Blog

Pasticcini e news dalle fonti più importanti del mondo digital

Hashtag su Facebook, sono utili o no?


hashtag_facebookDa quando sono stati introdotti su Facebook gli hashtag hanno sempre fatto molto discutere: sono realmente utili per la diffusione dei post? L’utente medio li conosce, ma soprattutto, sa a cosa servono e come funzionano? Meglio postare con o senza?
I pensieri in merito si sprecano, personalmente credo gli hashtag su Facebook siano molto sopravvalutati e, per questo, assolutamente abusati nella maggior parte dei casi.
Ma andiamo con ordine.

Quando e perché sono stati attivati gli hashtag su Facebook

Era il lontano 2013, quando Facebook annunciava la lieta notizia: proprio come per Instagram, Tumblr e Pinterest, gli hashtag diventeranno cliccabili e daranno luogo a un flusso in cui verranno raccolti i post di profili e Pagine in cui vengono utilizzati.

Di fatto, la maggior parte dei social hanno introdotto gli hashtag per stimolare e aggregare le conversazioni intorno ad un determinato argomento o evento, poteva forse Facebook essere da meno?

Gli hashtag, dice poi agli inserzionisti, li puoi utilizzare anche nelle campagne, soprattutto per coordinare le iniziative cross-channel.

Insomma: gli hashtag erano ovunque, mancavano solo qui.

Con una piccola differenza, però: che mentre gli altri social, specialmente un Twitter o un Pinterest, vengono visti come spazi prevalentemente pubblici, Facebook è il regno del racconto personale per antonomasia e per questo prevede tante opzioni di privacy. In quanti postano pubblicamente? In quanti attivano e disattivano i post pubblici in base a ciò che condividono? In quanti, invece, condividono i propri pensieri, opinioni, eventi con gli amici e stop?

Eh sì perché i post che vedi nel flusso di un determinato hashtag sono solo quelli pubblici o condivisi con te dai tuoi amici.

Tutto il resto, non partecipa direttamente al dibattito.

Risultato: oggettivamente, quante volte vai a vedere il feed di un determinato hashtag su Facebook? Quanti dei tuoi amici lo fanno? E quanti usano hashtag in aggiornamenti pubblici?

Ma questi hashtag funzionano?

Quello che importa a noi marketer, di fatto, è se questi hashtag migliorano o meno le performance dei nostri post. Puoi e devi ovviamente fare dei test per capire se in base agli obiettivi dei tuoi post e alla tipologia del tuo pubblico hanno più o meno rilevanza, qui ti cito alcune ricerche fatte negli ultimi anni che possono fornirci qualche pista.

La ricerca di Edgerank Checker

Nel 2013, appena 3 mesi dopo l’introduzione degli hashtag su Facebook, una ricerca di Edgerank Checker prende a campione alcuni post con e senza gli stessi, dimostrando che non solo quelli senza hashtag hanno una reach maggiore, ma anche un engagement medio maggiore. Ma sono passati anni, chissà quante cose sono cambiate, giusto?

La ricerca di Socialbakers

Nel 2014 una ricerca di Socialbakers dimostra che l’utilizzo di molti hashtag penalizza l’interazione (come vi dicevo, i trenini di hashtag su Facebook non sono una scelta felice):

molti hashtag su Facebook comportano scarsa interazione

Spesso e volentieri puoi notare che gli hashtag messi assolutamente a caso (es. “per #evitare la #fila usa questi #accorgimenti”), che non danno nessun valore al post, ma creano solo molta confusione. Soprattutto su Facebook, less is more.

La ricerca di Buzzsumo

Siamo nel 2016 e Buzzsumo analizza oltre 1 miliardo di post da oltre 3 miliardi di brand, piccoli e grandi.

La conclusione? I post con gli hashtag generano meno interazioni:

ricerca buzzsumo hashtag su Facebook 2016

Il test di Agorapulse

Nell’Agosto 2017 Agorapulse, celebre tool di social media management, conduce un test per capire se e quanto l’utilizzo di hashtag incida su visibilità e performance dei post su Facebook, ovviamo in riferimento alle pagine. Il risultato è piuttosto interessante; reach organica mediamente maggiore del 4.4% e decisamente più interazioni.

Da allora non si rilevano test o dati di rilievo che penalizzino o incentivino l’utilizzo degli hashtag nel social network blu.

Quindi dovrei usare gli hashtag su Facebook o no?

Come ti dicevo, queste sono solo alcune piste che possono aiutarci a riflettere;

la risposta a questa domanda ce la possono dare solo i nostri test, condotti sul nostro brand, con i suoi contenuti, con le loro specificità e, soprattutto, con il nostro pubblico.

Gli hashtag restano uno strumento molto interessante soprattutto nel caso di campagne cross-channel, di eventi e anche nel caso di nicchie che ne fanno molto uso (pensa a quella dei web marketer) o, magari, per rendere una rubrica riconoscibile a colpo d’occhio (io la uso per le #FacebookNews e i #GliscoTips, ad esempio); tuttavia, direi di evitare di inserirne più di 1 o 2 per post, proprio perché potrebbero generare più che altro confusione.

Scegli l’effettiva parola rilevante nel post e accertati che generi conversazioni pertinenti con il topic che vuoi evidenziare.

In conclusione

Questi sono i dati e le riflessioni emerse a oggi nel 2019.

In generale, sembra che gli hashtag non aggiungano molto ai post su Facebook, a eccezione del test di Agorapulse e, anzi, che abusarne possa essere deleterio.

Tra 6 mesi, tutto potrebbe essere diverso; Facebook potrebbe aver introdotto un qualche tool per stimolare l’uso degli hashtag da parte degli utenti, chissà.

Resta sempre aggiornato, evita il continuo e massivo posting automatico da altri social (specialmente Instagram) e soprattutto…testa tutto.

Ti potrebbe interessare…


4.29 avg. rating (86% score) – 7 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti





Source link

il futuro di Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp


f8 2019 facebookSi è tenuto propri in questi giorni il consueto meeting annuale dedicato ai Facebook developer, l’F8, ed è forse stata una delle conferenze più dense di annunci cruciali di sempre; Zuckerberg ha infatti raccontato il futuro di una piattaforma che cambierà pelle (come vedremo a breve, ci saranno cambiamenti sostanziali sia nei contenuti che nella forma!), il lancio di uno di sistemi di messaggistica più veloci e potenti mai esistiti e una serie di novità che vedranno al centro la privacy.

Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger promettono nuovi strumenti per gli utenti e per i marketer, ma soprattutto, logiche di interazione sempre più one-to-one: ecco cosa le novità più importanti che ci riguarderanno nei prossimi mesi.

Il futuro di Facebook è privato

f8 mark zuckerbergQuesta è con ogni probabilità la frase più riportata di tutta la conferenza, che suona quasi come un ossimoro: Facebook, “la piazza” per eccellenza diventa privato?

Ebbene sì e lo chiarisce Mark Zuckerberg nel suo intervento. Gli utenti sono sempre più sensibili al tema della privacy e probabilmente sempre meno interessati alla sovraesposizione delle loro vite e di quelle degli altri; stiamo entrando in una nuova era del Social Networking al cui centro c’è l’intimità, il bisogno di sicurezza, la voglia di sapere che ciò che condividiamo oggi non ci tornerà a tormentare un domani e a metterci in imbarazzo. Ecco che Facebook si trasforma da piazza a soggiorno, per usare le parole di Mark, potenzia i tool che permettono una comunicazione one-to-one e tra pochi e lo rende incredibilmente sicuro (le conversazioni su Messenger diventeranno criptate di default), arricchendo nel contempo gli spazi che ci fanno incontrare con chi condivide con noi interessi e passioni: i Gruppi.

Facebook, con la capacità di interpretare in anticipo e adattarsi al cambiamento che lo ha reso il colosso social più grande di tutti i tempi, si ripromette di rispondere in tutto e per tutto alle nuove esigenze degli utenti con nuovi strumenti, standard di sicurezza sempre più alti.

Ma cosa ci aspetta, in pratica?

Facebook: al centro relazioni e Gruppi

  • Un nuovo design: annunciato come il restyling più significativo degli ultimi 5 anni, il cosiddetto F5 rende l’interfaccia di Facebook più chiara, veloce e pulita, mettendo al centro le community, ovvero i Gruppi e gli Amici. Viene da chiedersi se questo significa che le pagine avranno ancora meno visibilità in questo nuovo ecosistema (ed è altamente probabile), ma per saperlo dovremo attendere gli sviluppi dei prossimi mesi.
  • Un Facebook Gruppo-centrico: come detto, i gruppi avranno maggiore visibilità, ma non solo, saranno aggiunte anche nuove funzionalità. Con decine di milioni di Gruppi attivi sulla piattaforma e 400 milioni di utenti che li frequentano, sarà dato sempre più spazio a questo prezioso strumento, con una Group Tab ridisegnata per far trovare facilmente i Gruppi ai quali potremmo essere interessati e una sezione aggiornamenti dedicata. Non solo, si potranno condividere i post direttamente nei Gruppi e si troveranno raccomandazioni sui Gruppi da seguire in tante sezioni della piattaforma, Marketplace e Watch inclusi. Alcune categorie riceveranno nei prossimi mesi degli importanti update, ad esempio nei gruppi dedicati al lavoro sarà disponibile un nuovo modello per le offerte di lavoro e modalità più semplici per fare le application, mentre nei gruppi di Vendita e Acquisto sarà ancora più facile far domande sui prodotti e fare ordini. 
  • Vendita e spedizioni su Marketplace: per ora attivo solo USA, si potrà acquistare e spedire direttamente su Facebook (non si ravvisano invece notizie circa la possibilità di vendere direttamente attraverso le Vetrine, mai sbarcata in Italia)
  • Una nuova tab Eventi: da questa estate verrà data ancora più visibilità agli eventi con una tab dedicata che conterrà raccomandazioni, gli eventi nelle vicinanze e favorirà l’incontro con gli amici
  • Nuovi modi per trovare l’amore…su Facebook: come già annunciato l’anno scorso, Facebook si sta muovendo anche sul fronte degli appuntamenti amorosi, con la sezione dedicata Facebook Dating. Attraverso il tool Secret Crush (per ora attiva solo in paesi selezionati) sarà possibile attivare una funzionalità che permette di stilare una lista di amici con i quali vorremmo approfondire la conoscenza; se la persona che vi abbiamo inserito ha fatto opt-in in Facebook Dating riceve una notifica che qualcuno prova interesse per lui (crush), se invece anch’esso ti ha aggiunto alla propria lista viene attivato il Secret Crush e quindi il matching (se invece non sei ricambiato tranquillo, nessuno saprà mai che lo hai inserito in lista). Beh, un modo divertente per trovare l’amore sulla piattaforma blu 🙂

Messenger diventa l’applicazione più veloce e leggera di sempre

messenger desktopNon solo l’architettura della popolare app di messaggistica viene completamente stravolta per farla diventare ancora più veloce e leggera, ma la tanto annunciata interoperabilità dei mesi scorsi prende finalmente forma, poiché a breve sarà possibile tramite Messenger contattare gli amici anche su WhatsApp e Instagram, senza uscire dall’app. 

Verso l’autunno vedremo invece il roll out della Messenger App per Desktop, che permetterà di fare call di gruppo e collaborare sia su Windows che MacOs; verranno dati nuovi strumenti agli utenti che avranno la possibilità di guardare video insieme in tempo reale tramite l’app e avranno uno spazio dedicato in cui trovare le Stories e i messaggi dei contatti più vicini.

E per le aziende? I modelli per le Lead Ads verranno integrati nel pannello gestione inserzioni rendendo possibile creare inserzioni che portano gli utenti direttamente a un Q&A tramite Messenger per conoscerli meglio. Non solo, la funzionalità che permette di fissare gli appuntamenti verrà integrata nella piattaforma, in modo che i brand possano fissare direttamente i meeting con clienti e potenziali clienti.

Instagram, tra shopping e test sui like

instagram shopping creatorsQuale sarà il futuro di Instagram?

Beh, un annuncio molto interessante è quello che riguarda un test in corso, sui quali i rumors si rincorrono da mesi: cosa accade se i like ricevuti dai post pubblicati sono noti all’autore, ma non a chi li vede da fuori? Proprio per spingere gli utenti a concentrarsi sui contenuti più che sull’acquisizione di mi piace, è in testing il private like counts in Canada, che prevede “il nascondimento” al pubblico dei like accumulati da un determinato contenuto. Ma non finisce qui, il numero dei follower (un po’ come è successo per i like su Facebook) verrà reso meno prominente sui profili, sempre nell’ottica di dare più importanza ai contenuti che alle vanity metrics.

Tra le altre novità interessanti da conoscere:

  • Shopping from creators: è in testing una funzionalità molto interessante che permette di acquistare direttamente su Instagram i prodotti presentati/indossati dai creatori di contenuti, senza uscire dalla piattaforma. Proprio come avviene con la funzionalità di check-out,  sarà possibile acquistare i prodotti taggati in foto, frutto di una cooperazione tra i brand e gli influencer.
  • Gli sticker per la raccolta fondi: si potranno raccogliere soldi per le no profit direttamente su Instagram, proprio come già avviene su Facebook. Attraverso degli sticker specifici da aggiungere alle Stories, gli utenti potranno attivare le raccolte fondi per le cause che stanno loro a cuore e ovviamente il 100% del guadagno andrà alla no profit prescelta.
  • Una camera migliorata: nelle prossime settimane aspettiamoci miglioramenti anche lato Camera. Verrà introdotto anche il Create Mode che permette di condividere pensieri e contenuti senza che ci sia per forza un’immagine o un video di fondo.

WhatsApp, Portal e Oculus 

In realtà WhatsApp è stato il  social per il quale sono state annunciate meno novità. Si è naturalmente parlato della sua importanza nelle relazioni di tutti i giorni ed è ovviamente sempre più importante lato business (avete già iniziato a usare WhatsApp Business per il vostro brand?) e la novità annunciata consiste nel fatto che sarà possibile da parte dei brand condividere con gli utenti un catalogo prodotti nella chat.

Per quanto invece riguarda Portal, il dispositivo smart per il video calling targato Facebook, si avvia verso la vendita oltre i confini nazionali e si integra di nuove funzionalità; sono inoltre in vendita i nuovi visori AR targati Oculus ed è previsto a breve il rilascio di Oculus for business. Intelligenza Artificiale e Realtà Aumentata restano una priorità per Facebook, che continua in questi campi i propri investimenti.

Brand e social network: cosa aspettarci?

Come detto in apertura, a mio avviso, siamo di fronte a un cambiamento sostanziale nel modo di fare Social Networking, che si sta concretizzando in questi mesi, ma i cui segnali si avevano ormai da tempo; Stories e Messaggi sono i formati driver di questo cambiamento, l’uno per l’impermanenza dei contenuti, l’altro come espressione di un ritorno una forma più intima di comunicazione. Chi vuole continuare a rendere i social una vera risorsa di business deve iniziare a integrare questi formati e a capire come il proprio brand può beneficiare di queste nuove logiche per avvicinare, accompagnare all’acquisto e mantenere i propri clienti.

Ti potrebbe interessare…


0.00 avg. rating (0% score) – 0 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti





Source link

Campaign Budget Optimization: cosa è e come funziona


campaign-budget-optimization

Da Settembre 2019 diventerà obbligatorio un nuovo strumento per la gestione del budget dell campagne pubblicitarie su Facebook e Instagram, già annunciato a Novembre 2017. A oggi opzionale, il Campaign Budget Optimization sposterà la definizione della spesa da livello Gruppo Inserzioni a livello Campagna, ma non solo: promette una gestione molto più efficace, puntuale e mirata del budget.

È davvero così?

Vediamo meglio di cosa si tratta e come funziona davvero.

Cosa è il Campaign Budget Optimization?

campaign budget optimization livello campagnaUn modo più facile per gestire il budget pubblicitario e assicurarsi risultati ottimali, così lo definisce Facebook; in pratica questo strumento permette di gestire il budget a livello di campagna in modo ottimizzato, ovvero ri-distribuendolo in tempo reale sui Gruppi Inserzioni che funzionano meglio, in modo totalmente automatico. In teoria, basta definire il budget a livello di campagna, creare i Gruppi Inserzioni con relative inserzioni al loro interno e lasciare che sia Facebook a valutare qual è l’Ad Set più performante (in base all’obiettivo impostato a livello di campagna) e allocarvi di conseguenza più budget.

Al momento la funzionalità è attivabile manualmente nel momento in cui si lancia la campagna, ma come detto diventerà obbligatoria e di default a partire da Settembre 2019. Come funziona in pratica?

È lo stesso Facebook a fornire un esempio:

Supponendo di avere un budget di 30$ e 3 pubblici differenti, creiamo una campagna con 3 Gruppi Inserzioni, ognuna con 10$ allocati. Non facendo modifiche manuali e non utilizzando il CBO (Campaign budget optimization), alla fine della campagna ci ritroveremo con una spesa omogenea su tutti i Gruppi Inserzioni (10-10-10), nonostante in realtà abbiano portato a costi per conversione e numero di conversioni differenti (3-5-2); utilizzando invece il CBO, che ridistribuisce il budget in tempo reale sugli Adset più performanti, il budget verrebbe spostato automaticamente sul Gruppo Inserzione migliore, permettendo di generare un maggior volume di conversioni a parità di spesa (3-10-2).

Ma cosa accade se, ad esempio, inseriamo nella stessa campagna due Gruppi Inserzioni e vogliamo allocare più budget a una delle due, magari perché sappiamo che un certo pubblico ha un costo maggiore per contatto, ma una resa migliore in termini di Ritorno sull’Investimento? Non c’è davvero più alcun controllo del budget sugli Adset? Non proprio.

Il controllo del budget a livello Gruppo Inserzioni

È possibile definire un budget minimo o massimo a livello di Adset, sia che si scelga il budget giornaliero che totale. Questo ci permette di avere ancora un bel po’ di controllo sui Gruppi Inserzioni e, se il lavoro “automatico” di Facebook non ci soddisfa o vogliamo allocare una determinata parte del budget a un certo pubblico, possiamo ancora farlo.

Campaign Budget Optimization, uno strumento davvero complesso e da testare

Ci sono però altri aspetti interessanti che vale la pena conoscere circa questo strumento, che è davvero molto, molto sofisticato.

Ad esempio, vale la pena capire come funziona realmente quando si imposta la strategia di costo inferiore (quella che Facebook propone di default e che avrai usato la maggior parte delle volte), per renderti conto che non è una gran pensata disattivare i gruppi con i costi per risultato più alto quando si usa il CBO e iniziare fin da ora a prenderci la mano perché, che ci piaccia o meno, tra pochi mesi sarà obbligatorio per tutti.

Idealmente il CBO mira a ottimizzare il budget, quindi a farci ottenere il massimo dei risultati e con meno “lavoro manuale”, ma probabilmente, come tutti i nuovi strumenti rilasciati da Facebook, ci metterà del tempo a stabilizzarsi e a dare il meglio.

Al momento sto testando la funzionalità e a breve ti saprò raccontare qualcosa di più circa la mia esperienza personale, ma, come detto, è inutile profondersi in critiche per quello che a breve sarà parte della nostra routine pubblicitaria, meglio investire il nostro tempo nello studiarlo, comprenderlo e farne un alleato.

Ti potrebbe interessare…


0.00 avg. rating (0% score) – 0 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti





Source link

Ad Library, arriva il catalogo mondiale delle Facebook Ads


FACEBOOK-AD-LIBRARY

Sempre in ottica di totale trasparenza e dopo aver creato un vero e proprio catalogo delle Facebook Ads attive legate in particolar modo a elezioni o temi politici, Facebook si è spinto oltre:

ha infatti rilasciato l’accesso a un vero e proprio database che permette di visualizzare TUTTE le Ads attive riguardanti i prodotti Facebook, con o senza un account sulla piattaforma: l’Ad Library.

Come funziona la Facebook Ad Library?

Di strumenti simili negli anni se ne sono visti a bizzeffe, ma nessuno mai ha potuto offrire una panoramica completa di tutte le inserzioni attive sulla piattaforma. 

Basta infatti accedere allo strumento, selezionare la nazione di riferimento in alto a destra e digitare il nome della pagina di cui si vogliono vedere le Ads attive:

facebook-ads-library-barra-ricerca

Cliccando sulla pagina scelta si potranno vedere “in chiaro” non solo le Ads attive ed eventuali varianti in test, ma anche alcune inserzioni attive in passato e da quando sono state lanciate, oltre a informazioni di base relative alla pagina dalla quale sono state create:

facebook ads library esempio campagne

Non solo, per quanto riguarda le pagine che trattano argomenti sensibili e politica, le informazioni a disposizione saranno molte di più come la  spesa, l’eventuale disapprovazione ricevuta, le caratteristiche demografiche del pubblico profilato, etc.

A cosa serve la Facebook Ad Library?

Come detto all’inizio, lo strumento è stato reso disponibile in ottica di trasparenza, ma si può rivelare utilissimo per chi con la piattaforma ci lavora, non solo per studiare meglio i concorrenti, ma anche per trovare ispirazioni per le proprie inserzioni, studiando i brand in maniera molto più rapida e agevole di come è possibile fare visitando le loro pagine a una a una e cliccando sulla tab “Info & Ads”.

Ancora non sembrano disponibili dei filtri per selezionare le Facebook Ads in base ad argomento, obiettivo o altri criteri, ma si tratta sicuramente di uno strumento interessante da scoprire e da testare… il prima possibile!

Ti potrebbe interessare…


0.00 avg. rating (0% score) – 0 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti





Source link

Business Manager, a cosa serve davvero?



BUSINESS MANAGER FACEBOokA cosa serve il Business Manager? È davvero così importante averlo? Chi dovrebbe usarlo?

Sono domande che mi vengono fatte molto spesso, anche perché ancora non è chiaro a tutti cosa è possibile fare con lo strumento “aziendale” per eccellenza di Facebook.

Ecco le principali funzionalità a cui dà accesso questo tool e perché chiunque voglia promuovere il proprio brand sul celebre social network dovrebbe saperlo utilizzare.

Il Business Manager è indispensabile per…

      • Presentarsi in modo professionale: se hai un’agenzia o sei un professionista che offre i servizi di gestione pagine/campagne pubblicitarie sappi che usare il Business Manager fa la differenza tra il consulente amatoriale improvvisato e il professionista/agenzia strutturata. Infatti, anziché chiedere l’amicizia o dover far vedere in chiaro a clienti e colleghi il proprio profilo personale, grazie al BM ti puoi mantenere  separate vita personale e lavorativa, chiedendo accesso agli account clienti (pubblicitari, pagine, etc…) da un presidio professionale. Niente più pericolosi mix tra amici e clienti, niente più richieste di amicizia per riuscire a farsi aggiungere velocemente agli account pubblicitari (o far aggiungere i propri collaboratori!), con il Business Manager richiedi accesso, entri e inizi subito a essere operativo. Con il volto del tuo brand, non la tua foto profilo dell’ultima vacanza a Ibiza.

     

      • Verificare il dominio: in molti a oggi non riescono più a modificare l’anteprima dei link ai propri siti web quando vogliono farci un post, ma utilizzando il Business Manager è possibile (finalmente!) tornare a farlo, verificando il dominio.

     

      • Avere il pieno controllo di pagine, accessi e account pubblicitari: chi ha accesso a cosa? A quale livello? Il tizio che non lavora più con noi ha ancora accesso a qualche nostra proprietà? Specialmente per i brand strutturati, con più pagine o più collaboratori, centralizzare la gestione di tutte le entità e distribuire gli accessi velocemente, è fondamentale. Grazie al Business Manager lo scopri in un clic.

     

      • Utilizzare uno degli strumenti più efficaci di sempre, i pubblici personalizzati da file: si tratta di uno dei pubblici più validi che puoi usare per fare Facebook e Instagram Ads, in particolar modo per vendere in modo rapido…ma se ti dicessi che da qualche mese a questa parte puoi usarlo SOLO se hai un Business Manager? Se infatti vuoi fare campagne raggiungendo il tuo database clienti e/o contatti a oggi è obbligatorio agganciare l’account pubblicitario a un Business Manager.

     

    • Creare più account pubblicitari: ebbene sì, da utente puoi creare un singolo account pubblicitario, mentre da Business Manager ne puoi creare di più (al momento 5, ma puoi chiedere un’espansione).

 

    • Creare i cataloghi prodotti: se lavori con ecommerce, questo è davvero uno strumento fondamentale per aumentare le vendite e non solo. Per utilizzare il Catalogo prodotti e quindi fare Retargeting Dinamico però devi necessariamente disporre di un Business Manager.

 

    • Pubblicare in automatico un video in più pagine: grazie al Business Manager puoi fare cross-posting dello stesso identico video su più pagine…sommando il numero di visualizzazioni!

 

  • Aggiungere e togliere utenti in pochi passi: scordati tutta la fastidiosa trafila per cancellare utenti o agenzie da account pubblicitari e pagine, in due clic li potrai aggiungere o togliere!

…e molto altro.

Il Business Manager diventerà obbligatorio?

Ho ormai questa sensazione da anni e, visti i cambiamenti degli ultimi tempi e la richiesta da parte di Facebook di una sempre maggiore trasparenza e centralizzazione da parte dei brand, piccoli e grandi, che usano la piattaforma, credo che l’ipotesi di un Business Manager obbligatorio per chiunque faccia marketing su Facebook non sia così campata in aria. 

Resta il fatto che, obbligatorio o no, a oggi è diventato uno strumento indispensabile per utilizzare al meglio e in modo professionale tutti gli strumenti che Facebook mette a disposizione delle aziende.

Il mio consiglio è quindi di correre a studiarlo (viceversa rischi di fare errori da cui non puoi più tornare indietro, come creare o annettere account pubblicitari di clienti!) e implementarlo il prima possibile; puoi partire dal mio corso pratico online sul Business Manager o anche dalle linee guida che mette a disposizione Facebook, l’importante è che inizi a utilizzarlo, se vuoi fare Facebook Marketing sul serio.

Dopotutto, una volta che hai capito cosa realmente può fare per il tuo brand, più che una costrizione diventa un alleato di Facebook Marketing, parola mia!

Ti potrebbe interessare…


0.00 avg. rating (0% score) – 0 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti

Veronica GentiliBusiness Manager, a cosa serve davvero?





Source link

Comprare direttamente su Instagram, a breve sarà possibile


comprare-direttamente-instagram

Una funzionalità che in tanti aspettavamo da tempo e che da diversi mesi era nell’aria; dopo l’uscita di Instagram Shopping, finalmente è in beta (per ora chiusa) la funzionalità che permette di scegliere i prodotti e acquistare direttamente, senza uscire dalla piattaforma. Vediamo di cosa si tratta.

Come funziona l’acquisto diretto su Instagram?

Si chiama Instagram Checkout ed il funzionamento viene spiegato nell’annuncio ufficiale (utilizzando il formato Stories, ovviamente); in pratica, cliccando su di un post in cui sono taggati i prodotti del catalogo, si verrà rimandati a una pagina di prodotto con il bottone che permette il checkout. Qui sarà possibile scegliere tra varie opzioni come il colore e la taglia del prodotto e procedere all’acquisto, inserendo naturalmente i dati (sia per il pagamento che per la consegna) la prima volta che si effettua l’operazione:

check out instagram

La procedura sembra molto semplice e particolarmente interessante per i prodotti da “acquisto di impulso”, ma chissà, potrebbe dare risultati molto interessanti anche in altri campi.

Come attivare il Check out su Instagram?

Purtroppo, come accade spesso per i nuovi prodotti di casa Facebook inc., al momento questa funzionalità è in beta chiusa e riservata ai soli Stati Uniti, ma se dà buoni risultati come è lecito sperare, si attende il solito roll out progressivo. I brand che stanno partecipando alla beta sono stati messi però messi “in chiaro” e possiamo quindi vedere il check out all’opera su diversi account come Adidas @adidaswomen, Anastasia Beverly Hills @anastasiabeverlyhills, NARS @narsissist e Zara @zara.

Non c’è da stupirsi che tra i brand in beta ci siano prevalentemente quelli legati ai settori fashion e make up, proprio perché ben si sposano alle dinamiche di ispirazione e considerazione di acquisto di Instagram. A differenza dello strumento Vetrina di Facebook che sembra in stallo (e di cui non si conoscono case study di successo e di rilievo, ahimé), il Checkout di Instagram sembra un funzionalità molto promettente.

Dopotutto, come resistere all’acquisto di un prodotto che ti ha conquistato, quando un solo click vi separa?

Ti potrebbe interessare…


0.00 avg. rating (0% score) – 0 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti





Source link

Facebook Ads: addio al Punteggio di pertinenza, in arrivo nuove metriche


facebook ads addio punteggio pertinenza.png

Una delle cose belle del lavorare nel Digital Marketing è che non c’è davvero mai tempo per annoiarsi, in particolare quando si parla dell’ecosistema Facebook; è proprio di questi giorni la notizia che che Facebook rimuoverà il Punteggio di Pertinenza, offrirà un modo differente (e più utile) di calcolare la Portata Potenziale dei Gruppi Inserzioni e toglierà anche altre metriche ridondanti.

Vediamo con ordine cosa significano questi cambiamenti e come influenzeranno il Facebook Advertising.

Il Punteggio di Pertinenza lascia spazio a 3 nuove, più significative metriche

Al Punteggio di pertinenza avevamo già dedicato un articolo approfondito; se è vero che dava un’indicazione circa “il potenziale” dell’inserzione in termini di pertinenza e interesse ricevuto, molti inserzionisti alle prime armi purtroppo lo hanno considerato erroneamente un KPI, dandogli un’importanza che solo metriche business oriented dovrebbero avere (CPL, CR, CPA e co.). Probabilmente proprio per questo, Facebook ha deciso di rimuovere “il voto” da 1 a 10 che fino a oggi veniva attribuito all’inserzione e sostituirlo con 3 altre metriche, quali:

  • Quality Ranking: definisce come viene percepita l’inserzione in termini di qualità rispetto alle altre contro le quali è in competizione in termini di audience
  • Engagement Rate Ranking: qual è il tasso di coinvolgimento previsto rispetto alle altre inserzioni contro le quali è in competizione in termini di audience
  • Conversion Rate Ranking: qual è il tasso di conversione previsto rispetto alle altre inserzioni contro le quali è in competizione in termini di audience e obiettivo per la quale è ottimizzata

Si tratta di dei veri e propri strumenti di analisi circa la rilevanza dell’inserzione che, bada bene, non sono un fattore preso in considerazione in fase di asta, ma dedotto ex post. Questi nuovi dati possono aiutare a capire qual è il problema per migliorare le performance, se a livello di asset creativi, pubblico o esperienza post-click. Non solo quindi il concetto di rilevanza diventa sempre più importante (e ci sarà sempre meno spazio per le inserzioni poco coinvolgenti e pertinenti), ma Facebook con queste metriche sembra offrire una visione molto più chiara per prendere decisioni immediate e capire cosa non va.

Queste metriche saranno via via diffuse a partire dal 30 aprile e saranno visibili dopo le prime 500 impression a livello Inserzione.

La Copertura Stimata diventa molto più attendibile e precisa 

Ogni volta che definisci Pubblico, Budget e Posizionamenti a livello di Gruppo Inserzioni nella barra laterale è possibile vedere la Copertura Potenziale, ovvero il numero potenziale di persone raggiungibili basato sugli utenti attivi mensilmente su Facebook. Per rendere questo dato ancora più vicino alla realtà adesso la Copertura Potenziale comprende solo le persone attive negli ultimi 30 giorni che hanno visualizzato un annuncio o più. Questo ci permetterà di valutare con maggiore precisione il bacino di utenti davvero potenzialmente raggiungibili e di fare calcoli molto più verosimili.

Vengono rimosse alcune metriche ridondanti e inutili

Periodicamente vengono incluse o rimosse delle metriche, anche e soprattutto in base al feedback e utilizzo degli utenti. A essere eliminate a questo giro saranno:

  • Offerte Salvate e Costo per Offerte Salvate
  • Risposte ai messaggi e costo per risposta ai messaggi (che verranno sostituite con Nuove Connessioni su Messenger e Conversazioni iniziate su Messenger
  • ROAS derivato dagli acquisti su Mobile e ROAS derivato da acquisti sul web (in un mondo omnichannel, verrà sostituito da un generico ROAS derivato dagli acquisti)

In un mondo, quello del Facebook Advertising, sempre più complesso e competitivo, Facebook sembra offrire ogni giorno più strumenti per capire cosa non va e migliorare le performance delle proprie campagne, cercando di allinearsi il  più possibile al suo obiettivo: dare il messaggio giusto, alla persona giusta, nel momento giusto.

Ti potrebbe interessare…


5.00 avg. rating (96% score) – 1 vote

Tu cosa ne pensi?

Commenti





Source link

Social Media Marketing, quanto farsi pagare?


social-media-marketing-quanto-farsi-pagare

Tra chi chiede 50 euro al mese per gestire una pagina Facebook e chi ne chiede 1500, destreggiarsi nel mondo del Social Media Marketing e capire quanto è giusto chiedere (e spendere) per questa tipologia di servizio non è affatto semplice.

Rende ancora più complicato tutto questo il fatto che, spesso, non si tratta di una semplice “gestione della community della pagina” – tecnicamente detta Social Media Community Management -, ma anche della creazione di contenuti dedicati, gestione di altri presidi social (Instagram, LinkedIn, Twitter…), più una serie di servizi accessori quali la creazione di video, lo sviluppo di template, la presenza in loco in caso di eventi, la gestione di campagne a pagamento e così via.

Insomma, quanto è congruo chiedere (e quindi pagare) per un servizio di Social Media Community Management? Quanto farsi pagare da Social Media Manager? 

Ecco il mio metodo.

Social Media Marketing: quali servizi prevedere?

In genere, tra le attività svolte dal Social Media Manager troviamo:

  • analisi, definizione degli obiettivi e pianificazione di una strategia organica e a pagamento: stesura del Social Media Plan, fondamentale per iniziare con il piede giusto e che personalmente faccio pagare a parte una tantum)
  • progettazione di un piano editoriale, creazione e programmazione dei post: da definire se i contenuti, intesi come blog post, video, immagini e creatività varie vengono fornite già “pronte all’utilizzo dal cliente o vanno create ad hoc dal professionista
  • gestione e moderazione della community: monitoraggio dei commenti e dei messaggi + smistamento o gestione diretta degli stessi
  • analisi, progettazione, messa online e ottimizzazione delle campagne pubblicitarie: Facebook Ads, Instagram Ads, Linkedin Ads, etc
  • analisi, ottimizzazione e reportistica attività 

Queste “voci” possono significare poche ore di lavoro al mese come moltissime.

Infatti, gestire una community di una piccolissima azienda locale da poche centinaia di utenti non è la stessa cosa che gestire quella di brand con migliaia o decine di migliaia di membri attivi, che magari utilizza Facebook o Twitter come canale di customer care e quindi riceve svariate domande ogni giorno; gestire richieste, interazioni, moderare i commenti è un’attività ad alto consumo di tempo, tra le prime da considerare nel fare un preventivo di Social Media Community Management.

Gestire campagne mensili “in continuità” per acquisire interazioni, traffico e contatti per poche centinaia di euro su una singola piattaforma non ha lo stesso impatto del gestire migliaia di euro ogni mese in campagne su più piattaforme e per vari obiettivi, magari con una costante rotazione della creatività; fare “un preventivo standard” per tutte le tipologie di clienti sarebbe un’operazione kamikaze.

Come definire quanto farsi pagare: tempo, costi ed esperienza

Credo che il bene più prezioso di ogni professionista (e di ogni essere umano, a dire il vero)  sia il tempo; come viene ottimizzato e gestito ne determina sia la qualità della vita che il guadagno a fine mese, ed è da lì che secondo me si deve partire per determinare un preventivo.

Quante ore al mese dovrà dedicare a questo cliente?

Nel decidere quanto farti pagare, a mio avviso, devi tener conto di 3 principali aspetti, ovvero:

  • il tempo/mese richiesto: dopo una prima analisi degli account del cliente (fondamentale per fare un preventivo personalizzato e differenziarsi dal cialtrone di turno) e dopo averne analizzato le richieste ed esigenze, ti puoi fare un’idea di quanto tempo richiede l’attività e, nel caso di agenzie o lavoro spalmato su più professionisti, di quante “teste” richiede. Se si tratta di un brand che riceve molti messaggi e commenti, nel fare un preventivo dovrai fare una stima del tempo da dedicargli settimanalmente, se invece richiede molti post giornalieri (es. nel caso di un magazine/giornale) dovrai tener conto di un’attività giornaliera costante di reperimento notizie e pubblicazione. Diverso se si tratta di una gestione “ibrida”, in cui magari il cliente e il suo team si occupano di gestire le richieste e tu solo di pubblicare i post e gestire le ads o, ancora, meno dispendioso è il caso di piccolissime aziende che generano poche richieste informazioni al mese e richiedono la pubblicazione di un paio di post a settimana a basso impatto creativo. Molto importante è il numero di presidi social da gestire, ognuno con le sue specificità, piano editoriale e formati.

 

  • costi e servizi extra: ogni cliente necessita di servizi e professionalità extra differenti, quindi se per un brand dovrai anche creare video, fare foto (o avvalerti di altri collaboratori per erogare certi servizi), creare blog post, gestire newsletter o semplicemente prevedere l’abbonamento a un tool particolare o a un database di immagini stock, dovrai valutare e inserire nel compenso mensile – e nel tempo dedicato – anche queste attività e costi.

 

  • esperienza: oggi non mi faccio pagare come 7 anni fa, ovviamente va pensata a una fee oraria commisurata alla nostra esperienza e valutata un’ipotesi del monte ore dedicato al cliente per fare un preventivo sensato. Se siamo alle prime esperienze o in attività da poco non possiamo certo chiedere 80 euro/ora, né sminuire la nostra professionalità chiedendo 25 euro/ora se abbiamo anni di esperienza, corsi e specializzazioni alle spalle.

Tra gli altri elementi da prendere in considerazione anche il regime fiscale in cui ci troviamo, il contesto sociale ed economico dove operiamo, la tipologia del cliente e la durata del contratto (su contratti di lungo corso  si tende in genere a fare degli sconti).

Quanto dovrebbe farsi pagare un Social Media Manager?

Per mia esperienza la forbice è molto ampia. Un’attività professionale di Social Media Management può oscillare tra i 250 e i 1500 euro al mese, dove all’estremo più basso troviamo la piccolissima impresa che fornisce già la creatività, richiede magari la supervisione di un solo presidio social, la pubblicazione di un paio di post a settimana e una blanda gestione di campagne pubblicitarie, mentre all’estremo più alto troviamo un brand più strutturato con gestione di 2/3 canali social, moderazione, gestione dei messaggi, creatività dedicata (video, Stories…) e campagne più strutturate (retargeting, lead generation, promo periodiche, etc).

Ovviamente, si tratta di una cifra indicativa, che può variare sensibilmente in base alla mole di interazioni previste da gestire, il budget da investire ed eventuali attività extra come quelle di Real Time Marketing, Social Media Monitoring e così via.

Il punto è che se ti fai pagare 50 euro al mese non solo quasi sicuramente offrirai un servizio da poco – viceversa sei un benefattore, ma ti consiglierei altre vie per fare del bene al prossimo -,  ma darai anche l’impressione che sia un servizio da poco; d’altra parte, farsi pagare migliaia di euro/mese per pubblicare 4 post in croce e mettere in evidenza ogni singolo post è ugualmente sbagliato e scorretto.

Per farci percepire come veri professionisti e rispettarci noi stessi è necessario fissare dei parametri nel definire quanto chiedere, in base ai costi che dobbiamo sostenere per il cliente e a una stima del tempo che gli dovremo dedicare. E chiedere una cifra equa per il servizio che offriamo.

Ti potrebbe interessare…


0.00 avg. rating (0% score) – 0 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti





Source link

Lorenzo Vinci e gli ingredienti Made in Italy

Lorenzo Vinci e le video ricette Made in Italy

Nel Web e soprattutto sui Social, il food si carica di viralità; quando le video ricette incontrano il Made in Italy, ecco che nasce Lorenzo Vinci, una start-up tutta italiana, che propone ricette appetitose, gustose e con le eccellenze del nostro territorio.

growth hacking

Growth Hacking, questo sconosciuto

Cos’è il Growth Hacking? Cosa fa un Growth hacker e quando un’azienda dovrebbe valutarne l’utilità? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questa nuova professione e le sue funzionalità all’interno delle imprese.

show