Consigli per la scelta della palette colori in un progetto di design


In ogni progetto di design, che sia digitale o offline, non ci sono dettagli che possono essere lasciati al caso. Il Designer, infatti, è responsabile di qualsiasi cosa, dal primo prototipo alla scelta dei font o dei colori utilizzati. Ed è proprio questa la fase in cui spesso si entra in crisi, dato che le combinazioni di colori sono pressoché infinite.

Come comunicare un messaggio, un valore, un brand? Che abbinamenti fare? Meglio restare su colori semplici, sul bianco e nero o esplorare combinazioni insolite?

La scelta di una palette per un progetto non è mai semplice; di seguito, alcuni consigli e concetti da tenere a mente quando ci si ritrova in queste fasi delicate.

Palette Colori

I colori: concetti teorici di base

Prima di tutto, anche se può sembrare banale, è utile conoscere bene la terminologia legata ai colori, così da comprendere alla perfezione tutti i dettagli che ci porteranno alla giusta scelta.

  • Tonalità (Hue) – In poche parole, la colorazione di qualcosa, come “blu” o “rosso”
  • Crominanza (Chrome) – Quanto “puro” è un colore; la mancanza di bianco, nero o grigio ad esso aggiunto
  • Saturazione (Saturation) – Quanto “forte” o “debole” è un colore
  • Valore (Value) – Il livello di luminosità di un colore
  • Tono (Tone) – Creato aggiungendo del grigio a una tonalità pura
  • Sfumatura (Shade) – Creata aggiungendo del nero a una tonalità pura
  • Tinta (Tint) – Creata aggiungendo del nero a una tonalità pura

Terminologia Palette Colori

Quattro tipologie generali di palette colori

  1. Monocromatica – Composta da sfumature e profondità di sfumature di una singola tonalità. Quelle monocromatiche sono le palette più semplici da creare, dato che fanno parte dello stesso colore. Ciò significa che è difficile “sbagliare” (anche se non impossibile), ovvero creare uno schema confusionario o irritante. Tuttavia, spesso questa tipologia di palette potrebbe sembrare noiosa, se non curata con attenzione.
  2. Analoga – Formata da un colore di base e da colori dello stesso lato del disco cromatico. Le palette di questo tipo esprimono molta concretezza e uniformità al design. Inoltre, è difficile che generino fastidio alla vista, dato che non è presente una grande differenziazione di tonalità. Al contrario, il contrasto diventa un valore, limitando le distrazioni dal contenuto.
  3. Complementare – Costruita con colori complementari, o opposti, sul disco cromatico (ad esempio, rosso e verde, blu e arancio, giallo e viola, ecc.). Queste palette sono molto valide per comunicare un senso di equilibrio. Come nel caso delle analoghe, aggiungendo varie tinte o sfumature si può espandere lo schema e creare maggiore armonia. Così, si riuscirà a evitare contrasti fastidiosi che potrebbero creare affaticamento agli occhi, cosa che potrebbe accadere quando due colori opposti sono accostati l’uno vicino all’altro.
  4. Triadica – Tre colori da punti equidistanti sul disco cromatico (ad esempio, rosso, giallo e blu). Il metodo triadico crea una palette molto singolare e curiosa. Per elaborarla ci sarà bisogno di maggiore pianificazione e sperimentazione, dato che include un maggior numero di tonalità che risultano praticamente opposte tra loro.

Palette colori emozioni

Naturalmente, quando si deve scegliere la propria palette bisogna tenere a mente anche i significati che i colori esprimono, soprattutto se si vuole comunicare precisi valori attraverso uno schema colore.

Ecco quindi che si deve considerare che il rosso è il colore dell’energia, del potere e della passione, adatto per attrarre l’attenzione come l’arancione, che esprime gioia, entusiasmo e risulta essere il colore della creatività.

Le tonalità del giallo sono note per trasmettere felicità ed energia, mantenendo anche una connotazione legata alla mente e all’intelletto.

Il verde, invece, è il colore della natura, dell’ambizione, della crescita, della freschezza e della sicurezza, con alcuni valori legati a quelli del blu, che esprime tranquillità, fiducia, ma anche intelligenza, spesso enfatizzata anche dal viola, su cui si deve puntare se si vuole esprimere lusso, ambizione o ricercatezza.

Il bianco e il nero, poi, vanno anch’essi considerati. Il primo esprime pulizia, purezza, perfezione, mentre il secondo è il colore dell’eleganza, del mistero, della potenza.

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Alcuni consigli per scegliere la propria palette

Veniamo alla pratica. Da dove iniziare? Con che criteri effettuare la scelta delle diverse tonalità? Che tipologia di palette scegliere? Di seguito tre pratici consigli da tenere a mente per costruirsi la propria palette colori.

Iniziare dalla scala di grigi. Abbozzando il proprio progetto prima in scala di grigio, ci si concentrerà maggiormente sull’esperienza d’uso di ciò che si sta progettando, e quindi ad esempio sull’usabilità e una navigazione chiara, se si tratta di un sito web e di un app. Non pensate subito, quindi, al colore del bottone della CTA. Concentrarsi sul costruire gli elementi del proprio layout, ottimizzando gli spazi bianchi e altro ancora, ci aiuterà a organizzare una chiara e pulita gerarchia di elementi, generando la migliore user experience per i propri utenti e il miglior punto di partenza su cui successivamente porre i colori.

Usare la regola 60-30-10. Per ottenere una palette equilibrata un piccolo trucchetto è quello di usare i colori in una proporzione 60% + 30% + 10%. È una vecchia regola dell’ambito dell’interior design, ma è in grado di aiutare molto nella scelta della palette, dato che permette all’occhio dell’utente di muoversi comodamente da un punto focale a quello successivo. Inoltre, è molto semplice da utilizzare: il 60% dovrebbe essere la tonalità dominante, il 30% il colore secondario e il 10% la colorazione utilizzata per porre in risalto alcuni elementi come testi o altro. Se la palette prevista ha più di tre colori (è comunque consigliabile averne al massimo cinque), la regola può valere comunque; mantenere gli elementi in equilibrio conferirà una migliore esperienza dell’utente.

Palette Colori 60-30-10 rule

Le migliori combinazioni colore vengono dalla natura. Guardare all’ambiente che ci circonda ci consente di ammirare palette di colori in continuo cambiamento. L’alba, il tramonto, l’atmosfera della spiaggia o l’aria di una foresta sono tutti elementi con colorazioni differenti, anche semplicemente considerandoli in momenti differenti della giornata. Il consiglio è quello di farsi ispirare, magari aiutandosi con app come Adobe Capture, che tra le sue funzioni permette di creare temi colore a partire da una singola foto.

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Palette Colori Natura

Gli strumenti utili online

Per concludere, qualche software online open source da poter utilizzare per creare la propria palette:

  • Color Hunt è una vera e propria ispirazione: una piattaforma completamente gratuita in grado di farci “scrollare” tra un’infinita scelta di palette possibili.
  • Coolors.co è uno strumento molto veloce in grado di aiutare l’utente a creare il proprio tema colore con un generatore online completamente gratuito, possibile da integrare anche con i software Adobe.
  • Paletton, invece, è una specie di fusione dei due precedenti software. Consente di esplorare tra le palette e creare la propria, ma non si è limitati solo a cinque tonalità come in Coolors.co.





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Nintendo lancia il set da viaggio dedicato a Super Mario


Un viaggio, che sia di breve o lunga durata, è scandito da momenti precisi e da sensazioni contrastanti: c’è l’ansia della partenza, la fretta che ti fa dimenticare le cose, l’emozione dell’avventura, la voglia di tornare o quella di non ritornare mai più.

Ognuno di noi lo affronta diversamente e si sa, uno dei rituali più importanti è quello di preparare la valigia. Ecco, la scelta della valigia è una sorta di cerimonia, un ballo tra “questo si” e “questo no”, un continuo oscillare tra “ho tutto” e “non ce la farò mai”. Un viaggio è un’avventura e gli accessori giusti ti daranno la carica per affrontare qualsiasi tragitto e raggiungere la tua meta.

Super Mario alla riscossa…sulle tue valigie!

Era la fine degli anni ’80, erano gli anni della musica pop, dei blue jeans ma soprattutto erano gli anni dei videogames. Super Mario è uno di quei giochi-simbolo per un’intera generazione di ragazzi e ragazze, una storia che è andata oltre il tempo e che abbiamo ritrovato nei decenni successivi, è sinonimo di divertimento, di avventura e di scoperta.

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Un videogame ha già qualcosa di speciale: è vivere delle vicende fantastiche attraverso personaggi con poteri eccezionali, è guidare i protagonisti alla riscossa verso mondi sconosciuti, è essere partecipi di una narrazione che prende vita attraverso lo schermo. Mario è tutto questo, un coraggioso idraulico, con quegli iconici baffetti e la sua salopette blu, che saltella sul guscio di ogni tartaruga che incontra e si sposta da una parte all’altra del mondo attraverso dei magici tubi verdi.

La sua missione è nobile ma pericolosa: salvare la principessa Peach, l’unica in grado di spezzare l’incantesimo che grava sui Toad per poi riportare la pace a Mushroom KingdomMa Mario non è solo perchè suo fratello Luigi, lo accompagnerà in questa imprevedibile avventura.

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: cosa centra tutto questo con il viaggio? Semplice, Nintendo ha deciso di dedicare al suo impavido idraulico una collezione speciale, un set da viaggio per aiutarti a superare ogni ostacolo, anche se la tua meta non sarà un castello sperduto.

super mario

La serie è composta da 16 pezzi e riunisce proprio tutti i personaggi del videogame più amato di sempre, troverai un trolley giallo sgargiante e resistente ad ogni urto, con la forma di un blocco e un gigante punto di domanda stampato al centro.

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Delle simpatiche ciabatte da camera a forma di fungo, così tenere che allieteranno ogni rientro in albergo, magari dopo una lunga giornata in giro per musei e negozi: come si fa a resistere a quegli occhietti dolci?

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Il porta passaporto rivestito da una copertina trasparente che rappresenta una scena del gioco, qui l’agilità di Super Mario trasmette la voglia di non fermarsi mai.

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Dei cuscini morbidi e reversibili, perfetti per i tuoi spostamenti, a forma di Toad e di punto interrogativo, così comodi da rendere qualsiasi itinerario una vera passeggiata.

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Per non parlare delle comode targhette da fissare vicino la tua valigia, per personalizzare e rendere unico il tuo set.

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Questi e molti altri componenti saranno disponibili nei prossimi giorni in Giappone e speriamo che questo set delle meraviglie arrivi presto anche in Italia. Intanto dai uno sguardo sul sito Nintendo e comincia a scegliere i tuoi accessori per il prossimo viaggio, chi è il tuo personaggio preferito?



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4 consigli per realizzare app e siti accessibili


Questo articolo è comparso su Think With Google. È un guest post di Channing Ritter, Design Consultat di Primer, tradotto e adattato da Federico Oggioni.

Studi recenti dimostrano che quasi il 15% della popolazione mondiale, circa 1 miliardo di persone in tutto il mondo, è affetto da un qualche tipo di disabilità.

Questo significa che se non stai creando esperienze e prodotti accessibili, stai perdendo un’enorme fetta di mercato, oltre che “discriminando” parte della popolazione. Ed è per questo che l’accessibilità è una tra le prime cose a cui ho pensato quando Google Primer mi ha consultato per ridisegnare la loro app e il sito web.

Inizialmente ho avuto qualche problema, esistono numerosi tipi diversi di disabilità. Ma, dopo una ricerca più approfondita, ho scoperto che le disabilità più comuni si dividono in quattro categorie: visive, motorie, uditive e cognitive. Quindi, ho creato e valutato l’app di Primer avendo bene in mente ognuna delle quattro categorie.

Ho passato molti mesi “scavando” tra le best practice già realizzate e studiando le accessibility guidelines. In questo lungo processo, abbiamo imparato queste quattro lezioni fondamentali.

1. Creare contenuti percettibili

I siti contengono soprattutto contenuti di valore, come il prezzo, i dettagli, le istruzioni e così via. Ma il contenuto è fondamentale solo se è riconoscibile e leggibile da tutti.

Il contrasto tra i colori ha un impatto molto forte sulla percezione del contenuto. Per Primer abbiamo aumentato il contrasto tra i colori del background e del foreground e questo ha permesso di avere un testo molto più leggibile. Un consiglio: noi abbiamo usate il Material Design Color Tool.

Comunque, non basta il contrasto tra i colori per rendere un sito più leggibile. I contenuti più importanti devono essere percettibili in diversi modi. Ad esempio, nel paragrafo precedente il testo del link è evidenziato di un colore diverso, ma è anche sottolineato. In questo modo, una persona che non distingue i colori, capirà che c’è un contenuto diverso grazie alla sottolineatura.

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2. Offrire diversi modi per la navigazione

Persone diverse interagiranno diversamente con l’app o il sito. Ad esempio, persone con difficoltà motorie potrebbero utilizzare solo alcuni comandi della tastiera per navigare, come la “barra” o il tasto “invio”. Per questo motivo, abbiamo creato dei mock-up dove era possibile navigare sull’app utilizzando solo alcuni tasti della keyboard, facendo in modo di seguire un percorso tra le pagine e i contenuti del sito che avesse un senso logico per il cliente.

Ovviamente, non tutti i siti funzionano allo stesso modo, ma resta fondamentale considerare che le persone che navigano il vostro sito abbiano altre possibilità: dovrete fornire le informazioni necessarie per la miglior user experience, nel modo più veloce e semplice possibile.

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3. Assicurarsi che l’app e il sito interagiscano bene con il resto dell’ecosistema Internet

Per assicurare al vostro sito o app la migliore accessibilità per tutti, controllate che funzionino su tutti i browser e che sia l’app che il sito web supportino tutte le tipologie di assistive technologies, come ad esempio gli screen readers.

Un suggerimento molto utile è quello di inserire in tutte le immagini un “alt text”. Questa tecnica, che aggiunge un testo descrittivo all’immagine nel backend del sito, permette agli screen readers di leggere meglio l’immagine e descriverla alle persone con qualche difficoltà visiva.

Ricordate anche di “etichettare” tutto ciò che c’è di interattivo sul vostro sito. Ad esempio, se il vostro sito ha un meno di navigazione, etichettatelo per gli screen readers con “mostra/nascondi il menù di navigazione”.

Importante: quando “etichettate” siate brevi, concisi e utilizzate molti verbi. Chi naviga sul vostro sito usando strumenti di navigazione assistita non gradirà ascoltare lunghe descrizioni, ma brevi messaggi con il focus ben chiaro sull’azione da fare.

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4. Test, test, test

Durante la fase di realizzazione del vostro sito o app, avete a disposizione numerosi tool per per testare la user experience e determinare come migliorare l’accessibilità.

Esistono delle web extension che si possono utilizzare per avere dei report dettagliati. Per esempio,  Google Chrome’s Lighthouse può garantire fino a 30 test sull’accessibilità. Se il test non viene superato, il sistema riporta direttamente a un documento che dà dei suggerimenti su come risolvere il problema di accessibilità. Per testare su mobile, suggeriamo l’app Accessibility Scanner.

Ovviamente questi strumenti non riusciranno a controllare ogni cosa, quindi può essere un bene far testare il proprio sito o app a delle persone reali.

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Importante: non aspettate fino alla fine del processo creativo per fare i vostri test. Dovreste farli ogni volta che realizzate un nuovo step, in questo modo potrete salvarvi dal dover rifare tutto daccapo una volta terminato il lavoro.

Contenuti percepibili, navigazione, chiarezza, test e un design ottimizzato per tutti i browser e tutti gli assistive tool: queste sono le linee guida essenziali per creare una User Experience più accessibile che vi permetterà di coinvolgere più pubblico e aumentare i vostri tassi di conversione.



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Riduci lo stress da lavoro trasformando la tua terrazza in un’oasi verde (o in un orto)


La vita è diventata così frenetica che a volte sembra impossibile avere qualche ora da dedicare a se stessi. Quanto ti piacerebbe trascorrere una giornata immerso nel verde, in compagnia di un buon libro, magari con una playlist rilassante in sottofondo?

Immagina la scena: finalmente non lavori e decidi di andare al parco per approfittare della splendida giornata di sole.

Solo che per raggiungere il parco più vicino, impieghi mezz’ora, non c’è una panchina libera, ci sono orde di bambini urlanti, il sole scotta e, ovviamente, hai dimenticato il libro sul comodino. A volte è davvero difficile vivere in città, per questo molto spesso pensi che sarebbe meglio trasferirsi in campagna, magari circondato da paesaggi bucolici con le “caprette che fanno ciao”; ma prima di mollare tutto e trasformati nella versione 2.0 di Heidi, dai uno sguardo a questi prodotti da giardino, per ricreare una piccola oasi urbana, a casa tua.

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La tua casa è il tuo santuario

Esistono moltissimi trucchi e tanti tools per trasformare il proprio terrazzo o balcone, grande o piccolo che sia, in una vero e proprio paradiso verde. Tramutare qualsiasi momento in un’esperienza rilassante, magari coltivando, in tutti i sensi, la propria passione per piante e fiori si può, gli studi dimostrano che le piante d’appartamento riducono lo stress psicologico e fisiologico.

Le proposte di eBay

Per poter rendere gli ambienti outdoor vivibili e funzionali, è fondamentale la scelta degli accessori giusti: facendo un giro su eBay, troverai milioni di nuovissimi articoli per trasformare il tuo appartamento in un piccolo paradiso personale. La scelta è molto vasta e personalizzare il tuo balcone sarà divertente, stimolante ed il risultato molto soddisfacente. Sei pronto? Prendi carta e penna.

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Giardinaggio in miniatura per il tuo appartamento

Le piante grasse sono piante d’appartamento che non richiedono tanta accortezza, ma hanno comunque bisogno della giusta attenzione. Assolutamente da provare questi adorabili attrezzi da giardinaggio in miniatura, che faranno la differenza: sono colorati, maneggevoli e garantiranno una praticità unica.

Il kit comprende la spazzola per la pulizia, una benna da secchio, un flacone per l’irrigazione e un soffiatore per la polvere d’aria, può anche essere usato per curare altre piccole piante d’appartamento. Gli strumenti hanno maniglie dal design ergonomico, quindi sono facili da usare per seminare, per il diserbo, per potare o annaffiare le tue dolci creature in erba.

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Terrari moderni e minimalisti con piante d’aria

Se sei sempre alla ricerca di nuove idee e spunti per la tua casa, sicuramente avrai già fatto un salto su Pinterest, alla scoperta delle nuove tendenze. Questi bellissimi terrari geometrici per piante d’aria sono perfetti per l’aspirante pollice verde che sta appena iniziando a dilettarsi nel mondo del giardinaggio indoor.

Queste fioriere sono disponibili in diverse forme e sono rivestite da una resistente struttura in metallo. Puoi appenderle alla finestra o a una fonte di luce indiretta per mantenere vivo il terrario e un lato della fioriera è aperto per un facile flusso d’aria.

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Piccoli giardini in lattina

Il giardinaggio domestico non deve essere seguire necessariamente dei canoni estetici stabiliti, puoi anche coltivare le tue piante per soli scopi pratici. Quindi crea dei piccoli orti in miniatura dentro delle lattine, staranno benissimo in cucina, magari sul davanzale.

Questo set è fornito di quattro erbe: aneto, basilico, coriandolo e salvia. È un modo perfetto per aggiungere un po’ di gusto alle tue creazioni culinarie, il set perfetto delle tue spezie preferite.

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E ricorda… con un pò di fantasia e gli accessori giusti, niente è impossibile, nemmeno creare il tuo orticello incantato.



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Il font di Netflix è stato creato per far risparmiare milioni all’azienda


Quando Netflix ha deciso di modificare il suo logo, ha anche lanciato un progetto per la creazione di un nuovo font pulito e personalizzato con l’obiettivo di far risparmiare moltissimi soldi all’azienda.

Si chiama Netflix Sans e, come spiegato da uno dei designer responsabili della sua creazione su AdWeek, si tratta di un font molto funzionale ed economico ispirato al famoso logo del marchio.

netflix font

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Netflix Sans, spiegato

Noah Nathan – questo il nome del designer – ha pubblicato il progetto sul suo sito web, spiegando che il nuovo font ha sia uno scopo estetico e comunicativo che uno scopo funzionale, dato che c’è anche una seria componente economica dietro al suo sviluppo.

netflix sans

Data la diffusione ormai globale di Netflix, infatti, le licenze per i font da utilizzare possono diventare piuttosto costose e quindi lo sviluppo di una nuova serie di caratteri apposta per l’azienda era diventato essenziale: “non serve solo a conferire un ulteriore elemento di unicità all’estetica del brand, ma è utile soprattutto ad un impiego più oculato delle risorse, in termini di milioni di dollari all’anno”, specie quando le licenze vengono pagate sulla base delle impression, come avviene per gli spazi pubblicitari digitali.

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Linee funzionali che richiamano il logo

Le caratteristiche uniche del carattere tipografico sono state scelte con attenzione, utilizzando linee pulite e piuttosto neutre, eliminando ogni eccesso pur lasciando spazio al design.

netflix font T

Il taglio ad arco sulla “t” minuscola, ad esempio, è ispirato alla curva della lente per la proiezione cinematografica, tanto iconica da diventare un simbolo per Netflix. Il font, infatti, fa riferimento visivamente allo storico logo Netflix, introdotto quando l’azienda fu fondata nel 1997 e aggiornato nel 2014, a sua volta ispirato al logo di CinemaScope, l’obiettivo anamorfico utilizzato negli anni ’50 e ’60 per girare filmati widescreen.

logo netflix evolution

cinemascope

CREDITS
Design lead: Tanya Kumar, Noah Nathan
Consulenti di design del prodotto: Andre do Amaral, David Gallagher
Produzione integrata: Monique Adcock, Tanya Kumar
Socio fondatore: Dalton Maag



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Tutti gli stadi del Mondiale di calcio di Russia 2018


Iniziata ufficialmente lo scorso 15 giugno, la FIFA World Cup 2018 ha visto scontrarsi 32 nazioni, ma non l’Italia, che non si è qualificata per la prima volta dal 1958, che si sono affrontate in 12 diversi stadi in 11 diverse città della Russia.

Il sipario su una delle manifestazioni calcistiche più attese è calato ufficialmente domenica, dopo la finale tra Francia e Croazia, nel Luzniki Stadium di Mosca dove Russia ed Arabia Saudita avevano dato il calcio di inizio ai mondiali 2018. 

Scopriamo meglio quali sono stati gli stadi dove le 32 rappresentanze nazionali si sono scontrate. 

1. Luzniki Stadium, Mosca

Luzniki Stadium

Luzniki Stadium

Costruito nel 1956 e inizialmente conosciuto come Stadio Lenin, è stato anche sede dei giochi olimpici del 1980 ed ha ospitato oltre 3 mila partite di calcio.

In vista della World Cup lo stadio ha subito una lunga ristrutturazione a cura dello studio di architettura Speech, durata quattro anni.

La rimozione della pista di atletica ha permesso di aumentare la capacità dello stadio da 78 mila spettatori fino a 81 mila.

2. St Petersburg Stadium, San Pietroburgo

St Petersburg Stadium

St Petersburg Stadium

Progettato dall’architetto giapponese Kisho Kurokawa, per sostituire il vecchio stadio Petrovskij come sede dello Zenit S. Pietroburgo ed inaugurato nel 2017, questo stadio di 78 metri di altezza è stato pensato per assomigliare ad una navicella spaziale.

L’impianto sorge sulle ceneri del Kirov Stadium, demolito nel 2005.

3. Nizhny Novgorod Stadium, Nizhny Novgorod

Nizhny Novgorod Stadium

Nizhny Novgorod Stadium

Costruito apposta per i mondiali, lo stadio è stato disegnato dall’azienda russa Stroytransgaz. La sua architettura è rappresentativa della città che lo ospita e dialoga con la Cattedrale di Aleksandr Nevskij, sulla sponda del fiume a meno di 500 metri di distanza.

Il caratteristico colonnato esterno che circonda l’edificio, composto da 88 pilastri in cemento armato, avvolge lo stadio e  si illumina durante le partite.

4. Rostov Arena, Rostov-on-Don

Rostov Arena

Rostov Arena

Terzo stadio disegnato da Populous per ospitare i Mondiali 2018, la Rostov Arena è stata inizialmente progettata per avere un tetto dalla forma irregolare.

Ospita 45 mila spettatori e alla fine dei mondiali è destinata a diventare lo stadio del FC Rostov.

5. Kaliningrad Stadium, Kaliningrad 

Kaliningrad Stadium

Kaliningrad Stadium

Inaugurato lo scorso aprile, questo nuovo stadio è stato progettato da Crocus Group.

La sua facciata ortogonale, nella quale il bianco ed il blu si fondono, è destinata a inserirsi nel contesto urbano, senza contrasti con le architetture della città.

6. Fisht Stadium, Sochi

Fisht Stadium

Fisht Stadium

Lo stadio olimpico Fisht è stato progettato da Populous per l’apertura e la chiusura delle Olimpiadi Invernali del 2014. La sua copertura, prevista inizialmente, è stata rimossa in vista dei mondiali.

Il progetto trae ispirazione da un guscio e vuole ricordare le glorie dell‘arte Fabergé, inserendosi in modo armonico con l’ambiente circostante. Le pareti e il tetto, realizzati in vetro, riflettono la luce solare del Mar Nero durante il giorno mentre la vasca, che si apre a nord, consente una visione diretta delle montagne di Krasnaja Poljana.

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7. Samara Arena, Samara

Samara Arena

Samara Arena

Inaugurato nel 2018 in vista dei mondiali, il progetto della Samara Arena trae ispirazione dal progetto aerospaziale russo. 

É stato progettato dall’architetto russo GUS SO TerrNIIgrazhdanproekt, che ha realizzato una cupola di copertura di 65,5 metri di altezza.

8. Ekaterinburg Arena, Ekaterinburg

Ekaterinburg Arena

Ekaterinburg Arena

Costruito nel 1953, il Central Stadium ospita le partite casalinghe del FC Ural, una delle squadre più antiche della Russia.

È stato ristrutturato in vista dei mondiali. Per adattare (e ampliare) l’impianto sono state costruite due strutture esterne al perimetro dello stadio, che verranno poi smontate quando il torneo sarà terminato. 

9. Volgograd Arena, Volgograd

Volgograd Arena

Volgograd Arena

Progettato dallo studio di architettura tedesco GMP Architekten per sostituire lo storico Central Stadium di Volgograd in vista dei Mondiali, questo stadio ha ospitato quattro partite, inclusa quella tra Inghilterra e Tunisia.

Il progetto prevedeva una grande tribuna ovale che circonda e abbraccia il campo, coperta tra una struttura circolare. Le sue facciate sono state pensate per avere una trama che rifletta la bandiera russa. 

10. Kazan Arena, Kazan

Kazan Arena

Kazan Arena

Costruito per ospitare la cerimonia di apertura e chiusura dei Summer World University Games nel 2013 e già utilizzato come sede delle gare di nuoto e nuoto sincronizzato ai Campionati mondiali di nuoto 2015, la Kazan Arena ha ospitato sei partite durante il torneo, inclusa Francia-Australia. 

Progettato da Populus, lo stadio, che copre un’area di 4,200 metri quadrati, ricorda una ninfea e vanta tre pannelli digitali sulle pareti esterne.

11. Spartak Stadium, Mosca

Spartak Stadium

Spartak Stadium

Conosciuta anche come Spartak Stadium, l’Otkritie Arena è stata progettata dallo studio di architettura inglese Sport Concepts nel 2014 come sede delle partite casalinghe della squadra Spartak Moscow. 

12. Mordovia Arena, Saransk

Mordovia Arena

Mordovia Arena

Progettato dall’azienda russa SaranskGrazhdanProekt, l’arena ha una forma ovale ed è ricoperta da pannelli arancioni, rossi e bianchi che riflettono i manufatti artistici creati nella regione russa della Mordovia. 



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I peggiori trend di interior design raccontati in un sondaggio di Samsung


La ricerca della bellezza è sicuramente una prerogativa costante, quasi spasmodica, in ambito di design.

Naturalmente, per quanto riguarda la progettazione, è necessario puntare anche sulla funzionalità e sull’utilità di un oggetto o di un ambiente. Tuttavia, è impossibile non trovare qualcosa che sia bellissimo da vedere, ma tremendamente inutile o difficile da interagire. Ecco quindi che, nonostante i designer puntino sempre ad alti livelli estetici, gli esempi di design “da evitare” sono molti.

Samsung, in particolare, ha condotto un sondaggio in Gran Bretagna dove indagava sui trend più odiati in ambito di interior design e home decòr, con un focus sul decennio che probabilmente risulta il peggiore della storia, in ambito di progettazione e decorazione: gli anni Settanta.

Sondaggio Samsung Interior Design - Sofa Chintz floreale

Il sondaggio di Samsung che rivela i “disastri” dell’home decòr

Circa 2.000 persone hanno preso parte al sondaggio, che prevedeva una lista di domande elaborate da esperti in interior design provenienti da Wallpaper*, Ideal Home, House Beautiful e altre riviste. Al di là dei risultati, il sondaggio ha confermato che l’estetica è sicuramente un valore importantissimo: sei persone su dieci hanno ammesso di giudicare gli altri in base alle scelte in ambito di arredamento, mentre tre su dieci hanno rivelato che avere una casa arredata bene è più importante di averla pulita. Ad ogni modo, ecco alcuni tra i risultati del sondaggio, che rivelano i peggiori trend di interior design:

  • Tappeti da WC/tavolette WC “pelose” – 44%
  • Tassidermia (imbalsamazione di animali morti) – 39%
  • Bagni “avocado” – 32%
  • Arredamento floreale “chintz” – 28%
  • Letti ad acqua – 25%
  • Pittura decorativa artex – 25%
  • Moquette nei bagni – 25%
  • Pareti con tecnica “rag rolling” – 23%
  • Incisioni, maschere e tendaggi tribali – 23%

Seguiti dalle citazioni d’ispirazione applicate sui muri, dai letti rotondi o da qualsiasi elemento in stile shabby chic, sono solo alcuni degli elementi che i soggetti hanno praticamente definito come l’”anti-design” (in totale, la lista conta 25 diversi trend).

Sondaggio Samsung Interior Design - Tassidermia

Sondaggio Samsung Interior Design - Letto ad acqua

Ovviamente, si tratta di un sondaggio inglese, che esprime quindi il gusto di quella determinata cultura, non qualcosa di oggettivo e generalista.

Tuttavia, è innegabile che molti dei risultati siano condivisibili, i quali hanno, tra le altre cose, confermato che in ambito di interior design i trend si evolvono, come anche i valori legati all’estetica, determinando che alcune epoche risultano migliori di altre. In particolare, gli anni Settanta sono stati votati come il peggior decennio in ambito di arredamento e decorazione d’interni; d’altronde, sono stati realizzati alcuni dei crimini forse peggiori, come i già citati bagni color avocado.

Nel sondaggio, seguono gli anni Ottanta (“colpevoli”, ad esempio, per i tappeti per WC), e gli anni Sessanta (vi ricordate i pattern psichedelici?). Daniel Hopwood, presidente del British Institute of Interior Design, ha commentato tali risultati dicendo che ha “vissuto negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, e ho visto come i trend in ambito di interni vanno e vengono continuamente, ed è affascinante come i nostri gusti si evolvono nel corso del tempo”, aggiungendo che anche questi prodotti, ora considerati “disastri” del design, “devono essere tutti spediti nei libri di storia della decorazione d’interni”.

La QLED TV di Samsung: la televisione come complemento d’arredo

Il sondaggio di Samsung, tuttavia, ha rivelato anche quali sono i migliori trend di design secondo il campione. Ecco quindi che vengono apprezzate le sale open-space (66%), l’arredamento rustico, di vero legno (49%), gli elementi di design nordico (48%), l’invisible technology (37%), la carta da parati “heritage” (tipica inglese) (36%).

Non sorprende che nella top 5 ci sia la categoria dell’invisible technology: molte delle persone intervistate, infatti, considerano i grandi e neri schermi delle TV come dei pugni in un occhio, preferendo soluzioni più “leggere” e quasi “invisibili”, appunto, per la tecnologia domestica.

Il sondaggio di Samsung, infatti, è stato fatto anche per celebrare il lancio della nuova QLED TV, che oltre a un’esperienza di visione pressoché unica, ha la caratteristica di integrarsi alla perfezione con lo stile del proprio arredamento, sostituendo il classico sfondo nero da TV spenta con una fotografia o un’altra schermata in grado di adattarsi alla luminosità della stanza e al muro retrostante, eliminando la presenza di cavi anti-estetici e dando anche la possibilità a chi è in casa di ascoltare della musica in sottofondo, ad esempio.

Un prodotto innovativo, quindi, che offre nuove prospettive e si adatta alle esigenze delle persone, come ha dichiarato Robert King, vice presidente consumer electronics di Samsung Electronics UK: “Non siamo mai stati concentrati così tanto sul look & feel delle nostre case, e mentre gli schermi enormi delle TV diventano sempre più popolari, i consumatori vogliono anche che la tecnologia divent quasi invisibili e stia bene con le loro scelte in ambito di arredamento e decorazione.

La nuova QLED TV offre proprio questo – con la sua abilità di replicare ciò che ha attorno in modo continuativo, per la prima volta nella storia la propria TV si fonderà splendidamente nel salotto di casa”.



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Cos’è, a cosa serve e come si fa Co-design


Sempre più spesso (e spesso a sproposito) si sente parlare di Co-design, un approccio che è ben più di una buzzword e che mi ha portato alla fondazione nel 2011 (insieme ad altre figure di spicco nell’ambito romano del design) del gruppo di ricerca CoDesign Jam, che promuove e fa ricerca nelle tematiche della co-progettazione.

Ma cos’è davvero il co-design e come funziona?

Che cos’è il Co-design

Il Co-design, design partecipativo o co-progettazione è un approccio che coinvolge un gruppo di stakeholder – i portatori di interesse – nella fase di generazione delle idee e di progettazione di un concept, un prodotto o un servizio con lo scopo di condividere i bisogni di tutti e definire insieme le linee guida di un progetto.

Le attività sono strutturate in modo da far dialogare tutti i partecipanti del workshop trasformandoli in co-autori del progetto. Sullo stesso tavolo lavoreranno persone con competenze e livelli operativi diversi,  ma attraverso il Co-design potranno convogliare e allineare le loro idee verso un obiettivo comune con lo scopo di definire alcuni dei criteri che incideranno sui futuri sviluppi del progetto.

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Il co-design non è una pratica nuova: le origini delle pratiche risalgono agli anni ’60 quando in Scandinavia i sindacati si battevano per il “design cooperativo”,  il diritto dei lavoratori di Co-progettare i sistemi IT che avevano un impatto sul loro lavoro.

Negli Stati Uniti a partire dagli anni ’70 il termine cambia in “design partecipativo” e la necessità di coinvolgere gli utenti finali nella ricerca guadagna sempre più consenso.

Negli anni 80 l’approccio viene ripreso anche da altri settori e Donald Norman pubblica il suo famoso libro “Design of Everyday Things” nel quale conia il termine “user-centered design” e segna così il passaggio ad una mentalità progettuale focalizzata su sistemi olistici e bisogni umani.

Il termine si evolve successivamente in “human-centered design” e in Design Thinking più in generale.

Come funziona nella pratica

I momenti di Co-design si svolgono principalmente sotto forma di workshop in un ambiente informale. Grazie all’aiuto di uno o più facilitatori, i partecipanti si confrontano ed esplorano idee tramite brainstorming e altre tecniche di Design Thinking.

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È importante definire e chiarire prima di iniziare l’obiettivo della sessione di Co-design per facilitare la comprensione degli esercizi e per poter guidare i partecipanti nel processo di co-creazione.

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Gli spazi & l’attrezzatura del Co-design workshop

La scelta e l’allestimento dello spazio sono fondamentali per creare un ambiente di lavoro accogliente. Spazi ampi e luminosi con tavoli di lavoro grandi e muri liberi, per appendere canvas, informazioni e post-it, facilitano lo svolgimento dell’incontro.



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“Estetico Quotidianoh”, le perle di Pinna contaminano il design di Seletti


Andrea Pinna, il fenomeno del Web che con i suoi aforismi irriverenti ha fatto ridere migliaia di follower, contamina il design di Seletti. Il risultato è “Estetico Quotidianoh”, una linea per la tavola che gioca sulla rappresentazione dell’inaspettato.

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La nuova collezione nasce dall’evoluzione di Estetico Quotidiano, la serie di contenitori per alimenti e bevande realizzati riproducendo fedelmente le forme dei contenitori usa e getta in materiali duraturi. In quest’ottica, l’avventura dell’ordinario che diventa straordinario continua. 

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Una special capsule irriverente interamente ispirata al cibo

Una limited edition di 9 piatti da collezionare, dove la porcellana diventa per la prima volta il materiale su cui le frasi divertenti di Pinna prendono forma, giocando con humour su temi legati alla tavola, al cibo, all’attenzione alla linea.

Ecco alcune “perle” raffigurate:
In ricchezza e in povertà, in salute e in malattia, finché DIETA non ci separi. 
Di MAGRA ti è rimasta solo la CONSOLAZIONE.
E anche oggi si DIMAGRISCE domani.
Le ossa grosse NON ESISTONO.

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Seletti e Pinna, l’opinion maker del web

L’obiettivo della strategia di Seletti è quello di migliorare la brand awareness e aumentare la visibilità grazie ad un grande nome del web. “Pinna è divertente, giocoso, pop, democratico proprio come Seletti”,  afferma Stefano Seletti, direttore artistico del brand. “Condividiamo lo stesso mood, pur esprimendolo attraverso media diversi. È la prima contaminazione che vede protagonista Estetico Quotidiano ed è la prima volta che Seletti realizza una capsule in collaborazione con un opinion maker del web: è un esperimento inedito e interessante per noi”.

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Alle parole del direttore artistico di Seletti si aggiungono quelle di Andrea Pinna: “Sono onorato di poter mettere il mio nome e le mie frasi sulle creazioni di un brand figo, pop e moderno come Seletti. Mai avrei pensato di riuscire, solo con la mia ironia, ad arrivare così lontano. Sono entusiasta”.

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Estetico Quotidianoh è acquistabile presso il flagship store milanese di Seletti e sull’e-commerce. Le frasi, rappresentate con il font tipico de Le Perle di Pinna, sono accompagnate da elementi decorativi realizzati dallo studio di progettazione grafica Bertero Projects.

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8 errori da evitare nel tuo portfolio online se sei un designer


Oggi il web sembra pullulare di artisti e si abusa così tanto di questo termine che sembra aver perso il vero significato. Creativo, designer ed artista sono la stessa cosa? Ma soprattutto come può un designer differenziarsi da tutti questi fantomatici “artisti” del web?

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Il portfolio, il biglietto da visita di ogni designer

Un designer deve munirsi innanzitutto di un portfolio, il biglietto da visita di qualsiasi creativo. Dal designer al fotografo, non è un segreto che ogni professionista che si rispetti, debba crearne uno.

Lo scopo principale è quello di presentare il proprio potenziale creativo ad un possibile cliente ed è fondamentale curarlo nei minimi particolari, che si tratti di una vetrina online o che sia solo cartaceo.

Aver elaborato buoni progetti però, non implica di conseguenza avere un buon portfolio ed è possibile incappare in piccoli e in grandi errori. I clienti vanno conquistati passo dopo passo e il portfolio online è il modo più semplice per farsi conoscere e mostrarsi al mondo intero, raccontando di se stessi attraverso i propri lavori migliori.

Per cominciare, è importante scegliere un template che permetta di creare e gestire il portfolio in modo semplice e professionale, così da avere tutto sotto controllo.

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Magari ne hai appena preparato uno ed è già perfetto, ma una ripassatina non fa mai male, ecco gli otto errori che è bene evitare.

1. È una vera sfida contattarti

Immagina la scena: un potenziale cliente arriva sul tuo sito web, ama davvero il tuo lavoro e ciò che fai e decide di commissionarti un progetto. Cerca la sezione ‘contact’ o ‘about’ ma niente, non riesce a trovarla.  Non ci sono indirizzi email o qualche contatto, magari hai solo alcuni pulsanti per i tuoi canali social, ma il cliente non vuole inviarti un tweet pubblico e sicuramente non vorrà chiederti l’amicizia su Facebook.

Il tuo contatto deve essere chiaramente etichettato e facile da trovare. Non essere timido, ma soprattutto, rendi la ricerca più semplice possibile.

2. Prenderti il merito di altri

Non devi scrivere un tema su ogni progetto, anche perchè  nessuno si aspetta che tu lo faccia. Limitati a poche parole, una spiegazione esaustiva del tuo progetto. Spiega chi era il cliente, un po’ sul brief e qual è stato il tuo ruolo.

Ricorda, l’onestà è la cosa più importante, non vantarti di cose che non hai fatto solo per renderti più accattivante agli occhi di chi guarda, perché prima o poi, ti si ritorcerà contro.

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3. Non stai scrivendo le tue memorie

Quando ti descrivi nella sezione About, la personalità è importante, dopo tutto bisogna distinguersi, ma non c’è davvero bisogno di raccontare l’intera storia della tua vita.

Sii incisivo e pertinente, per non stroncare il povero malcapitato di turno. Parla del tuo stile e del tuo approccio, aggiungi un pizzico di umorismo se sei una persona divertente, ma non forzare la mano. Assumono un designer mica un comico.

Un altro errore comune tra i giovani designer è condividere la propria età che, onestamente, non importa a nessuno. Ciò che conta è quanta esperienza hai.

4. Hai troppa (poca) fiducia in te stesso

Il tuo portfolio è tutto dedicato alla vendita di te stesso e delle tue capacità, quindi non è il posto giusto per essere eccessivamente umili. Se non hai fiducia nelle tue capacità, perché dovrebbe averne qualcun altro?

Fai attenzione però a non commettere l’errore opposto, ossia mostrarti come il dono di Dio all’umanità intera, una sorte di designer delle meraviglie, questo si che farà scappare i clienti! Sii fiducioso, ma non arrogante.

Credits: Depositphotos #16981019

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5.  Non avere un sito web responsive

La maggior parte dei tuoi clienti saranno persone frenetiche, lavoratori instancabili e pieni di impegni, magari si imbatteranno nei tuoi progetti tra un viaggio di lavoro e il ritorno a casa, visualizzando il tutto da un costoso smartphone o da un tablet performante, quindi assicurati che il tuo portfolio sia web responsive e cioè che si adatti graficamente al dispositivo utilizzato, altrimenti li perderai.

6. La tua grammatica è deludente

Siamo realisti: designer e illustratori sono (principalmente) pagati per progettare e illustrare, non per scrivere.

Magari qualcuno ha anche la passione per la scrittura, ma può essere un vero tallone d’Achille per altri. Probabilmente sei più a tuo agio a comunicare visivamente piuttosto che a parole. Ma questo non vuol dire che errori di battitura e errori grammaticali devono invadere il tuo portfolio.

La soluzione è semplice: chiedi a qualcuno di controllarlo per te oppure contatta un copywriter professionista.

7. Mescoli troppo piacere e dovere

Utilizzi i tuoi account social per inviare del materiale ai clienti, oppure i tuoi profili personali sono collegati al tuo portfolio. Va benissimo essere se stessi, perché la differenza non la fa solo il lavoro, ma chi c’è dietro.

Attenzione, però, perché i social sono dei “luoghi” di svago. Di norma, LinkedIn è un luogo per i contatti lavorativi, mentre Facebook è molto più personale. Twitter e Instagram sono probabilmente nel mezzo.

Fai attenzione a come ti mostri nei canali pubblici che i potenziali clienti possono vedere e spulciare, specialmente se sono direttamente collegati al tuo portfolio. Salva le foto “compromettenti” e dividi dovere e piacere.

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8. Troppi collegamenti confusi e vicoli ciechi

Se i potenziali clienti incontrano una navigazione ingannevole e una raffica di errori 404 mentre cercano di sfogliare il tuo lavoro, abbandoneranno la ricerca immediatamente.

Il tuo sito deve essere semplice e intuitivo. Guida le persone attraverso il tuo portfolio in modo logico: potresti dividere il tuo lavoro per materia, o stile, per esempio, piuttosto che basarti solo su un elenco cronologico.

Considera anche in che modo i tuoi lavori possono collegarsi tra loro.



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