata del budget.

È davvero così?

Vediamo meglio di cosa si tratta e come funziona davvero.

Cosa è il Campaign Budget Optimization?

campaign budget optimization livello campagnaUn modo più facile per gestire il budget pubblicitario e assicurarsi risultati ottimali, così lo definisce Facebook; in pratica questo strumento permette di gestire il budget a livello di campagna in modo ottimizzato, ovvero ri-distribuendolo in tempo reale sui Gruppi Inserzioni che funzionano meglio, in modo totalmente automatico. In teoria, basta definire il budget a livello di campagna, creare i Gruppi Inserzioni con relative inserzioni al loro interno e lasciare che sia Facebook a valutare qual è l’Ad Set più performante (in base all’obiettivo impostato a livello di campagna) e allocarvi di conseguenza più budget.

Al momento la funzionalità è attivabile manualmente nel momento in cui si lancia la campagna, ma come detto diventerà obbligatoria e di default a partire da Settembre 2019. Come funziona in pratica?

È lo stesso Facebook a fornire un esempio:

Supponendo di avere un budget di 30$ e 3 pubblici differenti, creiamo una campagna con 3 Gruppi Inserzioni, ognuna con 10$ allocati. Non facendo modifiche manuali e non utilizzando il CBO (Campaign budget optimization), alla fine della campagna ci ritroveremo con una spesa omogenea su tutti i Gruppi Inserzioni (10-10-10), nonostante in realtà abbiano portato a costi per conversione e numero di conversioni differenti (3-5-2); utilizzando invece il CBO, che ridistribuisce il budget in tempo reale sugli Adset più performanti, il budget verrebbe spostato automaticamente sul Gruppo Inserzione migliore, permettendo di generare un maggior volume di conversioni a parità di spesa (3-10-2).

Ma cosa accade se, ad esempio, inseriamo nella stessa campagna due Gruppi Inserzioni e vogliamo allocare più budget a una delle due, magari perché sappiamo che un certo pubblico ha un costo maggiore per contatto, ma una resa migliore in termini di Ritorno sull’Investimento? Non c’è davvero più alcun controllo del budget sugli Adset? Non proprio.

Il controllo del budget a livello Gruppo Inserzioni

È possibile definire un budget minimo o massimo a livello di Adset, sia che si scelga il budget giornaliero che totale. Questo ci permette di avere ancora un bel po’ di controllo sui Gruppi Inserzioni e, se il lavoro “automatico” di Facebook non ci soddisfa o vogliamo allocare una determinata parte del budget a un certo pubblico, possiamo ancora farlo.

Campaign Budget Optimization, uno strumento davvero complesso e da testare

Ci sono però altri aspetti interessanti che vale la pena conoscere circa questo strumento, che è davvero molto, molto sofisticato.

Ad esempio, vale la pena capire come funziona realmente quando si imposta la strategia di costo inferiore (quella che Facebook propone di default e che avrai usato la maggior parte delle volte), per renderti conto che non è una gran pensata disattivare i gruppi con i costi per risultato più alto quando si usa il CBO e iniziare fin da ora a prenderci la mano perché, che ci piaccia o meno, tra pochi mesi sarà obbligatorio per tutti.

Idealmente il CBO mira a ottimizzare il budget, quindi a farci ottenere il massimo dei risultati e con meno “lavoro manuale”, ma probabilmente, come tutti i nuovi strumenti rilasciati da Facebook, ci metterà del tempo a stabilizzarsi e a dare il meglio.

Al momento sto testando la funzionalità e a breve ti saprò raccontare qualcosa di più circa la mia esperienza personale, ma, come detto, è inutile profondersi in critiche per quello che a breve sarà parte della nostra routine pubblicitaria, meglio investire il nostro tempo nello studiarlo, comprenderlo e farne un alleato.

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Ad Library, arriva il catalogo mondiale delle Facebook Ads


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Sempre in ottica di totale trasparenza e dopo aver creato un vero e proprio catalogo delle Facebook Ads attive legate in particolar modo a elezioni o temi politici, Facebook si è spinto oltre:

ha infatti rilasciato l’accesso a un vero e proprio database che permette di visualizzare TUTTE le Ads attive riguardanti i prodotti Facebook, con o senza un account sulla piattaforma: l’Ad Library.

Come funziona la Facebook Ad Library?

Di strumenti simili negli anni se ne sono visti a bizzeffe, ma nessuno mai ha potuto offrire una panoramica completa di tutte le inserzioni attive sulla piattaforma. 

Basta infatti accedere allo strumento, selezionare la nazione di riferimento in alto a destra e digitare il nome della pagina di cui si vogliono vedere le Ads attive:

facebook-ads-library-barra-ricerca

Cliccando sulla pagina scelta si potranno vedere “in chiaro” non solo le Ads attive ed eventuali varianti in test, ma anche alcune inserzioni attive in passato e da quando sono state lanciate, oltre a informazioni di base relative alla pagina dalla quale sono state create:

facebook ads library esempio campagne

Non solo, per quanto riguarda le pagine che trattano argomenti sensibili e politica, le informazioni a disposizione saranno molte di più come la  spesa, l’eventuale disapprovazione ricevuta, le caratteristiche demografiche del pubblico profilato, etc.

A cosa serve la Facebook Ad Library?

Come detto all’inizio, lo strumento è stato reso disponibile in ottica di trasparenza, ma si può rivelare utilissimo per chi con la piattaforma ci lavora, non solo per studiare meglio i concorrenti, ma anche per trovare ispirazioni per le proprie inserzioni, studiando i brand in maniera molto più rapida e agevole di come è possibile fare visitando le loro pagine a una a una e cliccando sulla tab “Info & Ads”.

Ancora non sembrano disponibili dei filtri per selezionare le Facebook Ads in base ad argomento, obiettivo o altri criteri, ma si tratta sicuramente di uno strumento interessante da scoprire e da testare… il prima possibile!

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Business Manager, a cosa serve davvero?



BUSINESS MANAGER FACEBOokA cosa serve il Business Manager? È davvero così importante averlo? Chi dovrebbe usarlo?

Sono domande che mi vengono fatte molto spesso, anche perché ancora non è chiaro a tutti cosa è possibile fare con lo strumento “aziendale” per eccellenza di Facebook.

Ecco le principali funzionalità a cui dà accesso questo tool e perché chiunque voglia promuovere il proprio brand sul celebre social network dovrebbe saperlo utilizzare.

Il Business Manager è indispensabile per…

      • Presentarsi in modo professionale: se hai un’agenzia o sei un professionista che offre i servizi di gestione pagine/campagne pubblicitarie sappi che usare il Business Manager fa la differenza tra il consulente amatoriale improvvisato e il professionista/agenzia strutturata. Infatti, anziché chiedere l’amicizia o dover far vedere in chiaro a clienti e colleghi il proprio profilo personale, grazie al BM ti puoi mantenere  separate vita personale e lavorativa, chiedendo accesso agli account clienti (pubblicitari, pagine, etc…) da un presidio professionale. Niente più pericolosi mix tra amici e clienti, niente più richieste di amicizia per riuscire a farsi aggiungere velocemente agli account pubblicitari (o far aggiungere i propri collaboratori!), con il Business Manager richiedi accesso, entri e inizi subito a essere operativo. Con il volto del tuo brand, non la tua foto profilo dell’ultima vacanza a Ibiza.

     

      • Verificare il dominio: in molti a oggi non riescono più a modificare l’anteprima dei link ai propri siti web quando vogliono farci un post, ma utilizzando il Business Manager è possibile (finalmente!) tornare a farlo, verificando il dominio.

     

      • Avere il pieno controllo di pagine, accessi e account pubblicitari: chi ha accesso a cosa? A quale livello? Il tizio che non lavora più con noi ha ancora accesso a qualche nostra proprietà? Specialmente per i brand strutturati, con più pagine o più collaboratori, centralizzare la gestione di tutte le entità e distribuire gli accessi velocemente, è fondamentale. Grazie al Business Manager lo scopri in un clic.

     

      • Utilizzare uno degli strumenti più efficaci di sempre, i pubblici personalizzati da file: si tratta di uno dei pubblici più validi che puoi usare per fare Facebook e Instagram Ads, in particolar modo per vendere in modo rapido…ma se ti dicessi che da qualche mese a questa parte puoi usarlo SOLO se hai un Business Manager? Se infatti vuoi fare campagne raggiungendo il tuo database clienti e/o contatti a oggi è obbligatorio agganciare l’account pubblicitario a un Business Manager.

     

    • Creare più account pubblicitari: ebbene sì, da utente puoi creare un singolo account pubblicitario, mentre da Business Manager ne puoi creare di più (al momento 5, ma puoi chiedere un’espansione).

 

    • Creare i cataloghi prodotti: se lavori con ecommerce, questo è davvero uno strumento fondamentale per aumentare le vendite e non solo. Per utilizzare il Catalogo prodotti e quindi fare Retargeting Dinamico però devi necessariamente disporre di un Business Manager.

 

    • Pubblicare in automatico un video in più pagine: grazie al Business Manager puoi fare cross-posting dello stesso identico video su più pagine…sommando il numero di visualizzazioni!

 

  • Aggiungere e togliere utenti in pochi passi: scordati tutta la fastidiosa trafila per cancellare utenti o agenzie da account pubblicitari e pagine, in due clic li potrai aggiungere o togliere!

…e molto altro.

Il Business Manager diventerà obbligatorio?

Ho ormai questa sensazione da anni e, visti i cambiamenti degli ultimi tempi e la richiesta da parte di Facebook di una sempre maggiore trasparenza e centralizzazione da parte dei brand, piccoli e grandi, che usano la piattaforma, credo che l’ipotesi di un Business Manager obbligatorio per chiunque faccia marketing su Facebook non sia così campata in aria. 

Resta il fatto che, obbligatorio o no, a oggi è diventato uno strumento indispensabile per utilizzare al meglio e in modo professionale tutti gli strumenti che Facebook mette a disposizione delle aziende.

Il mio consiglio è quindi di correre a studiarlo (viceversa rischi di fare errori da cui non puoi più tornare indietro, come creare o annettere account pubblicitari di clienti!) e implementarlo il prima possibile; puoi partire dal mio corso pratico online sul Business Manager o anche dalle linee guida che mette a disposizione Facebook, l’importante è che inizi a utilizzarlo, se vuoi fare Facebook Marketing sul serio.

Dopotutto, una volta che hai capito cosa realmente può fare per il tuo brand, più che una costrizione diventa un alleato di Facebook Marketing, parola mia!

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Veronica GentiliBusiness Manager, a cosa serve davvero?





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Comprare direttamente su Instagram, a breve sarà possibile


comprare-direttamente-instagram

Una funzionalità che in tanti aspettavamo da tempo e che da diversi mesi era nell’aria; dopo l’uscita di Instagram Shopping, finalmente è in beta (per ora chiusa) la funzionalità che permette di scegliere i prodotti e acquistare direttamente, senza uscire dalla piattaforma. Vediamo di cosa si tratta.

Come funziona l’acquisto diretto su Instagram?

Si chiama Instagram Checkout ed il funzionamento viene spiegato nell’annuncio ufficiale (utilizzando il formato Stories, ovviamente); in pratica, cliccando su di un post in cui sono taggati i prodotti del catalogo, si verrà rimandati a una pagina di prodotto con il bottone che permette il checkout. Qui sarà possibile scegliere tra varie opzioni come il colore e la taglia del prodotto e procedere all’acquisto, inserendo naturalmente i dati (sia per il pagamento che per la consegna) la prima volta che si effettua l’operazione:

check out instagram

La procedura sembra molto semplice e particolarmente interessante per i prodotti da “acquisto di impulso”, ma chissà, potrebbe dare risultati molto interessanti anche in altri campi.

Come attivare il Check out su Instagram?

Purtroppo, come accade spesso per i nuovi prodotti di casa Facebook inc., al momento questa funzionalità è in beta chiusa e riservata ai soli Stati Uniti, ma se dà buoni risultati come è lecito sperare, si attende il solito roll out progressivo. I brand che stanno partecipando alla beta sono stati messi però messi “in chiaro” e possiamo quindi vedere il check out all’opera su diversi account come Adidas @adidaswomen, Anastasia Beverly Hills @anastasiabeverlyhills, NARS @narsissist e Zara @zara.

Non c’è da stupirsi che tra i brand in beta ci siano prevalentemente quelli legati ai settori fashion e make up, proprio perché ben si sposano alle dinamiche di ispirazione e considerazione di acquisto di Instagram. A differenza dello strumento Vetrina di Facebook che sembra in stallo (e di cui non si conoscono case study di successo e di rilievo, ahimé), il Checkout di Instagram sembra un funzionalità molto promettente.

Dopotutto, come resistere all’acquisto di un prodotto che ti ha conquistato, quando un solo click vi separa?

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